Venerdì, 24 Maggio 2019

OLTREPÒ PAVESE – RIVANAZZANO TERME – “AD ASSISTERE ALLA 6 GIORNI D’ENDURO ARRIVERANNO PERSONE DI OGNI NAZIONALITÀ”

Paolo Buscone nato a Voghera il 04 aprile del 1994 e residente a Voghera. La sua è una famiglia “da corsa” padre e fratelli appassionati e praticanti di rally ed enduro, 4 e 2 ruote, per non farsi mancare niente nel motorsport. Paolo appassionato da sempre di enduro, attualmente corre per il Motoclub Pavia, ricorda con un pizzico di nostalgia la prima gara del settembre del 2011, ma a Paolo Buscone brillano gli occhi quando gli si chiede di raccontare la sua partecipazione alla 6 Giorni di Enduro nel 2017, a  Brive la Gaillarde, in Francia. Per ogni “endurista” essere selezionato per partecipare alla 6 Giorni è un sogno, un traguardo sportivo. Paolo Buscone ha partecipato all’edizione numero 92 di questa fantastica ed iconica gara, la storia della 6 Giorni, una vera e propria olimpiade dell’Enduro, inizia nel 1913 a Carlisle nel Regno Unito e… nel 2020 l’edizione numero 95, avrà quartier generale a Rivanazzano Terme, e si svolgerà in gran parte in Oltrepò. Per Rivanazzano Terme e soprattutto per l’Oltrepò un “colpaccio”, a livello sportivo, ma soprattutto a livello pubblicitario, turistico e d’indotto economico che una manifestazione importante come la 6 Giorni porta. A Paolo, abbiamo voluto chiedere, non tanto l’aspetto sportivo inerente la gara, ma l’aspetto turistico, l’aspetto ambientale, cosa ha visto e recepito lui, durante la partecipazione all’olimpiade della moto a Brive la Gaillarde.

Cosa vuol dire, per chi pratica da sempre l’Enduro ed è appassionato di questo sport, partecipare a una Sei Giorni?

«È un sogno che si avvera, è come per un calciatore arrivare a giocare il mondiale».

Traguardo raggiunto nel 2017

«Nel 2017 a Brive la Gaillarde, nel sud-ovest della Francia, vicino a Tolosa».

Se dovesse descrivere, in poche parole, cosa vuol dire, dal punto di vista dell’impegno sportivo, partecipare a una Sei Giorni?

«Un grosso sacrificio!».

Perché?

«Pensavo di non riuscire a finire la gara, dal punto di vista fisico ti mette alla prova. Credevo di essere molto preparato fisicamente, ma forse ero preparato per i primi due giorni. Non so i professionisti come abbiano fatto a raggiungere una preparazione del genere».

Quanto tempo prima ha saputo di dover partecipare alla gara?

«Un mese e mezzo prima, erano i primi di luglio. Ho sostituito un ragazzo che si era fatto male, forse avrei partecipato ugualmente, comunque mi sono preparato in un mesetto circa».

Quanti giorni prima della gara è arrivato a Brive la Gaillarde?

«Otto giorni prima, sono partito il 20 di agosto e la gara iniziava il 28. Complessivamente mi sono fermato in Francia un paio di settimane».

Ci spieghi il “back stage”, dove eravate alloggiati e quanto ha speso il Motoclub?

«Eravamo alloggiati in un residence a circa 60km, perché non c’era più posto nelle vicinanze. Bisogna riflettere sul fatto che il Motoclub ha iniziato un anno prima ad organizzare la trasferta, ma c’è gente che si muove ancora prima! Ogni pilota al Motoclub sarà costato all’incirca sui 3mila euro, per quindici giorni di trasferta».

In quanti avete partecipato alla Sei Giorni, complessivamente?

«Eravamo in 750, il limite massimo di partecipanti consentiti dal regolamento».

Quanti meccanici c’erano?

«Prendo il mio caso: noi eravamo in sei piloti, due squadre da tre piloti, e avevamo circa 4 meccanici in totale».

All’incirca, da quanti membri è composto il team che segue una moto?

«Almeno dalle due o tre persone per pilota. Ci sono scuderie ufficiali che ne contano qualcuno in più».

Seguono solo la gara o come i piloti arrivano sul posto con qualche giorno di anticipo?

«Arrivano un paio di giorni prima della gara, complessivamente una decina di giorni contando la settimana della gara e il giorno seguente la fine».

Voi piloti immagino che arrivavate a sera esausti, il vostro team?

«Andavano a feste di paese, hanno visitato le città…».

Tutti i paesini lì attorno organizzavano feste o manifestazioni per l’evento oppure no?

«No, di eventi particolari non ne hanno fatti».

Avete riscontrato questa tendenza solo in Francia o accade normalmente?

