Domenica, 15 Dicembre 2019

OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA - ATTRICE O CALCIATRICE? «DA SEMPRE SOGNO LA SERIE A!»

Occhi dal colore azzurro-verde ad effetto madreperla, che ti fissano, e quasi imbarazzano, in barba all’antica credenza che vorrebbe quelli scuri più fascinosi e penetranti. Foltissima e lunga capigliatura raccolta in un particolare “chignon” alto, a liberare l’ovale di un viso attraente. Timbro vocale “soffiato” e suadente, che erroneamente può far presagire una femminilità interamente dedicata all’esaltazione dell’estetica, ma una fisicità, data anche dall’altezza statuaria, che non lascia dubbi sulla passione sportiva, intendo per qualsiasi specialità dello sport, anche se da sempre ne ha scelta una come sogno della vita: il calcio. è probabilmente una caratteristica insita nel dna: entrambi i nonni, infatti, sono stati calciatori ad altissimi livelli! Nella sua giovane vita dei suoi pochi anni, appena 17, (Gennaio 2002, acquario) hanno però fatto ingresso, prepotentemente, anche la Tv, il web e la recitazione. Insomma, tutto un mondo già da raccontare: per questo abbiamo voluto incontrare Felicia Faller!

Felicia, subito una domanda banale... forse: Felicia è proprio il nome di battesimo?

«Sì (sorride), preciso che si pronuncia con la “s”: Feli”s”ia. Anche se, tra Voghera e Milano, mi sono ormai spesso abituata a sentirmi chiamare con il nome come si scrive...».

Studentessa di?

«Grafica pubblicitaria presso l’Istituto Maragliano di Voghera, sino a pochi giorni fa».

Riesce a ben incastrare anche tutta quest’altra miriade d’impegni all’interno del percorso scolastico?

«Con tanti sacrifici, sì. Ho un programma giornaliero spesso molto diverso da quello dei miei coetanei. Ad esempio, fino ad ora, dovendo gestire la giornata a livello di precisione di minuti per i vari spostamenti in treno, ho imparato ad anticipare la sveglia per prepararmi il pranzo, che consumo al termine delle lezioni mattutine, mentre mi reco in stazione a prendere il treno del primo pomeriggio che mi porta a Monza, per gli allenamenti. E poi quello della tarda serata che mi riporti a casa».

A Monza? Quante volte a settimana?

«Sì, la mia squadra di quest’ultimo anno è stata il Fiammamonza, appunto a Monza».

Dove c’è anche una squadra maschile?

«Sì, che però si chiama Iuvenilia».

Diceva, del numero di allenamenti...?

«Inizialmente, per un breve periodo, ho avuto 3 allenamenti settimanali, poi ridotti a due. Ma il rientro non avveniva mai prima delle 23.00, circa».

Certamente una grandissima passione abbinata ad altrettanta grandissima costanza! Quando nasce questa passione in lei?

«C’è sempre stata, anche proprio per cultura di famiglia. Mio nonno materno, Felice Roda, giocava nel Milan in serie A negli anni prima dell’ultimo conflitto mondiale. La prima volta che mamma mi ha mostrato le sue scarpe da calcio, per me è stata un’emozione così forte che sento ancora oggi come allora...Io ho però vissuto molto di più il nonno paterno, Terence Faller, che mi ha veramente trasmesso tutta la cultura di questo sport, oltre ad uno smodato amore, logicamente, ed a tantissime cose della vita. Lui è stato un rifugiato politico, scappato dall’Ungheria nel 1956 durante la rivoluzione, e si è trasferito in Inghilterra. Portiere, in Ungheria giocava nelle giovanili dell’Honved, arrivato a Birmingham è stato ingaggiato come secondo portiere dell’Aston Villa, con il quale ha giocato in Premiere League. Ha poi conosciuto li mia nonna: i nonni mi hanno spesso raccontato che papà sarebbe stato concepito nella foresta di Sherwood, la famosa foresta di Robin Hood».

A che età ha iniziato a giocare? E prima del calcio, c’è stato qualche altro sport che l’ha appassionata ed ha praticato?

«Ho iniziato a 14 anni, effettivamente, intendo con impegno e metodo, a giocare a calcio. Da bambina facevo danza nella scuola di mia madre, la Silvio Oddi Academy. Mi piaceva, sono sincera, anche perché la musica mi piace moltissimo, ed in più mi aiutava, crescendo in fretta a livello di statura, per la postura in generale e particolarmente per la schiena. Infatti, oltre alle lezioni canoniche, avevo fatto anche un corso di musical. Lo preciso per evitare fraintendimenti tipo un obbligo famigliare, vista la professione di mamma».

Quando ha cominciato seriamente gli allenamenti calcistici, in Voghera ha trovato una qualche possibilità?

«Purtroppo no, non c’era nessuna struttura interessata al calcio femminile. Ho saputo da voci, perché non conosco la situazione personalmente, che ora vicino a Voghera si è formata una squadra di ragazze. 3 anni fa, quando ho iniziato, c’era solo la possibilità della squadra mista, insieme ai calciatori, tipologia concessa fino ai 15 anni d’età».

La interrompo un attimo, cambiando target. La gigantesca promozione d’immagine che è stata effettuata in occasione dei Campionati Mondiali Femminili della scorsa estate, a mia sensazione e da ciò che ho letto e visto, ha spesso insistito sul lato umano delle giocatrici, addirittura per alcune sulla loro vita privata più che sull’abilità sportiva: qual è il suo pensiero?

