Martedì, 16 Ottobre 2018

Il maltempo che si è abbattuto sulla Sardegna fa salire il conto dei danni causati in Italia dalle calamità naturali che negli ultimi venti anni hanno provocato perdite per 48,8 miliardi di euro. E' quanto emerge da un'analisi della Coldiretti su dati dell'Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di disastri naturali, secondo cui gli eventi estremi, hanno provocato solo quest'anno all'agricoltura danni per 600 milioni di euro.

L'Italia si colloca tra i dieci Paesi più colpiti al mondo per alluvioni, siccità, tempeste, ondate di calore e terremoti che nel periodo considerato a livello planetario hanno ucciso complessivamente 1,3 milioni di persone e provocato perdite economiche per 2507 miliardi di euro, dei quali il 77% per diretta conseguenza dei cambiamenti climatici. 

Una tendenza confermata anche dal 2018 che si classifica fino ad ora al quarto posto tra gli anni più bollenti del pianeta facendo registrare una temperatura media sulla superficie della Terra e degli oceani superiore di 0,76 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo; una tendenza registrata anche in Italia dove la temperatura è superiore di 1,53 gradi rispetto alla media storica. 

Un processo, precisa la Coldiretti, accompagnato da una progressiva tropicalizzazione del clima con il moltiplicarsi di eventi estremi, che hanno provocato solo quest'anno fino ad ora danni all'agricoltura per 600 milioni di euro. 

Versare i propri risparmi in contanti o sotto forma di assegno in banca ora costa il 60% in più rispetto a inizio anno. Ma è un salasso anche prelevare allo sportello (48,02% in più), oppure all’ATM di un altro istituto di credito (+19,3%). Brutte notizie anche per chi ha una carta di credito, il cui canone annuo è cresciuto. A rivelarlo, nel suo ultimo osservatorio, è SosTariffe.it, che ha analizzato nel dettaglio tutti i costi che deve affrontare il titolare di un conto corrente per gestire il proprio patrimonio.

BANCHE ONLINE - Il picco dei costi riguarda le banche online, con poche filiali sul territorio nazionale. Rispetto a nove mesi fa, anche gli istituti bancari tradizionali fanno rilevare alcuni rincari, in particolare nel costo delle commissioni sui bonifici disposti in banca (11% in più). In compenso, è diventato del tutto gratuito l’accredito dello stipendio, che fino a gennaio costava in media 3 euro. Nel complesso si registra una tendenza all’aumento dei prezzi di alcuni servizi accessori al conto corrente e delle operazioni in filiale.

L'indagine ha preso in esame tutti i costi per usufruire delle funzionalità principali di un conto corrente, sostenuti a gennaio dai clienti di 17 banche italiane, e messi a paragone con i prezzi degli stessi servizi aggiornati a settembre 2018. Se prendiamo in considerazione le sole banche online, gli istituti cioè privi (o quasi) di una rete capillare di filiali sul territorio nazionale, notiamo come la voce che ha subito il maggior aumento in assoluto (60% in più) sia quella relativa ai versamenti di contanti e assegni: mentre a gennaio bastavano 0,55 euro ad operazione, oggi ne occorrono 0,88 euro.

Sono diventate molto più salate (circa il 48,02% in più) anche le commissioni necessarie per prelevare contanti allo sportello: da 1,77 euro in media di gennaio, ai 2,62 euro di settembre. Non va meglio ai clienti che decidono di prelevare in un ATM, soprattutto se di un’altra banca. Anche qui si registra un aumento pari al 19,30%: per ogni operazione spenderanno cioè 0,68 euro di commissione, mentre nove mesi fa ne avrebbero consumati solo 0,57 euro. Rappresentano una nota dolente anche i movimenti allo sportello (rincarati del 12,36%): da 1,78 euro di gennaio a 2 euro attuali. Anche il canone annuo della carta di credito è cresciuto (del 5,40%): a gennaio si aggirava intorno ai 12,22 euro annui, mentre ora è a 12,88 euro ogni dodici mesi.

