Mercoledì, 20 Novembre 2019

VOGHERA – OSPEDALE : 35 POSTI IN MENO TRA MEDICINA, TRAUMATOLOGIA E CARDIOLOGIA

Forte della vittoria nelle elezioni sindacali, la Cisl, nominata prima forza rappresentativa nell’Asst pavese (ex azienda ospedaliera) torna alla carica usando bastone e carota per denunciare le magagne che ancora affliggono gli ospedali d’Oltrepò, con attenzione speciale per quello di Voghera. Cronica carenza di personale, chiusura dei posti letto, riorganizzazione dei reparti sono le questioni urgenti sul tavolo. Domenico Mogavino, segretario provinciale Cisl, e il suo braccio destro iriense Alessandro Gattone, anche lui fresco di riconferma come coordinatore della Rsu interna, iniziano con l’annunciare l’esito positivo di una trattativa portata avanti nelle scorse settimane con i vertici dell’azienda.

«In seguito al nostro pressing» spiega Mogavino «ci sono state confermate le assunzioni di 33 nuovi infermieri comprensivo di personale ostetrico, 9 unità di personale tecnico sanitario e della riabilitazione, 2 assistenti sociali, 1 autista soccorritore del 118 e 2 Oss. Un miglioramento importante se si pensa che l’intento iniziale dell’azienda era di assumere solo 13 infermieri».

Mogavino, un miglioramento importante ma anche decisivo?

«No, ancora insufficiente rispetto alle carenze che ormai da anni affliggono i nostri ospedali, ma comunque un passo avanti: il nostro principale obiettivo si conferma la lotta per le assunzioni, al contrario di chi esulta per la riduzione dei posti letto vedendola come una conquista sindacale».

La questione dei posti letto è maldigerita dal sindacato. «L’azienda, per mancanza di personale, ha deciso di attuare questa politica» spiega Alessandro Gattone. «Una strategia che non condividiamo perché, nonostante questo permetterà a parte del personale di smaltire le ferie, dall’altra creerà disagi per l’utenza, poiché come è logico, se a Voghera non ci sono posti sufficienti i pazienti verranno “spalmati” sugli ospedali vicini e questo non va assolutamente bene».

Nello specifico, di quanti posti in meno parliamo per gli ospedali oltrepadani?

«10 in cardiologia, 15 in medicina, 10 in traumatologia su Voghera, 6 in medicina a Stradella e  6 nei subacuti a Varzi. Numeri importanti. Il nostro auspicio è che si proceda al più presto all’assunzione del personale necessario per procedere con la riapertura dei reparti».

Numericamente quante assunzioni servono?

«Per Voghera tre infermieri in chirurgia, 2 in cardiologia, 2 in traumatologia, 2 in neurologia, 2 in sala operatoria, 5 in pronto soccorso e 3 ostetriche. Questi sono i numeri minimi, non per risolvere il problema delle carenze di organico, ma per poter riaprire i posti letto chiusi ed è il primo intervento che chiediamo all’azienda».

Questo per quanto riguarda il personale. Ci sono altri settori dove ritenete si debba intervenire con migliorie?

«Si sta ultimando l’ ampliamento dell’emodinamica, la nuova sede del Cup e il nuovo pronto soccorso. Chiediamo un’accelerazione di questi interventi, perché sono necessari per rendere il polo vogherese più attrattivo. Allo stesso modo urge ormai una ristrutturazione del reparto psichiatrico e della ginecologia ostetricia che ha perso prestazioni importanti in quanto obsoleto e non adeguato agli standard odierni. Si pensi ad esempio che a Stradella offrono servizi più all’avanguardia come il parto in acqua, a Voghera no. Quella è la direzione verso la quale muoversi mentre qui ormai  galleggiamo sul limite di legge, che consente il mantenimento del reparto con un minimo di 500 parti all’anno».

Sui tempi di consegna del nuovo pronto soccorso cosa può dirci? Quello vecchio è in crisi da tempo, perennemente intasato dagli accessi…

«La prospettiva per la consegna di tutte le opere indicate è la fine dell’anno».

Cambiando argomento. Si parla di una chiusura della mensa dell’ex ospedale psichiatrico, è una notizia fondata?

«Sì, è un timore fondato: la struttura dell’ex ospedale psichiatrico è ormai fatiscente e i locali che ospitano la mensa che prepara da mangiare a oltre 100 dipendenti degli uffici di viale Repubblica rischiano di non essere più utilizzabili».

In tal caso che soluzione sarà adottata?

«Non potendo affrontare la spesa per l’adeguamento strutturale è probabile che l’azienda fornisca dei buoni pasto».

In generale come sono i vostri rapporti con i nuovi vertici dell’Asst?

«Migliori che in passato, dobbiamo dare atto che la nuova dirigenza ha fatto più concorsi e profuso più sforzi di quanto sia stato fatto in precedenza, anche se la strada da fare resta molta. Hanno investito parecchio sul personale medico, mettendo a segno anche un colpo importante con l’assunzione del nuovo primario di oculistica Bolognesi, un nome conosciuto e stimato che porterà un sicuro aumento delle prestazioni in quel reparto».

Ci sono però alcuni vecchi ospedali, come quelli di Broni e Varzi, il cui destino sembra sempre in bilico. Non crede che queste strutture siano un po’ abbandonate a se stesse?

«Per quanto riguarda Broni posso dire che come Cisl da molto auspichiamo una riqualificazione ed un utilizzo più razionale della struttura. Ad esempio si potrebbero spostare in quel nosocomio i degenti di psichiatria, che al momento si trovano in un’altra struttura a Mornico Losana per la quale oltretutto l’azienda paga un affitto».

Varzi invece come è messa?

«Al momento la difficoltà maggiore riguarda la chirurgia, che sta adottando la strategia del “week surgery” senza però ottenere grossi risultati. Si effettuano solo interventi piccoli durante la settimana, mentre nel weekend il reparto non opera. Diciamo che l’utenza non sta dando ragione alla scelta, anche perché a Varzi manca la rianimazione e, per quanto sia vero che gli interventi effettuati in quella struttura siano a bassa complessità, chi deve essere operato preferisce sempre avere il massimo delle garanzie, giustamente».

Che tipo di migliorie auspicate per quell’ospedale?

«Da ormai molto tempo, in linea con Regione Lombardia, crediamo che sia necessaria la sua trasformazione in un Presidio ospedaliero territoriale. Ovvero una struttura di carattere prevalentemente ambulatoriale che offre però servizi a 360 gradi. Più reparti attivi, di dimensioni ridotte. Molti, specialmente i politici, vedono in un cambiamento di questo tipo un depotenziamento della struttura, una sorta di perdita di prestigio, mentre in realtà si tratterebbe di un adeguamento che la renderebbe più funzionale e moderna».

di Christian Draghi

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