Sabato, 14 Dicembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - OLIMPIADE DELLA MOTO 2020: FACCIAMO CHIAREZZA SULLO “STATO DELL’ARTE” DELLA SEI GIORNI DI ENDURO

Organizzare eventi rappresenta una grande opportunità per dare visibilità a brand, imprese ed idee, è un momento in cui scambiarsi e condividere progetti, entrare in contatto con diverse realtà e far nascere collaborazioni professionali inaspettate. Può sembrare banale, ma il primo passo per la creazione di un evento ben riuscito è definire chiaramente quali sono gli obiettivi da raggiungere: dietro l’organizzazione di un evento ci sono tempo, lavoro e tante persone. Edoardo Zucca, Presidente del Motoclub Pavia, vive a Pavia ma è oltrepadano, di Broni, ed essendo membro del Comitato Organizzatore Isde 2020 è certamente la persona più indicata per conoscere lo “stato dell’arte” della Sei Giorni di Enduro, l’Olimpiade della moto che si svolgerà in Oltrepò ad agosto 2020.

Zucca l’Olimpiade dell’enduro… Per qualcuno sembra paracadutata in Oltrepò senza chiedere permesso a nessuno. È così?

«Non è così assolutamente. Il dialogo con le Autorità del territorio e nazionali è iniziato molto tempo fa quando si sono messe le basi per poter richiedere l’assegnazione dell’evento alla Federazione Motociclistica Nazionale ed Internazionale. Hanno già ufficializzato il loro patrocinio a ISDE 2020 il Comune di Pavia, il cui territorio ospiterà alcune fasi dell’avvicinamento all’evento, ed il Comune di Voghera, dove avranno sede gli uffici fino ad agosto 2020 e dove si svolgeranno alcune manifestazioni collaterali. In questo momento siamo nella fase strutturale in cui stiamo progettando l’evento, per cui non abbiamo ancora definito esattamente i percorsi».

La Sei Giorni è un evento di portata mondiale. Sicuri di avere le credenziali per organizzarla?

«Siamo un Motoclub che ha 115 anni di storia, che nella sua “vita” ha organizzato un centinaio di gare, premiato con riconoscimenti importanti quali la Stella d’Argento e la Stella d’Oro al merito sportivo e siamo l’unico Motoclub in Italia ad aver la massima onorificenza sportiva riconosciuta dal Coni che è il Collare d’Oro. Siamo inoltre uno tra i Motoclub fondatori della Federazione Motociclistica Italiana. E non ultimo, nel 2014 in Argentina siamo diventati Campioni del Mondo vincendo proprio la ISDE.

Affianchiamo nell’organizzazione della Sei Giorni il Moto Club Vittorio Alfieri di Asti, con cui abbiamo costituito il Comitato Organizzatore, vista la portata della manifestazione.  Faranno poi parte del pool organizzatore anche i Moto Club Valle Staffora, il Varzi e il Valli Oltrepò, per la parte pavese e i MC Azeglio, Ceva, Valli Tortonesi e 100 Torri per la parte piemontese. è giusto inoltre precisare che è il Moto Club Alfieri, che proprio nel 2020 festeggerà il trentennale, la realtà a cui è stata assegnata formalmente l’organizzazione della ISDE 2020».

Dal punto di vista sportivo avete tutte le carte in regola, l’assegnazione del Collare d’Oro è una “prova” più che tangibile. A livello organizzativo però avete già avuto esperienze importanti o è la vostra prima volta?

«Certo che sì, abbiamo organizzato gli Assoluti d’Italia che è il top delle gare a livello nazionale con presenti anche piloti stranieri, il Campionato Italiano Senior e Under 23, il Campionato Europeo di moto d’Epoca e abbiamo collaborato all’organizzazione dei Campionati Europei di moto moderne».

L’esperienza non vi manca e questo è già di per sé rassicurante… ma per ogni manifestazione che ha un forte impatto sul territorio c’è sempre, e non solo in Oltrepò, il partito del Sì ed il partito del No. I Sì ed i No ruotano soprattutto intorno al fatto che le moto passeranno sui sentieri. Quali sentieri faranno parte del percorso della Sei Giorni, ce lo può svelare?

