Venerdì, 06 Dicembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - I PONTI DI FERRO SUL PO: E SE AVESSERO UNA NUOVA VITA?

I ponti di ferro del Po caratterizzano molti passaggi lungo il percorso del fiume più lungo di Italia. Anche nelle nostre zone il ponte della Becca e il Ponte di Gerola fanno parte di questo patrimonio ingegneristico ed architettonico. 

Il Ponte della Becca è stato costruito tra il 1910 e il 1912 sulla confluenza tra i fiumi Ticino e Po. Il sistema di traghetti e i ponti di barche istituiti per la necessità di trasportare a Pavia e nel resto della Lombardia l’uva proveniente dall’Oltrepò Pavese, risultavano però inadeguati a garantire il passaggio durante le piene dei due grandi fiumi, che ogni due o tre anni avvenivano proprio durante il periodo di commercio dell’uva. L’inaugurazione dell’opera, costruita dalla Società Larini Nathan di Milano (che nel 1911 cambiò nome in Società Nathan e Uboldi), avvenne il 7 luglio 1912 alla presenza di Vittorio Emanuele di Savoia, Conte di Torino e cugino del re. Durante la seconda guerra mondiale fu parzialmente distrutto dai bombardamenti, ma fu ripristinato nelle parti danneggiate ad opera della Società Nazionale Officine di Savigliano e riaperto al traffico nel 1950. Negli Terzo Millennio iniziano i primi seri cedimenti: nel 2010 venne rilevato un cedimento di 4 centimetri di un giunto della struttura: a seguito di questo il ponte venne dichiarato non carrabile e quindi chiuso al traffico. Tale rimase fino alla fine dello stesso anno, quando il transito fu riaperto ai soli mezzi più leggeri di 35 quintali (trasporti pubblici esclusi), a seguito di una parziale ristrutturazione. Nel 2011 si ebbe un nuovo incidente: durante un periodo di piena del Po, crollò improvvisamente il pilone 9 del ponte, che venne perciò dichiarato nuovamente inagibile e quindi ancora chiuso al traffico. Dopo aver riparato il pilone e anche provveduto all’installazione di barriere per impedire fisicamente il transito al traffico pesante a causa delle continue infrazioni, il ponte venne nuovamente riaperto al solo traffico leggero. I dati ottenuti da rilievi sul letto del fiume affermarono che anche il pilone 8 era a rischio. Altri lavori vennero effettuati nel corso del 2011. A gennaio 2018 vari enti, tra cui Regione Lombardia e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, hanno stabilito l’importanza della realizzazione di un nuovo ponte. Si sarebbe previsto l’avvio di uno studio preliminare di fattibilità e la realizzazione del nuovo ponte per il 2021. Ora, dopo rimbalzi fra Provincia e  Regione, l’ennesima doccia fredda: l’accordo sembra saltare e il futuro del ponte rimane “vacillante”.

Il ponte della Gerola o di Cornale attraversa il Po poco prima di Voghera, unendo i comuni di Sannazaro de’ Burgundi e Casei Gerola. Si tratta di un ponte di ferro ad archi, apprezzato fin dall’epoca della realizzazione come un’opera tecnicamente originale anche per la struttura sottilissima e molto elegante che presenta il suo profilo laterale. Il ponte fu costruito tra il 1914 e il 1916 dalle Officine di Savigliano su progetto dell’ingegnere Liprandi. Anch’esso fu gravemente danneggiato durante la guerra e dovette essere ricostruito. Un successivo intervento, fu eseguito negli anni Settanta per adeguare il ponte ai crescenti volumi di traffico (anche pesante, diretto alla vicina raffineria di Sannazzaro). Il ponte, infatti, non era stato progettato per reggere tali carichi, poichè all’epoca della costruzione la trazione era soprattutto animale. Oggi si presentano di nuovo problemi di eccessivo carico e il transito sul ponte è stato vietato ai mezzi pesanti. è dal 2014 che si sente parlare di 4,2 milioni di Euro stanziati dalla Regione Lombardia, ma, ad oggi, non si sono visti e nulla è cambiato. Anni di attese e burocrazie compresa la Sovrintendenza. Quattro anni di piene del fiume e crolli scongiurati: controlli su cedimenti di piloni, chiusure del ponte, gravi disagi per chi di quel ponte, fa collegamento quotidiano, uso non controllato di mezzi pesanti nonostante i cartelli, lamentele degli abitanti dei paesi limitrofi. I consolidamenti non arrivano, se non in casi di emergenza piene, ma non arrivano neanche nuovi ponti. Il ponte di Gerola, oltre ad essere sotto perenne controllo (si spera), è anche sottodimensionato per i mezzi di trasporto di oggi.

Se un domani venissero costruiti due bellissimi ponti nuovi, cosa ne sarebbe di questi ponti di ferro che caratterizzano il Po? Rimarrebbero inquietanti scheletri di ferro abbandonati o potrebbero venire riutilizzati? Se fossero consolidati in base al peso di trasporti non motorizzati, potrebbero essere Greenway e percorsi naturalistici che farebbero rete con quelli già nati che collegano Voghera a Salice passando per la vecchia ferrovia? Penserete a un’utopia, ma questo non è altro che ciò che sta succedendo nel resto dell’ Europa dai lontani anni Novanta. Lo sterminato patrimonio infrastrutturale italiano in disuso, spesso situato in aree di grande interesse naturalistico, archeologico o culturale potrebbe avere una seconda vita favorendo un diverso tipo di mobilità e promuovendo quindi un turismo più sostenibile e consapevole. Le Greenways sono uno strumento dalle grandi potenzialità economiche, perché non solo collegano zone distanti geograficamente, ma possono diventare una filiera turistica e un tramite di connessione e cooperazione per aziende ed enti interessati al progetto. La ristrutturazione, la rigenerazione, la riqualificazione e il successivo utilizzo dei tratti di ferrovie o strutture di viabilità in disuso diventano una rete di trasporto alternativo e soprattutto facile e piacevole per tutti. In Francia e Inghilterra è una ‘filosofia’ che le istituzioni hanno compreso e attuato con risultati concreti tanto che oltralpe i chilometri di binari trasformati i piste ciclabili sono 3400, mentre in Inghilterra i percorsi nati da ex ferrovie ammontano a circa 2500 km. Il  progetto Vias Verdes, in Spagna, è nato in seguito a un censimento delle linee ferroviarie nazionali, con la scoperta di 7.600 chilometri di tracciati abbandonati, oltre a un migliaio di stazioni, ponti in disuso e circa cinquecento gallerie. Ad oggi, Vias Verdes ha rigenerato 2.600 km di ferrovie e 100 stazioni.  In Portogallo sono 9 i percorsi verdi con 220 km di ferrovie rigenerate; in Belgio, in Vallonia, sono stati convertiti oltre 750 km di tracciati ferroviari. Il territorio necessita di un rilancio che parta anche dalla disponibilità dei collegamenti viari e il ponte della Gerola, così come quello della Becca, rappresenta un cardine della mobilità tra Lomellina, Oltrepò e autostrade. Averne uno sicuro è un diritto. Poterne riutilizzare uno vecchio a scopo turistico è un sogno solo in Italia.

di Rachele Sogno

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