Lunedì, 22 Luglio 2019

VOGHERA - «DI NUOVO AL PARISI SOLO PER UNA SQUADRA DI VOGHERA CON SOCIETÀ SERIA»

Orfani di una squadra da tifare, gli Ultras vogheresi si interrogano sul futuro del calcio cittadino. Di tifare l’ ”ibrido” OltreVoghe non ne hanno mai voluto sapere e dopo il ritiro dell’Asd Voghera dal campionato di promozione dovuto all’inadeguatezza di una squadra che incassava una batosta dopo l’altra, le domeniche della tifoseria sono rimaste vuote. I ragazzi della curva poco tempo fa hanno addirittura lanciato una proposta di “azionariato popolare” per aiutare la formazione di una realtà calcistica cittadina sana e oggi, di fronte alle voci sempre più insistenti circa la nascita di una nuova società unificata, esprimono dubbi, perplessità e auspici.

A parlare sono dei volti storici della tifoseria rossonera come Luca Achille, Matteo Sgarella, Maurizio Macaluso e Tiziano Beccari. Gente che di chilometri al seguito della “Voghe” ne ha macinati migliaia.

OltreVoghe in zona retrocessione nella serie D, Asd Voghera ritirata dal campionato di Promozione. Parlare di crisi del calcio cittadino sembra oggi un eufemismo. Qual è la vostra posizione di tifosi di fronte a questa debacle?

«Abbiamo tre squadre che portano il nome della nostra città (Oltrepo, ASD e Viqueria) e nessuna per motivi diversi è riuscita ad incarnare a pieno un progetto che potesse coinvolgere sportivamente Voghera. L’Oltrepo è una società estranea alla nostra città e perciò mai sentita nostra. L’ASD non è riuscita a mantenere i buoni propositi che aveva portato avanti inizialmente e il Viqueria è l’oggetto misterioso di cui non riusciamo a capire il senso. La cosa che li accomuna è la non passione per la Voghe».

L’anno scorso l’Asd Voghera vinse il campionato. Sembrava che la realtà in cui eravate tornati ad identificarvi fosse destinata a ben altre glorie, invece... cosa è successo?

«Quello che è successo è il frutto di malagestione e decisioni scellerate della società. All’inizio il progetto era interessante: una squadra nuova che portava i nostri colori e che incarnava lo spirito di vogheresità che andavamo cercando. Nonostante la categoria e le difficoltà delle prime due stagioni che rallentavano il salto di qualità, eravamo certi del fatto che a piccoli passi saremmo riusciti a riprenderci i palcoscenici che ci spettano e a cui eravamo abituati. Invece alla fine il progetto anzichè decollare si è rivelato essere una meteora. La rivoluzione completa della rosa nonostante la vittoria del campionato e l’avvicinamento alla società di personaggi di dubbia reputazione hanno suscitato cattivi presagi. Che poi sono diventati realtà».

Condividete il ritiro della squadra dalla Promozione?

«Purtroppo a causa della situazione che si era venuta a creare era la decisione più sensata che si potesse prendere. Non avrebbe avuto senso continuare un campionato sottoponendo a delle vere e proprie umiliazioni la nostra dignità di tifosi».

Di chi è secondo voi la responsabilità principale per quanto accaduto?

«La causa di questa situazione è senza dubbio da imputarsi al presidente Perinetti in primis. Girano voci che abbia mantenuto attiva la squadra juniores nel proprio campionato per avere la possibilità di potersi iscrivere l’anno prossimo ad un ipotetico campionato di Prima categoria. Noi ci chiediamo con che coraggio possa avere intenzione di ripresentarsi pur non avendo più credibilità agli occhi di nessuno».

Cosa fate adesso la domenica? Seguire l’OltreVoghe non è tra le opzioni, o sbaglio?

