Martedì, 25 Giugno 2019

OLTREPÒ PAVESE - 25 ANNI FA EUGENIJ BERZIN, IL RUSSO D’OLTREPÒ, TRIONFAVA AL 77° GIRO D’ITALIA

Quest’anno ricorre un anniversario importante per il ciclismo e lo sport oltrepadano. Venticinque anni fa, il russo d’Oltrepò Eugenij Berzin, all’età di 24 anni, trionfava al 77° Giro d’Italia davanti a due mostri sacri del ciclismo, la stella nascente Marco Pantani e al pluricampione Miguel Indurain.

Berzin all’epoca correva nelle file della Gewiss Ballan, squadra con sede in Quartiere Piave a Broni e diretta dall’ex professionista Emanuele Bombini di Stradella. Ma non è tutto. Quell’edizione fu l’ultima a vedere l’Oltrepò Pavese come territorio protagonista di un arrivo di tappa a Stradella (6 giugno, 16a tappa, Sondrio – Stradella) e partenza da Santa Maria della Versa (7 giugno, 17 tappa, Santa Maria della Versa – Lavagna). Un evento che tutt’oggi viene ancora ricordato con enorme piacere. Da allora solo qualche passaggio di tappa e niente più. Il Giro d’Italia 1994 è stato “il Giro” dell’Oltrepò. Eugenij Berzin, classe 1970, nasce nell’ex Unione Sovietica a Vyborg, città situata a 140 Km da San Pietroburgo. Nel 1990, tra i dilettanti, diviene Campione del Mondo su pista nell’inseguimento a squadre e nella specialità individuale. Professionista dal 1993 al 2001, tra i suoi principali successi vanta un Giro d’Italia (1994, Maglia Rosa e Classifica Giovani), una Liegi – Bastogne – Liegi (1994), un Giro dell’Appennino (1994), una Euskal Bizikleta (1995) e una Coppa delle Nazioni – Trofeo Coppi (1997). Su pista, tra il 1988 e il 1990, vinse diversi campionati sovietici nella specialità inseguimento a squadre.

Quando iniziò la sua carriera?

«Ho iniziato ad andare in bicicletta nel 1984 a 14 anni, nelle prime squadre amatoriali.  Nel 1988 ho cominciato a partecipare alle mie prime vere corse, fino al dicembre 1992, quando sono passato nei professionisti.  Quindi possiamo considerare il 1993 come primo anno tra i Pro, quando sono stato tesserato per la Mecair, squadra che l’anno successivo diventò Gewiss Ballan. Il 1994 fu anno d’oro della sua carriera: Giro dell’Appennino, Liegi-Bastogne-Liegi e, un po’ a sorpresa il Giro d’Italia. Proprio a sorpresa non direi. Diciamo che l’unica perplessità riguardava la resistenza e la costanza per tutta la durata del Giro. Dicevano “Per una settimana o due tiene duro, ma alla terza rischierà di cedere”. Infatti  c’è stato un momento un po’critico e ho temuto che ciò si avverasse. Però poi tutto è andato bene».

Quel giro d’Italia non fu molto facile: come avversari si ritrovò il veterano Indurain e un giovane Marco Pantani, il quale si era messo in bella mostra sul Mortirolo.  Lei vinse sole 3 tappe, ma la costanza la portarono a mantenere la Maglia Rosa per ben 19 tappe consecutive, fino all’arrivo di Milano.

«Posso dire che la squadra era veramente forte, non ho vinto da solo. è bello quando conquisti la Maglia Rosa, ma c’è da essere coscienti che il giorno dopo bisogna saperla difendere. Per questo occorrono dei bei gregari, che ti aiutano a mantenerla. In squadra avevamo Moreno Argentin che portava esperienza, Bjarne Riis, Enrico Zaina, Guido Bontempi, Bruno Cenghialta e Alberto Volpi. Era proprio una gran squadra».

Sappiamo che ha partecipato all’annuale commemorazione in ricordo di Marco Pantani. Come sono stati i vostri rapporti?

«Siamo stati in squadre diverse, ma i rapporti sono sempre stati buoni. Siamo avversari durante le gare, ma avversari buoni. In gara ognuno guarda se stesso. Quando è morto Marco mi è dispiaciuto parecchio e vedo che adesso in molti nel mondo del ciclismo lo stanno dimenticando, in particolar modo alcuni suoi ex compagni di squadra. Capisco che ognuno abbia i suoi problemi, però…».

Nel 1995 giunse secondo al Giro d’Italia, ma negli anni successivi i risultati calarono

«Sì, nel 1995 arrivai secondo al Giro, sempre con la Gewiss Ballan. Certo, non è che se non si vince il Giro vuol dire che i risultati siano calati. Nello stesso anno vinsi anche altre gare internazionali».

Nel 1998 abbandonò la Gewiss Ballan e si dedicò a gare minori.

«Lasciai la Gewiss Ballan per andare alla Française des Jeux per partecipare a corse francesi su strada. Poi nel 2001 mi ritirai dai professionisti».

Berzin, lei rimane tutt’ora nel cuore dei pavesi: Russo di nascita, oltrepadano d’adozione. Di cosa si occupa?

«Dopo anni sono ancora residente a Broni e mi occupo della mia attività imprenditoriale, la Berzin Auto di Bosnasco».

è rimasto ancora nel mondo del Ciclismo?

«Mi ero allontanato un po’ dall’ambiente ma ora l’ambiente ma ora mi sto riavvicinando. Per lo più frequento manifestazioni cicloamatoriali e quelle organizzate da Tonina Pantani, la mamma di Marco. Vado spesso li da loro. Quest’anno vorrei dedicarmi al Giro, seguendolo un po’ più da vicino. Vedremo un po’ come andrà…».

Quando vinse il giro, lei era già residente qui in Oltrepò?

«Abitavo già a Broni da più di un anno. Forse sono stato il primo extracomunitario arrivato a Broni, perché in comune non sapevano come mettermi in regola! (risata)».

Per anni ha organizzato la “Criterium Gran Premio Città di Broni”, l’unica gara in Provincia di Pavia riservata ai Professionisti

«Era una gara che si teneva ogni anno a Broni, pochi giorni dopo la conclusione del Giro d’Italia. Era composta da circuito cittadino in Broni e una piccola cronoscalata su San Contardo. Era un evento d’importanza internazionale, al quale partecipavano parecchi big».

 di Manuele Riccardi    

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