Venerdì, 22 Marzo 2019

QUANDO L’OLTREPÒ TIFAVA ARISTIDE CAVALLINI

Per comprendere al meglio la carriera di Aristide Cavallini bisogna tornare indietro nel tempo e rivivere quegli anni. Siamo a cavallo dei due conflitti mondiali e il ciclismo è ancora agli albori. Sono gli anni del dominio di Alfredo Binda e Costante Girardengo e il Giro d’Italia si corre in sole dodici-tredici tappe, su strade polverose e sterrate. Non tutti avevano la fortuna di correre per una squadra, con tanto di sponsor, e di potersi permettere il lusso di avere l’assistenza e uno staff al seguito della carovana. Questo però non fermava alcuni temerari, i quali prendevano il via al Giro come isolati, gareggiando in una categoria dedicata. La Classifica degli isolati, in vigore dal 1910 al 1935, era una classifica accessoria (insieme alla Classifica degli indipendenti) a quella generale. Era riservata esclusivamente a questi corridori che, sebbene professionisti, avevano un altro impiego principale e correvano per arrotondare o per divertimento, finanziati per lo più da amici, compaesani e sostenitori. L’isolato, prima del via della gara, consegnava il suo bagaglio all’organizzazione del Giro d’Italia, che glielo faceva recapitare all’arrivo. A quel punto l’isolato  doveva provvedere autonomamente al proprio vitto e alloggio nel proseguo dell’intera corsa, tappa per tappa. Anche Ottavio Bottecchia, prima di vincere due Tour de France, aveva  gareggiato e vinto in tale categoria. In un secondo momento, per contraddistinguere il leader e vincitore di questa classifica, venne introdotta la Maglia Bianca (che tuttora rappresenta invece il leader della classifica dei giovani).

Aristide Cavallini nacque a Corvino San Quirico, il 26 ottobre 1899. I genitori, commercianti, avevano un emporio fornito di ogni tipologia di prodotto e una ditta di trasporti a cavallo con i quali consegnavano i vini dell’Oltrepò Pavese a Milano. Nel primo dopoguerra iniziò a svolgere i primi allenamenti sulle colline oltrepadane, nella zona del casteggiano e del vogherese. Come dilettante, nel 1925, si aggiudicò in scioltezza il primo posto alla III^ Coppa Caldirola, vestendo la maglia dell’US Corsico. L’anno successivo diventò padre di Rina, nata dal matrimonio con Erminia Cignoli, moglie che lo assecondò nella sua carriera ricoprendo spesso la figura della massaggiatrice: sebbene non fosse la sua reale professione, imparò il mestiere dai massaggiatori professionisti che seguivano il marito durante le competizioni nei primi anni, per poi sostituirsi a loro durante gli allenamenti.

Cavallini si dedicò completamente alla professione di ciclista, ma in famiglia il suo talento non venne mai compreso seriamente, risultando solo tempo sottratto ad un lavoro più serio, come spesso accadeva ad altri atleti ed artisti di quell’epoca. Nel 1927 intraprese la carriera da professionista, come individuale. Il 3 aprile giunse decimo alla Milano- Sanremo, secondo tra gli isolati ed il 15 maggio successivo prese il via per la prima volta al Giro d’Italia. Questa edizione, la quindicesima, è nota per aver avuto Alfredo Binda come unico detentore della Maglia Rosa sin dalla prima tappa e per aver visto al via per l’ultima volta, alla veneranda età di 45 anni, il pavese Giovanni Rossignoli (vincitore “morale” della prima edizione del 1909). All’arrivo a Milano, Cavallini giunse decimo, ma si aggiudicò la Classifica degli isolati. In quell’anno partecipò inoltre alla Coppa Placci, disputatasi a Imola il 3 luglio, classificandosi al secondo posto alle spalle di Aleandro Simoni, per soli 29’’.

Nel 1928 corse per la Bianchi-Pirelli, ma si presentò al Giro d’Italia ancora una volta come isolato, giungendo ancora primo in questa categoria e sesto assoluto. Durante questa edizione si aggiudicò inoltre anche un terzo posto assoluto nella V^ Tappa Sulmona-Foggia. Successivamente giunse sedicesimo al Giro del Veneto e undicesimo al Giro dell’Emilia.

L’anno successivo entrò a far parte dalla squadra La Rafale, con la quale partecipò alla Vuelta al Paìs Vasco (Giro dei Paesi Baschi), classificandosi sedicesimo assoluto e primo tra gli italiani. Rientrato in Italia, giunse ventesimo alla Milano-Sanremo e si presentò al via del Giro d’Italia, ma solamente nella terza e quarta tappa (Foggia-Lecce e Lecce-Potenza) giungendo rispettivamente decimo e dodicesimo.

Nel 1930 firmò un contratto con la Dei-Pirelli, che prevedeva la fornitura di una bicicletta e un compenso di 5.000 lire. Nonostante ciò, al Giro d’Italia giunse nuovamente primo nella Classifica degli Isolati, ottavo assoluto e secondo nella Classifica degli Indipendenti, alle spalle del compagno di squadra Antonio Pesenti. Nel giugno successivo strappò uno straordinario quarto posto al Giro del Piemonte. Insieme al suo compagno di squadra Pesenti divenne testimonial delle biciclette Dei, comparendo su numerose locandine e pubblicità:

“Al pari di Pesenti, un puro isolato, Aristide Cavallini di Casteggio ha compiuto il Giro con la fida Dei con gomme Pirelli e, malgrado le difficoltà, tanto il Pesenti quanto Cavallini si sono rispettivamente classificati primo e secondo nella categoria indipendenti. Il giovane Cavallini, rifulse in diverse riprese della lunga competizione per le doti di combattività, conquistò con la Dei freni Touriste il primo posto nella categoria isolati.

