Mercoledì, 14 Novembre 2018

OLTREPÒ PAVESE –MONTESCANO - «L’OBIETTIVO È QUELLO DI AVERE UN OSPEDALE TOTALMENTE RINNOVATO NELLA PARTE ALBERGHIERA»

L’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico ‘‘Maugeri’’ di Montescano è uno dei punti nevralgici del sistema sanitario in Oltrepò Pavese, e soddisfa le esigenze di pazienti che provengono da tutto il territorio nazionale. Un vero punto di riferimento per tutto il territorio. Ogni abitante dell’Oltrepò ha almeno un amico, un parente o un conoscente che, grazie alle cure lì prestate, ha ritrovato salute e serenità. Perché l’istituto di Montescano è riconosciuto, fin dagli anni ’70, come struttura di grande qualità e prestigio. Tuttavia, pochi anni fa la nota crisi del Gruppo Maugeri ha fatto temere il peggio per la struttura della Val Versa, che però ha saputo risollevarsi, e senza rinunciare alle proprie peculiarità. È il direttore dell’Istituto, il professor Claudio Fracchia, a ‘‘fotografare’’ per noi il momento vissuto dall’organizzazione. Un momento, l’ennesimo, di crescita.

Tutti conoscono la località di Montescano per la presenza del vostro centro di riabilitazione. Ma ci presenti lei la vostra struttura.

«Montescano rappresenta uno dei centri di riferimento a livello nazionale per quanto riguarda la riabilitazione. Nell’ambito della galassia Maugeri, insieme al centro di Veruno, è stato tra i primi centri aperti, negli anni ’70; con proposte di programmi riabilitativi che allora erano uniche e che adesso sono consolidate. L’esperienza degli operatori sanitari e di chi deve creare e mantenere rapporti con le istituzioni e comunque con la sanità a livello generale ci permette di avere un ospedale efficiente, di rilievo nazionale».

Quali pensa siano i punti di forza di Montescano?

«Uno dei punti di forza è legato al know-how che l’Istituto è stato in grado di attivare in questi anni. Abbiamo optato per l’attivazione, in ogni settore, di programmi di riabilitazione mirati a patologie complesse: trapianti di polmone e di cuore, scompenso cardiaco, insufficienza respiratoria di qualsiasi natura, bronco-neuropatia cronica ostruttiva, e poi tutta la galassia delle patologie neuromuscolari e degenerative. Un altro punto di forza è anche la posizione geografica, perché pur essendo situati in una posizione decentrata, siamo comunque incuneati in mezzo a quattro regioni».

Quanti sono gli utenti che accedono ai servizi ogni anno?

«Il nostro istituto viaggia mediamente intorno ai 3400/3500 ricoveri all’anno. Ad oggi abbiamo una saturazione dell’istituto pari al 100%. Sono disponibili 208 posti letto».

Come è organizzata questa disponibilità?

«I posti letto sono suddivisi in tre Unità Operative: U.O. di Cardiologia riabilitativa con 56 posti letto, U.O. di Pneumologia Riabilitativa con 51 posti letto e U.O. di Riabilitazione Neuromotoria con 101 posti letto. Sono poi aggregati i servizi: Fisiopatologia respiratoria, Neurofisiopatologia, Ergonomia e Terapia occupazionale, Radiologia, Psicologia e Bioingegneria. Nel contesto della riabilitazione è un’offerta a tutto campo».

Quale la provenienza geografica degli utenti?

«Abbiamo pazienti che provengono da tutta Italia. Il fatto di portare avanti l’impegno in tutti e tre i settori, con alta competenza ed esperienza, ha permesso di raggiungere un indice di attrazione che si è stabilizzato, nel corso degli anni, fra il 29 e il 31%. Questo valore indica la percentuale di pazienti che provengono da fuori regione. È il più alto indice di attrazione fra i centri Maugeri, che sono 18 in tutta Italia».

Come avviene l’accesso dei pazienti alla struttura?

«La provenienza dei pazienti si divide in due settori: quelli che provengono dagli ospedali per acuti, e quelli che giungono direttamente dal territorio, attraverso i medici di famiglia, o i nostri ambulatori interni. Mediamente noi abbiamo un 35/40% di pazienti che provengono dagli ospedali e un 60/65% dal territorio. I rapporti con gli ospedali acuti della zona è un rapporto privilegiato».

Con quali enti sanitari sono attualmente attive convenzioni o rapporti di collaborazione?

«Lavoriamo moltissimo con il Policlinico San Matteo di Pavia, ma anche con gli ospedali dell’ASST: Stradella, Voghera, Vigevano. Abbiamo un rapporto privilegiato con gli ospedali della Provincia di Pavia, ma anche con molti altri della Regione Lombardia e in modo particolare con quelli milanesi. A questo proposito, abbiamo accordi con l’Istituto Clinico Humanitas e con l’Ospedale San Raffaele».

Che rapporto ha la Fondazione Maugeri con il territorio dell’Oltrepò Pavese e, in particolare, con le istituzioni locali (comune in particolare)?

