Giovedì, 23 Novembre 2017

Vi proponiamo la storia di un post che sta diventando virale su Facebook in queste ore. Viene attribuito al giornalista Pier Michele Girola, ex caporedattore de Il Sole 24 Ore e di Famiglia Cristiana, ex direttore del quotidiano Il Biellese. Commentando un articolo de La Stampa sullo sciopero dei dipendenti Amazon di Piacenza nel giorno del Black Friday avrebbe scritto l’infelice frase: «Andrebbero fucilati».

Al momento, il post originale non compare sulla sua pagina Facebook che, tuttavia, è inondata da screenshot dello stesso post (con tanto di sottolineature delle sue mansioni che ha ricoperto nel corso della sua carriera) proposti come commento di tutti i suoi interventi più recenti sul social network. Insomma, è in atto quello che – nel gergo del web – viene definito shit storm.

Attualmente, Pier Michele Girola è presidente della 2c Edizioni, ma ha lavorato anche come cronista de La Stampa e de La Gazzetta del Popolo. Oltre a ricoprire, come già detto, incarichi di responsabilità a Il Sole 24 Ore e a Famiglia Cristiana. Insomma, una voce autorevole, specialmente in materia di economia. Se fosse vero, il suo post originale sarebbe davvero inopportuno e dai toni  inutilmente violenti.

Sul suo profilo Facebook, nel frattempo, stanno comparendo tantissimi commenti di utenti che lo invitano, nella migliore delle ipotesi, a scusarsi e a ritrattare l’affermazione riguardante i dipendenti della sede Amazon di Piacenza. Per il resto, gli utenti dei social network non gli hanno risparmiato offese e minacce.

Barbieri e parrucchieri, insieme alle lavanderie dichiarano al fisco ricavi troppo bassi che, per oltre la metà dei casi, risultano fuori linea - ''non congrui'' - con i parametri degli studi di settore: rispettivamente per il 55 e il 52% dei casi. Seguono i fiorai (47%).
E' quanto risulta in base agli ultimi dati statistici dell'Agenzia delle Entrate che mostrano, poi, che molti dei non regolari si adeguano con la dichiarazione dei redditi alle soglie minime indicate dal fisco.
I dati generali, che sommano tutte le categorie, registrano comunque quasi un milione di ''irriducibili'', pari al 28% del totale dei 3,2 milioni di contribuenti sottosposti agli ''studi'' che non sono in regola e non si adeguano con questi parametri. Alcune curiosità emergono dai dati: le discoteche, regolari al 58%, dichiarano al fisco informazioni contraddittorie e nel 95% dei casi risulta essere 'incoerenti'.

Dal 2019 l'età di pensionamento salirà a 67 anni per tutti tranne che per 15 categorie di lavori gravosi che saranno esentate dall'aumento di 5 mesi sia per accedere alla pensione di vecchiaia che per quella anticipata che resteranno dunque rispettivamente a 66 anni e 7 mesi di età per la prima e a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne. E' questo l'effetto maggiore delle modifiche che il governo ha messo nero su bianco in un documento vistato da Cisl e Uil contraria la Cgil.

CATEGORIE ESENTATE: immediata esenzione di 15 categorie di occupazioni particolarmente gravose dall’innalzamento previsto per il 2019 del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia e del requisito contributivo per la pensione anticipata: 11 categorie già individuate ai fini dell'Ape sociale e 4 categorie aggiuntive con particolari indici di infortunistica e di stress da lavoro correlato (operai e braccianti agricoli, marittimi, addetti alla pesca, siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi tra i lavori usuranti di cui al decreto legislativo n. 67 del 2011). L’esenzione è condizionata allo svolgimento di attività gravose da almeno sette anni nei dieci precedenti il pensionamento, nonché, al fine degli effetti per il requisito anagrafico, al possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni.

