Venerdì, 24 Novembre 2017

"La qualità degli imprenditori vitivinicoli italiani e l'eccellenza del nostro vino continuano a macinare record dell'export, con un aumento dell'8% a valore che ci dovrebbe portare a superare la soglia dei 6 miliardi di euro nel 2017". Con queste parole, Ernesto Abbona, presidente di Osservatorio del Vino, commenta i dati Istat elaborati da Ismea, partner dell'Osservatorio, relativamente all'export del vino italiano nel periodo gennaio - luglio 2017, che riportano una crescita in volume del 7% per circa 12 milioni di ettolitri di vini e mosti, e in valore dell' 8% per un corrispettivo di 3,3 miliardi di euro.

"Migliora la bilancia commerciale del nostro export ma purtroppo cala la competitività dei nostri vini - aggiunge Abbona - Il risultato positivo, infatti, non deve nascondere la perdita preoccupante di posizioni rispetto ad altri competitor che crescono più di noi. Gli Usa sono un esempio emblematico: la domanda cresce nel complesso oltre il 10% e noi ci fermiamo sotto il 3%, con la Francia che segna, invece, aumenti del 21% in quantità e del 23% in valore, tallonando il nostro storico primato". "E' urgente - prosegue Abbona - tornare ad investire come "sistema Paese" sul vino italiano per mantenere le quote di mercato e difendere quel primato, faticosamente ottenuto, e che oggi rischiamo di perdere". Nei Paesi terzi - aggiunge l'Osservatorio - è stato esportato l'8,5% in più rispetto ai primi sette mesi del 2016, con introiti in crescita del 9%.

Eccellenti le performance degli spumanti, soprattutto quelli a Denominazione che fanno registrare un +13% a volume e un +15% a valore. Il Prosecco da solo rappresenta il 56% delle esportazioni complessive degli spumanti Dop, con 1.061.738 di ettolitri che valgono circa 413 milioni di euro.

Decisamente positivo il risultato delle esportazioni italiane in Cina trainate dai vini in bottiglia, che hanno registrato una crescita del 19% a volume e +25% a valore rispetto all'analogo periodo del 2016.

A 65 anni l'aspettativa di vita arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti, allungandosi di cinque mesi rispetto a quella registrata nel 2013. Lo rileva l'Istat confermando le stime. Quindi sulla base delle regole attuali l'età per la pensione di vecchiaia dovrebbe arrivare a 67 anni nel 2019. Dovrebbero aumentare di cinque mesi anche i contributi necessari per accedere alla pensione anticipata rispetto all'età di vecchiaia raggiungendo nel 2019 43 anni e tre mesi per gli uomini e 42 anni e tre mesi per le donne.
    La speranza di vita alla nascita - scrive l'Istat - risulta come di consueto più elevata per le donne - 85 anni - ma il vantaggio nei confronti degli uomini - 80,6 anni - si limita a 4,5 anni di vita in più. La speranza di vita aumenta in ogni classe di età. A 65 anni la prospettiva di vita ulteriore presenta una differenza meno marcata tra uomini e donne (rispettivamente 19,1 e 22,3 anni) che alla nascita.