Alcune voci di spesa sono rimaste del tutto immutate nel corso dell’anno: come il canone annuo di tenuta conto, l’accredito dello stipendio o i movimenti online sul proprio gruzzoletto, che erano e restano in media gratuiti. Inalterati anche i bonifici online, il prelievo dalla propria banca anche nel resto dell’Ue, e i costi per le domiciliazioni delle utenze domestiche. Il canone annuo della carta di debito, era e resta di 2 euro, in media.

Inoltre, ci sono anche novità positive per chi ha scelto di aprire un conto corrente in una banca online: i costi dei singoli assegni sono scesi molto (circa il 40% in meno) e da 0,05 euro di gennaio ora si attestano intorno agli 0,03 euro. Si risparmia (circa il 10,98%) anche sui bonifici disposti allo sportello, i quali da 2,55 euro ora costano 2,27 euro.

BANCHE TRADIZIONALI - Esaminando, invece, i costi sostenuti dai clienti delle banche tradizionali, ci si accorge come i rincari siano davvero molto più esigui. Più di tutti (11%) è lievitato il prezzo dei bonifici allo sportello (salito da 3,91 a 4,34 euro). È cresciuto inoltre il canone annuo per la carta di credito, che a gennaio si aggirava intorno ai 37,50 euro, mentre ora è balzato a 39,87 euro. In salita (4,84%) anche il canone annuo di tenuta conto (nove mesi fa era in media di 27,47 euro, oggi è di 28,80 euro) e il prelievo ATM da un'altra banca, aumentato del 4,55% da 1,54 a 1,61 euro.

Restano pressoché immutate la gran parte delle voci di spesa: dai movimenti allo sportello, fermi a 1,44 euro, ai movimenti online, da sempre gratuiti come il prelievo ATM dalla propria banca. Si pagano le stesse cifre per effettuare bonifici online (cioè 0,78 euro) e per la domiciliazione delle utenze (in media 0,10 euro). È interessante notare come nel corso dell’anno i conti correnti delle banche tradizionali siano diventati nel complesso più convenienti. Il costo di accredito dello stipendio, ad esempio, è stato del tutto abbattuto: mentre a gennaio era in media di 3 euro, oggi è gratuito, con un risparmio del 100%.

Anche prelevare contanti allo sportello costa molto meno (il 21,21%): da 1,32 euro di gennaio a 1,04 euro di settembre. È calato in modo significativo il canone annuo delle carte di debito (il 18,18% in meno): nove mesi fa avremmo speso 2,75 euro l'anno, mentre ora ne bastano 2,25. Infine anche prelevare da altri paesi dell'Unione europea ci costa meno (11,69 %): da 1,54 euro di inizio anno a 1,36 euro attuali.

Alta tensione oggi sui mercati, dopo la bocciatura da parte dell'Ue del Def venerdì scorso. Lo spread Btp-bund decennale rallenta a 304, a fine mattinata, dopo un massimo a 310. Venerdì in chiusura lo spread era a 279.

La corsa del rendimento dei buoni italiani è arrivata fino al 3,60% (3,56% alle 13,00), un livello che non veniva toccato dal febbraio 2014, ben prima che la Banca centrale europea lanciasse il programma di acquisto dei titoli di Stato che ha fatto crollare ovunque i rendimenti nell'Eurozona. 

Debole anche l'euro che scambia a 1,147 sul dollaro. 

Pressione anche sui titoli di Stato sulla parte a breve della curva dei rendimenti: lo spread sul Btp a cinque anni è volato a 300 punti base, a brevissima distanza dal 10 anni con un appiattimento della curva dei rendimenti che segnala l'allarme crescente dei mercati. Il livello toccato oggi rappresenta un massimo dallo scorso maggio, quando la formazione del governo aveva esposto l'Italia ad un'elevata tensione sui mercati.

Continua la discesa di Piazza Affari, in calo del 2,5% a 19.835 punti, ai minimi da aprile 2017. Il comparto più penalizzato è quello delle banche, con il Ftse Italia Banche in perdita del 4% (-3,6% quello relativo al settore finanziario), che paga uno spread fra Btp e bond decennali salito sopra i 300 punti, dopo il richiamo dalla Commissione Ue, che ha definito il Def un "motivo di seria preoccupazione".

