Lunedì, 23 Ottobre 2017

 La riforma della Pubblica Amministrazione firmata dal ministro Marianna Madia ridisegna la geografia del lavoro nel pubblico impiego. Oltre alla lotta all'assenteismo, al superamento del precariato e alla stretta sui licenziamenti disciplinari la normativa prevede di intervenire anche sul tema delle visite fiscali, introducendo numerose novità.

 L'intento è rendere la materia più ordinata, istituendo un polo unico in capo all'Inps, stabilendo fasce orarie di reperibilità e introducendo controlli ripetuti e mirati attraverso cui svolgere gli accertamenti sulle malattie dei lavoratori. Vediamo, nel dettaglio, le novità sulla visite fiscali previste nella riforma della Pa.

 INPS - E' previsto un polo unico per le visite fiscali in capo all'Inps che effettua già gli accertamenti medico-legali delle assenze per malattia del settore privato con 1.200 medici. Il polo unico quindi modificherà l'attuale meccanismo che prevede per i dipendenti pubblici il controllo da parte delle Asl.

 FASCE ORARIE - Al fine di armonizzare la disciplina dei settori pubblico e privato verranno stabilite le fasce orarie di reperibilità entro le quali dovranno essere effettuati i controlli. Al momento i dipendenti privati assenti per malattia devono essere reperibili quattro ore al giorno, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, i dipendenti pubblici invece sette ore dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

 Una semplificazione possibile potrebbe essere di far coincidere le fasce o di non ritenerle indispensabili assicurando la costante reperibilità del lavoratore pubblico o privato in caso di malattia, salvo i casi di preventiva e comunicata necessità sanitaria o nei casi di documentata urgenza medica. L'obiettivo è quello di controlli mirati, ripetuti ed efficaci, tentando di massimizzare il 'tasso di rendimento' delle visite.

POTENZIAMENTO RISORSE - Restano ancora alcune incognite sulle risorse finanziarie e umane che, secondo l'Inps, dovranno essere necessariamente incrementate per potenziare i controlli sugli statali. Attualmente l'istituto dispone di circa 1.200 medici legali che potrebbero svolgere 3 visite fiscali al mattino e 3 al pomeriggio, che al momento non svolgono, e con le visite agli statali potrebbero arrivare a saturare questo potenziale. Il proposito è quindi quello di assicurare la continuità ai medici già iscritti nelle liste speciali dell'istituto ed eventualmente ampliare la platea trasferendo le professionalità dei medici delle Asl.

 

Il Senato ha dato il via libera al disegno di legge delega per il contrasto alla povertà, che introduce il reddito di inclusione. La norma farà partire il Piano nazionale contro la povertà, che quest'anno potrà contare su risorse pari a 1,6 miliardi che diventeranno 1,8 miliardi negli anni successivi. Ma cos'è il reddito di inclusione e chi può beneficiarne? Il reddito di inclusione, detto anche Rei, è una misura varata per assicurare il sostegno economico in modo progressivo a tutte le famiglie che si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta, a partire dei nuclei con bambini. Oggi si stima che le famiglie che vivono in tale condizione siano circa 400mila unità, pari a un milione e 770mila individui. La delega prevede anche il riordino di altre prestazioni assistenziali come la vecchia carta sociale per minori e l'assegno di disoccupazione Asdi, in modo tale da ridistribuire le risorse a disposizione per allargare ulteriormente la platea dei beneficiari. Il reddito di inclusione andrà a sostituire il Sia (Sostegno per l'inclusione attiva), una misura nazionale di contrasto alla povertà che prevede l'erogazione di un beneficio economico, condizionata all'adesione a un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa, in favore delle famiglie in condizioni di fragilità sociale e disagio economico. Oggi il Sia ammonta a 400 euro al mese, ma l'importo per il reddito di inclusione potrebbe aumentare. A caratterizzare il disagio economico si dovrebbe considerare un Isee inferiore o uguale a 3.000 euro, oltre all'assenza di altri trattamenti economici rilevanti. Ogni nucleo familiare riceverà mensilmente la somma necessaria a colmare la differenza tra la soglia di povertà e il proprio reddito disponibile. L'importo del 'bonus' erogato verrà calcolato in base al numero dei componenti del nucleo familiare rispettando il principio guida del provvedimento: raggiungere un livello di vita "minimamente accettabile". Per il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni l'approvazione della legge delega sulla povertà è vero e proprio "passo avanti", come ha commentato il premier sul proprio account Twitter: "Approvata la legge sulla povertà - scrive Gentiloni - Un passo avanti per venire incontro alle famiglie in difficoltà. Impegno sociale priorità del Governo".