Il sindacato Cub ha indetto per il 27 ottobre uno sciopero nazionale di tutti i settori del trasporto pubblico. L'agitazione, che causerà lo stop di bus, treni e aerei, inizierà alle ore 21 di giovedì 26 ottobre e si protrarrà per le successive 24 ore. In concomitanza con lo sciopero "contro liberismo, privatizzazioni, liberalizzazioni e per cambiare il sistema che genera disuguaglianze salariali, sociali, economiche, di genere e verso i migranti" si svolgeranno manifestazioni in diverse città italiane, tra cui Milano, Firenze, Roma e Napoli. In occasione dello sciopero circoleranno regolarmente le Frecce di Trenitalia mentre per gli altri treni nazionali si prevedono ripercussioni limitate. Per i treni regionali, il cui programma potrà essere oggetto di alcune modifiche, si ricorda che sono garantiti i servizi essenziali assicurati per legge nei giorni feriali, nelle fasce orarie più frequentate dai viaggiatori pendolari: 6.00-9.00 e 18.00-21.00. Fs ricorda comunque che saranno assicurati tutti i convogli elencati nell'apposita tabella dei treni previsti in caso di sciopero, consultabile sull'Orario ufficiale di Trenitalia e sul sito web trenitalia.com. Sarà inoltre assicurato il collegamento fra Roma Termini e l'aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino. Anche il personale Italoha aderito allo sciopero di venerdì e, per limitare i disagi ai viaggiatori, ha pubblicato sul sito la lista dei treni garantiti. Venerdì il Servizio Regionale, Suburbano e di lunga percorrenza di Trenord potrebbe essere soggetto a ritardi, variazioni e/o cancellazioni. Verranno comunque rispettate le fasce orarie garantite: dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Nello specifico saranno garantiti: tutti i treni di giovedì in corso di viaggio e con partenza prevista entro le ore 21 che abbiano arrivo a destino entro le ore 22; i treni di venerdì rientranti nelle suddette fasce protette e compresi nella lista dei 'Servizi Minimi Garantiti'. Inoltre saranno istituiti autobus sostitutivi per i collegamenti aeroportuali, in caso di non effettuazione delle corse, per le sole tratte 'Mlano Cadorna - Malpensa Aeroporto' (no-stop) e 'Malpensa Aeroporto - Bellinzona'. L'Enac ricorda che durante gli scioperi vi sono le fasce orarie di tutela, dalle ore 7 alle 10 e dalle ore 18 alle 21, nelle quali i voli devono essere comunque effettuati. Sul sito dell'ente è comunque possibile consultare l'elenco dei voli garantiti. L'Enav aderirà all'agitazione dalle 13 alle 17 mentre lo sciopero del personale navigante Ryanair avverrà tra le 14 e le 18. A Milano, stando a quanto riferisce l'azienda del trasporto pubblico locale Atm, l'agitazione è prevista dalle 8,45 alle 15,00 e dalle 18,00 al termine del servizio per l'esercizio di superficie. Per la metropolitana lo sciopero è previsto nella sola fascia pomeridiana dalle 18,00 al termine del servizio. Venerdì anche il trasporto pubblico romano sarà a rischio. L'agitazione interesserà la rete Atac (bus, tram, metropolitane, ferrovie Roma-Lido, Termini-Centocelle e Roma-Civitacastellana-Viterbo) e i bus periferici della Roma Tpl. Saranno comunque in vigore le fasce di garanzia: servizio assicurato fino alle 8,30 e dalle 17 alle 20.

 

 

Sono circa 860.000 i collaboratori domestici in Italia nel 2016, in calo del 3,1% rispetto all'anno precedente: le colf (56,2%) sono più delle badanti. Aumentano i lavoratori italiani che sono un quarto del totale I dati sono stati illustrati in un convegno dal titolo 'L'Italia non è più un Paese per famiglie?'. Il trend negativo è già iniziato dal 2013 (-5,3% rispetto al 2012), ma nel 2012 i lavoratori che hanno superato quota un milione (+12,3% rispetto all'anno precedente) per la sanatoria dei lavoratori extracomunitari irregolari. Il trend si presenta, invece, crescente in tutti gli anni se si considerano i soli lavoratori di nazionalità italiana.
E' netta la prevalenza delle donne, con 763.880 unità, pari all'88,1% del totale, con un trend in crescita negli ultimi anni (nel 2013 era l'83,5%). Sono in crescita i lavoratori delle classi di età più elevate (dai 45 anni in poi) che nel 2016 rappresentano il 61% del totale, mentre nel 2013 costituivano solo il 50,4%.

Gelo e siccità hanno decimato la produzione 2017 di vino che, secondo le stime definitive di Assoenologi, risulterebbe essere di 38,9 milioni di ettolitri (oltre 15 milioni di ettolitri in meno rispetto allo scorso anno), la seconda vendemmia più scarsa dal dopoguerra ad oggi. "A memoria d'uomo - si legge in una nota di Assoenologi - non si ricorda una stagione come quella in corso, dove gli eventi climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata. Ad aprile un’ondata di gelo ha attraversato la Francia, la Spagna e tutto il nostro Paese, 'bruciando' molti germogli ormai già ben sviluppati, e quindi, purtroppo, non più in grado di fruttificare".

"Un lungo periodo di siccità, fatte salve alcune regioni del Nord, ha messo a dura prova i vigneti del Centro-Sud Italia, che hanno dovuto subire - avverte - anche una straordinaria ondata di caldo, che ha coinvolto anche il Nord, iniziata sin da maggio, raggiungendo il suo apice nei mesi di luglio e agosto (il termometro ha fatto spesso registrare valori al di sopra dei 40°C).

"Fortunatamente - sottolinea - si riscontrano anche delle zone che non hanno avuto problemi, grazie a qualche pioggia estiva e soprattutto all'oculata e scientifica gestione dei vigneti, o all'eventuale disponibilità di acqua da irrigazione e alla naturale resistenza a questo clima estremo di alcune cultivar specialmente indigene. Soprattutto, ciò che ha consentito di ottenere in alcuni siti produttivi quantità e qualità buone, se non ottime, è stata la nostra trasversalità territoriale e la nostra grande biodiversità unica al mondo".

