Martedì, 26 Maggio 2020

OLTREPÒ PAVESE – BRONI – CASTANA - «L’ANSIA PIÙ GRANDE È LA PAURA CHE NON SI TORNI MAI PIÙ ALLA VITA DI PRIMA»

La situazione di emergenza dovuta alla pandemia di Covid-19 mette a dura prova anche la salute psicologica. Le preoccupazioni e l’incertezza aumentano con l’aggiornamento quotidiano dei dati sul contagio e sulla letalità del virus, le abitudini sono drasticamente cambiate da marzo in poi e si sono limitate al minimo le attività e gli spostamenti al fine di contenere l’epidemia. Tutto questo ha portato sicuramente ai reazioni psicologiche differenti. Abbiamo rivolto qualche domanda alla dottoressa Isabella Brega, giovane psicologa e psicoterapeuta originaria di Castana che fa parte del team “per il sano comportamento alimentare” del Mondino di Pavia e di Milano per capire nel dettaglio quali sono i problemi e i rischi che il coronavirus ha portato.

Emergenza coronavirus: si sono rivolti in tanti a lei per superare questo momento critico?

«Sì, diverse persone si sono rivolte a me per effettuare consulenze telefoniche, perché stiamo vivendo un periodo molto difficile per una serie di motivi. Innanzitutto a causa della paura di contrarre il coronavirus. Si teme anche per i propri cari, soprattutto se sono particolarmente esposti al rischio del contagio, come gli operatori sanitari. A questo si aggiunge la difficoltà a rimanere a casa e ad organizzare le giornate in modo gratificante e produttivo».

Quali sono le maggiori paure che ha riscontrato tra i pazienti?

«Si riscontrano diverse paure o ansie. Oltre a quelle precedentemente citate, l’ansia che non si torni mai più alla vita di prima. Alcune persone temono di perdere il lavoro e già si immaginano a dovere ricominciare tutto da capo, anche se non sono più giovanissimi. Altre persone temono di perdere persone significative a causa di lutti o allontanamenti. Diverse coppie, infatti, stanno vivendo questo periodo di “convivenza forzata” o, al contrario, di “lontananza forzata” come una prova particolarmente difficile da superare».

Quali sono i rischi più grandi a livello mentale che questa pandemia ha portato o può portare, per giovani e meno giovani?

«I rischi più grandi a livello mentale, per tutti, rappresentano l’insorgenza o l’aggravarsi di disturbi d’ansia, depressione, disturbi alimentari e disturbo post-traumatico da stress. L’attuale situazione, caratterizzata da paura e da preoccupazioni, può generare facilmente uno stato d’ansia più o meno grave. Anche la tristezza risulta un’emozione particolarmente attuale, ad esempio a causa della lontananza dai nostri cari e in alcuni casi anche a causa della perdita dei nostri cari. L’insorgenza o l’aggravamento dei disturbi alimentari risultano invece associati ad una serie di motivi, tra i quali la limitata possibilità di praticare attività fisica e l’esposizione a grandi scorte alimentari. In generale, si riscontra un’elevata intensità di emozioni spiacevoli (ad esempio, paura e tristezza) e un’evidente difficoltà a gestirle in modo funzionale. Alcune persone presenteranno anche il disturbo post-traumatico da stress, caratterizzato da sintomi come ansia, alterazioni dell’umore, dell’attenzione e della memoria, legati all’esposizione ad un evento traumatico».

Cosa consiglia di fare in questo periodo in cui si è ancora costretti in casa?