«No, ma non perché non voglio ma perché non abbiamo ancora definito dove si passerà esattamente. In quanto ad un anno e mezzo dall’evento, ci troviamo ancora in una fase di progettazione, posso dire che lo stiamo studiando».

Il percorso qualunque esso sia sarà approvato presumiamo dalle autorità sportive nazionali ed internazionali e nel rispetto delle leggi italiane vigenti in materia. Avete già avuto problemi di questo tipo nell’ambito di altri eventi da voi organizzati o vi è stato mai contestato di infrangere la legge?

«Assolutamente no, mai e questo perché a priori ed in collaborazione con i Carabinieri Forestali, grazie ad un protocollo d’intesa siglato tra la Federazione Motociclistica Italiana ed il Corpo Forestale dello Stato appunto, valutiamo i percorsi e a priori chiediamo i permessi e le autorizzazioni. Prima di fare una manifestazione siamo regolarmente autorizzati nel rispetto delle norme regionali, provinciali, comunali e della Comunità Montana. Esiste un iter burocratico molto complesso ma che garantisce all’organizzatore di avere tutte le carte in regola».

In Oltrepò e nelle valli attigue dove si svolgerà l’evento, esistono tanti attori che anche se non hanno voce in capitolo e non devono dare il loro assenso, per “educazione” vale la pena di conoscere. Vi siete presentati?

«All’interno della Federazione Italiana c’è un organo preposto a tenere i rapporti con gli organi istituzionali, l’ufficio è rappresentato dal Dottor Toni Mori che se ne occupa a 360 gradi affiancando i Motoclub e gli organizzatori, questo avviene sia a livello nazionale che a livello locale, ed anche noi ci proponiamo di incontrare questi attori».

Avete già avuto incontri informali, un “pour parler” con i sindaci del territorio?

«Certo che sì, incontri ufficiali no perché ancora non conosciamo i percorsi, ma incontri non ufficiali certamente sì in quanto necessitiamo di avere partner che siano d’accordo con la nostra iniziativa prima di muoverci, penso al sindaco di Rivanazzano Terme o di Voghera per citarne alcuni».

Una manifestazione di questo tipo avrà avuto diversi pretendenti, ogni anno ci saranno diverse nazioni che vorrebbero accaparrarsela.. è stato difficile per voi aggiudicarvela?

«Non è stato facile, le nazioni che ambiscono ad organizzare una Sei Giorni nel proprio territorio sono tante, Argentina, Cile, due anni fa la Francia, quest’anno il Portogallo, è una manifestazione ad ampio respiro internazionale e di enorme successo, per cui molto “desiderata”».

Lei quante Sei Giorni ha visto come appassionato e come Presidente?

«Da appassionato 3, come Presidente di squadre che hanno partecipato ad una Sei Giorni 4, e voglio sottolineare che una di queste Sei Giorni l’abbiamo anche vinta. Il fatto di aver vissuto la Sei Giorno a tutto tondo dalla parte del “cliente”, dell’usufruttuario della manifestazione è stato uno degli elementi che ci ha spinto a voler essere dall’altra parte, in veste di organizzatori».

Lei prima faceva riferimento alla Francia, nazione che ha ospitato lo scorso anno la Sei Giorni. La Francia è certamente una nazione molto attenta ai problemi ambientali. Come addetto ai lavori, come appassionato, ma anche come uomo delle istituzioni lei ha notato durante quella Sei Giorni problemi ambientali e polemiche con le associazioni presenti nel territorio?

«Durante la manifestazione assolutamente no, ho notato al contrario un grande entusiasmo ed una grande partecipazione del pubblico e dei locali: le fattorie e le cascine dove si passava erano a porte aperte e nessuna protesta o polemica è mai avvenuta».