«Assolutamente no. Non l’abbiamo seguito fin dall’inizio per motivi imprescindibili e rimaniamo coerenti con le decisioni prese in passato. Le nostre domeniche ora sono un po’ più vuote, ma questa inattività verrà sfruttata per onorare i legami di amicizia che intercorrono da ormai 30 anni con il Savona, e con Motta Visconti. Lontano dai gradoni non sappiamo stare».

Poco tempo fa avete lanciato la proposta per la creazione di un nuovo club ad azionariato popolare. Potete spiegarci cosa avete in mente?

«Lo scopo del progetto è ridare vita alla nostra piazza creando una sinergia tra società e tifosi tramite un appoggio sia sul piano economico sia sul piano sportivo. Ovviamente la condizione di base è avere finalmente una società seria con valori etici e morali adeguati. Chiunque potenzialmente può partecipare al progetto eccezion fatta per chi ha procurato la suddetta inaccettabile situazione».

Il 2019 è un anno particolare per la storia calcistica di Voghera, ricorrerà il centenario della fondazione della “Voghe”. Sarà forse una coincidenza, ma proprio per la stagione prossima si parla con insistenza del ritorno ad una società unica che rappresenti la città. Voi che cosa auspicate?

«Noi ci auguriamo che finalmente l’odissea delle disavventure calcistiche cittadine giunga al termine. La nostra speranza è quella di un ritorno di una società unica, sana e trasparente, che possa reincarnare nuovamente lo spirito sportivo della città e che riesca a riunire tutti i tifosi rossoneri sotto i propri colori e sotto un unico nome».

Credete ci sia qualcuno sul territorio con abbastanza soldi e competenze per poter tirare le fila di un progetto serio?

«La situazione economica locale non è delle più floride, in un tessuto sociale che sta via via degradandosi sempre più. Ovviamente il nostro auspicio è che realtà imprenditoriali, si spera finalmente serie, unite alla passione mai mancata dei vogheresi e al nostro supporto, si possano fondere per creare una realtà consona alla piazza».

Vi aspettate un intervento concreto da parte del Comune? Se sì di che tipo?

«Ci aspettiamo che anche la politica faccia la sua parte promuovendo un progetto serio in cui il recupero dell’identità calcistica cittadina sia il cardine di riferimento. La Voghe è stata e deve tornare ad essere un patrimonio sportivo rappresentativo della cultura popolare della nostra città che contribuisce a mantenere e a trasmettere quel senso e quel legame di appartenenza di generazione in generazione. È in questo senso che la politica può intervenire. Abbiamo una struttura che potrebbe comodamente ospitare competizioni di Lega Pro e ci sono tutti i presupposti per far tornare grande la Voghe, abbandonando definitivamente progetti come quelli dell’OltreVoghe».

Quando la Voghe fallì pochi anni fa diceste chiaramente che non avreste supportato il progetto “OltrepoVoghera”. Quali sono le vostre condizioni per tornare a tifare al Parisi?

«Noi non abbiamo sposato il progetto OltrepoVoghera e mai lo faremo per il semplice fatto che Voghera ha sempre avuto nella propria storia, anche con fallimenti, una propria identità calcistica. L’idea di cambiare nome, stemma e colori ha voluto dire cambiare sin da subito il senso di appartenenza che nel nostro piccolo ci ha sempre contraddistinto. Se alla fine di questo campionato da quello che ci giunge all’orecchio dovesse tornare il progetto di una nuova Vogherese, con intenzioni serie e soprattutto persone serie, valuteremo il tutto e vedremo il da farsi. Da troppi anni orbitano nel calcio vogherese personaggi poco puliti che hanno infangato Voghera».

Molto spesso la gente associa la parola “Ultras” a tifo esagitato o violento. Potete spiegare cosa significa per voi essere Ultras del Voghera?

«Per noi essere ultras può sintetizzarsi fondamentalmente in 3 concetti base: amicizia, territorio, colori. Essere ultras vuol dire gruppo, vuol dire amore incondizionato per i propri colori, per la propria gente e senso di appartenenza ad una piazza che se pur piccola ha una sua storia ben delineata».

di Christian Draghi

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