ASPETTATIVE DI VITA: con effetto dallo scatto biennale del 2021 sarà messa mano ad una revisione strutturale del meccanismo di calcolo dell'adeguamento alle aspettative di vita che avverrà ora sulla base della media della speranza di vita nel biennio di riferimento rispetto a quella del biennio precedente. Lo scatto di età però non potrà superare il limite massimo di 3 mesi per ciascun adeguamento, da riassorbire con l’adeguamento successivo nel caso si sia registrato un incremento superiore. Sarà assorbita nel biennio successivo invece l'eventuale riduzione della speranza di vita.

COMMISSIONI SCIENTIFICHE: sarà insediata e a breve una doppia commissione che dovrà concludere i lavori entro il 30 settembre 2018 sia per la rilevazione su base scientifica della gravosità delle occupazioni, sia per la separazione della previdenza dall'assistenza. I gruppi di lavoro saranno presieduti dall’Istat e composti da rappresentanti del ministero dell’Economia e delle finanze, del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, del ministero della Salute, di Inps e Inail oltre che dai datori di lavoro e dai sindacati.

APE SOCIAL: il governo si impegna a garantire l’ampliamento della platea alle nuove categorie di attività gravose e l’allargamento, fino a un massimo di un anno per ogni figlio entro il limite massimo di 2 anni, dei requisiti di accesso alle prestazioni per le lavoratrici con figli, al fine di avviare il processo di superamento delle disparità di genere e dare primo riconoscimento al valore sociale del lavoro di cura e di maternità svolto dalle donne. A questo associa, in vista di una possibile proroga, l’accantonamento in un apposito fondo dei risparmi di spesa, come eventualmente accertati per gli anni 2019 e seguenti.

Un ricorso collettivo contro l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni. Lo annuncia il Codacons, che a partire da oggi raccoglie le adesioni dei cittadini all’azione legale che sarà presentata dinanzi al Tar del Lazio. Il previsto scatto a 67 anni nel 2019 dell’età pensionabile adeguata all’accresciuta speranza di vita, infatti, denuncia il Codacons “determinerà un danno patrimoniale e morale evidente per migliaia di persone, in particolare per quei cittadini che nel 2019 sarebbero potuti andare in pensione col precedente limite di età, 66 anni e 7 mesi, e che avevano fatto progetti di vita in tal senso”. Da qui l’iniziativa del Codacons di avviare un ricorso collettivo al Tar del Lazio per tutti gli aspiranti pensionati nel 2019 per ottenere l’annullamento del decreto con cui il governo provvederà a ufficializzare lo scatto previa rimessione alla Corte Costituzionale della questione di legittimità costituzionale della normativa a monte. A partire da oggi, dunque, il Codacons raccoglierà sul proprio sito internet la preadesione di tutti i cittadini interessati, senza alcun impegno, ad aderire al futuro ricorso collettivo contro l’innalzamento dell’età pensionabile.

Nuove regole per distanziare gli scioperi perché due al mese sono un danno enorme per l'utenza. Ad annunciarlo è il Garante per gli scioperi, Giuseppe Santoro Passarelli, in un’intervista a Radio InBlu, con riferimento ai prossimi scioperi nel trasporto pubblico locale del prossimo 5 dicembre. “Registriamo un numero elevato di scioperi in pochi mesi, questo perché le regole attuali consentono ai sindacati di qualunque entità, di qualunque rappresentatività di proclamare lo sciopero purché rispettino l’intervallo di dieci giorni", dichiara Passarelli. "Noi, come Autorità, proprio per ridurne il numero, stiamo predisponendo, seguendo le procedure della legge, una nuova regolamentazione (e sarebbe un risultato enorme) per distanziare - spiega Passarelli - l’intervallo tra uno sciopero e l’altro, così da evitare, in città in particolare sofferenza come Roma o Napoli, di avere due scioperi al mese”.