I dati elaborati dalle 17 sedi territoriali di Assoenologi evidenziano, dunque, una produzione di oltre 15 milioni di ettolitri in meno rispetto allo scorso anno. Tutte le regioni italiane hanno, infatti, fatto registrare consistenti decrementi produttivi con punte medie anche del 45% in Toscana, Lazio/Umbria e Sardegna. Con 38,9 milioni di ettolitri, il 2017 si colloca al secondo posto tra le vendemmie più scarse dal dopoguerra ad oggi, superata solo da quella del 1947 (36,4 milioni di hl).

"Purtroppo, il perdurare della siccità e delle alte temperature al Centro-Sud, aggravato anche dalla grande carenza di riserve di acqua nei terreni, si è protratto anche per lunga parte del mese di settembre - prosegue Assoenologi - causando un’ulteriore perdita di peso dei grappoli, che ha fatto scendere la produzione di questa campagna sotto i 40 milioni di ettolitri. Solo in alcune aree c’è stato un lieve miglioramento grazie alle precipitazioni del mese di settembre, che hanno contribuito a migliorare più i livelli qualitativi che quelli quantitativi".

Le uve, da un punto di vista sanitario, sono state conferite alle cantine perfettamente sane, ma con differenti maturazioni anche all’interno di uno stesso vigneto e, spesso, con grappoli molto disidratati. La qualità, pertanto, risulta quest’anno alquanto eterogenea, complessivamente abbastanza buona, ma con diverse varianti che evidenziano punte di ottimi livelli qualitativi e altre, dove il clima si è particolarmente accanito, di livello inferiore. Quest’anno più di altri, ha giocato un ruolo determinante l’approccio scientifico degli enologi, in particolare nella conduzione dei vigneti.

Un popolo di lavoratori anziani. In Italia, secondo le rilevazioni dell'Ufficio studi della Cgia, opera infatti la popolazione lavorativa più vecchia d'Europa. Nel 2016 l'età media degli occupati in Italia era di 44 anni, contro una media di 42 registrata nei principali paesi Ue. Negli ultimi 20 anni, inoltre, l’età media dei lavoratori italiani è salita di 5 anni, un incremento che in nessun altro paese è stato così rilevante.

A seguito del calo demografico, dell’allungamento dell’età media e di quella lavorativa, in Italia vi sono nei luoghi di lavoro pochissimi giovani e molti over 50. Se, infatti, nel nostro paese l’incidenza dei giovani (15-29 anni) sul totale degli occupati è pari al 12 per cento, in Spagna è al 13,2, in Francia al 18,6, in Germania al 19,5 e nel Regno Unito al 23,7 per cento.

Per contro, nel nostro Paese l’incidenza degli ultra 50enni sul totale degli occupati è del 34,1%. Solo la Germania registra un dato superiore al nostro e precisamente del 35,9 per cento, mentre in Spagna è del 28,8, in Francia del 30 e nel Regno Unito del 30,9 per cento.

La diminuzione della presenza degli under 30 nei luoghi di lavoro è un fenomeno che è in atto da parecchi anni. Tra il 1996 e il 2016, sebbene lo stock complessivo dei lavoratori occupati in Italia sia aumentato, i giovani presenti negli uffici o in fabbrica sono diminuiti di quasi 1.860.000: in termini percentuali nella fascia di età 15-29 anni la variazione è stata pari al -40,5 per cento, contro una media dei principali Paesi Ue del -9,3 per cento.

Sempre in questo arco temporale, tra gli over 50 gli occupati sono aumentati di oltre 3.600.000 unità, facendo incrementare questa coorte dell’89,8 per cento. Un boom che, comunque, ha interessato tutti i principali paesi dell’Ue presi in esame in questa analisi, con punte che in Spagna hanno toccato il +103,8 per cento e in Francia il +105,1 per cento.

“Con pochi giovani e tante persone di una certa età ancora presenti nei luoghi di lavoro – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – le nostre maestranze possono contare su una grande esperienza ed un’elevata professionalità, tuttavia stanno riemergendo una serie di problemi che credevamo aver definitivamente superato".

"In primo luogo, sono tornati a crescere, soprattutto nei mestieri più pesanti e pericolosi, gli incidenti e la diffusione delle malattie professionali" rileva Zabeo.

