Mercoledì, 08 Luglio 2020
 

OLTREPÒ DEL VINO: AGGRAPPARSI TRA APPLAUSI REGISTRATI E IL CONSUETO LECCACULISMO ALLA FINTA SOLUZIONE DELLA “VENDEMMIA VERDE”

Il mese scorso dicevo che il Coronavirus non è il male peggiore che soffoca l’Oltrepò del vino. E avevo ragione. In piena emergenza abbiamo assistito nell’ordine: alla sfuriata in Consorzio del subcomandante Renato, re degli imbottigliatori e vero dominus del territorio; alla clonazione in ordine sparso del bel lavoro di Tommaso Chiesa con le dirette di Team Oltrepò per azzerare le distanze e parlare di futuro; all’annuncio già annunciato (macchina del fumo?) di Terre d’Oltrepò e La Versa secondo cui la cura al coma di bilancio c’è e si chiama Riccardo Cotarella. Riuscirà l’enologo superstar nazionale a medicare vendite crollate, utili mai così bassi e magari una maxi causa di lavoro? Ai posteri l’ardua sentenza. Nel frattempo la soluzione territoriale alla crisi derivata dalla pandemia e dal lockdown, con bar e ristoranti chiusi per due mesi, sembrerebbe quella di aggrapparsi tra applausi registrati e il consueto leccaculismo alla finta soluzione della “vendemmia verde”. Di cosa si tratta? La vendemmia verde è la distruzione totale o l’eliminazione dei grappoli non ancora giunti a maturazione, riducendo la resa della relativa superficie viticola. Tutto questo per avere qualche incentivo europeo, una miseria però. Mentre le quotazioni di uve e vini a un passo dalla prossima vendemmia si preannunciano comunque disastrose, da -30% a -40%, i soliti noti stanno a guardare.

è una costante: in Oltrepò Pavese dei vitivinicoltori e produttori d’uva non si cura nessuno. Un mercato al ribasso potrebbe anzi favorire i signori di sempre, i feudatari, gli imbottigliatori che reggono le sorti di alcune cantine cooperative e che alla bisogna tolgono le castagne dal fuoco ai nobili. A sfoderare i soliti canini ci sono anche i mediatori, segugi dell’affare, in odore di amnistia. Al momento le uniche voci contrarie alla vendemmia verde sono quelle del presidente di Torrevilla, Massimo Barbieri, del professor Teresio Nardi, fiduciario della condotta Slow Food Oltrepò Pavese, che ha parlato di «spreco inutile in assenza di altre misure di sostegno al mondo contadino», e di Pierangelo Boatti, titolare di Monsupello, che ha spiegato: «Lo stato di crisi causato dal Covid-19 e dalla pessima gestione statale dell’emergenza, con provvedimenti tardivi e spesso poco coerenti, ha messo in un angolo gli straordinari talenti contadini e operai dell’Italia del vino e dell’agroalimentare». L’unico altro passo ufficiale l’ha fatto la FIVI, Federazione italiana viticoltori indipendenti, che tramite Andrea Picchioni ha scritto anche al Consorzio per esprimere il proprio punto di vista e chiedere interventi concreti.

Nel testo, che ha fatto il giro dell’Oltrepò per la grande condivisione delle istanze da parte dei piccoli produttori, si legge: «Per garantire un valore al nostro lavoro, sono state proposte soluzioni come la vendemmia verde, che presenta però un costo importante, difficilmente sostenibile e con difficoltà di controllo, o la distillazione, dove la remunerazione è estremamente bassa». Fatta questa premessa, la lettera prosegue: «Non è nostra intenzione distruggere il lavoro dell’anno passato anche perché la nostra attività è dipendente dalle condizioni climatiche e la natura a volte rende difficile portare a casa un raccolto soddisfacente. Pertanto, procedere ora con la distruzione del vino dello scorso anno, come avviene con la distillazione, oppure individuare delle parcelle la cui uva verrà distrutta, come avviene con la vendemmia verde, espone comunque al rischio di non avere nel 2020 una vendemmia soddisfacente per qualità e quantità, sempre sussistendo il rischio legato alle condizioni atmosferiche». FIVI incalza: «In quanto agricoltori sappiamo che con la natura e le sue avversità occorre sempre fare i conti e ci siamo sempre assunti il rischio connesso a questi fattori strutturali, come continueremo a fare».

Poi le proposte al Consorzio: «Chiediamo che per la vendemmia 2020 le rese per ettaro di tutti i disciplinari dei vini Doc in Oltrepò Pavese superiori a 10 t/ettaro vengano ridotte del 20%. Questo potrà limitare l’eccesso di prodotto e mantenere un valore corretto per l’uva e il vino. Chiediamo che per la vendemmia 2020 non venga autorizzato in Oltrepò Pavese l’arricchimento dei mosti: produrre uve che non raggiungono gli standard saccarometrici in un anno come questo significa non avere compreso il tempo che ci troviamo a vivere e non avere adottato le misure agronomiche più razionali».

Infine un auspicio: «Confidiamo nella considerazione per le proposte qui elencate e auspichiamo una piena presa di coscienza della situazione e dei rischi che l’intero comparto vino corre in conseguenza di questo tragico periodo storico».

Il Consorzio si metterà la mano sul cuore? Calpesteranno qualche callo e ricacceranno il socio di maggioranza e i suoi grandi clienti nella loro metà campo senza tentare cure annacquate? L’anno scorso Fabiano Giorgi ha debuttato con la geniale trovata della vendemmia a ritmo di musica per cacciar via la tensione, come aveva spiegato ai giornalisti che amano lui, il suo vino e i suoi incarichi. Con quello che è successo alla Cantina di Canneto pochi mesi fa e con queste prospettive di mercato, forse quest’anno la colonna sonora sarà una bella messa da Requiem. Singolare infine la scelta della società di certificazione della DOC, Valoritalia, che ha affrontato l’emergenza Covid-19 autorizzando per un periodo all’autocertificazione dei vini. Ottima mossa: in Oltrepò la storia recente di scandali e sofisticazioni dimostra proprio che c’è da fidarsi a far avvenire l’iter di certificazione dei vini a denominazione senza inviare i prelevatori ufficiali abilitati nelle cantine. Con guanti, mascherina e dispositivi di prevenzione individuale c’era il rischio di trovare una folla di contagiosi moribondi davanti alle vasche? Sussisteva la difficoltà di riunire commissari degustatori esaminatori che compilassero singolarmente le loro schede d’analisi per ammettere alla DOC oppure bocciare un vino difettoso? Pensate davvero che la Repressione Frodi abbia uomini e mezzi per andare a verificare ora, a ritroso, tutte le autocertificazioni? Ma per favore… L’Oltrepò vi applaude o tace. Bene, bravi, bis!

 di Cyrano De Bergerac

 

Leggi Il Periodico News - Maggio 2020

 
 

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