Lunedì, 06 Aprile 2020

OLTREPÒ PAVESE - «L’OLTREPÒ NON DEVE DIVENTARE IL PARADISO DELL’ENDURO»

Secondo un folto gruppo di associazioni ambientaliste la maxi manifestazione legata all’enduro che arriverà in Oltrepò l’agosto prossimo rischia di rivelarsi per il territorio un pericoloso boomerang. «Vogliamo veramente dare di questo territorio l’immagine di un “paradiso dell’enduro” senza regole?». A chiederselo è una rete di associazioni arrivata oggi ad inglobare Comitato delle 4 provincie, Legambiente Voghera-Oltrepò, Gruppo micologico ed escursionistico di Voghera, Iolas-studio e conservazione delle farfalle, Amici del parco Le Folaghe, Cai Voghera, Cai Pavia, Commissione Regionale TAM (CAI Lombardia), La Pietra Verde, I Giardini di Tilde Odv, Terre della Montagnina, ChiCercaCrea, Bosco Arcadia, Strada Facendo, Associazione Codibugnolo e Associazione Volo di Rondine. Appreso che si intendeva organizzare nelle nostre valli la “Sei Giorni di Enduro 2020”, una manifestazione emblematica del fuoristrada a motore, la rete si è unita per rappresentare le istanze di una parte della popolazione locale che guarda con diffidenza a questo tipo di manifestazioni.

Siete uno schieramento di forze notevole. Tutto è nato per via della 6 Giorni?

«No, è da anni che ci battiamo per la qualità della vita e l’ambiente della nostra terra. Il discorso relativo all’enduro “selvaggio” poi è da tempo che lo portiamo avanti. Già lo scorso 6 settembre, a Valverde, abbiamo promosso un’affollata assemblea per contrastare la persistente e diffusa frequentazione del territorio dell’Oltrepò montano da parte di mezzi fuoristrada a motore, in spregio alle regole e ai divieti e senza che vengano messi in campo i controlli necessari per contrastare questo fenomeno.

Ne è uscito un appello alla Comunità montana, per ottenere un incontro in cui riferire le nostre osservazioni e le nostre proposte e per ottenere dall’ente l’impegno a mettere a punto strumenti che consentano di affrontare e risolvere la questione del fuoristrada abusivo, garantendo il rispetto delle regole. è bene ribadire che in Lombardia, come in tante altre regioni d’Italia, oltre che in Germania, in Francia, in Svizzera, in Spagna, non è consentito fare del fuoristrada a motore dove e come si vuole per divertimento».

Questo incontro c’è stato?

«Sì, il 15 novembre scorso. Abbiamo ribadito in Comunità Montana la necessità di mettere a punto una serie di strumenti tra cui, proprio in vista dell’ISDE (acronimo per la manifestazione ndr), un serio regolamento per definire percorsi di enduro fuoristrada».

Che cosa vi hanno risposto?

«Quanto all’ISDE, i membri della Comunità Montana ritengono che sia un’opportunità per far lavorare le attività turistiche della zona. Concordando sul fatto che il fuoristrada abusivo sia un problema serio, la giunta ci ha dato atto che è urgente arrivare ad una soluzione si è impegnata a convocare a breve, all’inizio del mese di dicembre, il tavolo di lavoro. Importante il fatto che la giunta abbia convenuto con noi che, prima di valutare se concedere lo svolgimento nel nostro territorio dell’ISDE 2020, dovranno essere compiuti atti concreti e seri per far rispettare i divieti e per stabilire se, dove e in che modo si possano individuare i percorsi regolari».

Che cosa vi preoccupa in modo particolare di questa grande manifestazione?

