Venerdì, 24 Novembre 2017

Continua l’assurda e inconcepibile propaganda di Trenitalia sulla presunta puntualità dei suoi servizi. Non sarebbe neanche grave, poiché naturalmente ogni azienda fa i propri interessi, Ma questa della puntualità dei treni locali è una bufala sesquipedale che nessun pendolare, operaio, studente o lavoratore, può tollerare. Suggeriamo a Trenitalia di svolgere un’inchiesta in qualsiasi giorno e a qualsiasi ora di un qualsiasi giorno, presso gli sfortunati costretti a servirsi di un servizio che purtroppo agisce in condizioni di monopolio. Ne ricaverà, insulti, sberleffi e smentite. Ecco cosa dice la fantasiosissima nota di Trenitalia: ”Novantadue treni su 100 puntuali e solo l’ 1,5% le corse cancellate: è la fotografia delle corse ferroviarie regionali gestite da Trenitalia nel corso dei primi 10 mesi del 2017”.

”La puntualità reale, che include i soli treni arrivati entro i 5 minuti dall’orario previsto, è del 92%, l’indice di regolarità, che misura le corse effettuate rispetto alle programmate, è del 98,5%. Risulta superiore alla media generale l’arrivo in orario dei treni in circolazione nelle ore di punta del mattino: nella fascia 6-10 è il 93,5% ad arrivare puntuale, percentuale in crescita dello 0,8% rispetto a quella dello scorso anno. Il trend continua a essere positivo: la puntualità reale aumenta di 8,6 punti percentuali rispetto al 2014, la regolarità del servizio del 35,4%”. ”Sono indici che, considerando le sole cancellazioni (0,4%) e ritardi (2,8%) imputabili direttamente a Trenitalia, salgono al 99,6% come regolarità e 97,2% per la puntualità, a dimostrazione che la macchina industriale e organizzativa di Trenitalia sta confermando la sua positiva evoluzione, addirittura con una riduzione rispetto al 2016 di un punto percentuali dei ritardi di sua diretta responsabilità rispetto al 2016”.

Non è vero nulla: il fatto dei 5 minuti è un risibile escamotage di Trenitalia, perché funziona così: Trenitalia considera la statistica dei 5 muniti di ritardo sulla base di quello che viene scritto sul tabellone e quindi poi registrato. In realtà accade che quando sul tabellone è scritto “5 minuti di ritardo”, poi l treno arriva con ben più di cinque minuti di ritardo, ma questo non viene segnato da nessuna parte. Così Trenitalia ha buon gioco nel dichiarare quello che dichiara. Trenitalia poi cita una fantomatica inchiesta tra i viaggiatori, che si dichiarono soddisfatti di varie cose, tra cui “il decoro del treno”. Ora, questo decoro è assolutamente invisibile: i bagni fanno sempre schifo, quando sono aperti, le vetture sono sporche, l’acqua spesso non c’è, le porte sono rotte così come i sedili. Neanche la climatizzazione funziona, per non parlare di scale mobili, biglietterie, ascensori per disabili e quant’altro. Dov’è questo “decoro”? Trenitalia si vanta di non ricevere reclami: ma per fare un reclamo un viaggiatore, già in ritardi per colpa di Trenitalia, dovrebbe andare dal capostazione, prendere un modulo, compilarlo e consegnarlo. È ovvio che non lo fa nessuno. E su questo gioca – barando – Trenitalia con i suoi comunicati offensivi.

Si è conclusa, con la tanto attesa pioggia, la vendemmia 2017 che, per effetto del clima anomalo, si classifica tra le più scarse del Dopoguerra con un taglio della produzione del 26% rispetto allo scorso anno, che significa addio ad una bottiglia di vino Made in Italy su quattro, anche se l'Italia mantiene comunque il primato mondiale tra i produttori. E' quanto emerge dal bilancio della Coldiretti di fine vendemmia iniziata quest'anno il 4 agosto, la più anticipata dell'ultimo decennio, e fortemente condizionata da una siccità estrema. 

