Domenica, 21 Ottobre 2018

BRESSANA BOTTARONE - «I CORSI D’ACQUA SONO ABBANDONATI. IL PO È UNA TAVOLA DA BILIARDO, NON È UN FIUME»

Tre anni fa la passione per la pesca ha portato Gabriele Selvatico a ricreare, in un luogo prima abbandonato, un’oasi di pace rivolta ai pescatori, ma anche alle loro famiglie. È il laghetto della Cantalupa, a Bressana Bottarone. Salvato, in questo modo, dal rischio di trasformarsi in una discarica a cielo aperto. Selvatico conosce molto bene il mondo della pesca, che ha iniziato a frequentare da piccolissimo. Oggi, che ha 44 anni, sogna di insegnare ai bambini l’amore e il rispetto della natura, oltre alla passione per questo sport. Date le sue conoscenze ne abbiamo approfittato anche per parlare del grande fiume Po, dove oggi non sono più in molti a praticare questo tipo di attività.

Perché ha deciso di lanciarsi in questa avventura?

«Questa è sempre stata la mia passione, quasi da quando sono al mondo. A quattro anni avevo già in mano una canna da pesca. Il 3 ottobre 2015 ho inaugurato questo laghetto».

Qual è l’origine di questo specchio d’acqua?

«Questa in origine era una cava, che qualche anno fa è stata ridragata. Io venivo a pescarci ancora prima, più di vent’anni fa, ma allora aveva una forma diversa. C’era meno acqua».

Qual era la situazione dell’area nel momento in cui ne ha preso possesso?

«Era quasi una discarica a cielo aperto: ci sono voluti sei mesi per pulirla. Tutto un lavoro fatto a mano, grazie all’aiuto di alcuni amici e parenti».

Che tipo di materiali ha rinvenuto nella pulizia?

«Non c’era dell’inquinamento di rifiuti speciali, c’era proprio della spazzatura abbandonata nei dintorni del laghetto da chi veniva qui a pescare. Subito, appena partito, ho portato via ventotto sacchi di immondizia pieni di latte di mais. Proprio il più evidente».

L’acqua del laghetto ha mai manifestato problemi di inquinamento?

«No. Facciamo analisi tutti gli anni, come tutti dovrebbero fare. Le ultime il mese scorso: le acque sono risultate perfettamente idonee».

Cosa può trovare qui l’appassionato di pesca?

«Vorrei poter dire tutto… sarebbe importante per la salvaguardia delle nostre specie ittiche ormai in via di estinzione. Mi manca l’alborella».

Alborella per la quale la Regione Lombardia ha istituito un divieto, per quanto riguarda la pesca nei fiumi, dove il numero di esemplari avrebbe subito un drastico calo. Un provvedimento tardivo?

«Sicuramente sì. Ma il problema è quello di riuscire a diminuire l’inquinamento. La mancanza delle nostre specie ittiche è venuta da due motivi: prima di tutto i fiumi non vengono dragati, poi crea molti danni l’uso dei pesticidi. Infatti sono venuti a mancare per primi, fra gli altri, il pesce gatto e la tinca, che vivono a diretto contatto con il fondo, dove va a depositarsi la percentuale più alta di pesticidi».

Si vedranno anche alla Cantalupa le alborelle?

«Ho cercato alborelle fino sul Lago di Garda, ma il problema è anche trasportarle vive. Comunque è una sfida che accetterei. Un altro aspetto di cui bisogna parlare è quello dei danni che possono fare altri animali. Ci si dovrebbe mettere nella testa che il cormorano qui da noi non è di casa, e crea solo problemi. Dieci cormorani mangiano un quintale di pesce in due ore. Se qualcuno non ci credesse, può venire qui il prossimo autunno a vederlo».

Oltre agli appassionati di pesca, a chi altri si rivolge il suo laghetto?

«Il sogno sarebbe quello di svolgere un grest estivo per i bambini, con una scuola estiva gratuita. Uno delle cose in cui credo è l’idea di tirare via i bambini dai tablet e riavvicinarli al mondo e alla natura. E poi di realizzare un’area dedicata agli anziani. Una cosa che mi è stata suggerita e che farei volentieri».

Ad oggi quanti sono i soci? Quale la loro provenienza?

«Sono partito benissimo tre anni fa, essendo conosciuto nel mondo della pesca. Ora i soci sono 500. Tanta gente viene dall’Oltrepò, anche da Genova, da Milano, da Varese».

Perché fare tanta strada per una giornata di pesca a Bressana?

«Qui ci sono dei pesci che altrove non si trovano, come la trota marmorata. Penso di essere l’unico ad avere questo pesce».