È scattata oggi la stangata sulle bollette gas e luce come annunciato qualche giorno fa dall'Autorità di regolazione per l'Energia, Reti e Ambiente. Pur in presenza del blocco degli oneri generali elettrici, l'autorità per l'energia (Arera), ha annunciato che la spesa per l'energia per la famiglia tipo in tutela registrerà un incremento del 7,6% per l'energia elettrica (+1,5 cent€/kWh) e del 6,1% per il gas naturale (+4,78cent€/Smc) rispetto alla spesa del terzo trimestre.

LE SPESE - Secondo l'Arera, per l'elettricità la spesa (al lordo tasse) per la famiglia-tipo nell'anno scorrevole (compreso tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018) sarà di 552 euro, con una variazione del +6,1% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell'anno precedente (1° gennaio 2017 - 31 dicembre 2017), corrispondente a un aumento di circa 32 euro/anno. Nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta gas sarà di circa 1.096 euro, con una variazione del +5,9% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell'anno precedente (1° gennaio 2017 - 31 dicembre 2017), corrispondente a circa 61 euro/anno.

PERCHE' AUMENTANO LE TARIFFE - La decisione, ha spiegato l'Arera, è stata dettata dall'"eccezionale situazione di tensione nei mercati energetici in Europa", determinata da diversi fattori, tra cui "le sostenute quotazioni internazionali delle materie prime energetiche (i prezzi di riferimento per l'Europa del gas naturale e del carbone risultano in aumento del 13% e del 12%); l'aumento dei prezzi del gas trasportato via mare (GNL) sui mercati asiatici che limita in prospettiva l'offerta di gas naturale disponibile per l'Europa; la crescita senza precedenti del prezzo dei permessi di emissione di anidride carbonica (CO2, +29% negli ultimi tre mesi rispetto al trimestre precedente), e l'incertezza legata allo stop totale o parziale di 22 reattori nucleari su 58 in Francia, per manutenzione o limitazioni nell'uso dell'acqua per la refrigerazione degli impianti a causa delle elevate temperature estive".

"Per far fronte ai forti aumenti dei prezzi delle materie prime energetiche e delle quotazioni all'ingrosso dell'energia elettrica e del gas che hanno raggiunto in Italia e in Europa livelli record, per l'elettricità l'Arera ha deciso di rinnovare il blocco degli oneri generali di sistema - ha sottolineato l'Arera -. Già in occasione dell'aggiornamento di fine giugno, gli oneri generali erano stati notevolmente diminuiti per attutire l'impatto dell'aumento del prezzo dell'energia. Ciò avrebbe dovuto comportare un aumento per recuperare il gettito perduto. Con questa manovra l'Autorità utilizza nella misura massima possibile la sua azione di 'scudo', rinviando di un ulteriore trimestre il rialzo necessario degli oneri. L'effetto complessivo di questa manovra è il contenimento della spesa per i consumatori elettrici, domestici e non domestici, di circa un miliardo di euro (per tutto il 2018), a beneficio sia del mercato libero che di quello tutelato".

L'allarme maltempo colpisce i vigneti dove è in pieno svolgimento la vendemmia favorita dal lungo periodo di caldo. E' quanto afferma la Coldiretti in relazione all'allarme della protezione civile che riguarda importanti regioni vitivinicole, tra le quali  l'Oltrepò Pavese. Un brusco cambiamento dopo un lungo periodo di bel tempo che ha favorito le operazioni di raccolta, aumentato il contenuto in succo degli acini e incrementato i contenuti zuccherini. La vendemmia, ricorda la Coldiretti, quest'anno prevede una produzione complessivamente in aumento tra 10% e il 20% con circa 46/47 milioni di ettolitri, rispetto ai 40 milioni dello scorso anno, che garantisce all'Italia il primato mondiale. 
 Il tutto in un 2018 che registra il record storico delle esportazioni di vino Made in Italy con un aumento del 5,9% rispetto allo scorso anno. 