Doveva essere la festa dei consumatori. Ma per Amazon Italia la giornata di domani rischia di trasformarsi nel venerdì più nero dell'anno. I lavoratori del centro di smistamento di Castel San Giovanni, hanno scelto il Black Friday, giornata consacrata al culto dello shopping online, per incrociare le braccia con l'obiettivo di chiedere un migliore trattamento economico. Lo sciopero comincerà venerdì mattina e "terminerà all'inizio dello stesso turno del 25 novembre", hanno fatto sapere Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Ugl terziario in una nota congiunta, annunciando la protesta nelle ore più calde per l'e-commerce. Le consegne del gigante di Seattle, tra i primi a introdurre il culto del Black Friday nel Belpaese, rischiano così di subire notevoli ritardi. La protesta dei dipendenti, rimarcano i sindacati, è stata indetta per chiedere un migliore trattamento economico. Nell'hub emiliano lavorano circa 4mila persone, la metà con contratto a tempo indeterminato e altrettanti con contratti di somministrazione.

Le rappresentanze denunciano ritmi lavorativi che "non conoscono discontinuità", sottolineando che il confronto con l'azienda che fa capo a Jeff Bezos è durato circa un anno senza però produrre risultati. "Le produttività richieste sono altissime e il sacrificio ulteriore richiesto (straordinari obbligati, lavoro notturno ormai strutturale su quasi tutto l'anno e nel periodo di picco organizzato su 6 giorni settimanali, lavoro domenicale…) non trova incremento retributivo oltre i minimi del contratto collettivo nazionale", lamentano i sindacati, sottolineando che anche un premio una tantum per il picco natalizio "ha trovato il no deciso dei vertici aziendali a fronte di una crescita di Amazon Italia che è stata enorme". Per cui, "i soldi da redistribuire ci sono". Dal canto suo, il colosso statunitense ha provato a rassicurare i propri clienti. "Il centro di distribuzione di Amazon di Castel San Giovanni fa parte di un network italiano ed europeo. Restiamo focalizzati nel mantenere i tempi di consegna ai clienti per la giornata del Black Friday e per le giornate successive" si legge in una nota. Quanto ai salari, quelli dei dipendenti di Amazon "sono i più alti del settore della logistica e sono inclusi benefit come gli sconti per gli acquisti su Amazon.it, l'assicurazione sanitaria privata e assistenza medica privata".

 

La tredicesima mensilità, detta anche gratifica natalizia, è uno stipendio in più, dato dal datore di lavoro al dipendente o dall'ente al pensionato generalmente entro dicembre, prima di Natale. La data precisa dipende dal contratto Per alcuni viene rateizzata ogni mese in busta paga. La retribuzione aggiuntiva viene maturata sulla base dei giorni lavorati da gennaio a dicembre. Per alcuni, sulla base di quanto previsto dal contratto, viene rateizzata ogni mese in busta paga. Spetta ai lavoratori assunti con contratto determinato o indeterminato, ai pensionati anche con la minima e a chi ha la reversibilità. Non arriva a chi ha l'assegno di accompagnamento. Matura anche in caso di ferie, riposi, durante i periodi di assenza dal lavoro per assistere un familiare con la 104, malattia e infortunio, ma entro i limiti del periodo di comporto ossia del diritto a conservare il posto. Esclusi, invece, dal computo i giorni di congedo parentale, sciopero, malattia bambino, permessi e aspettative non retribuite, i compensi per gli straordinari, notturni o festivi a meno che abbiano carattere di continuità. Non vi stupite, però, se l'importo al netto risulta inferiore a quello dello stipendio. Il motivo? A differenza della retribuzione mensile è tassata e non beneficia di alcuna detrazione né per il lavoratore dipendente né per i familiari a carico. In caso di contratto part-time l'importo maturato è proporzionale all'orario di lavoro del dipendente. Per calcolarla in caso di lavoratori domestici, l'Inps mette a disposizione un simulatore online sul loro sito.