«Abbiamo ovviamente ottimi rapporti con i comuni della zona, anche perché l’ospedale ha circa 420 dipendenti e quindi crea un indotto. Molte persone, in particolare infermieri e OSS, risiedono qui. Teniamo buon rapporti, anche alla luce del fatto che si sta portando avanti una fase molto importante e delicata per l’Istituto Scientifico di Montescano. L’ottimo rapporto con il Comune di Montescano sicuramente facilita molti passaggi».

Di cosa si tratta?

«Ci sono importanti lavori di ristrutturazione in corso, iniziati nel 2016. Porteranno la nostra struttura ad avere un rinnovamento totale prima del 31/12/2020, conformemente alla scadenza fissata, in seguito al terremoto in Emilia, per l’adeguamento degli ospedali ai criteri strutturali e antisismici. Contestualmente stiamo adeguando e ristrutturando tutto l’ospedale. Cosa che comporta un importante impegno sia dal punto di vista economico, sia da quello organizzativo. Perché l’ospedale va avanti a pieno regime nella sua attività».

Come viene gestita la quotidianità di questo periodo con un doppio status, ovvero di una struttura che è allo stesso tempo un ospedale e un cantiere in fermento?

«Una grossa ristrutturazione, con il prosieguo a pieno regime dell’attività ospedaliera, è possibile grazie a un’organizzazione adeguata e alla grande collaborazione di tutto il nostro personale, che ha capito l’importanza di questo investimento, e che ringrazio».

Perché è importante la localizzazione in un luogo, periferico ma allo stesso tempo pregevole sotto il punto di vista ambientale, come le colline dell’Oltrepò?

«La struttura dedicata alla riabilitazione richiede un’ubicazione decentrata rispetto ai grandi centro urbani. Occorre un ambiente adeguato, anche perché le degenze possono durare mesi. Ad esempio noi abbiamo un bellissimo parco, che verrà ingrandito. Abbiamo un bar e strutture ricreative, importanti per mettere il paziente nelle condizioni più agiate possibili. Un aspetto negativo è che la posizione decentrata può creare qualche problema agli utenti e ai loro parenti per raggiungere la struttura. Devo dire che, però, siamo riusciti a improntare anche ottimi rapporti con le aziende di autotrasporti: abbiamo un ottimo collegamento con la stazione Stradella».

Quante persone lavorano quotidianamente nella struttura?

«Come detto, abbiamo a disposizione 208 posti letto. Osservando la turnazione giornaliera, suddivisa in tre segmenti da 8 ore, contiamo quotidianamente circa 220 dipendenti al lavoro. C’è quindi un rapporto maggiore di 1 a 1 fra lavoratori e pazienti. Tant’è vero che non abbiamo mai avuto bisogno di chiudere reparti durante il periodo delle ferie».

Esiste un turnover elevato fra i lavoratori dell’Istituto?

«Abbiamo un’alta percentuale, intorno all’80%, di dipendenti che lavorano con noi per molti anni. Solo un 20% si ferma qui per poco tempo, qualche anno».

L’Istituto fornisce anche un servizio a disposizione dei degenti e dei famigliari per assisterli nel disbrigo delle pratiche burocratiche richieste dalle istituzioni esterne. Come opera?

«Abbiamo un’Assistente Sociale, figura fondamentale, che si interessa di varie questioni, come l’assistenza agli utenti nel disbrigo delle pratiche burocratiche, i rapporti con i vari comuni, con le associazioni di ammalati. Si interessa a quei pazienti che vanno trasferiti in RSA, soprattutto per quelle persone che non hanno la possibilità di ricevere un aiuto dai parenti. Bisogna interessarsi sempre più anche degli aspetti sociali, soprattutto delle situazioni che si creano in seguito alle dimissioni».

Tre anni fa la Fondazione Maugeri ha vissuto un grave momento di crisi. Cosa è cambiato da quel momento, sotto il punto di vista sanitario? Qual è il clima, oggi, nei corridoi dell’Istituto?

«La Maugeri negli anni 2012 e 2013 ha vissuto, indubbiamente, dei momenti di grossissima difficoltà. Adesso la situazione dell’azienda è notevolmente migliorata, ed è uscita completamente dal momento di crisi. La nuova governance è riuscita a ideare e a mettere in essere un piano industriale tale per cui, sia a livello locale, sia a livello nazionale, si è arrivati ad una situazione ottimale, tanto che sono partiti anche nuovi, importanti investimenti. Quello che sta avvenendo a Montescano ne è la dimostrazione. Certamente qualche problema c’è sempre, però devo dire che ci sono anche idee molto chiare sui piani per il futuro».

Quali sono gli obiettivi in programma per i prossimi anni, relativamente al centro di Montescano?

«Obiettivo è quello di avere un ospedale totalmente rinnovato nella parte alberghiera, per poter proporre all’utente il mantenimento di alti e qualificati livelli assistenziali. Abbiamo anche la prospettiva di migliorare, oltre ai reparti di degenza, anche tutti i servizi aggregati, gli spazi ricreativi, che riteniamo di strategica importanza. Nel nuovo progetto intendiamo realizzare anche due negozi, sempre per favorire i bisogni di prima necessità degli ammalati che soggiornano qui per lunghi periodi».

di Pier Luigi Feltri                    

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