«Non vorrei dire una stupidaggine, ma credo che sia la normalità. Detto da un pilota che era esausto dopo la giornata di prova e che andava a letto presto perchè la sveglia suonava all’alba!».

Secondo lei potrebbe essere un valore aggiunto organizzare eventi o feste per gli appassionati?

«Sì, perché al di là dei piloti c’è molta gente che assiste alle gare e che potrebbe la sera partecipare a queste manifestazioni».

Normalmente quanti spettatori, tifosi o appassionati, si muovono per seguire le gare di enduro?

«Avevo letto che  giornalmente assistono circa 20.000 persone».

Immagino che non fossero solo francesi, gente del posto.

«Arrivavano da tutte le parti, svedesi con il camper, danesi. La cosa che mi è rimasta impressa è che transitando nel percorso, in mezzo al paese, tutti gli abitanti erano fuori ad incitarti ed indicarti la strada giusta».

Per cui c’era una grande partecipazione anche da parte degli abitanti del luogo.

«Sì, un tifo indiavolato, facevano foto,  filmati… insomma una partecipazione molto calorosa».

Crede che possa succedere anche in Oltrepò questo?

«Me lo auguro! In Francia erano tutti lì ad incitarti, qui da noi di gente che ti incita… mentre passi… ne ho vista poca. Ma è pur vero che gare importanti e coinvolgenti come la 6 Giorni, qui da noi non ne sono mai state organizzate».

Una perplessità: l’Enduro si corre su strade  sterrate e sentieri, in Oltrepò ce ne sono moltissimi, di cui molti impraticabili. Pensi che gli organizzatori renderanno praticabili sentieri ad oggi mal messi?

«Sicuramente, oltre al percorso di gara potrebbero creare dei tagli in base alle condizioni climatiche, se piove devono esserci delle strade alternative. Puliranno e allargheranno, molto probabilmente, le strade ed i sentieri già esistenti».

Dopo la gara si dice che questi percorsi vengono ripristinati, ci spieghi meglio.

«In alcuni sentieri, dopo la gara, possono formarsi buche e gli organizzatori si impegnano a ripristinare “i danni” causati dalle moto».

È normale, si verifica sempre, questa operazione post-gara?

«Questo di norma dovrebbe essere il modus operandi, io sono stato abituato dal Motoclub a procedere in questo modo. Si pulisce la strada prima della prova e la si riassesta dopo, anche perché non lasciare il percorso come lo si è trovato comporterebbe dei problemi per la gara successiva».

Questi sentieri o percorsi che voi utilizzate per le vostre gare sono solo percorribili da pedoni o anche da fuori strada, macchine in generale?

«Anche da veicoli, si passa da piccoli sentieri a tratti percorribili anche da fuori strada di grosse dimensioni, anche trattori…».

Per i moto club dell’Oltrepò, per l’Oltrepò e per Rivanazzano, quartier generale della prossima Sei giorni è un colpaccio! Secondo lei questo può essere un colpo pubblicitario anche per l’Oltrepò Pavese? Mi parli, per fare un paragone, di quando è stato in Francia: che risonanza ha avuto sui giornali, sulle televisioni la gara di Enduro?

«Spero che sia un trampolino di lancio per l’Oltrepò. In Francia le televisioni ed  giornali hanno dato ampio spazio alla gara, ma questo non solo i giornali ed i media francesi, ma quelli di un po’ tutto il mondo, insomma c’era attenzione per l’evento».

Gli appassionati di enduro oltre all’acqua, bevono? Mi spiego meglio, potrebbero apprezzare il vino oltre padano?

«Penso di sì… se i prodotti sono validi potrebbero anche essere acquistati e portati a casa. Vi dirò di più, molti secondo me potrebbero tornare in vacanza dopo la gara. Io sono andato in Francia e sicuramente tornerò a visitare i luoghi in cui ho corso, ma anche i posti bellissimi che ho avuto l’occasione di conoscere. Purtroppo stavo partecipando ad una gara molto importante e non ho avuto modo di guardarmi troppo in giro e per questo dico che sicuramente farò ritorno».

Tra i partecipanti alla gara del 2011 quanti erano stranieri?

«60% stranieri, la restante parte  francesi».

I tifosi?

«40% stranieri».

L’appassionato tipo che segue la gara?

«C’erano tanti ragazzi giovani ed anche famiglie… comunque seguire la gara è faticoso bisogna fare tanta strada. Secondo me vicino alle prove speciali bisognerebbe creare dei punti di ristoro per i tifosi e per quelli che seguono i piloti che devono stare lì, magari tutto il giorno, ad aspettare i piloti. Va bene la passione però…».

Anche in Oltrepò la gara prevederà lunghi spostamenti o sarà più concentrata?

