Venerdì, 24 Novembre 2017

Con il ritorno sui banchi, per chi ha figli in età scolare è il momento di fare i conti con le inevitabili spese scolastiche. L’Osservatorio Prodeitalia ha realizzato un questionario che ha sottoposto a 100 famiglie assistite, proprio per comprendere meglio quali siano le voci di costo che gravano maggiormente e quali le soluzioni più efficaci da adottate. ne emerge che una famiglia su tre ha difficoltà a sostenere le spese scolastiche. L’acquisto dei libri è, per il totale degli intervistati, la spesa che maggiormente preoccupa.

In particolare, nel caso delle scuole elementari la voce più significativa (il 72%) riguarda il corredo scolastico, zaini, diari, astucci, specialmente se di marca. Ci sono poi le famiglie (il 2,3%) che dichiarano di aver pagato almeno una volta in ritardo la retta per la mensa scolastica e, in generale, una famiglia su tre ha difficoltà a sostenere le spese scolastiche e a pagare le rate.

 

 

Non manca chi (l’1,4% delle famiglie) lo scorso anno ha rinunciato a presentare la domanda per i servizi scolastici integrativi come lo scuolabus, il corso di disegno o l’approfondimento di uno strumento musicale.

Alla luce dei dati che emergono dal questionario, Prodeitalia intende fornire qualche consiglio semplice ma pratico, per cercare di contenere il più possibile i costi. Per quanto riguarda l’acquisto dei libri, per esempio, non sempre è necessario comprarli nuovi: molti istituti offrono la possibilità di utilizzare libri usati e restituirli o riscattarli alla fine dell’anno scolastico. Oppure ci sono i mercatini dell’usato tradizionali e online attivi grazie anche a numerosi gruppi e pagine facebook.

Per quanto riguarda la cancelleria, grembiuli e accessori, vale sempre la regola del buon senso: esistono numerose soluzioni economiche, basta non formalizzarsi con le marche. Nei supermercati come nei mercati settimanali presenti in quasi tutte le città, si può risparmiare fino al 30% per la cartolibreria. Un altro consiglio è quello di non acquistare preventivamente: spesso la scorta di quaderni e penne non è conveniente come sembra, piuttosto meglio rimandare e non farsi prendere con l’acqua alla gola della prima campanella.

Un’ altra buona abitudine, sempre più diffusa fra le giovani mamme, è quella del baratto fra famiglie. Spesso infatti ci sono vestiti, grembiuli ma anche materiale di cancelleria acquistati in eccesso e rimasti negli armadi dei ragazzi. Basta organizzare delle giornate di scambio con gli altri genitori per cedere quello che a casa occupa spazio e ricevere in cambio cose più utili senza spendere un centesimo.

Una rottamazione 'bis' delle cartelle ex Equitalia potrebbe finire presto nella prossima legge di Bilancio, dando così una seconda chance a tutti i contribuenti che non hanno potuto approfittare della prima sanatoria. E' questa l'ipotesi allo studio dell'Esecutivo e che potrebbe trovare presto posto nella manovra in cantiere per il 2018. Si tratta di un provvedimento che i tecnici di via XX settembre stanno ancora studiando, fanno sapere dal ministero dell'Economia, e che potrebbe finire nella legge di stabilità o in qualche provvedimento collegato. Una misura che riguarderebbe circa 400mila contribuenti e che potrebbe far entrare nelle casse dello Stato una somma considerevole. Basti pensare che nel mese di agosto il settore statale ha registrato un fabbisogno di 1 miliardo di euro, con un miglioramento di circa 5,8 miliardi rispetto al corrispondente mese dello scorso anno.