Primo test in Europa per la manovra dopo la pubblicazione della nota di aggiornamento del Def. "Adesso cercherò di spiegare quello che sta accadendo e come è formulata la manovra", ha detto il ministro entrando all'Eurogruppo e rispondendo alle domande dei giornalisti. Il ministro ha invitato i partner europei a stare "tranquilli", e ha anche rassicurato sul fatto che "il debito/pil scenderà" nel 2019.

Ma il percorso per il ministro dell'Economia sembra tutt'altro che in discesa. "Aspettiamo la bozza di legge di stabilità" ma "a una prima vista" i piani di bilancio italiani "non sembrano compatibili con le regole del Patto", dice il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis entrando all'Eurogruppo. "Ci sono regole e sono uguali per tutti perché i nostri futuri" di Paesi dell'Eurozona "sono legati" - avverte il ministro dell'economia Bruno Le Maire rispondendo a una domanda sull'Italia. "Noi riduciamo il debito, rispettiamo le regole e stiamo sotto il 3% non per soddisfare la Commissione Ue ma perché crediamo che ridurre la spesa pubblica, introdurre riforme sia buono per i francesi", ha aggiunto.

Prplessità anche anche dal commissario agli affari economici, Pierre Moscovici: "Per il momento quello che so è che il deficit del 2,4%, non solo per l'anno prossimo ma per tre anni, rappresenta una deviazione molto, molto significativa rispetto agli impegni presi" dall'Italia.

Parole, queste di Moscovici, che mettono in allarme i mercati: lo spread vola a 282 punti e Piazza Affati chiude in calo

Tria potrebbe rientrare già stasera a Roma da Lussemburgo al termine dell'Eurogruppo in anticipo, dunque, rispetto alla consueta missione di due giorni che prevede per martedì anche la riunione Ecofin. Al suo posto potrebbe quindi partecipare al vertice dei ministri economici dell'Unione il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera. Il ministro potrebbe rientrare per chiudere il lavoro sulla nota di aggiornamento al Def prima della trasmissione al Parlamento.

"Abbiamo gettato le basi per una manovra seria e coraggiosa, che guarda alla crescita nella stabilità dei conti pubblici", scrive su Facebook il premier Giuseppe Conte. "Una manovra che vuole offrire una risposta alla povertà dilagante, ai pensionati, alle famiglie, ai risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie, che non taglia un euro al sociale né alla sanità. Una manovra che inizia ad abbassare le tasse e che scommette sul più grande piano di investimenti della storia repubblicana. Una manovra che segna la svolta per il rilancio del Paese e lo sviluppo sociale", aggiunge.

"I soldi ci sono basta farli girare" così il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini parla a Genova delle coperture della manovra finanziaria. "Se la gente lavora, investe, spende la gente compra e paga le tasse; lo Stato incassa di più e il debito diminuisce".

 Il punto non è sforare in termini di deficit, il punto è spiegare lo sfioramento se lo sforamento comporta più crescita e più occupazione per il Paese, cosa che renderebbe sostenibile la manovra per ridurre il debito e per incrementare crescita e occupazione - dice il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, chiarendo a Radio Capital la sua posizione su Def e reazione dei mercati - Questo è il messaggio: se lo è spiegatelo caro Governo, se non lo è correte ai ripari e modificate la vostra linea di azione perché se fosse solo ricorso al deficit per fare i punti che sono oggetto dei fini di Governo, quindi incremento del debito pubblico, né il mercato ci farà uno sconto né l'Europa". Il ministro Giovanni Tria "in linea teorica dice cose condivisibili bisogna però entrare nel merito dei provvedimenti. Quanto in termini di risorse questa manovra prevede per la crescita, con quali provvedimenti? Quale è il quantum delle risorse legato allo sviluppo ed alla crescita?".