Perché?

«Volevo provare a mettere nel lago le trote marmorate e l’allevatore me l’aveva sconsigliato: anzi mi aveva detto proprio che ero pazzo. La marmorata è la trota per eccellenza, di torrente. Non è facile che si adatti, anche se questi naturalmente sono ibridi di allevamento, nata in cattività, cosa che aiuta. Questo lago ha le condizioni ideali, ha la profondità e la temperatura giusta. Quando è a regime il lago ha 12 metri e mezzo d’acqua».

Quali altre specie particolari si trovano nel bacino?

«Sono arrivato a provare anche una reimmissione graduata di pesce gatto nostrano, che ormai è molto difficile da trovare in giro. Ci sono le tinche, che nell’acqua libera sono diventate mosche bianche. I lucci. Poi moltissimi altri, carpa, branzino d’acqua dolce, tilapia… pesci gatti americani, boccaloni… mi manca l’alborella per ricreare la catena alimentare e per riuscire ad ottenere la sopravvivenza anche del persico reale, che è anch’esso in via di estinzione. Queste saranno le tappe degli anni futuri».

In Oltrepò si è un po’ persa tutta una tradizione culinaria, che riguardava i pesci nostrani.

«Anni fa mi capitava spesso di parlare con persone più anziane anche della pesca che si faceva un tempo. Una di queste volte si parlava del Canarolo, e una signora incuriosita si è intromessa nel discorso e ha esclamato: ‘‘Ho tirato grandi quattro figli con i pesci gatti del Canarolo’’! La gente non ci pensa, ma i nostri genitori o i nostri nonni si sono salvati dalla fame e dalla guerra anche grazie ai pesci che c’erano nei fiumi. Cosa succederebbe oggi se ci fosse una guerra?».

A essere molto calata è anche la pesca sui grandi fiumi, come il Po.

«C’è un’incongruenza bestiale. Da una parte viene fatta pagare una licenza, e dall’altra si vieta di attraversare gli argini in auto. Non tutti possono fare dei chilometri a piedi. E se uno sta male, come fa a essere raggiunto dall’ambulanza?».

L’ambiente fluviale è sempre più lasciato a sé stesso, poi.

«A livello di mantenimento i corsi d’acqua sono abbandonati. Quando i fiumi venivano dragati certi problemi non c’erano. Il letto del Po è alto di due metri in più rispetto a quando era trattato come dovrebbe essere trattato un fiume. Ormai è una tavola da biliardo, non è un fiume».

Quali problemi, relativamente alla pesca?

«Il pesce non ha più dove riprodursi. La corrente è triplicata… Come fa un pesce a depositare le uova? Le incolla con l’attak per tenerle ferme? Il fiume deve avere il letto e deve averlo sagomato bene, perché se ha il letto va via a una velocità più o meno costante. E se arriva una bomba d’acqua riesce a sostenerla. Poi si parla delle arborelle… Le specie vanno protette ma vanno anche integrate. Una volta realtà le guardie erano più presenti, si facevano tante attività, i ripopolamenti, c’erano dei divieti che andavano rispettati».

È attiva alla Cantalupa anche una ‘‘scuola’’ per i più piccoli?

«Sì, insegno sempre volentieri ai più piccoli a pescare. L’idea che avrei per questo laghetto di pesca non sarebbe quella del signore che viene qui a riempirsi il suo sacchetto di pesci da mangiare, ma di creare un punto rivolto alle famiglie. Il papà pesca, la mamma prende il sole e il bambino gioca, se non vuole pescare. Tutti insieme però possono passare qualche ora in mezzo alla natura e all’aria aperta».

Cosa può imparare un bambino venendo alla Cantalupa e, più in generale, approcciandosi a questa passione?

«Un bambino crescendo in questo modo può ricavare, in primis, il rispetto per l’ambiente. Capire che le cartacce non si abbandonano in giro, che l’inquinamento uccide i pesci. Può imparare anche a conoscere e a capire l’ambiente naturale, cosa che ti porta a rispettarlo ancora di più. E a vedere dal vivo gli animali, che non vedrebbero di certo in città. Un’altra cosa che mi piacerebbe creare qui è una specie di parco con gli animali: due oche, due galline, due anatre, un pony. Cose semplici che i bambini ormai non conoscono più».

di Pier Luigi Feltri

IL-PERIODICO-MEZZA-PAGINA-enel-coghera Il-periodico-FASTCON ADORNO-aprile Verde-Ferrari_mezza-01-copy-copia
  1. Primo piano
  2. Popolari