Domenica, 15 Dicembre 2019

VOGHERA - ARLECCHINO: «È UN PATRIMONIO DA SALVARE»

Se chiedi a un vogherese purosangue del destino dell’Arlecchino è facile che gli si illuminino gli occhi e risponda che “Voghera non può rinunciare alla sua storica sala”. La realtà però lo vede in crisi da anni proprio perché troppi vogheresi, di fatto, non la frequentano più. Quella che il cinema Arlecchino vada salvaguardato in quanto patrimonio della città resta però l’opinione che va per la maggiore. La pensa così Attilia Vicini, presidente dell’associazione culturale “Voghera è”. «Un cinema indipendente è un patrimonio prezioso per ogni città. Con la mia associazione mi sto impegnando in iniziative a sostegno dell’Arlecchino, che spero diventi sempre più  un centro culturale polivalente per la nostra città. Varie associazioni culturali e artistiche si stanno mobilitando e questo significa che il nostro cinema è ancora amato da tutti coloro che in città  ritengono la cultura un valore irrinunciabile».

Di segno simile l’opinione di Fabio Tordi, commerciante del centro.

«Il cinema Arlecchino, essendo l’unico cinema in città, ha anche un valenza sociale di aggregazione, svago e cultura. Ci sono cittadini che non possono o non vogliono rivolgersi alle grandi multisala e quindi vorrebbero mantenere viva la possibilità di un’alternativa che gli permetta di rimanere a Voghera, passare una serata piacevole, più intima e magari meno commerciale. Per questo il cinema va aiutato, un po’ come i negozi di prossimità che hanno un altissimo valore sociale. Questa però non può essere una scusa per non intraprendere discorsi di modernizzazione: occorre comunque che l’Arlecchino cerchi, nei limiti. Del possibile, di stare al passo coi tempi».

Riguardo alla necessità di svecchiarsi concorda anche Marcello Perrone, avvocato, che vede nella sinergia pubblico-privato la strada da intraprendere per salvare e rilanciare la struttura.

«Se l’Arlecchino è ritento un bene della comunità da salvaguardare, allora alla politica spetterebbe il ruolo di promuovere ed organizzare iniziative culturali come: cineforum, incontri di teatro, conferenze o scuole di cinema, teatro, poesia, arti figurative, musica, dietro le quinte delle regie. Insomma, tutto ciò che può essere connesso al mondo del cinema e del teatro, invitando anche personalità di spicco a rivolgersi ai giovani, in modo più o meno stabile, e con un programma appetibile e di facile richiamo. Tutto ciò, ripeto, con iniziativa e patrocinio del comune, magari coinvolgendo fondi regionali (che ci sono) e patrocinio della provincia. Insomma, questa promozione è compito della politica.

Al privato spetterebbe invece l’investimento, l’organizzazione, la gestione pratica del cartellone e della struttura, che beneficia della spinta politica, ma che deve garantire la pratica realizzazione del progetto. Per fare ciò, però, ci vuole un pensiero, un progetto, una veduta, che guardi al di là di una serata della chitarrorchestra o del balletto della scuola di danza per attirare le mamme con l’iPhone che girano il video della loro bimba. Bisogna avere la capacità di visione, di progetto: bisogna avere soprattutto cultura, che spesso invece manca».

C’è anche chi, come Michele Orione, va contro corrente e non ritiene motivato tutto questo affanno per aiutare l’Arlecchino. «Sarò impopolare ma spero pragmatico. Da anni sento parlare di salvare il Cinema Arlecchino, unica sala rimasta in città e da qualche tempo (per usare un eufemismo) in agonia. Se l’unica sala rimasta in città è da anni in crisi, forse alla città, giusto o sbagliato che sia, non interessa avere quella sala.

Prima di pensare a salvare un cinema - mi sia permesso di dire - un po’ obsoleto, forse sarebbe il caso di pensare a realizzare qualcosa di più utile, moderno, funzionale ed economicamente sostenibile, come ad esempio un centro polifunzionale e magari anche policulturale».

Simone Algeri, ex coordinatore dei giovani di Forza Italia e oggi “battitore libero”, propone invece un cambio di gestione: «Siccome il problema dell’Arlecchino è ormai annoso, penso che sia necessario cambiare drasticamente rotta, magari affidando anche la gestione della sala a chi ha idee differenti rispetto a quelle realizzate finora». Per Algeri gli interventi tampone e le raccolte fondi non risolveranno il problema di fondo, destinato a ribussare alla porta presto. « La certezza è che non basterà uno sforzo teso a rimandare il problema magari solo alla prossima primavera, ma bisognerà impegnarsi a gestire la sala in maniera diversa e più accattivante per gli utenti. è necessario proporre una serie di eventi che possono attirare parecchi spettatori, un problema che bisognerà porsi anche per la futura gestione del Teatro Sociale che dovrebbe aprire tra circa un anno».

Più pragmatico il commento di Enzo Draghi, noto musicista vogherese. «Come cinema l’Arlecchino è vetusto: la gente è abituata al comfort della multisala con poltrone comode, dolby surround e servizi aggiuntivi. Anche come teatro poi andrebbe rimodernato, stesso discorso se si vuole farci musica dentro. è una struttura inadeguata ai tempi e ci vorrebbero molti soldi per un grosso progetto di restauro, ma chi li mette? La Soms non li ha e il Comune ha appena investito parecchio sul recupero del Teatro Sociale. Non vedo un futuro brillante per l’Arlecchino. è una sala che può tirare avanti come cinema d’essai forse, ma così com’è non può fare numeri che garantiscano una sopravvivenza tranquilla».

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