 

Arriva oggi in Commissione lavoro alla Camera la proposta di legge per regolamentare il lavoro occasionale tramite l'utilizzo dei voucher, i buoni lavoro utilizzati per il pagamento delle prestazioni lavorative 'accessorie' da tempo al centro di un acceso dibattito. Il governo sta andando verso un drastico ridimensionamento nell'uso dei voucher e sta studiando un ventaglio di opzioni, tra le quali un allentamento dei vincoli del contratto di lavoro a chiamata. Una risposta, quella governativa, che servirebbe non solo a risolvere un nodo politico rilevante ma anche a disinnescare il referendum proposto dalla Cgil, intenzionata a eliminare i voucher in quanto "diventati una forma di precariato fortissima". Al momento ci sono almeno tre ipotesi sul tavolo, tutte fortemente limitative rispetto alle disposizioni attuali:

1) Primo, limitarne l'uso alle famiglie e alle imprese che non hanno dipendenti (artigiani, ecc..). Proposta sostenuta anche dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti. "Fermo restando che i governi Renzi e Gentiloni non hanno fatto nulla per ampliare e agevolare i voucher", ha affermato Poletti, "io credo che vadano modificati lasciandoli tendenzialmente per le famiglie, per i piccoli lavori. Le imprese hanno già i contratti di lavoro".

2) Secondo, ridurre fortemente l'uso dei voucher ma allentare i vincoli del lavoro a chiamata, possibilmente estendendolo a tutte le fasce di età e abolendo il divieto per i lavoratori di età compresa tra i 25 anni e i 50 anni. Abbattere questo vincolo potrebbe infatti essere un compromesso ragionevole che eviterebbe gli abusi dei voucher, visto che si tratta di un contratto di lavoro normale (ma con la caratteristica della precarietà) che avrà quindi costi più alti per le imprese ma anche un migliore impatto sul reddito del lavoratore.

3) Terza opzione, il ritorno alla Legge Biagi come prevede la proposta di legge avanzata nel febbraio 2016 da Cesare Damiano, presidente Pd della commissione Lavoro e Patrizia Maestri, relatrice Pd del testo unificato. Tale proposta prevede l'uso dei voucher per il lavoro occasionale, dunque solo alle famiglie per pagare lavori domestici come giardinaggio e babbysitting, eseguiti da persone senza un'occupazione.

Quanto alle imprese, si dovrà valutare se escluderle del tutto o se lasciare la possibilità a quelle individuali o al massimo con un dipendente. Altre eccezioni: i voucher potranno essere utilizzati in agricoltura esclusivamente per pagare pensionati e studenti e dalla pubblica amministrazione solo per la gestione di manifestazioni caritatevoli o eventi di emergenza.

 

 "Oggi non cambiamo nulla, la fabbrica produce bene. Certo la futura Panda non la faremo lì, non la faremo in Italia. Con tutto il rispetto Pomigliano sa fare di meglio". Le parole dell'Ad di Sergio Marchionne, dal salone dell'auto di Ginevra, indicano la decisione di spostare altrove la produzione della Panda. Il cambiamento è previsto per il 2019-2020. Marchionne ha anche commentato l'operazione Psa-Opel, parlando di "un buon accordo, un passo nella giusta direzione, bisogna trovare il modo di ridurre i costi di produzione". Quindi, il manager ha riferito che non ha parlato "con nessuno di Gm" su questo accordo. Marchionne resta convinto che "mettere insieme tutti questi business è fondamentale, senza dimensione finiremo per avere margini sempre pi bassi e non sarà possibile avere business sano e produttivo". Quanto alle possibili trattative per un'intesa, ha evidenziato: "Non chiudo mai nessuna porta, anche se è impossibile chiudere la porta con General Motors perché non si è mai aperta. Potrei riprovare e bussare a una porta qualsiasi e lo farei se fosse giusto per il business.

 

Un patrimonio di quasi 47 mila aziende con 61 mila addetti. E' questo il bilancio dell' agricoltura lombarda all'inizio del 2017 nello scenario tracciato da un'elaborazione della Camera di Commercio di Milano con Coldiretti Lombardia sui dati dell'ultimo anno del registro delle imprese. Le iscrizioni di nuove realtà sono state più di 1.500 contro le 1.238 registrate a fine 2015, mentre le chiusure hanno toccato quota duemila, con una perdita dello 0,9% rispetto a un anno fa. "Si tratta di un trend storico di aggregazione e riduzione - spiega Giovanni Benedetti, membro di giunta della Camera di Commercio e direttore della Coldiretti Lombardia - il contesto economico non sempre brillante oltre a un processo di consolidamento e fusione ha portato a una diminuzione del numero delle aziende. Ma al tempo stesso si sono liberate energie e idee nuove, con l'ingresso di giovani e anche di qualche straniero". Infatti - secondo il Report Camera di Commercio/Coldiretti - le imprese giovani sono aumentate del 2,9% arrivando a quota tremila, mentre quelle guidate da stranieri hanno registrato un incremento del 5% con 645 realtà in tutta la regione".  Prima provincia per imprese, Brescia con 10 mila, poi Mantova con 8 mila, Pavia con 6 mila, Bergamo con 5 mila, Cremona e Milano con 4 mila. Gli addetti del settore agricolo lombardo sono diminuiti dell'1,3% attestandosi a 61 mila, ma raggiungono quota 4 mila quelli delle aziende con a capo un giovane, mentre le realtà condotte da stranieri danno lavoro a mille persone.