Dopo tre mesi di raccolta delle uve lungo la Penisola, si stima che "circa 40 milioni di ettolitri di produzione Made in Italy sia stata destinata - sottolinea la Coldiretti - per oltre il 40% ai 332 vini a Denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a Denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30% ai 118 vini a Indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% a vini da tavola".

Ai minimi storici la produzione di vino Novello, da pochi giorni approdato sugli scaffali di vendita, dopo un netto ribasso di questa tipologia di vino stagionale scesa a due milioni di bottiglie già nell'annata 2016. 

Quest'anno la vendemmia è stata difficile in tutta Europa dove si stima una produzione in 145 milioni di ettolitri, inferiore del 14% rispetto allo scorso anno, a causa principalmente, degli eventi climatici estremi e del cambiamento climatico, secondo il Copa/Cogeca, l'Organizzazione Europea degli agricoltori e delle loro cooperative. "Se l'Italia - sottolinea la Coldiretti - si conferma al primo posto, in Francia sarà raggiunto un minimo storico di 37 milioni di ettolitri, vale a dire una riduzione del 18% sui livelli dell'anno scorso mentre in Spagna si prevede una produzione di 36 milioni di ettolitri, vale a dire una riduzione del 20% rispetto ai livelli dell'anno scorso ed il Portogallo, in controtendenza, vi è stato un aumento stimato del 10% sui livelli dell'anno scorso. La qualità dell'uva è definita molto buona in tutta l'Europa con un aumento dei prezzi, che però non sarà sufficiente a compensare alcuni produttori per le perdite di raccolto subite". L'andamento dell'Unione Europea fa crollare dell'8,2% la produzione mondiale di vino che è stimata nel 2017 in 246,7 milioni di ettolitri dall'Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv), la più scarsa da diversi decenni, secondo la Coldiretti.

Nessun dietrofront sul principio dell'adeguamento dell'età pensionabile alle aspettative di vita ma via libera ad un tavolo per esentare dall'automatismo le categorie di lavori gravosi. Partirà martedì prossimo e dovrebbe concludersi il 13 novembre con un nuovo round politico il confronto tra governo e sindacati sui temi previdenziali che dettaglierà la platea dei soggetti che potranno beneficiare di una deroga al principio generale: in pensione a 67 anni a partire dal 2019. L'intenzione è quella di introdurre correttivi e metodi di calcolo alternativi delle pensioni per quei lavoratori che fanno le attività più usuranti. In particolare, si vorrebbero esentare dall'aumento dell'età pensionabile a 67 anni previsto dalla riforma Fornero le 11 categorie di lavoratori già ammesse all'Ape social: insegnanti di asilo nido e scuola materna, infermieri e ostetriche con lavoro organizzato in turni, macchinisti, conduttori di gru, camion e mezzi pesanti, operai dell'industria estrattiva, dell'edilizia e della manutenzione degli edifici, facchini, badanti che assistono persone non autosufficienti, addetti alle pulizie, operatori ecologici e conciatori di pelli. Per questi lavoratori, a cui potrebbero aggiungersi i siderurgici, i marittimi e gli agricoli, non scatterebbe l'adeguamento di 5 mesi dal 2019 ma potrebbe essere concessa un'uscita anticipata dal lavoro. Il nuovo sistema con tutte le categorie incluse potrebbe essere contenuto in un emendamento alla Legge di Bilancio 2018.

