Venerdì, 16 Novembre 2018

SANTA MARIA DELLA VERSA - DON BRUNO E L’ORATORIO CHIUSO «SONO DISPONIBILE A RIDARE I LOCALI...»

Don Bruno Scanarotti è arrivato a Santa Maria della Versa a fine ottobre del 1999; quando è arrivato in questa comunità aveva molto entusiasmo e voleva occuparsi della formazione e dell’educazione dei giovani, come già aveva fatto in altre parrocchie. Aveva molti progetti, ma non ha ricevuto il sostegno da parte dei genitori, come lui stesso afferma. Recentemente alcuni di questi genitori sono andati a chiedere al sindaco Ordali di riaprire l’oratorio di Santa Maria della Versa; Don Bruno non ha alcun problema a riguardo: l’unico vincolo che pone è che, chi decide di prendersi la responsabilità, «Siano persone serie, formate e consapevoli!».

Don Bruno quando è arrivato a Santa Maria della Versa, l’oratorio funzionava ancora?

«Quando sono arrivato io non funzionava già più; c’era solo un gruppo di ragazzi tra i 16 e i 18 anni che saltuariamente veniva a fare qualche partita di calcetto. I locali erano aperti, ma nessuno li gestiva». 

A suo parere, l’oratorio che tipo di esperienza rappresentava per i bambini del passato?

«Per i bambini del passato penso che fosse un luogo d’incontro, di gioco e di aggregazione, mentre a mio parere l’oratorio dovrebbe essere anche un luogo di formazione ed educazione».

Sacerdoti, educatori e animatori dovrebbero contribuire alla formazione dei giovani di una comunità insieme alle famiglie e alla scuola. Secondo lei, a Santa Maria questo bisogno non è più sentito?

«A mio parere no e spiego anche il perchè: dopo circa un anno dal mio arrivo in questa comunità, avevo intenzione di acquistare una villa in vendita qui a Santa Maria della Versa, dove avrei voluto realizzare locali per il catechismo, campi da gioco (c’erano tre pertiche di terra intorno), un campo da bocce per gli eventuali nonni che avrebbero accompagnato i propri nipoti – quindi un luogo per grandi e piccini – c’erano tante possibilità! Eravamo riusciti ad ottenere un buon prezzo. Così ho convocato i genitori del paese (era presente anche il Vescovo Canessa), ma loro non hanno avuto il mio stesso entusiasmo, anzi mi è stato detto che non era una struttura necessaria. In quel momento avrei voluto lasciare questo paese, perchè volevo occuparmi dei ragazzi, ma senza l’appoggio dei loro genitori, mi è stato impossibile. Nello caso particolare dell’oratorio, per un po’ di tempo ho tenuto aperto i locali; avevo acquistato anche delle divise, perchè avrei voluto creare una squadra di calcetto, ma poi i pochi ragazzi che lo frequentavano sono diventati grandi...».

Molti giovani della Valle Versa si recano presso l’oratorio di Stradella, che sembra essere molto efficiente. Secondo lei è giusto?

«Non sarebbe giusto, ma almeno l’oratorio di Stradella funziona bene. C’è un prete che insieme agli assistenti e ai volontari maggiorenni sono preparati. A Santa Maria il prete c’è (io ci sono), ma ho 70 anni e, anche quando ne avevo 50, non avrei potuto occuparmi da solo dei ragazzi del paese. Mi piacerebbe che qualcuno si prendesse la responsabilità, ma ci deve essere serietà e preparazione!».

Don Bruno l’oratorio come sappiamo vuole anche trasmettere valori cristiani; quindi come coinvolgere i tanti ragazzi non cristiani?

«In generale l’oratorio è aperto a tutti, senza distinzione di religione o razza; se a Santa Maria l’oratorio fosse ricreato, a me interesserebbe trasmettere i valori dello stare insieme, dell’amicizia e ovviamente della preghiera (non esclusivamente cristiana). Non ci sarebbe alcun problema per me. L’importante è che i ragazzi possano crescere e divertirsi educatamente». 

Come è cambiata l’esperienza dell’oratorio rispetto al passato? I ragazzi di oggi cosa chiedono e cosa cercano?

«Cosa cercano i ragazzi di oggi non lo so dire. I pochi con cui ho a che fare ultimamente sono chiusi in sé stessi, sempre con in mano il cellulare, tu gli parli e loro non ascoltano. Cosa pensino e cosa vogliano sinceramente non lo so. In passato, durante i miei primi anni da prete a Pozzolo Formigaro, non c’era l’oratorio, ma in qualche modo lo abbiamo creato: aiutati da alcune persone del paese e insieme ad alcuni risparmi ci siamo riusciti. All’epoca facevo anche l’insegnante di religione alla scuola media e mano a mano i ragazzi si sono avvicinati sempre di più alla parrocchia. Nell’estate successiva siamo anche riusciti ad organizzare un campeggio a Salogni: due gruppi di una ventina di ragazzi, stavamo via per una quindicina di giorni. Stavo con loro 24 ore su 24; preparavamo da mangiare, andavamo a fare delle escursioni, giocavamo, pregavamo... era tutto diverso! I valori erano diversi».

Don Bruno dal punto di vista educativo, quali difficoltà incontra chi decide di rapportarsi con i giovanissimi?

«Le difficoltà per gli educatori, credo siano unicamente legate alla chiusura emotiva dei ragazzi... si potrebbe cercare di farli aprire al mondo. Anche il rapporto con la Chiesa (non solo qui a Santa Maria) è diverso, vengono a Messa quando devono fare la Prima Comunione e la Cresima, l’anno successivo e poi basta più».

Secondo lei ci sarebbero i numeri (i giovani) per riattivare l’oratorio di Santa Maria della Versa?

«Certo che sì, ma servono volontari e assistenti che se ne prendano cura e diano assistenza educativa. I ragazzi devono essere seguiti. Io ci sono, ma ho i miei impegni (ho altre parrocchie da seguire) e da solo non posso far nulla».

Quindi se qualche giovane fosse interessato a riattivare l’oratorio, magari con anche il supporto dell’Amministrazione Comunale, lei sarebbe favorevole a riaprirlo?

«Io sarei disponibile a ridare i locali, ma pretendo che chi si prende la responsabilità lo faccia con buon senso e serietà. I locali a disposizione sono tre, sono da risistemare (cose da poco), e un campetto». 

Le varie Amministrazioni Comunali degli ultimi anni, si sono mai interessate alla riapertura dell’oratorio?

«Non proprio. L’anno scorso alcuni genitori sono andati a chiedere al sindaco Ordali di riaprire l’oratorio, ma non ho capito perchè non siano venuti direttamente da me. Se questi genitori vogliono l’oratorio, per me va bene, ma devono impegnarsi insieme alla Chiesa. L’oratorio non deve essere un luogo dove “parcheggiare” i figli per alcune ore».

 di Silvia Cipriano

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