Il 60% della produzione di vino made in Italy è cooperativo. Il dato economico emerge in occasione del "Gran Nazionale Premio Vino della Cooperazione - Gino Friedmann" in programma a Nonantola (Modena) sabato 29 settembre presso il Palazzo della Partecipanza Agraria. Dall'analisi di presentazione del concorso, organizzato dall'associazione culturale "Emilia storie di territori e di comunità" e dedicato al padre fondatore del movimento cooperativo vitivinicolo italiano Gino Friedamann, è indicato inoltre che nella top 10 delle più grandi aziende la metà sono cooperative. Viene specificato anche che in 498 cantine cooperative, con 148mila soci aderenti, un giro d'affari di 4,3 miliardi (il 40% del fatturato nazionale), lavorano quasi 10mila persone (dati report Mediobanca 2017). La leadership - si legge nella nota - è presente nelle Dop e Igp: sono cooperativi il 90% del Teroldego, l'80% del Soave, il 62% del Valpolicella e il 50% del Montepulciano (dati Ismea). Le etichette in gara per vincere la sesta edizione del premio definito come "Oscar del vino cooperativo" sono 43 presentate da 9 differenti produttori: Cantine di Carpi e Sorbara, Caviro, Cevico, Riunite Civ, Santa Croce, Terra di Brisghella, Valtidone, per l'Emilia Romagna, Valpolicella Negrar del Veneto e Tollo dall'Abruzzo. La giuria diretta da Giorgio Melandri - precisano gli organizzatori - ha degustato alla cieca, seguendo parametri di tipicità, classicità, stile, rapporto qualità prezzo

Non si arresta la crescita degli agriturismi in Italia. Confermando un trend che va avanti da almeno 10 anni, nel 2017 le aziende agrituristiche autorizzate sono 23.406 (+3,3% sul 2016), mentre i clienti sono arrivati a 12,7 milioni (+5,3%). Un settore, si legge nel report Istat dedicato, che nel 2017 vale 1,36 miliardi di euro (+6,7% sul 2017).

Se si guarda ai dieci anni precedenti, la sensazione è quella di un vero e proprio boom, con tassi di crescita tutti in doppia cifra: +32% il numero di aziende, +40% i posti letto, +66,7% le piazzole di sosta, +37% i posti a sedere e, soprattutto, una crescita del 54% del numero delle presenze. Per quanto riguarda il valore economico del settore, tranne una flessione nel 2012, la traiettoria è di crescita costante, da 1,08 miliardi nel 2007 agli 1,36 del 2017 (+23,5%).

Cambia, anche se lentamente, la fisionomia degli agriturismi. Secondo il rapporto Istat sulle aziende agrituristiche italiane, quelle gestite da donne registrato una maggiore crescita rispetto a quelli a conduzione maschile (+4%, contro il 2,9%), con un incremento soprattutto al Sud (+7,9%) grazie al +20,% della Sicilia ed al +16% della Calabria. Attualmente oltre un'azienda su tre è 'rosa' (il 36,2%), con la maggior concentrazione in Toscana (il 39,2%). Ma gli agriturismi si evolvono anche migliorando la qualità della propria produzione, con quelli certificati Dop e Igp che passano fra il 2011 ed il 2016 da 791 a 2.533 unità. Allo stesso tempo, prosegue la tendenza a differenziare la tipologia delle attività agrituristiche offerte: "8.225 aziende svolgono sia alloggio sia ristorazione, 10.757 offrono oltre all'alloggio altre attività agrituristiche e 1.987 propongono tutte le quattro tipologie agrituristiche (alloggio, ristorazione, degustazione e altre attività)", si legge nel rapporto dell'Istat

La liberalizzazione del commercio introdotta dal governo Monti, concedendo la facoltà ai negozianti di stare aperti 24 ore su 24 per 365 giorni l'anno, domeniche e festivi compresi, ha contribuito, in 6 anni, alla chiusura di 55.951 negozi di piccole e medie dimensioni, con superfici inferiori ai 400 mq. Ma non solo, nello stesso periodo che va dal 2011 al 2017, i megastore, al contrario, sono aumentati di oltre 2.400 unità in Italia. E' quanto emerge da un'elaborazione condotta da Confesercenti su dati Istat e Mise in vista del round di audizioni che si svolgerà a partire da martedì prossimo, il 25 settembre, alla commissione Attività produttive della Camera, su cinque proposte di legge in tema di liberalizzazioni per abrogare o modificare le norme contenute dal decreto Salva Italia.