"Una stangata sta per abbattersi sugli italiani che decideranno di spostarsi in auto in occasione del ponte dell’1 novembre". Lo denuncia in una nota il Codacons, commentando i "forti rincari dei carburanti registrati in questi giorni presso i distributori italiani". "I listini di benzina e gasolio - spiega l'associazione - sono interessati in questi giorni da sensibili e velocissimi aumenti con effetti negativi per le tasche dei consumatori, basti pensare che in un solo mese la benzina ha subito un ritocco alla pompa del +5,5%, mentre nello stesso periodo i prezzi del gasolio si sono impennati del +7%. Incrementi che avranno effetti diretti sugli italiani che decideranno di spostarsi in auto in occasione del ponte dell’1 novembre"."Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, infatti, un pieno di benzina costa oggi 4,35 in più, mentre per il diesel occorre mettere in conto una maggiore spesa di +7,5 euro a pieno. Considerato il numero di italiani in viaggio durante il ponte di Ognissanti – calcola il Codacons – gli automobilisti dovranno affrontare nei prossimi giorni una stangata complessiva da oltre 80 milioni di euro solo per i rincari dei listini di benzina e gasolio", conclude l'associazione.

E' di 120 articoli il disegno di legge di bilancio 2018 approdato in Senato per l'esame parlamentare. La manovra - nel testo bollinato dalla Ragioneria dello Stato  sterilizza le clausole Iva, introduce sgravi strutturali per l'assunzione dei giovani, rinnova l'ecobonus, prevede aumenti per gli statali. La sessione di bilancio inizierà domani pomeriggio con gli stralci in Aula.

Stop aumento dell'Iva nel 2018, ma l'aggravio viene rimandato e rimodulato a partire dal 2019. E' quanto prevede il testo finale della Legge di Bilancio, bollinato dalla Ragioneria dello Stato . Di fatto le ''clausole di salvaguardia'' rimangono per gli anni 2019 e eseguenti. L'aliquota Iva al 10% salirà di 1,5 punti dal gennaio 2019 e poi di ulteriori 1,5 punti dal 2020. L'aliquota Iva del 22% aumenta di 2,2 punti dal 2019 e poi di altri 0,7 punti. da 2020 e di un ulteriore 0,1 punti da 2021. Anche le accise ripartono dal 2019.

Tornano le detrazioni per gli abbonamenti di trasporto. Il testo finale della Legge di Bilancio  prevedono detrazioni fino a 250 euro per le spese d'abbonamento di trasporti pubblici locali, regionali e interregionali. Tra le novità anche l'agevolazione per gli accordi di rimborso di questi abbonamenti da parte dei datori di lavoro per i propri dipendenti e per i loro familiari - una sorta di ''bonus bus-treno'' - che non entrano a far parte del reddito da lavoro tassato.

Arriva una proroga di un anno per il bonus energia e per quelli relativi alle ristrutturazioni energetiche e all'acquisto di mobili. Ma il piatto delle agevolazione si arricchisce di uno sconto ad hoc, del 36% per una pesa fino a 5.000 euro, per la sistemazione a verde di aree scoperte di edifici e immobili esistenti. Lo sconto è previsto anche per impianti di irrigazione e la realizzazione di pozzi, copertura a verde e giardini pensili. Scende dal 65% al 50% il bonus energia per infissi, schermi solari, sostituzione impianti climatizzazione. 

Arrivano quasi 38 miliardi in più (37,88) per il fondo investimenti creato lo scorso anno e già finanziato per 47 miliardi fino al 2032 (questa prima tranche di risorse sono state assegnate via dpcm a fine maggio). Lo prevede il testo finale della legge di Bilancio che finanzia il fondo, dedicato in particolare alle infrastrutture, per un anno in più, fino al 2033. 

Si rafforzano le misure per la lotta alla povertà con un assegno più alto del 10% nei casi di famiglie numerose (fino a 530-540 euro) e un ampliamento della platea che può avere accesso al reddito di inclusione (Rei) focalizzato in via prioritaria sui nuclei nei quali è presente un disoccupato over 55. Lo prevede il testo finale della legge di Bilancio in cui viene rafforzata la dote del Fondo per la lotta alla povertà per 300 milioni nel 2018, 700 milioni nel 2019, 665 milioni nel 2020 e 637 milioni a decorrere dal 2021.