Sullo stop all'import cinese di formaggi italiani con muffe, come gorgonzola e taleggio (e i francesi camembert e roquefort), "non c'è un problema politico" ma di regolamenti: lo ha detto Wu Jing-chun, vice direttore Europa del ministero del Commercio, a margine del lancio del 7/mo congresso Slow Food International di fine mese a Chengdu.  Il caso non è di soluzione rapida: i parametri del 2010, molto bassi sulle muffe, sono stati applicati in modo flessibile. Per far ripartire l'import sarà necessario ridefinirli. Tra le contromosse allo studio, si apprende, ci sarà un seminario sui formaggi con muffe da tenere quanto prima, mentre anche l'Ue scenderà in campo dato che la lettura restrittiva dei regolamenti rischia di colpire non solo Italia e Francia, ma anche Gran Bretagna, Danimarca e Olanda. In ogni caso, la stesura dei nuovi parametri richiederà del tempo.  "Il nostro ministero non si occupa direttamente della importazione dei formaggi. Se ne occupa l'Aqsiq (Amministrazione su ispezioni e quarantena, ndr). Ci sono procedure interne - ha aggiunto Wu, in quello che è stato il primo commento cinese sulla vicenda dalla denuncia deegli agricoltori italiani -. Ai cinesi piacciono i cibi italiani. Non c'è problema sui formaggi. Questo è soltanto un problema di procedura interna, non di politica. Il mercato cinese dà il benvenuto ai prodotti italiani". Ad avvalorare le sue valutazioni, Wu ha ricordato di essere andato di recente a Roma con la Commissione mista per la promozione commerciale, il cui scopo è sviluppare le relazioni economiche bilaterali e alla quale partecipano Mise e ministero del Commercio, e di "aver comprato molti formaggi italiani. Il nostro ministero dà il benvenuto ai formaggi italiani".   Un altro dossier caldo è l'import di pancetta, attualmente in fase iniziale per le importazioni. "Si tratta di una procedura tra i due Paesi. Se si trova d'accordo per siglare un memorandum si può partire subito. Abbiamo anche incontrato gli spagnoli per l'import del prosciutto e le amministrazioni competenti stanno parlando per intese in tal senso". Nell'intervento alla presentazione del 7/mo congresso Slow Food International, Wu ha ricordato le relazioni commerciali tra i due Paesi, con un interscambio cresciuto del 20% nei primi 7 mesi dell'anno, a 27 milirdi di dollari. "L'Italia ha effettuato quest'anno investimenti in Cina per 7 miliardi di dollari finora e la Cina ne ha fatti per 11 miliardi, confermando l'Italia tra i Paesi di maggior attrazione degli investimenti cinesi".

 

Una vendemmia scarsa, mediamente in calo del 26,1% lungo i filari di tutta la Penisola, e complessa nella gestione in cantina. Quest'anno fare il vino non sarà un gioco da ragazzi ma ''nonostante il calo produttivo, con previsioni di raccolta poco al di sopra sopra i 40 milioni di ettolitri, l'Italia conferma il primato produttivo mondiale del nostro Paese davanti a competitor del calibro di Spagna (38,4 mln) e Francia (37,2 mln)''. E' il quadro della campagna vinicola - elaborato da Unione Italiana Vini e Ismea per l ' Osservatorio del Vino, ed illustrato, presso la sede del Mipaaf, da Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini (Uiv).

''La flessione produttiva - ha detto il neo presidente Uiv - ci sprona a lavorare con maggior decisione per incrementare il valore del prodotto e delle nostre esportazioni. I primi mesi del 2017 - precisa Ernesto Abbona - segnano un recupero del prezzo medio a litro che, però , ancora non basta: dobbiamo cogliere il trend di ripresa di questi mesi (+6,4% in valore) per migliorarlo ulteriormente, anche per rispondere in maniera adeguata al generale aumento dei prezzi dei vini all'origine registrato nelle diverse aree del paese, che aiuta a stabilizzare la sostenibilità economica di tutti gli anelli della filiera . È chiaramente presto per fare proclami, ma mantenendo questo ritmo di crescita a fine anno si potrebbe arrivare alla soglia dei 6 miliardi di euro per un volume superiori ai 21 milioni di ettolitri''

A gennaio scatta l'unificazione dell'età per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne con l'aumento di un anno per le dipendenti private e il passaggio a 66 anni e sette mesi. L'età per l'accesso alla pensione di vecchiaia sarà la più alta in Europa e il divario si accrescerà nei prossimi anni con l'adeguamento dell'età di vecchiaia all'aspettativa di vita e il passaggio atteso a 67 anni nel 2019. In Germania è previsto il passaggio a 67 anni per l'uscita nel 2030, in Francia dopo il 2022 e nel Regno Unito nel 2028.

“Continua a crescere la domanda mondiale di vino con i 7 principali Paesi esportatori (che rappresentano oltre l’80% del mercato) che traguardano il primo semestre 2017 con un valore complessivo delle esportazioni pari a quasi 11 miliardi di euro, in aumento dell’8,8% sullo stesso periodo 2016. E soprattutto grazie all’exploit della Francia (+13,3%) il blocco europeo dei produttori storici mantiene i tre quarti delle vendite globali". Lo ha detto oggi Silvana Ballotta, ceo di Business Strategies, relativamente agli ultimi aggiornamenti sull’export del vino italiano, il primo prodotto del food&beverage made in Italy con un saldo commerciale attivo di circa 5,3 miliardi di euro l’anno.

