Sabato, 18 Gennaio 2020

OLTREPÒ PAVESE - UN VOGHERESE PROTAGONISTA AI MONDIALI DI PARA RAFTING

Marco Montagna, 52 anni, vogherese, dipendente di ASM Voghera, è stato protagonista con la sua squadra ai campionati mondiali di Para Rafting che si sono tenuti a Settembre a Kiev, in Ucraina. Iscritto al Club “Movimento & Natura” di Volpiano, Montagna si è avvicinato al Para Rafting per puro caso, spinto da un amico che già praticava questo Sport, così adrenalinico ma al tempo stesso rigenerante grazie al contatto diretto con la natura. I risultati sono stati ottimi fin dall’inizio, e nell’ultima manifestazione iridata ha portato la Nazionale italiana alla conquista della medaglia d’oro nella categoria slalom, dell’argento nella gara a due gommoni e del bronzo nella discesa lunga.

Montagna, quando ha iniziato a praticare Para Rafting?

«Mi sono avvicinato al Para Rafting da circa 8 mesi grazie a un amico, che già si allenava da tanto. Provando ho visto che mi piaceva e così ad agosto ho superato la selezione per i Campionati Mondiali di Kiev, portando la bandiera italiana in Ucraina».

Cosa l’ha spinta ad avvicinarsi a questo sport, avventuriero e rischioso? è stata in qualche modo una sfida contro l’incidente motociclistico che l’ha colpita 20 anni fa, causandole la perdita della gamba sinistra?

«No. Ho deciso di avvicinarmi a questo sport per motivi puramente medici. Sono sempre stato uno sportivo: in passato ho praticato atletica leggera a livello agonistico, quindi il Rafting è stato semplicemente un seguito. La pratica dell’Atletica mi ha aiutato a gestire lo stress psicologico antecedente alla gara e a mantenere la concentrazione».

Dagli inizi ad oggi. Come si arriva a far parte della Nazionale Italiana?

«è necessario partecipare a tutti i raduni, impegnarsi e portare avanti gli allenamenti. Inizialmente è importante affidarsi alla guida dei tecnici; solo successivamente si può procedere in parziale autonomia nell’apprendimento delle dinamiche di movimento nel fiume… ci tengo a ricordare che la conoscenza di questo sport richiede un po’ di tempo… i rischi da fronteggiare durante una gara sono tanti, soprattutto per quanto riguarda l’andamento del percorso».

In che territorio effettuate le esercitazioni e le gare?

«Io sono iscritto al Club “Movimento & Natura” di Volpiano, per cui gli allenamenti principali si svolgono sulla Dorea Baltea. L’ultima gara in Italia l’abbiamo svolta sul fiume Brenta, caratterizzato da un percorso di slalom fisso abbastanza impegnativo».

Non esistono in Oltrepò associazioni di Para Rafting?

«No, la più vicina è a Vigevano, in un circuito attrezzato collocato all’uscita di una centrale elettrica dell’Enel, sul fiume Ticino».

A suo giudizio l’Oltrepò ha o non ha i requisiti per dare spazio a questa tipologia di sport?

«Penso che, se fosse navigabile, il torrente Staffora potrebbe offrire una buona attrattiva. Anche il Po potrebbe essere adatto, anche se nella zona dell’Oltrepò è molto piatto».

Quanto tempo della sua vita occupa la pratica di questo sport, tra allenamenti e gare?

«Dovendo far fronte alla gestione della vita lavorativa e familiare, non rimane molto tempo... diciamo che svolgiamo quasi tutti gli allenamenti nel weekend. In questo sport la teoria viaggia di pari passo con la pratica. Durante le esercitazioni siamo assistiti dai tecnici, che possono accompagnarci in gommone o semplicemente assisterci, dividendo l’equipaggio».

L’ultima sfida sono stati i i campionati a Kiev. Com’è stato sfidare i Russi?

«I Russi sono veramente forti. Tra loro c’era anche il campione mondiale di Para Canoa. La loro competenza in materia si è vista durante la prima gara della discesa lunga, in cui la mia squadra è stata penalizzata per le posizioni di seduta sul gommone. Questo ci ha causato un distacco di 50 secondi. La Medaglia D’Oro l’abbiamo ottenuta il giorno della gara durante le prove di slalom, dopo aver attuato gli accorgimenti necessari».

Quali gare ha disputato in passato e che titoli ha vinto? Quali le prossime in programma?

«Ho partecipato ai Campionati Nazionali Italiani e a quelli mondiali a Kiev. Mi sto preparando per la gara sull’Adige, successivamente ne avrò una nei pressi di Vicenza».

Sport e disabilità: diversi gli esempi di grandi campioni, Zanardi per citarne uno, che hanno fatto della loro disabilità un punto di forza, diventando per tutti un grande esempio di volontà e tenacia. Quanto conta la “voglia” di farcela?

«Nello sport si cerca il riscatto… la disabilità in Italia viene vissuta come una colpa, invece è un fatto che purtroppo può accadere a chiunque. Gli sguardi della gente in questi ultimi vent’anni sono cambiati, non c’è più la discriminazione di una volta. Mi preme comunque ricordare che l’uso della protesi non ti rende invincibile, per raggiungere ottimi risultati si rende comunque necessario impegnarsi nello sport il doppio di un atleta comune».

di Federica Croce

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