Lunedì, 24 Giugno 2019
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OLTREPÒ & WINE: DEFINIRSI I MIGLIORI, SENZA LASCIARE AI CONSUMATORI L’ARDUA SENTENZA

A Canneto Pavese, il solo comune figo dell’Oltrepò rappresentato nello star system dal neo cittadino onorario Gerry Scotti, c’è una cantina cooperativa storica che si contraddice da sola già a partire dal proprio sito Internet. Si tratta della Cantina di Canneto Pavese. Nella pagina intitolata “l’azienda” si legge: «Situata nel cuore dell’Oltrepò Pavese, zona ad alta vocazione vitivinicola, la Cantina di Canneto raccoglie dal 1961 le uve migliori di oltre 300 produttori associati, trasformandole con cura ed impegno in vini e spumanti di prestigio (…). Il risultato è la nascita di prodotti classici dell’Oltrepò Pavese qualitativamente superiori».

Nella pagina “il territorio” si legge: «Situata nel cuore dell’Oltrepò Pavese, la Cantina di Canneto Pavese, fondata nel 1961, è una cantina cooperativa composta oggi da 160 soci i cui vigneti si estendono sulle colline che circondano il paese di Canneto, in provincia di Pavia, coprendo un totale di circa 400 ettari». I soci passano dall’essere 300 a 160, quale delle due tenere buona? In merito ai prodotti auto definiti «qualitativamente superiori», beh, questa ricorda un po’ la storia della «Bonarda Perfetta» ora «Mossa Perfetta», ovvero un altro emblema di quell’odiosa mania degli oltrepadani DOC davanti (all’apparenza) ma un po’ declassati dietro (non pensate male… intendo solo privi di classe) di auto definirsi i migliori, senza lasciare a consumatori, enotecari e ristoratori l’ardua sentenza. Dovrebbero tutti quanti imparare, facendo un bagno di umiltà, dai fratelli pugliesi di Redavalle che - come spiegato a un mio amico piccolo produttore - a volume sarebbero addirittura i primi imbottigliatori di Bonarda dell’Oltrepò Pavese pur senza possedere un filare di vigna (gli altri big puntano sullo sfuso così grazie a Dio non si sovrappongono) che vanno avanti nel silenzio a dare tanto al territorio che li ha adottati, aprendo loro le valvole delle cisterne in consegna ogni giorno, come una moderna rivisitazione delle nozze di Cana.

Dovrebbero anche tutti quanti ispirarsi alla semplicità dei fratelli di San Damiano, da tempo immemore senza soluzione di continuità produttori del miglior Metodo Martinotti d’Italia, secondo la guida del sommelier multisensoriale Luca Maroni, battendo bazzecole di zone vinicole come Prosecco o colossi della spumantistica italiana nel mondo. Miracoli del lavorar bene, facendo sacrifici e parlando sempre bene. I veri grandi non si vantano, ma purtroppo a Canneto pare che il narcisismo viaggi negli acquedotti.  Ciò che a volte non si legge sui siti di alcune Cantine è che negli ultimi anni, tra una lezione data agli altri e l’altra, sono lievitati moltissimo i conti lavorazione per garantirsi la sussistenza e si sono dilatati i tempi di pagamento.

Più che le medie (al quintale) interessano i mediatori (cittadini onorari?) per fare fatturato? Non si capisce. Fatto sta che la comunicazione della Cantina di Canneto è rimasta molto anni ’70, con foto che sembrano scansionate ancora impolverate dal baule della nonna. Meglio dunque soffermarsi sul posizionamento dell’azienda: amici del settore commerciale mi hanno spiegato che sul canale della ristorazione la cooperativa, da 160 a 300 soci, praticamente c’è ma non si vede, sebbene invece in grande distribuzione si trovino i vini di Canneto, compreso il Buttafuoco frizzante che passa in fotografia sull’home page del sito della cantina quasi fosse qualcosa da vantare e non un limite, ovvero la versione banale di un vino che deprime l’immagine del nome di una denominazione dinamica che vuol paragonarsi, ovviamente nella sua versione ferma, al Bolgheri o all’Amarone. Per ora l’amarone si crea in bocca quando si comprende, leggendo il sito della Cantina di Canneto, che non esiste un’identità forte, chiara e percepibile su cui punti la dirigenza della cantina.

«Di tutto un po’», “qualitativamente superiori” però. Complimenti! Certamente con il lauto montepremi che la politica metterà a disposizione dell’Oltrepò Pavese dei sepolcri imbiancati ci sarà ancora da divertirsi tra Amarcord, tavoli, tavolini, sedie, divani e quiz tv. Caro Gerry, in Oltrepò cercano ancora l’aiuto del “pubblico”, il 50/50 lo usano ogni giorno e la telefonata… non sanno più a chi farla…

di Cyrano de Bergerac

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