Venerdì, 20 Settembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - «PORTIAMO CONSUMATORI ED APPASSIONATI NEI LUOGHI DI PRODUZIONE DEL VINO»

Il turismo legato al vino rappresenta per l’Italia una ingente risorsa: un movimento che annualmente impegna 14 milioni di persone, generando un fatturato pari a 2,5 miliardi di euro. Per l’Oltrepò, che sull’enogastronomia vorrebbe puntare per cercare di farsi un look più simile a quello del Chianti (almeno sotto il profilo della promozione turistica), dal 13 marzo scorso c’è un’occasione in più: un decreto legge firmato dal Ministro pavese Gianmarco Centinaio, che detta le linee guida per chi con l’enoturismo vuole fare business. Obbligo di apertura di almeno tre giorni a settimana, requisiti minimi di ospitalità, regolamenti riguardanti le metodologie di prenotazione informatica e standard minimi per le strutture coinvolte. Nella speranza che il maggior numero di strutture possibili voglia adeguarsi e cogliere l’occasione, a livello locale, esiste già da diversi anni un’associazione che l’enoturismo lo propone. Non ha caso a il nome Enocuriosi, e da più di un decennio coinvolge pavesi e oltrepadani alla scoperta delle specialità locali. Abbiamo incontrato alcuni associati e coordinatori, capitanati dalla presidente Gabriella Vottero Fin, presso la sede sociale di Pavia.

La vostra associazione in che anno è nata?

«Ufficialmente Enocuriosi è nata a Montebello della Battaglia nel gennaio 2008, ma già nel 2007 eravamo di fatto un gruppo di amici che partecipa ad iniziative enogastronomiche per la valorizzazione del territorio.

Inizialmente eravamo sedici soci fondatori. Dal primo anno, si sono aggiunti inizialmente parenti e amici. Abbiamo dato il via alle prime iniziative, fino ad arrivare ai trecento attuali».

Principalmente di cosa vi occupate?

«Cerchiamo di portare i consumatori e gli appassionati nelle zone di produzione. Praticamente stiamo visitando le varie aziende dell’Oltrepò, che producono di tutto, non solo vino, ma gastronomia in generale: formaggio, cioccolato, zafferano e tutto ciò che si coltiva in Oltrepò. La nostra associazione cerca di impegnarsi sul territorio per far si che il consumatore possa avvicinarsi al mondo del vino oltrepadano senza per forza dover seguire corsi didattici specifici».

Quali sono i vostri eventi principali?

«Le domeniche pomeriggio organizziamo gli incontri con il produttore, portando i nostri associati direttamente presso l’azienda. Con gli anni abbiamo constatato che parlare direttamente con chi fa i suoi vini e chi conosce bene la sua terra non ha eguali. Una volta conosciuto il produttore, il vino viene assaggiato con un altro approccio e un’altra capacità di conoscenza. L’accoglienza del produttore è essenziale, perché il consumatore sa chi c’è dietro il prodotto. Ogni sabato mattina presso l’enoteca “I Crespi” di Pavia, che è anche la nostra sede sociale, facciamo le degustazioni  dei prodotti delle aziende dell’Oltrepò, ma chiaramente anche di altre zone. Inoltre organizziamo cene a tema con il produttore, sia di vino che di altri prodotti, non solo oltrepadani. Per esempio abbiamo organizzato cene a tema pesca sostenibile: la serata non si limitava ai piatti a base di pesce, ma c’era presente chi lo pescava che ne raccontava le caratteristiche.  Insomma, non solo mangiare, ma andare a casa sapendo cosa si è mangiato».

Collaborate con altre associazioni?

«In passato, ma solo per singoli eventi particolari. Abbiamo iniziato un progetto solidale con Universitiamo di vino-argento, che riguarda la produzione di nano particelle d’argento con l’uso delle vinacce esauste».

La vostra associazione in dieci anni ha praticamente visitato tutto l’Oltrepò. A vostro parere, il territorio a livello di ospitalità come si è evoluto?

«Certamente sta crescendo. Sono tante le aziende che si sono attrezzate con sale degustazioni e che finalmente hanno iniziato a tenere aperto anche la domenica, cosa molto difficile in passato. Ci siamo resi conto che le aziende finalmente si sono strutturate ad accogliere non solo italiani ma anche stranieri. Inoltre sono in aumento i giovani che si occupano delle loro aziende, ampliando le strutture ricettive anche per visite numerose. Sembra che finalmente le aziende abbiano iniziato a parlarsi, facendo gruppo e collaborando tra di loro».

Enocuriosi si occupa anche di solidarietà…

«Certo. Una volta coperti i costi degli eventi qualcosa va in cassa, ma appena è possibile facciamo beneficenza. Ogni anno devolviamo gli incassi per qualche progetto. Per esempio abbiamo donato due defibrillatori, uno al Collegio Volta e uno al CUS.  Inoltre abbiamo fatto una donazione alla scuola di Norcia, colpita dal terremoto negli anni scorsi».

Ultimi eventi organizzati?

«A maggio abbiamo organizzato la seconda edizione, visto il successo dell’anno scorso, della serata “Donne di Gusto” a Casteggio, con una decina di donne titolari di aziende vitivinicole, e non solo. In quel contesto oltre a degustare i loro prodotti, abbiamo ascoltato le loro storie.  A giugno, poi, presso l’azienda Bisi di San Damiano, è andata in scena la nostra festa annuale a cui hanno partecipato la maggior parte dei nostri associati».

 di Manuele Riccardi

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