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Giorno nero per i contribuenti. Oggi 16 febbraio  è l'ultimo giorno utile per procedere al versamento di numerose imposte tra cui ritenute Irpef e contributi previdenziali e assistenziali di dipendenti e collaboratori. Ecco la lista completa delle tasse da pagare entro oggi:

- Versamento delle ritenute Irpef di dipendenti e collaboratori; - Versamento dei contributi previdenziali e assistenziali di dipendenti e collaboratori; - Versamento Iva mese di gennaio (contribuenti mensili); - Versamento quarta rata contributi Inps su minimale per commercianti e artigiani; - Versamento del saldo dell'imposta sostitutiva su redditi da rivalutazione Tfr; - Versamento saldo anno precedente e acconto anno in corso premio Inail.

 

 

I conti di Rolls-Royce, celebre marchio di automobili di lusso, ma non solo, fanno segnare le peggiori perdite di sempre, un tracollo da 4,6 miliardi di sterline (circa 5,4 miliardi di euro al cambio attuale), secondo i dati ufficiali diffusi in queste ore.  La cifra risente dell'accantonamento da parte dello storico gruppo britannico (sebbene ormai di proprieta' tedesca) di 4,4 miliardi, in investimenti finanziari ritirati, per far fronte all'oscillazione monetaria legata in particolare ai timori della transizione verso la Brexit. Ma anche dei 671 milioni di penale pagate in seguito al coinvolgimento dell'azienda in accuse di corruzione in Brasile. Warren East, ceo di Rolls Royce, ha cercato di rassicurare i mercati, sostenendo che le perdite - mai viste in questa dimensione fin da quando Henry Royce avvio' la sua impresa nel 1884 - riflettono un problema contabile e "non hanno impatto sulla realta' di business" del gruppo.
   

Riformare il pubblico impiego non solo contrastando gli assenteisti, ma anche attraverso nuove formule finalizzate al raggiungimento dei target per servizi pubblici funzionanti e di qualità. Sarebbe questa la strategia del governo, a lavoro su una direttiva ad hoc, prevista dalla riforma Madia, che punta proprio sullo smartworking, ovvero su soluzioni innovative e 'family friendly', per aiutare chi è dipendente e anche genitore. D'altra parte l'immagine dell'impiegato pubblico, nonostante l'era digitale, non è cambiata molto negli anni, anzi nei decenni. Spinta al telelavoro, part-time più semplice e un sistema che porti a stringere accordi tra amministrazioni e asili nido e tra enti per campi estivi (servizi aperti durante i periodi di chiusura delle scuole) dedicati ai figli dei dipendenti: è questa la ricetta che sta preparando il ministero della P.a. insieme al dipartimento per le Pari opportunità. Insomma le novità per gli statali sembrano non finire: oltre al Testo Unico, in arrivo alla fine della settimana, ci saranno quindi misure per migliorare la conciliazione vita-lavoro. In realtà anche il rinnovo dei contratti potrebbe riservare qualche sorpresa in materia, magari giocando sulla flessibilità oraria. Intanto si parte da quanto detta la riforma Madia, in cui si stabilisce che, laddove ci siano richieste, almeno il 10% dei dipendenti entro il 2018 debba essere messo in condizione di prestare servizio attraverso nuove modalità spazio temporali di gestione del lavoro. Oggi, ultimi dati del Conto annuale della Ragioneria dello Stato, la quota di statali in telelavoro è quasi pari a zero. Basti pensare che lo schema flessibile più tradizionale, il part time, è al 5,6%. Non solo, la capacità di organizzare l'ufficio tenendo conto delle necessità di chi è genitore dovrebbe rientrare nei canoni di valutazione del team. Senza perdere d'occhio l'efficacia e l'efficienza del servizio, per cui l'impatto dello smartworking sarebbe soggetto a un monitoraggio specifico. Le questioni saranno affrontate nella direttiva a cui sta lavorando la ministra della P.a, Marianna Madia. La conciliazione vita-lavoro non dovrebbe essere invece toccata dal nuovo Testo Unico del pubblico impiego, che oggi sarà al centro del confronto con Cgil, Cisl e Uil. L'approdo del decreto in Cdm è previsto alla fine della settimana (ma c'è tempo fino al 28). Sempre sul fronte della riforma della P.a, mercoledì dai dirigenti degli enti territoriali, rappresentati dalla sigle Direr e Direl, arriverà un proposta: suggerimenti in caso rispunti fuori un provvedimento dedicato alla categoria.