"L’Italia - prosegue - vince sul 2016 (+6,8%, stima Nomisma) ma la sua crescita è inferiore alla media degli altri Paesi (+8,8%) e in questo contesto il sorpasso senza precedenti della domanda cinese su quella tedesca la dice lunga su dove dovrebbero essere rivolti i nostri obiettivi di mercato”.

Le ultime rilevazioni dell’Osservatorio Paesi terzi a cura di Business Strategies comparano poi le performance dei 7 top exporter mondiali nei top 8 mercati di importazione (Stati Uniti, Regno Unito, Cina, Germania, Canada, Giappone, Svizzera e Russia).

Ciò che emerge è la vivacità della domanda, non solo di quella orientale - che ha registrato quest’anno l’aggancio e il sorpasso cinese sui consumatori tedeschi (1,149 miliardi di euro nel semestre, contro 1,137 miliardi di euro di acquisti tedeschi) - ma anche degli Stati Uniti, primo importatore mondiale con una crescita del 10,2% anno su anno. In stagnazione invece le importazioni dai principali buyer europei (Germania -2,3%; Regno Unito -1%).

E proprio gli Stati Uniti rappresentano più degli altri le gioie e i dolori del prodotto enologico italiano, che si conferma in testa alle vendite ma che segna una crescita dimezzata (+5,4%) rispetto al trend import degli Usa (+10,2%). In particolare, nei primi sei mesi in esame, la Francia (che viaggia a velocità quadrupla rispetto al Belpaese) ha recuperato all’Italia quote per un valore di oltre 105 milioni di euro e ora tallona l’Italia a 36 milioni di euro di distanza (828,3 milioni di euro il risultato italiano tra gennaio e giugno, 792,2 quello francese).

Sul fronte orientale, fa ben sperare il dato in Cina (+21%, contro una media del +7,9%) e Russia (+35,3%), mentre calano le vendite in Giappone (-5,3%) in attesa degli sviluppi dell’accordo commerciale con l’Ue.

Se spendi tanto vuol dire che guadagni molto o che qualcuno ti sta facendo credito. È però inverosimile che possa darsi alle spese pazze chi ha un reddito modesto o, comunque, inferiore ai soldi usciti dal portafogli. «Qualcosa non torna» e la mancata quadratura potrebbe dipendere dalla disponibilità di redditi non dichiarati al fisco. Sulla base di questa costruzione si basa la maggior parte degli accertamenti fiscali: tanto guadagni, tanto puoi spendere. Se il volume dei tuoi acquisti è superiore (di almeno il 20%) alle entrate, le ragioni di tale scompenso si contano sulla punta delle dita: o hai vinto al gioco, o hai ricevuto delle donazioni in denaro oppure stai evadendo le tasse. A far scattare questo delicato meccanismo di bilance e misurini è uno strumento utilizzato dall’Agenzia delle Entrate: il redditometro. Il redditometro però non analizza tutte le spese fatte dal contribuente, ma solo quelle più importanti. Per intenderci, nessuno ti chiederà mai perché il carrello della spesa è così pieno o perché hai mangiato pesce a ristorante per tre sabati di seguito. Solo l’acquisto di «beni di lusso» desta l’attenzione del fisco: auto, case, viaggi e, a sorpresa, troviamo anche le spese per il cane e l’ultimo modello del telefonino. Ma, nel dettaglio, quali sono questi beni? In altri termini quali spese fanno arrivare un controllo fiscale? Alcune recenti sentenze della Cassazione ci spiegano cosa misura il redditometro e chi colpisce. Ma procediamo con ordine.

Redditometro: come difendersi

Prima però di elencare quali spese fanno arrivare un accertamento fiscale è necessaria un precisazione. Ricordati che, nel momento in cui dovesse arrivarti un controllo dell’Agenzia delle Entrate, non ti basterà giustificarti sostenendo che i soldi ti sono stati prestati, donati o sono il frutto della vincita alle slot machine. Dovrai anche provarlo. E qui sta il bello: nel processo tributario l’unico tipo di prova ammessa è quella documentale. Bandite dunque le testimonianze. In termini pratici, se hai comprato l’auto con la liquidazione di mamma, non ti basterà che quest’ultima venga con te dal funzionario delle Entrate e avvalori la tua difesa; avrai necessità di dimostrare – estratti conto alla mano – il passaggio dei soldi dal conto della benefattrice al tuo. Insomma, difendersi non è così facile come può sembrare. E se questa prova manca e il contribuente non è in grado di fornire giustificazioni sulla provenienza e sulla disponibilità di somme superiori al proprio reddito, l’accertamento fiscale è pressoché scontato.