«Secondo me sarà più concentrata, perché la conformazione del territorio è diversa”.

Lei che ha vissuto l’esperienza da pilota con tanto di cerimonia di partenza, cerimonia d’arrivo. Ha visto un coinvolgimento dei politici della zona oppure no?

“Politici che si sono messi in mostra no, ne all’arrivo ne alla partenza».

Si dice che il parco assistenza, il quartier generale di questa manifestazione sarà l’aeroporto di Rivanazzano Terme. Tutta gente che gravita intorno alla manifestazione dove mangia, dove beve?

«In Francia c’era un grande ristorante vicino al parco assistenza e molti andavano lì. Noi che eravamo sempre in giro per le prove e ci fermavamo nei ristoranti dei paesini a mangiare, durante i giorni di visionamento prima della gara. Inviavamo la posizione del ristorante dove ci eravamo fermati ai nostri meccanici così, durante la gara sapevano dove andare a mangiare vicino al percorso della prova».

Nell’Enduro si usa benzina “normale” avete fatto rifornimento sul posto?

«Abbiamo fatto rifornimento sul posto, anche gli americani che sono soliti portarsela, hanno fatto rifornimento ai distributori francesi».

In Francia il movimento dei Verdi è molto forte, ha visto manifestazioni o contestazioni da parte dei Verdi durante la sei giorni?

«No, forse perché l’Enduro in Francia è particolarmente sentito. Comunque ho notato, ad esempio,  che il percorso era delimitato da fettucce biodegradabili, c’è stata grande attenzione all’aspetto ambientale».

Sono tanti i Motoclub dell’Oltrepò e della provincia di Pavia che parteciperanno alla manifestazione, ma va da sé che la gara sarà a Rivanazzano e quindi sarà il Motoclub di Rivanazzano ad avere maggiore visibilità.

«Il Motoclub ValleStaffora è l’ultimo nato quindi dovrebbero organizzare insieme al Motoclub Pavia e il Motoclub Alfieri, con l’aiuto anche di tutti gli altri motoclub oltrepadani. Sicuramente il Motoclub di Rivanazzano darà un contributo importante all’organizzazione della gara, anche se è l’ultimo nato è formato da gente appassionata e preparata, sono certo che sarà in prima linea ad aiutare e a dare il proprio contributo».

Secondo lei i Motoclub dell’Oltrepò parteciperanno alla 6 Giorni di Rivanazzano?

«L’iscrizione e la possibilità di partecipare alla gara è in base al ranking. Il Ranking è un sistema introdotto dalla Federazione Motociclistica come metodo di calcolo della posizione di un pilota all’interno di una lista di livello nazionale ed internazionale. Esso si basa infatti sui risultati ottenuti di ogni singolo pilota. Il vantaggio tecnico di tale sistema consiste nel fatto di ottenere automaticamente un censimento completo di tutti i piloti partecipanti alle gare di enduro, semplificando per i motoclub organizzatori le operazioni di iscrizione e di gestione dei piloti.  Ritengo che alcuni Motoclub dell’Oltrepò potrebbe partecipare, in base ai valori del ranking anche, magari ,  solo con una squadra».

A lei e ai suoi sponsor quanto è costata la sei giorni, al di là delle spese sostenute dal Motoclub Pavia?

«Sono state tante le spese sostenute dal Motoclub, più o meno 5mila euro, mille di iscrizione, mille di spese per vivere là quindici giorni escluso l’albergo, la revisione della moto millecinquecento, benzina, gomme… poi io ho speso, cercando di non buttare soldi, altri mille euro. Ritengo che ogni pilota spenda dai 7 ai 10mila euro».

Normalmente ogni pilota da quante persone è seguito?

«Almeno due o tre, in media».

C’erano prove in torrente?

«No, in Francia c’era solo un tratto di trasferimento in un torrente, ma normalmente le prove nei torrenti ci sono».

Qui ci saranno prove nei torrenti?

«Potrebbero benissimo farle, lo spazio c’è».

Ci sono state polemiche l’anno scorso a Rivanazzano per la manifestazione KTM organizzata a Rivanazzano, sono stati creati danni allo Staffora? Lo Staffora è stato lasciato in condizioni migliori o peggiori rispetto l’inizio della manifestazione?

«Ho visto che non è stato deviato assolutamente il corso dello Staffora. Il torrente prima della prova è stato pulito e questo fa solo bene, forse si sono create delle piccole buche o piccoli avvallamenti, che sono stati cancellati con l’azione dell’acqua del torrente».

Le polemiche sono state pretestuose quindi?

«Assolutamente, le avrebbero fatte in qualsiasi caso, è gente che è pronta a polemizzare a prescindere».

di Nilo Combi

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