 

Dal 2019 l'età di pensionamento salirà a 67 anni per tutti tranne che per 15 categorie di lavori gravosi che saranno esentate dall'aumento di 5 mesi sia per accedere alla pensione di vecchiaia che per quella anticipata che resteranno dunque rispettivamente a 66 anni e 7 mesi di età per la prima e a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne. E' questo l'effetto maggiore delle modifiche che il governo ha messo nero su bianco in un documento vistato da Cisl e Uil contraria la Cgil.

CATEGORIE ESENTATE: immediata esenzione di 15 categorie di occupazioni particolarmente gravose dall’innalzamento previsto per il 2019 del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia e del requisito contributivo per la pensione anticipata: 11 categorie già individuate ai fini dell'Ape sociale e 4 categorie aggiuntive con particolari indici di infortunistica e di stress da lavoro correlato (operai e braccianti agricoli, marittimi, addetti alla pesca, siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi tra i lavori usuranti di cui al decreto legislativo n. 67 del 2011). L’esenzione è condizionata allo svolgimento di attività gravose da almeno sette anni nei dieci precedenti il pensionamento, nonché, al fine degli effetti per il requisito anagrafico, al possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni.

ASPETTATIVE DI VITA: con effetto dallo scatto biennale del 2021 sarà messa mano ad una revisione strutturale del meccanismo di calcolo dell'adeguamento alle aspettative di vita che avverrà ora sulla base della media della speranza di vita nel biennio di riferimento rispetto a quella del biennio precedente. Lo scatto di età però non potrà superare il limite massimo di 3 mesi per ciascun adeguamento, da riassorbire con l’adeguamento successivo nel caso si sia registrato un incremento superiore. Sarà assorbita nel biennio successivo invece l'eventuale riduzione della speranza di vita.

COMMISSIONI SCIENTIFICHE: sarà insediata e a breve una doppia commissione che dovrà concludere i lavori entro il 30 settembre 2018 sia per la rilevazione su base scientifica della gravosità delle occupazioni, sia per la separazione della previdenza dall'assistenza. I gruppi di lavoro saranno presieduti dall’Istat e composti da rappresentanti del ministero dell’Economia e delle finanze, del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, del ministero della Salute, di Inps e Inail oltre che dai datori di lavoro e dai sindacati.

APE SOCIAL: il governo si impegna a garantire l’ampliamento della platea alle nuove categorie di attività gravose e l’allargamento, fino a un massimo di un anno per ogni figlio entro il limite massimo di 2 anni, dei requisiti di accesso alle prestazioni per le lavoratrici con figli, al fine di avviare il processo di superamento delle disparità di genere e dare primo riconoscimento al valore sociale del lavoro di cura e di maternità svolto dalle donne. A questo associa, in vista di una possibile proroga, l’accantonamento in un apposito fondo dei risparmi di spesa, come eventualmente accertati per gli anni 2019 e seguenti.

Qualche spicciolo, pochi euro, o un pasto veloce e magari freddo. E' quello che si ritrovano in mano i giovani medici italiani "ridotti a paghe da fame". Una situazione allarmante denunciata sui social network, con molta rabbia, nei gruppi che danno voce alla frustrazione di una generazione di laureati e specializzati 'under 30' che non riesce a mettere insieme uno stipendio decente. Avevano sognato il camice bianco e si ritrovano ad elemosinare la paga dopo una giornata passata in ambulanza a salvare vite. Precari di lusso potrebbe dire qualcuno, ma questi ragazzi non hanno molta voglia di scherzare. Si parla della loro professione, che amano, e della loro vita che sfugge via.

