Mercoledì, 27 Maggio 2020

L’OLTREPÒ SFIDA IL CORONAVIRUS DELLA VITIVINICOLTURA LOCALE CON LA GRANDE AMMUCCHIATA

Tutti insieme allegramente. L’Oltrepò Pavese sfida il Coronavirus della vitivinicoltura locale, ovvero il deprezzamento di vino e terreni tra continui scandali, con il rimedio di sempre: la grande ammucchiata, la pace finta, l’unione d’intenti da edicola, la fame di poltrone per rifarsi una verginità. Stare insieme per prendere tempo, fino alla prossima tempesta e ai prossimi arresti perché sono quasi tutti concordi nel sostenere che non sia finita qui osservando a scaffale bottiglie a bassissimo costo che stonano rispetto a imprese in forte crescita economica.

La politica regionale e l’Ersaf, dopo 2 anni di porta a porta che neanche i venditori del Folletto, hanno partorito un grande risultato: (quasi) tutti insieme verso il sol dell’avvenire. Io credo poco ai grandi ritrovi sul territorio dei distretti, dei club e dei ristretti non al bancone. Credo molto di più alla rilettura, che mi ha consigliato un amico che conosce bene l’universo di Assoenologi, di uno studio pubblicato nel 2016 dalla Fondazione Bussolera Branca e curato da Paola Rossi, all’epoca ricercatrice di Demoskopea.

L’indagine, letta ma non capita da nessuno degli attori, era stata fortemente voluta dalla Fondazione e dal suo presidente, Fabio Cei, per aiutare il territorio a trovare soluzioni efficaci. Si suggerivano soluzioni reali e non interventi ecumenici.

Dieci gli obiettivi immediati che la ricerca, ancora molto attuale, metteva in luce dopo aver raccolto centinaia di opinioni e riflessioni: esportazioni (attrarre importatori e presidiare le fiere estere); lavorare sui marchi, non sul vino sfuso o sui vitigni; rifiutare la proposta multipla e polverizzata per puntare solo su alcuni vitigni («il resto verrà a rimorchio»); coordinare le rappresentanze d’interessi (conflittualità permanente e tendenze centrifughe); impedire che la grande distribuzione posizioni il vino dell’Oltrepò come prodotto a basso prezzo; indirizzare la politica; contrastare l’autoreferenzialità; promuovere un territorio intero e non solo vini, castelli o ristorazione; costruire ed educare il cliente dell’Oltrepò e corredare i vini di racconti; proporre il miglior rapporto qualità-prezzo, con attenzione al consumatore; puntare sul Pinot nero nelle tre declinazioni: metodo classico, Cruasé, rosso nobile; lavorare sulla Bonarda con blocco di prezzo verso il basso. Erano stati diversi e qualificati gli attori del territorio intervistati: Riccagioia, Consorzio di tutela, Distretto di qualità, cantine sociali, Regione, Provincia, Comune di Broni, Ascovilo, Confagricoltura, Camera di commercio e ristoratori vari. Poi gli esperti del settore, la voce produttiva oltrepadana: aziende vitivinicole classiche (con vigna e cantina di vinificazione), aziende viticole (che producono le uve e le cedono alle cantine sociali), cantine sociali, imbottigliatori e imprenditori. Nel rapporto fra elementi a favore e a sfavore - aveva messo in luce la ricerca - oggi vince la percezione di un territorio ove “non vale la pena” recarsi perché non riesce ad attrarre, in quantità apprezzabili s’intende, il cittadino lombardo diretto in Liguria, né il milanese deciso a trascorrere un fine settimana in campagna; si fa fatica persino ad attrarre il pavese in gita domenicale.

Per cambiare la reputazione dell’Oltrepò, dunque, il suggerimento era fare affidamento non tanto sui residenti e sui nativi, ma sugli imprenditori che in Oltrepò hanno speso e perciò sull’Oltrepò scommettono per vedere i ritorni dei loro investimenti. L’altra criticità che emergeva era poi che su 13.500 ettari di vigneti ci fossero troppi vitigni comunicati alla rinfusa.

Risultato: «offerta piatta e sfocata».

La Fondazione Bussolera Branca aveva tentato di dare una chance al territorio per ripensare se stesso, tuttavia è rimasto tutto lettera morta. Al contrario, oggi, la politica regionale spinge nuovamente a fare ammucchiate anziché scelte.

L’importante, forse, non sarebbe essere tanti quanto piuttosto mettere insieme i soggetti giusti. è un po’ come nel produrre vino: chi fa cisterne e chi non ha una vigna difficilmente saprà capire che spesso, quasi sempre in verità, per fare immagine presso il mondo degli amanti del vino si parte dalle bottiglie eccezionali che escono da una barrique selezionata, la proverbiale botte piccola…

In Oltrepò si pensa ancora che il riavvio parta da una flotta di trattori, qualche poltrona, qualche fiera, qualche consulente e qualche giudizio comprato. La strada lunga è difficile, quella breve è un virus contagioso e letale.

Sarebbe meglio non uscir di casa, anche perché il sistema immunitario dell’Oltrepò del vino è già fortemente compromesso.

di Cyrano de Bergerac

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