Dichiarazione Iva precompilata per chi sceglie la e-fattura e appartiene al "popolo delle partite Iva", cioè per negozianti, artigiani e professionisti che hanno una contabilità semplificata e scelgono, in via opzionale, di comunicare acquisti e compensi con le fatture elettroniche. In questo caso - prevede il testo finale della Legge di Bilancio - l'Agenzia delle Entrate "metterà a disposizione" le informazioni per i prospetti periodici, una bozza di dichiarazione annuale Iva e dei redditi e le bozze dei modelli F24 per il pagamento delle imposte.

Multe in arrivo per chi continua a fatturare a 28 giorni e indennizzi di almeno 50 euro per i consumatori. È quanto prevede l'emendamento al decreto fiscale, depositato dal senatore del Pd Stefano Esposito. L'emendamento punta, tra l'altro, a inserire nel testo del decreto fiscale, la dicitura che obbliga a vigilare "sul rispetto della periodicità della fatturazione prevista dalle disposizioni vigenti".

E per chi viola le regole in arrivo multe salatissime. In caso di violazione, viene infatti prevista "una sanzione pecuniaria da 500mila a 5 milioni di euro". L'emendamento prevede inoltre a carico dell'operatore sanzionato il pagamento di un "indennizzo forfettario, non inferiore a euro 50, in favore di ciascun utente interessato dalla illegittima fatturazione".

Anche quest’anno è in arrivo il mese delle tasse. Da sempre, infatti, a novembre si abbatte una gragnuola di scadenze fiscali da far rabbrividire. Tra gli acconti e le addizionali Irpef, l’Ires, l’Iva, l’Irap e le ritenute di imposta i lavoratori dipendenti, gli autonomi, le imprese e i possessori di altri redditi saranno chiamati a versare all’erario 55 miliardi di euro. A darne conto è l’Ufficio studi della Cgia.

L’imposta più “impegnativa” da onorare entro la fine del prossimo mese sarà l’acconto Ires in capo alle società di capitali (Spa, Srl, Società cooperative, etc.). Queste ultime dovranno versare 14 miliardi di euro. L’Iva dovuta dai lavoratori autonomi e dalle imprese ammonterà a 13 miliardi di euro, mentre i collaboratori e i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, “daranno” al fisco ritenute per un importo di 10,9 miliardi di euro. L’acconto Irpef darà luogo a un gettito di 7,7 miliardi, l’Irap, invece, costerà alle aziende 6,8 miliardi di euro. Le ritenute Irpef dei lavoratori autonomi e l’addizionale regionale Irpef, infine, “peseranno” in ognuno dei due casi per 1 miliardo di euro.

“Nonostante le riforme avviate in questi ultimi 25 anni – ricorda il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - l’Italia è ancora a metà del guado. Sebbene non facciamo più parte del club dei Paesi unitari, non possiamo neppure considerarci un paese federale. Se sul fronte fiscale ancora adesso l’80 per cento circa del gettito tributario finisce nelle casse dello Stato centrale, gran parte della spesa, depurata dagli interessi sul debito pubblico e dalla previdenza, viene invece gestita a livello locale. Il 53 per cento, infatti, è in capo a Regioni, Province e Comuni. In altre parole, la quasi totalità delle nostre tasse finisce a Roma, ma oltre la metà delle uscite è gestita da Governatori e Sindaci”.

In Italia il gettito tributario complessivo (imposte, tasse e tributi), ricorda la Cgia, supera i 490 miliardi di euro l’anno. Questa cifra così importante affluisce nelle casse dell’erario rispettando una serie di scadenze fiscali che, in termini economici, si concentrano prevalentemente tra novembre e dicembre e nei mesi di giugno e luglio.