"In secondo luogo, il numero di attività caratterizzato da mansioni di routine è molto superiore al dato medio europeo. Con l’avvento dei nuovi processi di automazione e di robotica industriale rischiamo una riduzione di un’ampia fetta di lavoratori di una certa età con un livello di scolarizzazione medio-basso che, successivamente, sarà difficile reinserire nel mercato del lavoro” conclude.

Per il comparto vitivinicolo sono stati erogati per l'annualità 2017 quasi 337 milioni di euro, corrispondenti alla totalità dei fondi assegnati all'Italia dalla Ue per l'esercizio finanziario 2017. Lo annuncia, in una nota, il ministero delle Politiche agricole.

I dati resi noti da Agea, si legge nella nota ministeriale, "confermano il grande interesse dei produttori vitivinicoli italiani verso le misure strutturali e di sostegno alla promozione previste dall'Ocm vino ed un utilizzo efficace dei fondi comunitari disponibili, grazie alla flessibilità messa in atto dal Mipaaf attraverso tempestive rimodulazioni finanziarie tra Regioni e le misure del Pns, il Programma nazionale di sostegno".

Le misure maggiormente utilizzate sono state quelle relative alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti e alla promozione dei vini sui mercati dei Paesi terzi, che hanno assorbito oltre 228 milioni di euro.

Molto apprezzata anche la misura degli investimenti in cantina, che ha fatto registrare un importo pari a circa 63 milioni di euro.

La misura della vendemmia verde, prevista per prevenire eventuali crisi di mercato in alcune aree e ripristinare l'equilibrio fra domanda e offerta di vino, ha fatto registrare un utilizzo pari a poco meno di 1,2 milioni di euro, mentre alla distillazione dei sottoprodotti sono stati destinati oltre 17 milioni di euro.

Infine, attraverso l'assicurazione del raccolto, sono stati erogati 26 milioni di euro di contributo, utilizzati per coprire i costi dei premi assicurativi versati a copertura delle perdite legate alle avverse condizioni climatiche e alle fitopatie o infestazioni parassitarie.

"Il sistema delle Ocm - conclude il ministro Maurizio Martina - è uno degli strumenti indispensabili per la crescita delle nostre imprese, perché aiuta ad accrescere la competitività e serve come rete di protezione nei mercati. Per questo riteniamo importante che le OCM siano centrali anche per la prossima programmazione della PAC. In tal senso ho rappresentato di recente al Commissario Phil Hogan il ruolo importante che rivestono e la richiesta di estendere questo modello anche ad altri settori strategici". 

Crollano le denunce per usura in Italia. Sono state 'solo' 163 nel primo trimestre di quest'anno contro le 218 dello stesso periodo dell'anno scorso. In pratica il 25% in meno. E' quanto emerge dai dati della Polizia di Stato. Numeri non facili da interpretare che contrastano con un business che, calcola l'Eurispes, raggiunge gli 82 miliardi di euro.

Criminologa: "Vittime sempre più fragili, fanno fatica a parlare"- "Il dato relativo a usura ed estorsione è spesso molto difficile da leggere. Un calo normalmente è collegato a una efficace strategia di contrasto, ma per quanto riguarda questi reati nello specifico molto spesso non è così" dice a Eleonora Montani, docente di Criminologia all'Università Bocconi di Milano. "E' possibile che l'usura stia aumentando e ci sia un sommerso più ampio. Sono episodi che si arriva a denunciare nel momento in cui c'è sicurezza e si sente di avere una rete di supporto". "Si ricorre a prestiti usurari", spiega la docente, che collabora con Nando Dalla Chiesa, anche perché "le banche faticano a dare credito" in questa congiuntura economica. "Le vittime si sentono, quindi, più fragili - spiega - e fanno fatica a denunciare".

"Non si denuncia? C'è paura" - "C'è sfiducia nelle istituzioni" lamenta  Ferruccio Patti, presidente Sos Impresa di Milano e vicepresidente di Confesercenti nella metropoli lombarda, in prima fila contro il racket e l'usura. "La gente si rende conto che non ottiene risultati e, per non perdere tempo, sceglie di non denunciare". La sua associazione ha da poco presentato il pizzino anti-usura, dedicato all'ambulante Pietro Sanua, ucciso a colpi di lupara a Corsico nell'hinterland milanese. "In molti tra i commercianti preferiscono cedere la propria attività agli aguzzini, per timore di conseguenze ancora più gravi" aggiunge Patti, spiegando come funziona il meccanismo perverso. "Di fronte a una scadenza economica, se dalla banca non arrivano i soldi - i prestiti alle aziende, calcola Unimpresa, sono calati di oltre 42 miliardi nell'ultimo anno -, allora ci sarà qualcuno, vicino, commercialisti e avvocati disonesti, società di recupero crediti poco affidabili, qualche impiegato di banca infedele, pronti a 'darti una mano'".

