Mercoledì, 17 Luglio 2019

VOGHERA - È VOGHERESE IL CAMPIONE DI BRIDGE

Voghera vanta innumerevoli talenti, nel campo dell’arte ma anche in quello dello sport. Tutti ricordano Giovanni Parisi, moltissimi conoscono l’arciere “d’oro” olimpionico Mauro Nespoli. Recentemente la nazionale italiana di bowling, guidata anch’essa da un vogherese, era assurta all’onore delle cronache per essersi laureata campione mondiale. In pochissimi però sanno che esiste un’altra nobile disciplina in cui Voghera vanta un campione di livello mondiale: il Bridge. Il celebre gioco di carte conosciuto in tutto il mondo vede infatti in Massimo Lanzarotti uno dei suoi esponenti più bravi. Due volte campione mondiale, tre volte campione europeo e vincitore di innumerevoli campionati italiani, Lanzarotti oggi dirige l’Associazione Bridge Voghera, una realtà nata nei primi anni ’60 che conta oggi più di cento iscritti e disputa tornei due volte alla settimana, il lunedì e il giovedì, presso il circolo “Il Ritrovo”. «Chiunque voglia avvicinarsi al bridge è il benvenuto» dice Lanzarotti, che non nasconde le difficoltà avute negli ultimi anni. «Non ci sono insegnanti, per cui negli ultimi anni non abbiamo più tenuto corsi, anche se dal prossimo autunno l’idea è quella di farli ripartire, anche in virtù degli investimenti che la Federazione sta facendo per promuoverlo a livello scolastico».

Quanto costa l’iscrizione all’associazione?

«L’iscrizione all’associazione è gratuita, si paga la tessera della Federazione, che ha un costo variabile a seconda del tipo di agonismo che si pratica, con cifre che variano da 20 a 100 Euro all’anno».

Perché, secondo lei, rispetto al Bridge, il Poker e il Burraco attirano un pubblico maggiore?

«Per imparare a giocare a Bridge ci vuole tempo e applicazione, bisogna studiare e anche trovare un partner di gradimento…se si riesce a superare il primo scoglio, è un gioco che ti prende completamente, ha dei risvolti che negli altri giochi non ci sono. Si può paragonare agli scacchi, giocato con le carte».

Come vede proiettato il Bridge, sia a livello locale che nazionale?

«Il problema è quello dato dalla mancanza dei giovani, anche se negli ultimi anni la Federazione lo sta promuovendo anche a livello scolastico, con esito positivo».

Ci sono altre associazioni di categoria, in Oltrepò, con le quali collaborate?

«Sì, le più vicine a noi sono a Pavia ed Alessandria, con interscambio di partecipazione ai tornei».

In che modo vi finanziate?

«Ci finanziamo con le iscrizioni ai tornei, dai quali si trattiene una piccola quota per comprare i materiali».

Come si è avvicinato a questo gioco, che si caratterizza per essere un misto tra tresette e briscola?

«Mi sono avvicinato per caso, perchè da ragazzo frequentavo un bar dove c’erano diversi giocatori di Bridge».

Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato?

«Onestamente nessuna, perché la passione che avevo era talmente alta che è sempre stato un piacere».

Lei è considerato tra i migliori giocatori del mondo. Pensa che i suoi successi abbiano dato una spinta alla diffusione del bridge?

«Sinceramente penso di no. La massa non conosce quello che succede ad un certo livello; la  diffusione può venire solo dai corsi».

Ci racconti il suo primo ricordo, legato a uno dei tornei internazionali che ha disputato..

«Il primo ricordo è legato al 1995, anno in cui vinsi il Campionato Europeo.

Eravamo una squadra composta da quattro debuttanti e abbiamo vinto agevolmente; la mia è stata la miglior coppia del Campionato».

Quali sono i prossimi tornei ai quali parteciperà? Come si è qualificato negli ultimi?

«Prossimamente andrò a Istanbul e successivamente a Las Vegas nell’ambito di due manifestazioni internazionali; quest’anno abbiamo già vinto due tornei importanti ed a Marzo ho rivinto col mio compagno il Campionato Italiano».

Secondo lei, come si riconosce un talento?

Come in tutti gli sport ed in tutti i giochi, penso che il talento di una persona si scopra in poco tempo, mentre alcuni possono diventare buoni giocatori con lo studio e l’applicazione, anche se difficilmente diventeranno dei fuoriclasse».

di Federica Croce

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