Uno dei contribuenti più penalizzati dal fisco italiano sono le imprese. Il carico di imposte e contributi previdenziali su queste ultime, infatti, non ha pari nel resto d’Europa. La percentuale in grado di dimensionare questo fenomeno è l’incidenza delle tasse pagate dalle aziende sul gettito fiscale totale. Se nel 2015 (ultimo dato disponibile) in Italia tale percentuale è stata del 14,9, in Irlanda ha toccato il 14,8, in Belgio il 12,9, nei Paesi Bassi il 12,7, in Spagna l’11,8, in Germania e in Austria l’11,6. La media dell’Unione europea è stata pari all’11,5 per cento.

“Sebbene alle nostre imprese sia richiesto lo sforzo fiscale più impegnativo d’Europa – dichiara il Segretario della Cgia Renato Mason - la qualità dei servizi erogati dallo Stato, invece, è spaventosamente inadeguata. Ricordo, ad esempio, che il debito commerciale della nostra Pubblica amministrazione nei confronti dei propri fornitori è, secondo le ultime stime della Banca d’Italia, di 64 miliardi di euro, di cui 34 riconducibili ai ritardi dei pagamenti. Secondo la Presidenza del Consiglio dei Ministri, inoltre, il peso economico della cattiva burocrazia sulle Pmi ammonta a 31 miliardi di euro l’anno e il deficit infrastrutturale presente in Italia, sia materiale che immateriale, grava ogni anno sul nostro sistema produttivo per altri 40 miliardi”.

Il Codacons ha avviato oggi una formale class action nei confronti dell’Inps, depositando presso il Tribunale di Roma una azione inibitoria volta a bloccare i comportamenti illeciti dell’istituto e salvaguardare i diritti di migliaia di pensionati. Lo rende noto l’associazione dei consumatori in un comunicato. Al centro della vicenda, rileva il Codacons, “numerose lettere recapitate in questi giorni dall’Inps ai pensionati italiani, contenenti la richiesta di rimborso di somme, anche ingenti, che l’istituto di previdenza ritiene di aver indebitamente erogato”.

Una richiesta che, tuttavia, “appare del tutto illegittima, perché espressamente vietata dalle leggi italiane. L’art. 52 della Legge n. 88 del 1989, infatti, stabilisce che ‘Nel caso in cui, in conseguenza del provvedimento modificato, siano state riscosse rate di pensione risultanti non dovute, non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato. Il mancato recupero delle somme predette può essere addebitato al funzionario responsabile soltanto in caso di dolo o colpa grave'”. Per il nostro ordinamento, quindi, sottolinea il Codacons, “non è possibile in alcun modo recuperare dalle rate della pensione, somme corrisposte in maniera non dovuta.

Risulta chiaro che tale scelta da parte del legislatore sia atta a tutelare il singolo cittadino nonché consumatore, non permettendo che gli venga sottratto un bene fondamentale, come è per l’appunto quello derivante dalla pensione, che consente di soddisfare i bisogni primari dell’individuo”. Concetto ribadito dalla recentissima sentenza della Corte di Cassazione n. 482 dell’11 gennaio 2017, secondo cui, rileva il Codacons, “le pensioni possono essere in ogni momento rettificate dagli enti erogatori in caso di “errore di qualsiasi natura” commesso in sede di attribuzione o di erogazione della pensione, ma non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita prestazione sia dovuta a dolo dell’interessato”.

Su tali basi, conclude il presidente del Codacons di Milano, Marco Maria Donzelli, “abbiamo chiesto al Tribunale di Roma non solo di inibire il comportamento lesivo dell’Inps, ma anche di obbligare l’Istituto alla restituzione delle somme già corrisposte dai singoli pensionati ed illegittimamente riscosse dall’Inps grazie alle comunicazioni fuorilegge inviate nell’ultimo periodo. E se la nostra class action sarà accolta, l’istituto dovrà rimborsare milioni di euro ai pensionati ingiustamente danneggiati”.