Detto ciò vediamo cosa entra nel redditometro. Redditometro: chi viene controllato?

Sarai a questo punto desideroso di sapere chi colpisce il redditometro. Destinatari del redditometro sono tutte le persone fisiche: non quindi le società, ma i consumatori, le famiglie, i lavoratori con un reddito fisso o professionale.

L’Agenzia delle Entrate seleziona i contribuenti da controllare con redditometro in base al tenore di vita manifestato dal nucleo familiare di appartenenza. In proposito, l’Agenzia considera la cosiddetta «famiglia fiscale» sulla base delle informazioni presenti in Anagrafe tributaria: contribuente, coniuge, figli e/o altri familiari a carico.

Cosa entra nel redditometro?

Vediamo ora quali spese fanno arrivare un controllo fiscale. A giustificare gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate (quelli fatti con il «redditometro» si dicono «accertamenti sintetici») sono diversi elementi come: una polizza assicurativa il cui premio sia particolarmente elevato, il possesso di auto storiche, un mutuo dalla rata troppo alta per le tue possibilità, ma anche un estratto conto della carta di credito da cui risultano continui passaggi al casello autostradale. Poi ci sono gli acquisti “tradizionali” che entrano immediatamente nel cervellone del fisco, come l’acquisto di auto di grossa cilindrata o di case, appartamenti e multiproprietà.

Non dorme sonni tranquilli anche chi non spende: un eccessivo accumulo di denaro sul conto potrebbe far sorgere il sospetto che il contribuente si mantenga con altri proventi. Detto fuori da denti: come fa un lavoratore, che dichiara di mantenersi solo con i mille euro versatigli dall’azienda, a non prelevare dalla banca neanche un euro per la spesa settimanale? Il risparmio formatosi nell’anno e non consumato è dunque anch’esso – al pari delle spese – un indice di ricchezza sospetta.

Il decreto ministeriale

Un decreto ministeriale  indica tutti i beni e servizi acquistati che fanno scattare i controlli fiscali, sempre che il loro valore sia superiore al reddito disponibile del contribuente. Ad esempio, vi rientrano:

mutuo

canone di locazione

canone di leasing immobiliare

spese di manutenzione della casa

agenzia immobiliare

spese per consumo di energia elettrica, gas e acqua

elettrodomestici ed arredi

collaboratrici domestiche

visite mediche e medicinali

polizza rc auto

auto di lusso e relativo bollo

acquisto di smartphone

abbonamento pay-tv

palestre e circoli sportivi

giochi online

cavalli

animali domestici

istituti di bellezza e centri benessere

gioielleria e bigiotteria

alberghi e viaggi

cene e pranzi fuori casa.

Oltre a queste indicazioni ci sono quelle dei giudici che analizzeremo nei seguenti paragrafi.

L’acquisto di casa

Anche se comprata in comunione dei beni, l’acquisto di una casa fa sempre scattare il redditometro, in quanto bene di lusso per eccellenza. Nel caso di acquisto da parte di una coppia di sposi in regime di comunione dei beni, non rileva tanto la circostanza che il bene sia in comproprietà di entrambi (e che quindi la proprietà sia divisa tra marito e moglie in parti uguali), ma piuttosto la provenienza delle somme utilizzate per il pagamento del prezzo: conta cioè l’esborso effettuato per l’acquisto che costituisce l’unico elemento indiziario che consente di giustificare l’accertamento a carico di entrambi o di uno soltanto dei coniugi.

La polizza vita

Nella stessa sentenza appena citata la Cassazione ha ritenuto legittimo l’accertamento fiscale basato sui premi eccessivi per le polizze vita. Di tanto abbiamo parlato in Polizza vita: così ti frega il fisco.

Auto d’epoca

Anche le auto d’epoca, sebbene non prestanti come una Maserati, possono far scattare l’accertamento fiscale. A dirlo è sempre la Suprema Corte che ha confermato la validità di un accertamento sintetico basato sul possesso di alcune auto d’epoca da parte di un contribuente, rappresentando queste un indice di capacità contributiva. Le auto storiche formano oggetto di ricerca e di collezionismo fra gli appassionati del settore e per tali beni la manutenzione comporta rilevanti costi, in ragione della necessità di riparazione e sostituzione dei componenti soggetti a usura e del difficile reperimento sul mercato dei pezzi di ricambio.

Telepass

Sei passato troppe volte in un mese dal casello autostradale nella corsia riservata al Telepass? L’estratto conto della tua carta di credito attesta che sei una persona che viaggia molto. Se per affari o divertimento non importa: ciò che conta è – secondo la Cassazione – che ogni spostamento richiede soldi. E così subirai il redditometro anche in questo caso. Leggi Telepass: così ti frega il fisco.