Un evento di questa portata ha un budget importante, ma quello che interessa al territorio non è quanto il Comitato Organizzatore spenderà, ma il ritorno di questa manifestazione, strategicamente in termini d’immagine, concretamente in termini economici. Lei che ha vissuto diverse Sei Giorni, in base alla sua esperienza, quale pensa possa essere il ritorno di cui potrà beneficiare l’Oltrepò?

«In base alla mia esperienza ma anche in base al progetto che abbiamo in mente, posso dire che per 15 giorni saremo al centro del mondo del motorsport, per 15 giorni avremo la possibilità di essere una vetrina delle terre che attraversiamo. Oltre alla gara in sé stessa, vogliamo creare eventi collaterali che facciano conoscere l’Oltrepò al mondo, già la cerimonia di apertura, che prevede una sfilata di circa 4 mila persone appartenenti alle delegazioni delle federazioni nazionali provenienti da circa 40 stati diversi di ogni parte del mondo, è un’occasione unica per il territorio. Tanti eventi anche serali nelle varie località che saranno disponibili ad accoglierci, tutto questo porterà un ritorno mediatico e di conoscenza del territorio che potrà avere risonanza anche negli anni successivi. Parlando di ritorno economico, in base agli studi fatti sulle Sei Giorni organizzate negli anni precedenti in Europa, si quantifica l’indotto in 5/6milioni di euro, questo è il dato in nostro possesso e che è più alto rispetto a quanto detto da altri che parlano di circa 3milioni e mezzo, da sottolineare che questo indotto è per il territorio stesso a costo zero».

I Presidenti dei vari Motoclub che partecipano alla Sei giorni hanno l’onore ma anche l’onere di pagare i conti. Non vogliamo sapere esattamente cosa lei ha speso, ma un Motoclub che partecipa ad una Sei Giorni con 3 piloti, al di là del viaggio aereo, in loco mediamente cosa spende?

«Le posso fare un esempio concreto: in Francia due anni fa eravamo presenti con 2 squadre, quindi 6 piloti e con 10 persone di assistenza. Abbiamo speso circa 20mila euro e noi siamo “solo” un Motoclub, la Sei Giorni è un Campionato del Mondo, a cui partecipano più di 200/250 squadre, tra queste le squadre nazionali senior, le squadre nazionali junior. Le squadre di club come la nostra hanno budget molto differenti e inferiori rispetto alle squadre nazionali. Le squadre nazionali sono più ricche e si muovono con più persone, a conti fatti se una squadra di club spende sui 20mila euro per una Sei Giorni, una squadra nazionale arriva a spendere 50/60mila euro, tenendo conto che saranno presenti a Rivanazzano almeno 40 squadre nazionali, i conti sono presto fatti».

Lei cosa spera possa portare la Sei Giorni agli imprenditori turistici del territorio? Quali saranno le categorie che ne beneficeranno maggiormente?

«Certamente gli imprenditori alberghieri e della ristorazione, ma anche i commercianti.

In Francia ci sono state circa 40 mila persone. Noi auspichiamo e ci auguriamo di superare le presenze della Francia in quanto abbiamo dalla nostra elementi che ci fanno ben sperare, in primis ci troviamo in una zona facilmente raggiungibile dall’estero e dai grandi centri abitati, in un’area europea di grandi appassionati di enduro e vicina ad altre zone con questa vocazione, tipo la bergamasca».

Manca un anno e mezzo all’evento e se per le ragioni che ci ha spiegato i percorsi non sono ancora stati fatti, per la parte meno sportiva avete già un’idea della tipologia di eventi che affiancherete alla gara vera e propria?

«Sicuramente spingeremo il turismo in moto con motoraduni legati alla Sei Giorni, e collegheremo al turismo su due ruote l’aspetto culturale del territorio, penso ai borghi, castelli, musei e all’aspetto enogastronomico, penso ai prodotti tipici dell’Oltrepò, il salame, i formaggi, i vini… Venire a vedere la Sei Giorni vorrà dire venire a vedere anche il territorio».