In particolare, la Confesercenti rileva che con la totale "deregulation" degli orari e dei giorni di apertura, complice naturalmente il calo dei consumi delle famiglie, ad aver subito il maggiore contraccolpo sono stati soprattutto gli esercizi commerciali di dimensioni più piccole: quelli con una superfice inferiore ai 50 metri quadri hanno registrato 31.594 chiusure; a seguire quelli tra i 50 e 150 mq con - 22.873. Perdite di gran lunga inferiori per i negozi tra 150 e 250 mq (-754) e tra 250 e 400 mq (-730). In controtendenza risultano quindi i megastore con 2.419 nuove aperture.

Lo scenario si riflette, di conseguenza, sulle quote di mercato dei consumi commercializzati. La Gdo nei 6 anni considerati ha guadagnato 7 miliardi pari ad un incremento di circa il 3% a danno dei piccoli. Nel 2011 infatti la Gdo aveva una quota di mercato pari al 57,7%, salita nel 2016 al 60,2%, laddove il comparto 'tradizionale', nel medesimo periodo, è passato dal 29,8% al 27,2%. In crescita anche il commercio online che ha guadagnato il 2,5 punti percentuali passando da una quota dell'1,9% al 4,4%. Mentre altre forme di commercio hanno perso terreno passando dal 10,6% a 8,2%.

La liberalizzazione inoltre, secondo l'indagine di Confesercenti, ha inciso negativamente sull'occupazione complessiva del settore senza creare posti di lavoro aggiuntivi: tra il 2012 e il 2016 infatti, gli occupati del commercio sono passati da 1.918.675 a 1.888.951 con una perdita di 29.724 posti di lavoro.

Un calo dovuto soprattutto alla morìa di piccoli negozi. A spingere il dato verso il basso è infatti il crollo dei lavoratori indipendenti, cioè imprenditori e collaboratori familiari, che in questi quattro anni sono diminuiti di oltre 62mila unità, e la flessione degli esterni (imprenditori della consulenza e altro, che appoggiavano la rete dei negozi di vicinato) che invece perdono oltre 17mila posti di lavoro. Un’emorragia di occupazione che la crescita dei dipendenti (+47mila) e dei lavoratori temporanei (oltre 3.400 in più) non è riuscita a compensare.

Chiude la fabbrica del caffè Hag e Splendid. Oggi il gruppo Jde ha annunciato che dal primo gennaio 2019 chiuderà il sito produttivo di Andezeno, vicino a Torino, con il conseguente licenziamento di tutti i 57 dipendenti. Acquistata nel 2015 dalla multinazionale, la fabbrica piemontese è l'unico sito in Italia dove si producono il caffè Hag e Spendid. Con la cessazione delle attività dal 2019, invece, la produzione verrà trasferita in altre fabbriche europee. "Una decisione stabilita dall'alto senza la possibilità di discutere soluzioni alternative", riferisce  la segretaria della Uila di Torino Manuela Vendola, lamentando la perdita di "due fiori all'occhiello del mercato italiano".

Da qui la proclamazione di due giornate di sciopero e dello stato di agitazione da parte dei sindacati Uila e Flai, i quali ritengono che la scelta di chiudere il sito di Andezeno sia "scellerata perché in quello stabilimento si producono due prodotti storici per il mercato italiano, il caffè Splendid e l'Hag, si licenziano tutti i dipendenti e si spostano le produzioni negli altri stabilimenti europei. Si aprirà un grosso problema per i 57 dipendenti e per un territorio che già ha gravi problemi occupazionali". Per questo motivo Flai Cgil, Uila Uil e Rsu chiedono "l'immediato ritiro dell'apertura della procedura di licenziamento collettivo" e "di riaprire un tavolo sindacale per trovare soluzioni che prevedano il mantenimento dell'occupazione".

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