Giovedì, 23 Maggio 2019

BRONI - LA VITA L’HA RESA DISABILE, LA SUA VOLONTÀ UNA CAMPIONESSA

Chiara Cordini si è avvicinata al nuoto all’età di 4 anni, in seguito a un incidente automobilistico. Lo ha fatto sotto consiglio di un medico, non poteva sapere che stava andando incontro alla sua grande passione. Oggi, a 18 anni, è una campionessa europea di Nuoto Paralimpico. Record dopo record si è fatta strada in questo sport, poco conosciuto dagli abitanti dell’Oltrepò. Reduce dai campionati italiani, ci racconta come sono andati.

Chiara, partiamo di questa sua ultima doppia vittoria: come si sente? è soddisfatta?

«Siamo abbastanza soddisfatti dei risultati ottenuti a Bologna il 2 e il 3 marzo. Sono arrivata a questi campionati italiani non al 100% della mia forma fisica, ho un problema alla spalla che ha compromesso la mia preparazione. Per circa due mesi ho potuto allenarmi solo 3 volte a settimana senza svolgere sessioni specifiche in vista delle gare che avevo scelto. Considerando quindi la situazione sono contenta dei risultati, in particolare per il 100m stile libero, perché ho mantenuto un tempo distante di soli 4 centesimi dal mio record personale».

Quale sarà ora la prossima tappa?

«Ora purtroppo devo prendermi una piccola pausa per risolvere il problema alla spalla. A fine aprile dovrò sottopormi ad una piccola operazione che comporterà alcuni mesi di riabilitazione, spero a settembre di riprendere al meglio in vista dell’anno che ci aspetta».

Parlando invece un po’ di te, come ti sei avvicinata al nuoto? Da dove nasce la tua passione?

«L’acqua è stata la mia passione fin da piccola. Dopo l’incidente ho sempre frequentato corsi di nuoto sotto consiglio medico e nel 2013 ho provato a seguire il corso di pre-agonistica con i normodotati. Nel 2016 invece ho ricevuto l’invito ad entrare a far parte di una squadra paralimpica e da lì è iniziata la mia avventura nel mondo agonistico». 

Raccontaci delle tue vittorie passate e dei tuoi record: quanti allenamenti devi fare a settimana per mantenerti in forma per le gare?

«Il nuoto è uno sport impegnativo, anche solo un giorno ferma dall’allenamento e si sente subito la fatica in acqua il giorno dopo: per questo mi alleno 6 volte a settimana per 2 ore, più la sessione di palestra».

Pensa che in futuro Broni rimarrà la sua piscina? Continuerà ad allenarsi con gli allenatori attuali?

«Sì ho intenzione di rimanere a Broni. Fin da subito a gennaio 2018, quando ho iniziato ad allenarmi lì, con i miei attuali allenatori Davide, Simone e Federico, mi sono trovata benissimo: mi hanno sempre spronata a dare il meglio di me e si sono impegnati al massimo per far si che arrivassi sempre preparata ad una gara. In generale mi trovo benissimo nella mia piscina, anche con il resto degli istruttori e anche con la squadra agonistica di Broni con cui mi alleno qualche volta. Passo più tempo lì che a casa!».

Com’è stata la risposta della popolazione dell’Oltrepò alla sua vittoria? Che attenzione hai ricevuto?

«In generale ho ricevuto i complimenti da molte persone, in più il Comune di Zenevredo ha organizzato un incontro per presentarmi ai ragazzi delle scuole medie».

Crede che, nel nostro territorio, la situazione per una persona con difficoltà motorie, sia stata affrontata al massimo delle possibilità da chi ci amministra o credi che ci sia ancora tanto da fare?

«La situazione non è delle migliori, purtroppo, è sempre molto difficile spostarsi sulla carrozzina, in particolare nei piccoli paesini. Non penso che sia, però, una questione che riguarda solo i nostri comuni ma più in generale anche altre regioni italiane. La differenza con i paesi esteri a volte è abissale, soprattutto dal punto di vista dei mezzi pubblici, che qua da noi rimangono una grave problematica».

Pensa che in futuro, continuando a lavorare così e ottenendo risultati, verrà richiesta la sua presenza a livello nazionale come per altre importanti personalità del mondo delle Paralimpiadi?

«Sono già entrata in Nazionale lo scorso anno, quando sono stata convocata per partecipare agli europei che si sono tenuti a Dublino in agosto. L’obiettivo per l’anno prossimo è quello di strappare un pass per le Paralimpiadi che si svolgeranno a Tokyo. Da settembre, spalla permettendo, inizieremo la preparazione per riuscire a fare qualche tempo di qualificazione. Ci sarà da lavorare tanto, ma siamo molto determinati e decisi su quello che vogliamo fare». 

Che cosa direbbe ai giovani suoi coetanei, una generazione che forse nel 2019 si sta sempre più allontanando dal mondo dello sport?

«Da quando sono entrata nel mondo dello sport agonistico ho notato che spesso viene sottovalutato. Sono molti i bambini che iniziano una qualche attività sportiva in età infantile ma che poi non portano avanti. Dal mio punto di vista e dalla mia personale esperienza penso che lo sport sia una palestra di vita. Impari il vero significato della parola sacrificio che, attenzione, non deve avere per forza un’accezione negativa: quando si tratta di qualcosa che ti appassiona il sacrificio diventa anche qualcosa di positivo, rinunci a molto per ricevere un risultato che ti soddisfa e ti rende fiero del lavoro che hai fatto. Lo sport è anche sinonimo di impegno: infatti per arrivare ad un risultato il lavoro da fare è davvero tanto, ma una volta raggiunto l’obiettivo capisci che i mesi di duro lavoro hanno dato i loro frutti. Sport non significa solo mettersi alla prova e superare i propri limiti, ma è anche la capacità di stare in gruppo: anche in uno sport individuale come il nuoto, la squadra ha un ruolo fondamentale, qualcuno con cui condividere gli allenamenti e le vittorie. Forse è necessario che i bambini di oggi si dedichino più all’attività sportiva e che distolgano un po’ l’attenzione dagli schermi del cellulare».

di Elisabetta Gallarati

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