Martedì, 20 Agosto 2019

BRONI - PRONTO IL CAMPO DA BASKET H24 «VIDEOSORVEGLIATO E APERTO A TUTTI»

Broni sempre più città del basket. Da poco è stato inaugurato, proprio di fronte alla palestra che ospita la squadra femminile di serie A, il nuovo campetto di pallacanestro all’aperto. Per la sua costruzione è stata sfruttata la “gabbia”, un ex spiazzo di cemento da tempo inutilizzato che era ormai diventato terreno fertile per vandali e disturbatori notturni. A dirigere i lavori, finanziati dal Lions Club, è Gregory Marakis, che con la sua azienda si è fatto carico della manodopera. Appassionato di questo sport, è anche membro effettivo dei Viking Broni, gli “Ultras” della squadra di basket femminile.

Marakis da chi è nata l’idea di trasformare “la gabbia” in un campetto da basket?

«L’idea non è nuova. Prima di me altri avevano provato a trasformare la “gabbia” in qualcosa di diverso, o meglio a renderla sfruttabile in qualche modo e non un mero spiazzo di cemento. Comunque nessuno aveva mai impiegato tempo ed energie sufficienti affinché ciò avvenisse fino ad oggi, quando l’iniziativa è stata presa dal Lions Club - sezione Broni Stradella Montalino sotto la mia gestione dei lavori». 

Con che fondi è stata recuperata la piattaforma di cemento? È stato un lavoro comunale o una iniziativa sponsorizzata da privati?

«L’opera è stata finanziata dal Lions Club sezione Broni-Stradella Montalino e più specificatamente sotto iniziativa dalla presidentessa Rosanna Muselli. Sono stato contattato e mi è stato chiesto di occuparmi dei lavori di trasformazione del campetto, essendo io esperto di pallacanestro, e quindi insieme all’architetto Arianna Ghisleri ci siamo messi all’opera. L’architetto ha realizzato il progetto che è stato poi approvato dal comune di Broni. La mia azienda, la Elen Parati, si è presa in carico i costi di manodopera mentre il materiale è stato interamente finanziato dal Lions Club». 

Perchè secondo lei e Broni, città del basket, mancava ancora un campetto di pallacanestro?

«In realtà un campetto all’aperto esisteva, quello del Liceo scientifico Golgi di Broni, purtroppo non rispecchiava le nostre esigenze e quindi non è stato possibile ristrutturarlo: non aveva misure regolamentari; il fondo era completamente rovinato e bisognava completamente rifarlo; si trova all’interno del cortile di edifici scolastici che devono chiudere nel pomeriggio e quindi il campetto non sarebbe stato sfruttabile nelle ore serali; i canestri non erano più comunque regolamentari e avremmo dovuto sostituirli. Il campetto che abbiamo fatto ha il fondo e le misure adatti anche a tornei federali ed è utilizzabile anche nelle ore serali».   

Quale sarà il problema principale per il suo mantenimento?

«Il  problema di queste realtà è come sempre la manutenzione ed il far fronte alla maleducazione di chi non ha rispetto per il bene pubblico che viene continuamente bistrattato, cosa che generalmente scoraggia molto chi lo deve mantenere pulito e in ordine».

Come si spiega il fatto che nella maggior parte dei comuni dell’Oltrepò i campetti da basket all’aperto siano quasi tutti lasciati a se stessi e spesso in mancanza proprio degli stessi canestri o totalmente inagibili?

«Come detto alla risposta precedente, la maleducazione delle persone è figlia del malessere sociale che sfocia in una serie di atti, all’apparenza, inspiegabili come il vandalismo non solo dei campetti ma anche di qualsiasi altra cosa pubblica, questo credo sia il motivo principale della mancanza di strutture e zone pubbliche».

L’inaugurazione è già avvenuta?

«Sì, o meglio, l’inaugurazione è avvenuta durante il ritiro della Nazionale femminile di pallacanestro a Broni, giorno in cui abbiamo dedicato il campetto al compianto maestro Igino Montagna».

Ci sono iniziative in ballo?

«Sicuramente abbiamo intenzione di organizzare un torneo, ma non entro l’estate». 

I lavori al campetto sono ricominciati e si sta fornendo la zona di una rete di protezione e di un cancello. Verrà anche regolamentato da un orario? Se sì, quale sarà?

«Ci tengo a chiarire che era già tutto incluso nel progetto iniziale, ma le tempistiche si sono poi allungate a causa di impegni inderogabili dei fornitori, non appena terminato il cordolo verrà posizionata una rete per evitare che il pallone scappi fuori dal rettangolo di gioco. Nessun cancello, il campetto sarà rigorosamente videosorvegliato ma accessibile h24 perché sarebbe assurdo non poter giocare in ogni momento della giornata a questo fantastico sport. Grazie al comune di Broni, che si sta occupando della faccenda, sarà anche illuminato meglio per le ore notturne». 

Al campetto della vicina Stradella gli schiamazzi erano diventati un problema per molti, che si sono lamentati. Non temete di condividere la stessa sorte?

«No, siamo tranquilli: conosco bene il problema e molti ragazzi si sono preoccupati della cosa. Gli schiamazzi devono essere contenuti e i fruitori del campetto devono avere coscienza di quello che stanno facendo e dove si trovano. Detto questo, abbiamo fatto delle prove con un fonometro, e non siamo neanche lontanamente vicini alle cifre di soglia per il quale il rumore del pallone possa essere fastidioso o fuori norma». 

Broni è famosa per il basket, ma anche per la tifoseria della squadra femminile. Qual è il suo ruolo nel Viking Broni?

«Si tratta di una questione un po’ particolare. Io mi occupo, insieme a tutto lo zoccolo duro del gruppo, di organizzare i cori, l’allestimento striscioni, le trasferte, le feste... Insomma, tutto quello che bisogna fare insieme agli altri del gruppo di tifoseria, che ormai è come una famiglia». 

Cosa pensa che si possa fare in più, a livello comunale, per rendere più semplice l’organizzazione di eventi e manifestazioni sportive?

«Difficile da dire, sono conscio del fatto che, negli ultimi anni, le varie leggi hanno tolto molta autonomia alle casse dei comuni e che quindi è difficile chiedere loro aiuti economici. Il comune si è sempre mostrato favorevole alla realizzazione di manifestazioni sportive, cercando di aiutare con personale o servizi; magari una collaborazione più stretta tra tutte le società ed il comune potrebbe portare a idee nuove o migliori e alla realizzazione di manifestazioni più all’avanguardia. Ma la mia è solo un’ipotesi».

di Elisabetta Gallarati

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