L’Oltrepò è terra di salame e di vino che lei ha nominato poco fa. Il contorno organizzativo ed i tifosi in base alla sua esperienza sono un pubblico di bon vivant?

«Assolutamente sì, porto sempre l’esempio della Francia. Siamo venuti a casa con tanti prodotti tipici locali, lì c’erano bancarelle con ogni tipo di leccornia del territorio. Il mondo dell’enduro non è certamente un ambiente da hamburger ma proprio da pane e salame e detto in senso positivo».

Vino e salame identificano certamente l’Oltrepò, ma altri prodotti stanno recentemente emergendo pensiamo ad esempio al miele piuttosto che allo zafferano. Avete intenzione di trovare una collaborazione con gli enti che si occupano della promozione del salame e del vino in Oltrepò?

«Sì ci stiamo muovendo in questa fase a livello di Confesercenti e Camera di Commercio per avere dei riferimenti del settore, porte aperte se qualcuno ci vuole contattare e dare riferimenti più precisi. Sul fronte vino ci stiamo muovendo anche in Piemonte e alcune Cantine piemontesi sono state molto reattive e ci hanno già contattato per farsi conoscere e per proporci delle degustazioni e delle visite enogastronomiche per i visitatori e per gli addetti ai lavori, ovviamente non per gli atleti…»

Il Piemonte si è dimostrato molto reattivo a livello imprenditoriale e turistico?

«A livello imprenditoriale direi di sì, come le dicevo siamo stati contattati da alcune Cantine piemontesi che hanno già “capito” l’opportunità di questa Sei Giorni».

Il quartier generale sarà l’aeroporto di Rivanazzano Terme. Avete già stipulato contratti a tal proposito?

«Certamente prima di spendere parole e citare l’aeroporto abbiamo preso accordi ben precisi e scritti con la società sportiva gestore così come abbiamo preso accordi con la pista di motocross di Ottobiano».

Ci sono regioni in Italia in cui non è permesso alcuno sport motoristico, vedi il Trentino Alto Adige. In Lombardia invece esiste un regolamento che disciplina l’enduro e gli sport affini?

«Esiste una Legge Regionale che stabilisce che le strade agro silvo pastorali non possono essere percorse nei due anni successivi in cui è stata fatta una gara motoristica, per cui la Comunità Montana prima di rilasciare i permessi fa sempre una ricerca in base a questo normativa».

Alla nostra testata in altre occasioni sono giunti malumori sul tema: le moto che passano sui sentieri li rovinano ed inoltre provocano un forte inquinamento ambientale, di contro sempre dalle pagine di questo giornale diversi enduristi hanno risposto che l’inquinamento provocato dalle moto è inferiore a quello di altri mezzi che usufruiscono dei sentieri e che a proposito di sentieri, spesso gli enduristi li puliscono sia prima che dopo. Sentieri… grave problema in Oltrepò.. Come Comitato Organizzatore cosa garantite sullo stato dei sentieri prima e dopo la gara?

«Prima della gara la riapertura e la pulizia dei sentieri, dopo la gara il ripristino totale di tutti i percorsi attraversati. Questo oltre ad essere un obbligo morale di noi enduristi è rispetto delle norme che noi sottoscriviamo prima di qualunque manifestazione con la Comunità Montana e con i Sindaci dei territori attraversati. Successivamente per ogni manifestazione che organizziamo, ormai da anni, facciamo una verifica dei sentieri con i tecnici dei vari Comuni che ci hanno ospitato e ci affidiamo a ditte del territorio che in collaborazione con i tecnici comunali fanno verifiche sui percorsi e ci dicono quali sentieri sono stati danneggiati e noi a nostre spese li ripristiniamo. Senso civico e rispetto delle leggi sono per noi prioritari, anche perché vogliamo avere buoni rapporti con il territorio, vogliamo tornare ogni due anni in quel Comune con la nostra faccia ed essere bene accolti».

I percorsi non ci sono ancora ma la partenza e l’arrivo avete stabilito dove sarà?

