Venerdì, 06 Dicembre 2019

SANTA MARIA DELLA VERSA – “IL PROBLEMA IN VALVERSA È MOLTO PIÙ AMPIO CHE A LIVELLO IMPRENDITORIALE. INNANZITUTTO MANCA LA RECETTIVITÀ.”

Enrico Maini, 64 anni, è un esempio di imprenditoria pavese di successo. Un vero “self made man” di straordinario valore, creando un gruppo enologico di interesse internazionale partendo da zero. Oggi le società di Maini sono presenti in tutti i paesi del Mondo dove si coltiva l’uva e si produce vino. Il suo impegno va oltre l’imprenditoria. Per due mandati, dal 1995, è stato Consigliere Provinciale, di cui uno ricoprendo la presidenza della Commissione Agricoltura. Dal 1999 Consigliere comunale a Santa Maria della Versa per un mandato, ed oggi  Consigliere di Confindustria Pavia e Presidente dei Consiglio dei Probiviri. Nel dicembre 2016 la Camera di Commercio di Pavia gli ha conferito il premio “Una vita per…” come riconoscimento alla sua carriera imprenditoriale.

Maini, come è iniziata la sua attività imprenditoriale?

«Ho iniziato nel 1974 fondando la Italvibro, una delle prime aziende a fabbricare pali di cemento con anima in ferro. L’azienda inizia a svilupparsi velocemente, affermandosi come leader nel settore ed esportando in Svizzera. Pochi anni più tardi costituisco il Centro Enologico Valle Versa, per servire l’industria del vino che sta cambiando completamente volto. Nel 1992, con mio fratello Michele, fondo Tecnofood Italia, sempre con sede a Santa Maria della Versa, destinata alla creazione di prodotti enologici più performanti che verranno distribuiti in tutto il Mondo. Nel 2006 fondiamo la Bienol a San Cipriano Po, quasi in riva al Po, destinata alla ricerca e alla produzione di biotecnologie per l’industria alimentare».

Lei, che ha ricoperto anche incarichi politici di rilievo, come vede l’attuale situazione oltrepadana?

«La vedo abbastanza fosca, vedo più ombre che luci in questo periodo. Per quanto riguarda la situazione vinicola bisognerebbe cambiare un po’ di cose, ma il discorso è molto lungo e complesso. Non riguarda tanto la “politica di partito”, ma le “politiche” dei vari attori della filiera vitivinicola, che dovrebbero essere più coesi e condividere gli stessi obbiettivi. Cosa che mi pare non si riesca ad ottenere».

Dov’è mancata la politica in questi anni?

«Negli ultimi anni non frequento più attivamente la politica. Indipendentemente dal colore, la politica dovrebbe prendere l’impegno di trovare le risorse per investire in infrastrutture, perché stiamo finendo in una situazione di inciviltà».

In Valversa, invece, cos’è mancato in livello imprenditoriale?

«Il problema in Valversa è molto più ampio che a livello imprenditoriale. Innanzitutto manca la recettività. Quando arrivano le delegazioni estere non si sa dove mandarle. Poi ci sono problematiche non specifiche alla Valversa, ma a livello provinciale: noi imprenditori triboliamo parecchio perché c’è poco coordinamento tra i vari uffici e troviamo difficoltà per tutto quello che riguarda la burocrazia».

Nella sua azienda assume solo persone o ragazzi della vallata. Perchè?

«Sì, ho fatto questa scelta perché assumo solo personale giovane al primo lavoro. Hanno tutti più o meno l’età delle mie figlie, tra i 30 e i 40 anni, e hanno iniziato tutti dall’apprendistato. Come si dice… “Se vuoi sposare la figlia prima guarda la madre… che dopo diventano tutte e due uguali”, questo per dire che conosco le famiglie di provenienza perché sono tutte della zona e quindi conosco già chi vado ad assumere. Sono ragazzi che crescono condividendo le nostre idee e i nostri obbiettivi. Tra le due società abbiamo 24 dipendenti fissi più altri 5-6 stagionali nei periodi più intensi. Il numero di dipendenti è direttamente proporzionale alla crescita delle aziende, ma la cosa interessante è vedere impiegate nel gruppo intere famiglie».

Ha mai avuto la tentazione di trasferirsi in un centro più strategico? Cosa la spinge a resistere?

«Non ho mai avuto la necessità di dislocare l’azienda. Anzi, dopo l’espansione avventura pochi anni fa, abbiamo comprato ancora 15000m di terreno qui accanto.

La nostra azienda è un fiore all’occhiello a livello Provinciale. Quest’anno dovremmo arrivare a quasi 20mln di euro di fatturato, con un 60% di export e con un rating di assoluto rispetto che solo poche aziende possono fregiarsi.

La Bienol, invece, l’abbiamo collocata a San Cipriano per una questione più strategica. è un’azienda tutta 4.0, interamente dedicata alla produzione di sintesi, dove noi trasformiamo materie prime in prodotti finiti. Ora la stiamo ampliando, costruendo un altro capannone di 1500m. In totale arriverà a 4000m».

Pensa che ci siano possibilità per l’Oltrepò di riprendersi?

«Sicuramente. Io come imprenditore sono ottimista per antonomasia, quindi sono ottimista anche sul futuro dell’Oltrepò»

di Manuele Riccardi

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