Lo sportivo evoluto, sulla base di questi risultati sa trarre le sue considerazioni per scegliere la bicicletta più forte e scorrevole, la Dei con gomme Pirelli”.

(da “La Sera” di Milano, 1930)

A fine Giro d’Italia le doti di Cavallini vennero esaltate dalla stampa di settore:

“La vittoria nella categoria isolati è toccata ad Aristide Cavallini, il piccolo ma estremamente energetico e combattivo atleta che non era alla sua prima prodezza del genere.

Ora lo troviamo ottavo assoluto, primo degli isolati e secondo degli indipendenti. Risultati regolarissimi, che confermano le buone qualità possedute dal Cavallini in questo campo in cui ha fornito le migliori prove della sua carriera.

Il fisico del Cavallini è modesto. Ma quanto forza di volontà, quanto ardore combattivo, quanta tempestiva audacia sono in lui. Nelle giornate di vena il minuscolo atleta diventa un gigante e tutti devono temerlo. Così fu nella breve ma aspra Catanzaro-Cosenza, che gli valse uno dei premi Shell.

Cavallini ha dovuto attendere che la gara entrasse nella sua seconda parte per poter prendere il comando della classifica speciale. Ma poi fu incontrollabile e si dimostrò ben degno del primato”.

(da “Il Corriere della Sera, 1930)

Cavallini divenne molto popolare ed ebbe molti sostenitori tra i suoi compaesani, i quali lo supportavano nelle sue imprese. Basti pensare che un suo sostenitore di Verzate arrivò addirittura a battezzare il proprio figlio con il nome di Isolato in suo onore!

Il 1931 fu l’anno delle soddisfazioni. Sempre tra le file della Dei, giunse quarto assoluto al Giro d’Italia, a soli 10’ dal vincitore Francesco Camusso, aggiudicandosi per la quarta volta la Classifica degli isolati e classificandosi terzo assoluto nella X^ Tappa Genova-Cuneo. Cavallini si guadagnò le prime pagine La Gazzetta dello Sport e Guerrin Sportivo.

“Tutti i superstiti del Giro meriterebbero menzioni. Ecco gli isolati. Un giorno abbiamo detto che sono atleti e concorrenti adorabili.  E sappiamo che nessuno di noi può adorare i “diseredati” di una corsa ciclistica a tappe. Ma è verità affermare che il comportamento e il valore dei concorrenti più oscuri ci hanno avvinto in più di una circostanza.

Aristide Cavallini, il vincitore della categoria, si è classificato quarto assoluto. Il posto occupato indica la qualità e la classe del non più giovane difensore della Dei. Cavallini non è stato soltanto quest’anno lo svelto e agile arrampicatore che conoscevamo. In condizioni di forma sorprendenti il magro e minuscolo pedalatore si è distinto per la combattività spiegata contro gli avversari di categoria. Migliorato sul passo, migliorato nella resistenza, pronto nei recuperi, Cavallini è comparso forte anche al cospetto degli assi”

(Emilio Colombo, Direttore de La Gazzetta dello Sport, 1 Giugno 1931)

La stampa dell’epoca inoltre sottolineava come gli isolati mettessero spesso in crisi i corridori più blasonati. Il 27 Maggio 1931 il Guerin Sportivo intitolava in prima pagina “Binda, Guerra… e quelli che non li rispettano”, apostrofando questo Giro d’Italia “fantasmagorico” proprio perché gli isolati avevano steso al tappeto un Campione d’Italia e un Campione del Mondo, mettendo “in imbarazzo” la Direzione della “Corsa Rosa”

Terminata l’esperienza rosa, portò a termine la Volta Ciclista a Catalunya (Giro della Catalogna), classificandosi quarto assoluto e primo tra gli italiani. Nel luglio tentò inoltre l’avventura Tour de France, che però terminò troppo presto, con un ritiro già alla seconda tappa.

Il 1932 fu l’ultimo anno che lo vide impegnato come professionista. Tesserato per la Binda-Varese, giunse diciannovesimo alla Milano-Sanremo, ma vinse ancora una volta il Giro d’Italia “isolati”, concludendo tredicesimo assoluto. Nel settembre partecipò alla “Coppa del Duce” Predappio - Roma e qualche settimana dopo prese il via alla Volta Ciclista a Catalunya, giungendo quinto assoluto. Corse successivamente come indipendente fino al suo ritiro, nel 1937. Nel 1934 e nel 1935 partecipò a due edizioni del Giro del Piemonte senza ottenere risultati di rilievo.

Abbandonate le corse da ciclista professionista, si trasferì ad Agrate Brianza, dove venne assunto come daziere. Rimase però sempre legato al mondo del ciclismo. Strinse amicizia con Fausto Coppi e con le nuove generazioni di ciclisti del secondo dopoguerra e ricoprì diversi ruoli tecnici e dirigenziali: nel 1952 fu direttore sportivo della squadra Baracchi e nel 1953 istruttore per il CSI. Tra gli anni cinquanta e sessanta inoltre divenne commissario tecnico e di giudice di gara al Velodromo Vigorelli di Milano. Giunto il momento della pensione si trasferì a Pinarolo Po, dove trascorse gli ultimi anni, fino a morivi il 18 febbraio 1974. Aristide Cavallini fu il primo ciclista professionista ad indossare la Maglia Bianca al Giro d’Italia.

di Manuele Riccardi

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