«Partenza e arrivo saranno sempre all’aeroporto di Rivanazzano cuore della gara, dove ci saranno i paddock, da lì partiranno e torneranno tutte le moto ogni sera. La prova finale invece si svolgerà al Circuito Internazionale di Ottobiano».

La provincia di Pavia è divisa in tre: pavese, lomellina e Oltrepò. Verranno coinvolti tutti i Motoclub della provincia di Pavia?

«Sì certo, tutti i Motoclub dedicati all’enduro che sono tra l’altro tutti principalmente in Oltrepò Coinvolgeremo poi vari Motoclub di tutta Italia che verranno a darci una mano, saremo in totale circa 250 persone dedicate all’organizzazione dell’evento».

Cosa ha spinto lei ed i suoi compagni di avventura che presumo facciate altro nella vita, ad “imbarcarvi” in questa impresa?

«La passione e la voglia di fare una cosa importante per il nostro movimento e per il nostro territorio, l’orgoglio di lasciare qualcosa a queste terre, conoscendo l’impatto mediatico che si porta dietro una Sei Giorni. 4 anni fa siamo andati in Argentina e in località che nessuno conosceva ora grazie all’enduro sono molto conosciute».

Saranno presenti numerose televisioni?

«Noi stiamo trattando con reti televisive sia  livello nazionale che locale, poi la Federazione Internazionale ogni giorno diffonderà un ampio minutaggio di girato alle varie emittenti di tutto il mondo e per adesso sui social, ma speriamo anche su qualche rete nazionale,  è prevista la diretta TV della prova finale di motocross».

I numeri da lei forniti sulle presenze di una Sei Giorni sono davvero importanti, c’è chi utilizzerà il camper o la tenda ma una buona parte usufruirà delle strutture alberghiere presenti sul territorio. Ritiene sufficiente la ricezione alberghiera dell’Oltrepò per accogliere addetti ai lavori e appassionati della Sei Giorni?

«La ricettività del solo l’Oltrepò non è assolutamente sufficiente, in Francia o in altre parti del mondo ci si muove molto in camper e in tenda ma il turista italiano è più propenso ad utilizzare hotel, agriturismi e bed & breakfast. Siamo collaborando con la Confesercenti per mappare le strutture ricettive del territorio, per dare un servizio ai vari team concorrenti, ma a priori dico che sono assolutamente insufficienti, la gente, oltre che naturalmente in tutto l’alessandrino, andrà fino a Milano per poter trovare un posto dove dormire».

Tra un anno quando sarà tutto più chiaro ed i percorsi saranno stabiliti, indicativamente nella primavera del prossimo anno, ci sarà qualcuno dissenziente e che porterà delle obiezione alle vostre scelte. A queste persone o enti contrarie che rapporto intende avere e cosa si aspetta da loro?

«Parliamoci… Confronto aperto nel rispetto delle parti e dei ruoli. Noi siamo organizzatori ed appassionati e non infallibili, aperti al confronto ed alla critica costruttiva e non distruttiva».

A chi non vuole l’enduro in Oltrepò potete dire che la manifestazione verrà comunque e certamente fatta?

«Nel rispetto delle norme e delle leggi sì, non stiamo facendo nulla di vietato, se noi rispettiamo le norme e le leggi non vedo perché non dovremmo farla… A Roma hanno rinunciato alle Olimpiadi e si stanno ancora mangiando le mani… Vorrei fare una precisazione importante sulle polemiche nate sul percorso, che tra l’altro non è ancora stato definito: la Sei Giorni che dura 6 giorni appunto avrà le giornate di gara che saranno articolati in questo modo: due giorni nel pavese, due giorni nell’alessandrino, un giorno a cavallo delle due valli e il giorno finale ad Ottobiano in pista. Sono previsti, proprio per non impattare troppo sul territorio, tre giri diversi, e ogni giorno avrà un unico giro. Questo per dire che in tutto l’arco della manifestazione passeremo di Nilo Combi

  1. Primo piano
  2. Popolari