Il vino è ambasciatore nel mondo dell'Italian way of life inteso come qualità, genuinità, stile di vita. "Quello cooperativo narra le storie di 148.000 soci produttori di 498 cantine che fatturano 4,3 miliardi di euro, di cui 1,8 arrivano dall'export. La speciale classifica Mediobanca fotografa 3 cantine cooperative tra le prime 5 cantine italiane e 10 tra le prime 20. Oltre 6 bicchieri di vino su 10 vengono dalle nostre cantine. Il vino italiano parla cooperativo". E' quanto emerso dalla ricerca presentata dal Censis in occasione della presentazione, presso il Mipaaf-sala Paola Clemente, del nuovo appuntamento enologico, Vi.Vite, promossa dall'Alleanza delle Cooperative Agroalimentari il 25 e 26 novembre a Milano.

Nel 2016, precisa ancora il Censis, i consumatori in Italia hanno superato i 28 milioni. Si è ridotta la quantità di grandi bevitori. La sorpresa viene dai millennials (18/34 anni): uno su due è consumatore di vino. Si distinguono nettamente dai loro coetanei del Nord Europa dove prevale un consumo di alcol elevatissimo e di bassa qualità. Questa schiera di giovani enoappassionati sono anche i principali visitatori di sagre e feste locali, ristoranti e trattorie che dispongono di vini di qualità, così come sono i primi nei i flussi turistici diretti a località celebri per l'enogastronomia. In generale, gli italiani bevono vino made in Italy: per 9 italiani su 10, la qualità e l'italianità rappresentano i driver nella scelta del vino. Bene dunque i vini delle realtà sociali sia per legame al territorio che in fatto di qualità: i vini cooperativi rappresentano uno scrigno di DOP (52%) e di IGP (65%).


Raccontare il mondo delle cantine cooperative e dei loro prodotti: è l'obiettivo di "Vi.Vite", un evento dedicato alle cooperative vitivinicole italiane che si terrà a Milano sabato 25 domenica 26 novembre. Alla manifestazione, organizzata dall'Alleanza delle cooperative agroalimentari, saranno presenti 62 delle 498 cantine che fanno parte dell'associazione: tutte assieme, rappresentano il 58% della produzione vinicola nazionale, riuniscono 148 mila soci e danno lavoro a 9 mila persone. L'evento sarà ospitato nell'edificio delle Cavallerizze del Museo della scienza e della tecnologia, con un programma che prevede degustazioni, incontri con i produttori, dibattiti con giornalisti ed esperti del settore vinicolo, workshop pratici e momenti di intrattenimento teatrale e musicale. L'ingresso costerà 15 euro, e darà diritto a 5 degustazioni.

Un giovane su quattro ha un lavoro a termine. E sempre uno su quattro lavora a orario ridotto, "nella maggioranza dei casi per l'impossibilità di trovare un'occupazione a tempo pieno". E' quanto emerge dal focus dell'Istat sui giovani nel mercato del lavoro, che sottolinea come tra coloro che sono usciti dal sistema di istruzione nell'ultimo biennio la quota di occupati in lavori atipici è del 51,7% per i laureati e del 64,4% per i diplomati. 

In Italia, "quattro giovani disoccupati su 10, soprattutto laureati, sarebbero disponibili a trasferire per motivi di lavoro la loro residenza". Ovvero, guardando il dato da un altro punto di vista, tre giovani su cinque non sarebbero disposti a cambiare casa per trovare lavoro. L'Istat sottolinea come "a parità di istruzione, le maggiori disponibilità a traslocare, anche all'estero, si riscontrano in giovani provenienti da ambienti familiari culturalmente più elevati". 

"Quattro giovani occupati su 10 hanno trovato lavoro con la segnalazione di parenti, amici o conoscenti. Tra i laureati crescono di molto le possibilità di trovare lavoro attraverso altri canali". Secondo l'Istat "il 41% dei diplomati e il 31,4% dei laureati dichiarano che per svolgere adeguatamente il proprio lavoro sarebbe sufficiente un più basso livello di istruzione rispetto a quello posseduto".

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