Martedì, 17 Settembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - BRALLO DI PREGOLA- COLLI VERDI - VAL DI NIZZA - SANTA MARGHERITA STAFFORA - «5G, RADIAZIONI PERICOLOSE PER LA SALUTE»

Gli esperimenti sul 5G, la nuova tecnologia per la connessione dati mobile superveloce, arrivano in Oltrepò e Legambiente Voghera esprime le sue perplessità. La Provincia di Pavia sarà una delle “cavie” più martoriate: entro il 2020 sarà quella che ospiterà più antenne (8), la metà di quelle previste in tutta la Lombardia.

Ben quattro i paesi d’Oltrepò riguardati: Brallo di Pregola, Colli Verdi, Val di Nizza e Santa Margherita Staffora.

La preoccupazione degli ambientalisti riguarda innanzitutto la salute pubblica per i possibili effetti, ancora troppo poco studiati, dell’esposizione delle persone a queste radiazioni, molto più forti di quelle necessarie per il funzionamento del 4G. «Inoltre – spiega la presidente di Legambiente Voghera Chiara Depaoli – quello che ci preoccupa e su cui ci preme puntare l’attenzione è che alcuni nostri Comuni installano passivamente questa tecnologia (non so se con un ritorno di affitti) senza farsi alcuna domanda sulle eventuali ricadute sulla salute». A chi ospiterà le antenne sperimentali il circolo ambientalista ha spedito già ad aprile delle lettere che però «non hanno mai ricevuto risposta».

Che cosa avete scritto ai vari sindaci?

«Abbiamo chiesto se fossero o meno al corrente di tale installazione visto che non risultavano comunicazioni  in merito da AGCOM o dal Ministero dello Sviluppo Economico. Invitavamo poi a riflettere sull’opportunità di dare spazio a queste antenne viste le caratteristiche della nuova tecnologia».

Che cosa vi preoccupa in particolare?

«Il 5G viaggerà su frequenze altissime e mai usate finora, fino a 27,5 GHz (mentre con il 4G si arriva al massimo a 2,6 GHz): un’energia 11 volte superiore, ma che ha una “durata” di viaggio limitata. Queste onde vengono infatti facilmente assorbite dal terreno e sono “riflettenti”, non attraversano i palazzi. Per poter connettere tra loro fino a un milione di oggetti per chilometro quadrato, bisognerà installare migliaia di piccole antenne che rilanceranno il segnale proveniente da un’antenna base più grande».

Dal punto di vista scientifico c’è una ragione concreta per temere?

«L’esposizione umana alle onde elettromagnetiche aumenterà in modo esponenziale e i rischi per la salute aumenteranno altrettanto esponenzialmente, favorendo la possibile alterazione del funzionamento delle cellule: la prestigiosa rivista scientifica “Lancet” ha presentato uno studio importante che dimostra gli effetti biologici e sulla salute causati dall’esposizione dell’uomo ai campi elettromagnetici con un aumento “statisticamente rilevante” del numero dei tumori al cervello e al cuore. Anche in Italia l’Istituto Ramazzini di Bologna ha sviluppato la stessa ricerca, giungendo alle medesime conclusioni».

Qual è la posizione del Circolo in merito?

«Oggi si parla della necessità di innalzamento dei limiti di esposizione per le alte frequenze (perchè la normativa nazionale fortunatamente mantiene a un livello cautelativo tale limite), giustificando il tutto con la necessità di sviluppo tecnologico. Non siamo certamente contro lo sviluppo tecnologico, ma non possiamo dirci tranquilli di fronte a quanto accade in Italia e in Europa in termini di sviluppo del nuovo standard delle comunicazioni.

Riteniamo doveroso sostenere che nessuno sviluppo tecnologico possa essere prioritario laddove non esistano certezze sui possibili rischi alla salute pubblica, anche quando si tratta di un numero limitato di persone».

Le Agenzie per l’ambiente operanti in Italia ritengono però che la realizzazione del 5G possa avvenire anche con il mantenimento degli attuali limiti di legge, attraverso ad esempio il corretto dimensionamento e posizionamento degli impianti sul territorio. Con questo concordate o ritenete che non sia sufficiente?

«Legambiente ha presentato le sue proposte:  su tutte la cancellazione dell’articolo 14 del Decreto Sviluppo “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” che impone la misurazione dei campi elettromagnetici sulla media di 24 ore invece che sulla media dei 6 minuti nelle ore di maggior traffico telefonico. Ridurre poi i limiti di esposizione a 0,6 V/m e a 0,2 V/m come valore obiettivo come indicato dalla Raccomandazione 1815 dell’Assemblea Plenaria del Consiglio d’Europa del 2011. Infine bisogna avviare una sperimentazione indipendente e controllata sul nuovo standard 5G con l’obiettivo di studiare i possibili effetti sulla salute e stimolare le Amministrazioni comunali a tenere alta la guardia».

di Christian Draghi

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