«L’ISDE diffonderebbe a livello internazionale un’immagine del territorio oltrepadano e del suo uso (il “paradiso dell’enduro”) incompatibile con i diversi progetti che la Comunità Montana e i comuni (dopo aver ottenuto ingenti finanziamenti) stanno attuando in valle per creare e sviluppare un turismo lento e rispettoso dell’ambiente. Lo stesso obiettivo cui miravano anche i forti investimenti già effettuati per la rete sentieristica delle Terre Alte, non destinati, in tutta evidenza, alla pratica del fuoristrada a motore».

Prevedete un impatto duro sull’ambiente?

«Sicuramente molto maggiore di quello, già rilevante, di cui si è fatta esperienza con le gare fino ad oggi ospitate in Oltrepò. Erosione dei tracciati, contaminazione acustica, disturbo degli habitat  sono alcuni dei problemi: ogni giorno (salvo l’ultimo) i concorrenti, in numero di 600/700 (più del doppio di quelli che di solito abbiamo visto in gara da noi), dovrebbero percorrere circa 200 chilometri (non i 40/50 chilometri delle altre gare), su viabilità VASP, sentieri, aree boscate, pascoli, il cui utilizzo, proprio per motivi di tutela ambientale, è sottoposto a condizioni, divieti, limiti».

A chi spetta vigilare?

«La Comunità Montana dovrà essere messa in grado di verificare e garantire la compatibilità dei tracciati ipotizzati dagli organizzatori con tutte queste regole. Nell’alto Oltrepò sono poi presenti tre siti di Natura 2000, il Monte Alpe, l’area del Lesima e quella di Pietra Corva, rispetto ai quali la richiesta di autorizzazione dovrà essere sottoposta a valutazione d’incidenza, come prevede la normativa europea per manifestazioni che anche indirettamente interferiscano con i siti tutelati».

Qualcuno penserà: “I soliti ambientalisti che dicono no a tutto”. Che cosa rispondete?

«Non accettiamo la logica intrinseca nella domanda, secondo cui ci sarebbe un ambientalismo buono ed uno cattivo. Non siamo i “soliti radical chic” che vengono da fuori e pensano solo all’escursionismo opponendosi a tutto, siamo ambientalisti in quanto viviamo e lavoriamo in questo territorio ed operiamo per difenderlo e tutelarlo. Noi diciamo “sì” a moltissime proposte, soprattutto a quelle che valorizzano in modo sostenibile queste valli che amiamo. Anni di impegno e di attività sul territorio delle nostre associazioni testimoniano nella pratica e in concreto che una simile distinzione è del tutto infondata». 

Non credete che la 6 Giorni creerà intorno al territorio d’Oltrepò un interesse che possa portare indotto economico?

«Bisogna rifiutare la logica del “mordi e fuggi”. Se si considera che nel medio lungo periodo l’indotto consisterebbe nell’attirare in valle i fautori dell’”enduro libero” di tutto il mondo, ci chiediamo se ne valga la pena , soprattutto se saranno più i danni che i vantaggi per un territorio dove vi sono attività forestali ed agro zootecniche in fase di rilancio e valorizzazione. A novembre abbiamo anche ricordato alla Comunità Montana che dai consuntivi economici delle recenti edizioni dell’ISDE risulta che si sono sempre sforate le previsioni di spesa e si sono sempre sopravvalutati gli introiti».

Qual è quindi secondo voi la strada da percorrere per rilanciare il territorio?

«Quella intrapresa finora sia dalla Comunità Montana che dalla Fondazione Oltrepò, con progetti che sono stati dedicati alla riscoperta e alla valorizzazione vera del nostro territorio e delle sue risorse. Una manifestazione del genere sposta invece la visuale dall’immagine del territorio biodiverso e sostenibile che tutti vogliamo promuovere. Comunque, se mai si svolgerà l’ISDE, noi saremo un occhio attento e vigile su quello che accadrà, anche perché finita la manifestazione si aprirà il capitolo del ripristino dei danni arrecati. Insomma una storia che non finirà a breve».

di Christian Draghi

  1. Primo piano
  2. Popolari