"L'usuraio? Aveva un aspetto rassicurante" - Finire nella rete dell'usura è più semplice di quanto non si immagini. Ne sa qualcosa Francesca, nome di fantasia, una signora originaria di un paesino della provincia umbra, che si è trovata a dover chiedere un prestito perché chi le doveva l'affitto non pagava da mesi. "Avevo calcolato di avere quei soldi e, invece, non sono arrivati. Ho cominciato a fare debiti. Prima una piccola cifra, poi via via l'importo è salito e sono finita nei guai". Non è stato un problema, racconta, per lei trovare chi le avrebbe prestato quei 2500 euro. Non si sa perché, ammette, sembra che nessuno li conosca, ma se chiedi "in giro si sa". "Sono persone normalissime, anzi a me quel signore anziano, vestito di tutto punto, mi era sembrato anche rassicurante. Mi ha dato quei soldi, poi, il debito cresceva. Non riuscivo a stare dietro agli interessi, sempre più alti, e mano a mano la cifra saliva. Passavo da uno strozzino all'altro per coprire il debito precedente". Era sempre lo stesso, il primo, racconta, che la indirizzava. "La prima volta ci siamo incontrati in un ufficio, poi in un parcheggio e io firmavo assegni, uno dopo l'altro, sempre di più. Ed ero sola, è stato questo il mio errore: non chiedere aiuto a nessuno". Il momento più brutto? Quando Francesca è stata sfrattata perché ormai piena di debiti. E' finita sulla strada con il marito, la figlia e i suoi due suoceri molto anziani, che non sapevano nulla. Fino a quel giorno in cui ha ricevuto la telefonata delle forze dell'ordine. "Lei, signora, lo conosce? (l'usuraio, ndr.) Non menta, lo sappiamo" le hanno chiesto, da lì il processo e la nuova vita. Ora ha un lavoro e una casa. Ce l'ha fatta grazie alla sua famiglia che, nonostante tutto, non l'ha abbandonata. "E' stato grazie a mio marito, che pensi, l'ha saputo il giorno stesso in cui l'hanno sbattuto fuori casa per i miei debiti e mi è rimasto accanto - conclude -. Lui, mia figlia e i miei suoceri sono stati la mia vera forza".

Conservare una bolletta pagata di gas, luce, acqua o telefono è molto importante perché a volte rappresenta l'unica difesa del consumatore. Ma per quanti anni va tenuta? Tutto ciò che rientra nell'erogazione di servizi pubblici di consumo - si legge su guidafisco.it - devono essere conservate per 5 anni a partire dalla data di pagamento della bolletta. In questo lasso di tempo, il gestore del pubblico servizio, può richiedere copia del pagamento come dimostrazione della regolarità del versamento. Quindi se si è pagata una bolletta il 10 ottobre 2017 si può buttare solo dopo 5 anni e solo dopo il 31 dicembre, quindi dal 1° gennaio 2022 il credito cade in prescrizione e quindi non è più esigibile da parte del gestore e il cliente ha diritto a non dover dimostrare il pagamento. Se invece la bolletta è stata buttata prima dei 5 anni, il cliente dovrà ripagare la bolletta che non risulta contabilizzata dal gestore perché non può dimostrare l'effettivo pagamento.

  

Estendere la platea dell'Ape, rendendo più facile l'accesso ai disoccupati e alle persone che svolgono lavori gravosi. Lo propone il direttore generale dell'Inps, Gabriella Di Michele, in audizione nella commissione Lavoro della Camera. Attualmente, anche riesaminando le domande ''alla luce delle più favorevoli interpretazioni, la platea dei soggetti di cui può essere accolta la domanda sarà sempre abbastanza esigua rispetto a budget a disposizione, che continua a essere abbastanza nutrito'', spiega il dg. Quindi, essendo una sperimentazione avviata nel 2017, si propone di perfezionare lo strumento a partire dal prossimo anno.

L'Inps chiede, inoltre, una ''semplificazione dei documenti da allegare mediante utilizzo più esteso dell'autocertificazione''. E si propone, per i lavoratori disoccupati, ''una semplificazione dei requisiti d'accesso anche al fine di rendere più agevole la verifica sulla base delle banche dati disponibili''. Infine Di Michele chiede la possibilità di ''valutare l'accesso all'ape sociale in qualsiasi caso di cessazione del rapporto di lavoro e, quindi, anche a tempo determinato e non solo in caso di licenziamento''.

giift

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