Su Facebook il gruppo 'Giovani medici anti sfruttamento ', 2.800 utenti iscritti, raccoglie le storie e gli sfoghi dei dottori e delle dottoresse, spesso 'under 35'. Di chi ancora non è strutturato in ospedali o Asl, oppure sta aspettando per il posto nella scuola di specializzazione e cerca di lavorare e studiare. Sono tante le prime esperienze negative con il mondo del lavoro e le difficoltà nel sopravvivere tra offerte assurde e evidenti sfruttamenti spacciati come impieghi. "I social - spiega  il presidente del Segretariato italiano giovani medici Andrea Silenzi - raccontano tante realtà c'è un limbo nel passaggio dalla laurea al primo impiego. Nelle grandi città per i giovani medici alla ricerca di un lavoro ci sono molte trappole e situazioni poco chiare nelle cooperative che gestiscono alcuni servizi di emergenza urgenza. In molti ospedali -aggiunge - lavorano fianco a fianco camici bianchi strutturati e altri a contratto pagati per le ore di prestazioni. Fanno le notti e le guardie entrambi, ma sono pagati in modo diverso". "Il becchino e il medico - aggiunge Silenzi - non sono più lavori sicuri come una volta. C'è una grave crisi anche nel nostro settore. Colpa della mancata programmazioni a livello nazionale. Si straparla di mancanza di medici e poi ci sono tanti disoccupati o sfruttati. Le storie di colleghi pagati con pizza, birra o qualche altra cosa le conosciamo e capiamo la rabbia che sta montando sui social". Nel mondo dello sport, ad esempio, è diffusa l'abitudine di pagare pochi euro l'ora, quando la presenza di un medico in una struttura o sul campo di gara può essere determinante in caso di arresto cardiaco.

La generazione degli 'sfiorati' non ci sta ad essere messa nell'angolo. Lotta, denuncia e cerca una visibilità che può smuovere l'apatia della politica verso i giovani. Qualcosa sembra muoversi. La Commissione Bilancio del Senato ha approvato l’emendamento alla legge di conversione del decreto fiscale che stabilisce il diritto a un compenso minimo al di sotto del quale non si potrà scendere che deve essere "proporzionato alla qualità e quantità del lavoro". I giovani medici hanno aderito e "il 30 novembre saremo a Roma alla manifestazione per l'equo compenso - afferma Silenzi - si deve fermare lo sfruttamento delle partite Iva anche nel settore sanitario. Poi stiamo lavorando ad un Codice di comportamento per il giovane medico che potrò essere d'aiuto per muoversi nelle tante realtà locali e potrà dare dei punti di riferimento per evitare di cadere in situazioni anomale o al limite della legalità". Perché dopo una giornata in ambulanza non arrivi la proposta di una pizza e di una birra ma un assegno.

 “Qualora il contribuente riscontri un errato computo della parte variabile della tassa sui rifiuti effettuato dal Comune o dal soggetto gestore del servizio può chiedere il rimborso del relativo importo in ordine alle annualità a partire dal 2014, anno in cui la TARI è entrata in vigore”. Lo sottolinea il Ministero dell’Economia che ha diffuso una circolare in cui si illustra la corretta modalità applicativa della TARI, l’odiosa  tassa sui rifiuti gonfiata a dismisura per via di calcoli errati. Il nodo del discorso riguardava la quota variabile della tassa sui rifiuti, che doveva essere calcolata una sola volta. Così non è stato e  i Comuni che l’hanno applicata due o più volte devono rimborsare subito i contribuenti. L’errore è nato da un’errata considerazione delle  pertinenze dell’abitazione – garage, soffitta, cantina. Il chiarimento – ricorda il Mef – si è reso necessario a seguito del calcolo che alcuni Comuni hanno adottato, in base al quale la parte variabile della tassa è stata moltiplicata per il numero delle pertinenze. In questo modo sono risultati importi decisamente più elevati rispetto a quelli che sarebbero risultati applicando la quota variabile una sola volta. Una beffa a cui si potrà rimediare. Un atto dovuto.  “Un diverso modus operandi da parte dei comuni – è scritto nella circolare – non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’importo della TARI”. Gli italiani possono guardare indietro fino al 2014 e le richieste vanno presentate in carta semplice, senza troppe formalità; a patto di indicare tutti i dati che servono a «identificare il contribuente, l’importo versato e quello di cui si chiede il rimborso», specificando anche la pertinenza che ha generato l’errore.

 

 

giift

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