Domenica, 19 Maggio 2019

OLTREPÒ PAVESE - UN CONSISTENTE PATRIMONIO VERDE INSCINDIBILE DAI NOSTRI CASTELLI, PALAZZI E DIMORE STORICHE

Riprendiamo l’intervista iniziata sul numero scorso  con  Filippo Pozzi, giovane oltrepadano laureato in scienze e tecnologie agrarie, specializzato in architettura del paesaggio.

Un altro problema per quanto riguarda gli spazi verdi delle nostre città è quello della riqualificazione dei giardini delle antiche dimore e dei castelli spesso lasciati nella più totale incuria o soggetti ad interventi non sempre consoni alla tipicità del monumento. Come bisognerebbe al meglio intervenire in questi progetti?

«In tempi ormai remoti esisteva una stretta relazione tra l’edificio ed il suo giardino, l’esempio più eclatante è forse quello della Reggia di Versailles, dove il suo progettista André Le Nôtre padroneggiava diverse discipline come l’architettura, il giardinaggio e l’agronomia. Il giardino ricopriva un ruolo fondamentale nel progetto, si trattava di una naturale prosecuzione dell’edificio verso l’esterno, come se fosse un’altra stanza. Per ottenere armonia tra edificio e giardino, il progettista doveva possedere una visione d’insieme e al contempo saper interpretare il genius loci, ovvero lo spirito del luogo. Ai giorni nostri con l’avvento delle specializzazioni, è difficile trovare qualcuno che possiede un approccio olistico (ovvero che considera la totalità di un sistema), è invece più semplice avere a che fare con degli esperti. Come disse lo scrittore e umorista statunitense Arthur Bloch: “Un esperto è una persona che sa sempre di più su sempre di meno, fino a sapere tutto di niente”. Ed è per questo motivo che quando ci troviamo di fronte ad un patrimonio culturale così eterogeneo, sarebbe auspicabile creare tavole rotonde di professionisti differenti: paesaggisti, agronomi, naturalisti, botanici, geologi, ingegneri, architetti, archeologi e storici. Purtroppo oggi questo difficilmente accade e a pagarne le conseguenze sono i beni culturali unitamente ai cittadini. I tempi delle corti europee del Rinascimento dove il nobile di turno assoldava le migliori maestranze a disposizione sono finiti, ma dovremmo comprendere questo modello progettuale del passato e adattarlo al presente per poter salvaguardare il nostro patrimonio storico-culturale».

Pozzi cosa ne pensa della maggior parte degli interventi sul verde di questo tipo nel nostro territorio?

«Il legame originario tra edificio e giardino oggigiorno è sempre più debole, nella migliore delle ipotesi il parco storico diventa un parcheggio e alla peggio viene costruita una strada che interrompe l’asse visivo del classico viale di accesso alberato. Invece di unire, o meglio ricucire, si tende a separare e frammentare perché manca la visione di insieme oppure perché manca il rispetto per il patrimonio che abbiamo ereditato dai nostri avi. Le strutture dei nostri castelli e palazzi in rovina necessitano di restauro ed i loro giardini hanno la stessa voce in capitolo in questa delicata operazione».

Le amministrazioni comunali spesso e volentieri, dopo aver realizzato in modo non sempre adeguato la riqualificazione degli spazi verdi, non se ne occupano nel modo migliore e quindi ci troviamo di fronte a giardini lasciati senz’acqua e con problemi fitosanitari. Perché è importante prendersene particolarmente cura?

«La componente verde di questi complessi è molto più fragile di quanto si pensi, un giardino ha bisogno di continue cure colturali, non può essere abbandonato a se stesso, perché nasce da un progetto dell’uomo che deve esserne il custode. Con il passare del tempo questi spazi vengono presi d’assalto soprattutto da specie alloctone invasive (dette specie aliene).  Si tratta di piante e animali che non fanno parte del nostro areale geografico e che senza antagonisti, invadono facilmente l’area a disposizione. Le piante più dannose nelle nostre zone appartenenti a questa categoria sono l’Ailanto (Ailanthus altissima) e la Fitolacca (Phytolacca americana), tra gli insetti ricordiamo la Piralide del bosso (Cydalima perspectalis) e il Cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus). I giardini storici spesso possono ospitare alberi monumentali che necessitano di essere curati e censiti per essere inseriti negli elenchi regionali ai fini della loro tutela. Purtroppo o per fortuna, abbiamo diversi esempi di castelli e dimore storiche nel nostro Oltrepò, come il giardino dell’alchimista di Palazzo Nocca a Barbianello, il complesso di Palazzo Mezzabarba a Casatisma, Villa Branca a Torrazza Coste, il Castello di Branduzzo a Castelletto di Branduzzo, il Castello dei Malaspina a Pinarolo Po e sicuramente molti altri».

A Voghera abbiamo il Castello Visconteo con i suoi  giardini se si possono  definire tali...

«Certo, anche il Castello Visconteo di Voghera ha dei giardini, ma il loro assetto complessivo mi porta a sospettare che ci sia stata un’analisi storica scarna nel processo di progettazione. Fortunatamente l’area del giardino c’è, ma la scelta del bosso che è suscettibile a molte avversità, la completa assenza di ombra, ed altre discutibili scelte progettuali, non lo rendono pienamente vivibile da parte delle persone. In situazioni simili, si evidenzia la necessità di avere figure professionali apposite che abbiano una visione d’insieme nel processo di progettazione e gestione del verde».

Spesso si legge o si sente la parola “valorizzare”, secondo lei viene utilizzata nel modo adeguato?

«A mio parere non viene utilizzata adeguatamente  perché questo termine sottintende che si stia parlando di qualcosa che in fondo non ha valore, e che quest’ultimo gli venga attribuito in seguito ad un’azione di valorizzazione. Mi piacerebbe non sentire più questo termine, perché in Oltrepò abbiamo molto di valore sotto i nostri occhi, dobbiamo solo rendercene conto».

 di Gabriella Draghi

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