«Innanzitutto attribuire un altro significato al rimanere a casa. Capisco perfettamente che non sia facile essere costretti a casa, a maggior ragione per un lungo periodo di tempo come questo, ma dobbiamo capire che lo facciamo per proteggerci, per tutelare la nostra salute e quella degli altri. Importante è anche pianificare la giornata, magari alla sera del giorno prima, imponendosi di andare a dormire e alzarsi ad orari regolari e abbastanza presto. Ogni giornata va pianificata inserendo attività fisica, che si può e si deve praticare a casa, e un’alimentazione equilibrata. Oltre a prendersi cura della propria salute e del proprio corpo, occorre occuparsi della propria mente attraverso attività stimolanti e piacevoli come leggere un buon libro, creare o cimentarsi in giochi di enigmistica e colorare mandala (motivi geometrici e disegni circolari, stampabili da Internet). Per aumentare il benessere psico-fisico, consiglio anche la pratica di mindfulness, utilizzata nella psicoterapia cognitivo comportamentale: su Internet si trovano video grazie ai quali praticare esercizi di questo tipo»

Guardiamo avanti, finita l’emergenza si proverà a tornare alla vita “normale”. Quali consigli si sente di dare per affrontare questo step?

«Ritengo opportuno iniziare a prepararsi alla “normalità”, pensando e magari scrivendo le attività che dobbiamo e vogliamo fare dopo questo periodo. Consiglio comunque di tornare alla vita “normale” in modo graduale perché dopo settimane trascorse giustamente a casa sono cambiate le nostre abitudini».

Come è nata in lei la passione per la mente umana?

«La passione è nata dalla mia curiosità. Sono curiosa di scoprire le storie di vita delle persone, le loro emozioni e le loro aspettative. Quando si conoscono veramente si possono riuscire a comprendere le scelte e i comportamenti delle persone, anche quelli apparentemente incomprensibili. La passione per la mente umana è nata anche grazie a mia mamma, che fin da bambina mi faceva osservare le espressioni e le azioni delle persone, cercando di farmi riflettere su quello che probabilmente stavano provando e sulle conseguenze dei diversi comportamenti. Oltre ad insegnarmi la buona educazione, mi ha, senza saperlo, avvicinata al mondo della psicologia. Anche per questo le sarò eternamente grata».

In che cosa si è specializzata?

«In psicoterapia cognitivo comportamentale. Ho scelto di specializzarmi in questo tipo di psicoterapia poiché studi scientifici decennali ne dimostrano l’efficacia nella maggior parte dei disturbi psicologici, come i disturbi d’ansia, la depressione e i disturbi alimentari. Inoltre, è un tipo di psicoterapia breve, che utilizza tecniche molto apprezzate dai pazienti. Mi sono anche specializzata nella prevenzione e nella terapia dei disturbi alimentari e dell’obesità nel centro del dottor Dalle Grave, che in materia è un riferimento a livello internazionale».

Qual è stato il suo percorso di studi?

«Dopo il diploma in ambito psico-pedagogico non ho avuto dubbi sulla scelta del corso di laurea e dell’Università. Ho quindi sostenuto il test d’ammissione per Psicologia all’Università di Pavia. Ho conseguito la laurea triennale e poi la laurea magistrale in Psicologia con 110 e lode. Ricordo ancora il 10 settembre 2013 (giorno della laurea magistrale) come il più bello della mia vita. I sacrifici di cinque anni di studio e di lavoro (perché mi sono dovuta pagare quasi da sola l’Università) finalmente ripagati con una laurea e i complimenti da parte dei professori. Prima di iniziare l’Università credevo che con la laurea sarebbe finito il percorso di studi invece è continuato con la scuola di psicoterapia e un master, e sta continuando con un altro master e la partecipazione a corsi e convegni. Credo infatti che per svolgere bene il proprio lavoro occorra un continuo approfondimento e aggiornamento professionale».

Lei è anche scrittrice: ci parla del suo libro e di come è nata l’idea di scriverlo?

«L’alba del coraggio è un romanzo psicologico incredibilmente attuale. La protagonista, nella quale tutti possiamo identificarci, si ritrova in una situazione molto difficile, che rappresenta una sfida. Leggendo il libro scopriamo molto della protagonista, le sue emozioni più profonde e i suoi pensieri più nascosti, e soprattutto impariamo a conoscere meglio noi stessi. è un libro che spinge alla riflessione personale e allo stesso tempo regala messaggi di speranza, fondamentali in questo periodo. L’idea di scrivere “L’alba del coraggio” è nata da un sogno fatto anni fa, che mi ha subito colpito per i suoi molteplici significati, che ho cercato di esprimere al meglio nel libro».

di Elisa Ajelli

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