Martedì, 12 Dicembre 2017

"COSÌ I CARABINIERI CI HANNO STUPRATE"

"Siamo state violentate dai due carabinieri". Le due studentesse americane, 20 e 21 anni, hanno confermato le loro accuse nei confronti di Pietro Costa, 32 anni, e Marco Camuffo, 44 anni, indagati dalla Procura di Firenze per violenza sessuale e sospesi dal servizio dall'Arma.

Le accuse sono state confermate nell'incidente probatorio che si è svolto ieri nell'aula bunker di Firenze da mattina a notte fonda; una lunga giornata durante la quale ci sono stati anche "momenti drammatici": come quando la 21enne, raccontando l'accaduto, è scoppiata in lacrime prima di svenire.

L'udienza davanti al Gip del Tribunale, Mario Profeta, è iniziata alle 10 ed è terminata intorno alle 23, con due brevi pause per il pranzo e la cena a base di panini.

7 SETTEMBRE - L'incidente probatorio è servito per 'cristalizzare' il racconto delle ragazze statunitensi nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta violenza sessuale da parte di due carabinieri in servizio la notte del 7 settembre scorso nel capoluogo toscano. Ciò consentirà alle due studentesse di non tornare più in Italia in caso di processo ai due militari.

LE DEPOSIZIONI - Le lunghe deposizioni delle giovani sono durate rispettivamente circa 7 ore la prima e cinque ore e mezzo la seconda. All'uscita dell'aula bunker, ieri notte, gli avvocati hanno sottolineato che sono state fatte solo brevi pause per le necessità personali.

"SENZA CONTRADDIZIONI" - I legali delle due studentesse, gli avvocati Gabriele Zanobini e Francesca D'Alessandro, hanno spiegato ai giornalisti che le loro assistite hanno confermato "senza contraddizioni" i loro rispettivi racconti, nonostante le numerose domande che i difensori dei due militari avevano chiesto di fare al giudice nella forma della modalità protetta con cui sono state sentite.

LE LACRIME - Sempre secondo quanto riferito dai due legali, ci sono stati "momenti drammatici e di sofferenza" durante le due deposizioni e la 21enne è prima scoppiata in lacrime quando le è stato chiesto di ricordare l'accaduto, poi sarebbe svenuta.

L'ACCUSA - I difensori delle giovani statunitensi hanno concordato sul fatto che l'incidente probatorio ha rafforzato l'ipotesi accusatoria iniziale nei confronti dei due carabinieri e non sono state inficiate in alcun modo le testimonianze rese immediatamente dopo il fatto.

LA DIFESA - Commentando l'esito, l'avvocato Giorgio Carta, che difende il carabiniere scelto Pietro Costa, indagato insieme all'appuntato Mario Camuffo, ha detto di aver apprezzato il modo in cui il giudice Profeta ha gestito gli interrogatori. Il legale ha ribadito la linea difensiva, secondo la quale i rapporti sessuali furono consenzienti.

AULA BUNKER - L'avvocato Carta ha raccontato che il suo assistito, che è stato tutto il giorno presente in aula bunker per seguire con il sistema audio-video gli interrogatori - era assente l'altro carabiniere accusato - ha fatto pochi commenti "ma quelli che ha fatto sono di chi non ritiene vere le affermazioni delle due studentesse".

200 DOMANDE - Quasi duecento le domande presentate dagli avvocati dei militari dell'Arma, molte delle quali non ammesse dal giudice. Ad esempio, come quelle di voler sapere se le ragazze indossassero gli slip la notte del rapporto sessuale o se trovavano sexy i militari.

LA DINAMICA - Durante l'incidente probatorio è stata ricostruita tutta la dinamica: dall'approccio dei due carabinieri nei confronti delle ragazze, 'agganciate' dopo una serata passata nella discoteca Flo', alla loro salita nell'auto di servizio dei militari fino al rapporto sul pianerottolo e nell'ascensore del palazzo in Borgo Santi Apostoli dove alloggiavano le studentesse americane.

Leggi Il Periodico News - NOVEMBRE 2017

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