«La mia sensazione è stata assolutamente positiva! Inutile negarlo, per troppo tempo la donna è stata considerata no-calcio, no-boxe, no-basket, etc. Certamente una mozione sessista c’è, alla base di ciò. Giocatrici come Alex Morgan hanno ampiamente dimostrato di saper far vedere grandi qualità in campo, ed anche le giocatrici italiane sono state di altissimo livello. Vero è che comunque molti commenti specialmente sui social networks, commenti che ritengo dettati da ignoranza, hanno spesso criticato il concetto di calcio femminile, ma in risposta, in tutto il mondo, il nostro sport sta crescendo velocemente sia a livello d’interesse di pubblico sia di sponsor che si avvicinano. Da qui a dire che il percorso di parità sarà semplice e veloce... temo che i Maya debbano ancora annunciare la fine del mondo per 3 volte (ride)!».

In che ruolo gioca? Destrorsa o mancina?

«Ho iniziato come centrocampista, ma ho poi trovato la mia perfetta collocazione come laterale sulla fascia, sfruttando la mia, a detta degli allenatori, grande velocità. Per quanto riguarda il piede dominante, il mio personal trainer Massimo Giacomotti, noto calciatore ed allenatore vogherese che mi ha sempre seguita, e che devo sentitamente ringraziare, oltre a tante altre lacune che ha colmato nel mio gioco mi ha anche consigliato il piede destro come tiro di potenza ed il sinistro come precisione».

Da poche settimane  ha ricevuto la convocazione in una nuova squadra, importante, ma che prevede anche una sostanziale trasformazione di vita: ce ne vuole parlare?

«Si, certo. Quest’estate ho sostenuto due provini con l’A.S. Roma, che ha due squadre femminili, una in Serie A ed una in Serie B, e sono stata confermata. Sono in partenza proprio in questi giorni. E’ il motivo per cui, alla seconda domanda sulla scuola, le ho risposto “sino a pochi giorni fa” (sorride)... Giocherò nell’Under 17, come fuori-quota. Sperando ovviamente di entrare, un giorno, in una delle 2 squadre suddette».

Cambiamo ambiente drasticamente. Un giorno, mesi fa, davanti al televisore la vedo recitare nello spot pubblicitario dei famosi biscotti Ringo. Leggo poi su giornali ed internet che, dato il grande successo degli spot, la Ringo decide di creare anche una web-series... Ci vuole raccontare com’è successo?!

«è successo tutto molto semplicemente, devo dirle. L’anno scorso sono entrata come modella/attrice in un’agenzia, che poco tempo dopo mi ha proposto di partecipare al casting appunto per Ringo. Ho passato tutte le selezioni, anche quelle per la web-series che si chiama “Le Storie dello Spogliatoio”: la serie è partita con ottimi risultati su Youtube e poi trasmessa anche in Tv. Inizialmente però ero stata già scelta dalla stessa società per lo spot pubblicitario della Ringo diretto da Gabriele Muccino, scelta proprio da lui. Sempre con Muccino ho poi partecipato ad una Masterclass dove insegnavano diversi grandi professionisti. Ero la più piccola d’età, e devo dire che è stata un’esperienza bellissima, unica!».

Esperienza che proseguirà?

«Sì. Ho già sostenuto l’esame di ammissione, con esito positivo, presso un’accademia di recitazione romana, la Studio Cinema International, dove inizierò a breve i corsi. Insegneranno tra gli altri, nella formula di Masterclass, anche Giancarlo Giannini e Michele Placido, per darle un’idea. Mi sto anche informando per legarmi ad una importante agenzia».

Quindi in sostituzione del precedente corso di studi?

«No, assolutamente. In aggiunta! Sto proprio prendendo informazioni in questi giorni per una scuola superiore, sempre di grafica pubblicitaria, presso la quale iscrivermi. Ed inoltre, parteciperò all’accademia di recitazione ed agli allenamenti ed alle partite con la Roma Calcio. Sarà un anno impegnativo».

Oserei dire molto impegnativo, senza dubbio...

«Se devo essere completamente sincera, dato che la mia natura è parecchio indipendente, vorrei anche cercare un lavoro, anche minimo, per non pesare completamente sul bilancio della mia famiglia. Mi rendo conto che detto così, dopo aver illustrato tutto questo denso programma impegnativo, possa suonare come un eccesso di zelo, per non dire altro, ma... sono fatta così, non ci posso far niente. Da alcune settimane, gliela racconto tutta, sto cercando di intraprendere un’attività online di commercializzazione di prodotti di bellezza. O comunque, a parte quest’azienda della quale mi sto informando, cercherò di trovare un modo di propormi in rete magari come cura dell’immagine e della diffusione, appunto sui social networks, per le azienda... Mi sto impegnando in questa direzione proprio perché ne sento il bisogno, anche se i miei genitori non sono molto d’accordo».

Siamo all’ultima domanda, che riserviamo sempre ad un pensiero spontaneo dell’intervistato...

«Vorrei semplicemente ringraziare le 5 persone e l’animale che ogni giorno arricchiscono la mia vita. Per primo nonno Terence, che è sempre nei miei pensieri anche se non più fisicamente in questa dimensione, mamma e papà, il mio miglior amico Brando Hidalgo, il mio amico peloso, mio e di Brando, che si chiama  Woody, trovatello in un supermercato in Sardegna, ed una persona che considero uno zio, Francesco Gullo, che mi ha dato l’opportunità, tra le altre cose, di giocare in uno stadio di Serie A, quello del Chievo-Verona, in presenza anche di Ronaldo!»

di Lele Baiardi

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