Partiranno nei prossimi giorni le prime lettere indirizzate ai circa 25mila disoccupati da coinvolgere nella sperimentazione dell’assegno di ricollocazione. E' quanto prevede l'accordo raggiunto ieri tra ministero del Lavoro, Anpal e assessori regionali. Al via l'assegno di ricollocazione per i lavoratori disoccupati. E' stato raggiunto ieri l'accordo tra ministero del Lavoro, Anpal e assessori regionali per l'invio di 25mila lettere in favore di lavoratori da coinvolgere nella sperimentazione dell’assegno di ricollocazione, lo strumento che segna l’avvio concreto delle politiche attive per il lavoro. La misura prevista dall'articolo 23 del decreto legislativo 150/2015 agevola per i lavoratori percettori della NASpI da oltre quattro mesi la ricerca di un posto di lavoro. La lettera contiene l'invito per il disoccupato a registrarsi sul portale dell'Anpal e a presentare domanda di assegno scegliendo l'ente pubblico o privato che si occuperà del proprio collocamento al lavoro. La novità sta nel fatto che l'agenzia per il collocamento al lavoro sarà remunerata (dallo Stato o dalla regione con la dote attribuita al lavoratore) solo a occupazione trovata. Il voucher, in altri termini, sarà pagabile solo a seguito dell'effettivo ricollocamento del lavoratore, cioè solo a risultato ottenuto e non per l'attività comunque svolta genericamente a sostegno del soggetto. L'assegno avrà una durata di sei mesi, prorogabile per altri sei nel caso non sia stato consumato l'intero ammontare dell'assegno. In tutto dodici mesi. L'assegno, il cui importo non costituirà reddito imponibile, è facoltativo ma una volta chiesto dovrà essere "speso" entro due mesi dalla data di rilascio dell'assegno a pena di decadenza dallo stato di disoccupazione e dalla prestazione a sostegno del reddito (cioè dalla Naspi). Il valore dell'assegno di ricollocazione sarà determinato attraverso un algoritmo che terrà conto di tutte le informazioni necessarie per stilare il profilo del lavoratore, dalla scolarizzazione, alle competenze, area geografica, durata disoccupazione, tra le altre. L'algoritmo elaborerà in automatico il profilo occupazionale, il profiling, un indicatore di distanza dal mercato del lavoro che si riassume con un numero da 0 a 1 che gli dà diritto all'assegno di ricollocazione. Quindi per esempio chi segna uno 'score' di 0,5 ha il 50% delle possibilità di trovare lavoro, chi segna 1 avrà l'assegno più alto (5mila euro), chi segna 0 quello più basso (mille) e nel mezzo tutti i decimali possibili a cui corrisponde dunque una diversa entità dell'assegno entro la forchetta tra i 250 e i 5 mila euro. L'Agenzia riscuoterà l'intero valore dell'assegno se il lavoratore conseguirà, a seguito dell'attività svolta, un contratto di lavoro a tempo indeterminato o in apprendistato mentre si ridurrà del 50% in caso di stipula di un contratto di lavoro a termine superiore a sei mesi. Al sud verrà premiato anche l'inserimento del lavoratore tramite un contratto a termine di durata inferiore a sei mesi: in tal caso l'Agenzia sarà remunerata con il 25% del valore dell'assegno. Anche il Part-time pari o superiore al 50% del tempo pieno darà diritto alla remunerazione dell'attività svolta dall'Agenzia. L'Agenzia sarà remunerata anche per le spese di attivazione della pratica: 106 euro fisse per ciascun lavoratore preso in carico a condizione, però, che l'Agenzia abbia collocato una percentuale di disoccupati superiore alla media del territorio. E' prevista l'assegnazione al lavoratore anche di un tutor o job advisor, che lo seguirà nel percorso verso un nuovo impiego e un eventuale percorso di riqualificazione professionale.

 

 

 

“Licenziarono mia moglie, non sarò come loro”. Cosi’ il titolare dell’azienda spiega un piccolo miracolo nell'Italia delle culle vuote e del non posto fisso. E’ successo a Mestre dove ha sede The creative way, un'azienda di web design e web development in espansione. Martina Camuffo, 36 anni, è stata assunta da due uomini, i titolari dell'azienda, Samuele Schiavon e Stefano Serena. A fare la differenza è stata proprio l'esperienza vissuta da Schiavon. "Ho capito le difficoltà di mia moglie - racconta - aveva un tempo determinato e quando ha comunicato che aspettava un bimbo è stata lasciata a casa".

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