Mutuo elevato

L’ultimo modo con cui ti frega il fisco è il mutuo per la prima casa quando la rata è troppo elevata. Anche i debiti insomma giustificano l’accertamento fiscale: alla fine nessuno si fa un mutuo con una rata di mille euro se ne guadagna appena 1.200 al mese. E questo si insegna alle scuole elementari.

Un bollo auto progressivo, più caro per le macchine maggiormente inquinanti. E' questa l'ipotesi già ventilata a giugno dal Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e che ora è sul tavolo della Commissione ambiente del Senato. L'idea è quella di calcolare il costo del bollo in base al tasso di inquinamento del veicolo e non più in base alla potenza del motore. Più l'auto inquina, quindi, più la tassa sul bollo sarà elevata. Ad essere penalizzate saranno dunque le auto di categoria Euro 3, altamente inquinanti.

"Questa ipotesi - spiega Laura Puppato, senatrice Pd e componente della Commissione ambiente del Senato - rientra in una prima fase di avvio di un tipo di valutazione economica basata non sono sul PIL, ma anche sulla sostenibilità e sulla giustizia ambientale. Il 2017 è stato il primo anno in cui alcuni indicatori del Benessere Equo e Sostenibile sono entrati nella manovra finanziaria". Un approccio che la senatrice definisce "rivoluzionario". L'iniziativa rientra dunque nel tentativo di sensibilizzare la società al tema della sostenibilità. "La speranza - conclude la senatrice Puppato - è che questa iniziativa possa essere inserita nella Legge di Bilancio 2018". Se così fosse, la novità verrebbe adottata già il prossimo

Strano a dirsi, ma anche avere troppi soldi sul conto corrente potrebbe non essere tanto sicuro. Allora è meglio "diversificare", nel senso di "frammentare il deposito in più rapporti bancari".

Uno di questi è il fallimento della banca. In particolare, "in presenza di una situazione di indebitamento bancario, la legge prevede un ordine gerarchico 'di rischio', dove i primi della lista sono coloro che perderanno subito i soldi: gli azionisti, i detentori di altri titoli di capitale, gli altri creditori subordinati, i creditori chirografari e, solo alla fine, le persone fisiche e le piccole e medie imprese titolari di depositi per l’importo eccedente i 100.000 euro. Il consiglio è quindi quello di tenere il conto corrente al di sotto di 100mila euro in modo da non rischiare neanche un euro in caso di fallimento della banca".

C'è anche il problema dell’inflazione che determina una perdita di potere d’acquisto. Il consiglio dunque è di "buttarsi in forme di investimento a basso rischio come titoli di Stato oppure obbligazioni emesse da banche solide".

Il pignoramento del conto corrente è un altro aspetto da tenere presente. Per lavoratori dipendenti e i pensionati il pignoramento parte solo per importi superiori a 1.345,56 euro, ossia tre volte l’assegno sociale, dunque, lasciando il conto sotto tale tetto non si rischia alcunché, fermo restando il pignoramento delle successive mensilità" con ulteriori limiti.

Ci sono poi i rischi connessi alla crisi economica con lo "spettro dell’imposizione fiscale, attuata con decretazione di urgenza". Poter disporre di "un investimento resistente alle fluttuazioni dei mercati (di solito l’oro o gli immobili)" sarebbe l'ideale.

Bisogna infine considerare le agevolazioni fiscali perché sui conti corrente con una giacenza media annua inferiore a 5mila euro non si deve pagare l’imposta di bollo.

"Parlare di questa stagione mi mette tanta tristezza. Ad oggi la vendemmia registra dati negativi in tutte le regioni. La situazione è ancora più pesante del -24% che abbiamo stimato qualche giorno fa". Lo ha detto il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella.

"Aborro quando sento alcuni colleghi parlare di annata del secolo, è un'annata povera anche sul piano qualitativo: gli enologi non devono seguire logiche di mercato né cercare di indorare la pillola, non è utile per nessuno", aggiunge.

"Il mio non è un de profundis e sono tutto meno che catastrofista - ha aggiunto il presidente degli enologi italiani -, ma la situazione è questa e vi posso garantire che in Spagna e in Francia lo scenario è simile. In questo momento, a fronte di un innalzamento del grado zuccherino, riscontriamo comunque un'altissima acidità. E questo è molto anomalo".

giift

Leggi Il Periodico News - NOVEMBRE 2017

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