Martedì, 18 Febbraio 2020

OLTREPÒ PAVESE - I MUSTI: PADRE E FIGLIO CONTRO... SPORTIVAMENTE

Quella del figlio d’arte Matteo Musti, classe 1975 di Voghera, che è stato uno dei top driver dell’Oltrepò Pavese degli ultimi 20 anni, è solo una delle tante storie di chi eredita il mestiere di pilota da rally da un padre rallysta, Filippo Musti classe 1951 di Santa Maria della Versa ma da anni residente a Voghera. Sono vicende non sempre, sportivamente, a lieto fine, dove spesso il figlio supera il babbo, ma ancor più frequentemente viene schiacciato senza rimedio dai risultati sportivi del papà. Perché portare un cognome pesante con stile e grinta nello sport è un obbligo. Non una facoltà. Nella famiglia Musti le imprese sportive del padre Filippo, ricadono sui figli, ma anche su nonni, mogli, sorelle e nipoti.

Vi sentite più di Santa Maria o di Voghera?

Filippo: «Più di Santa Maria perchè ci sono nato anche rallisticamente parlando infatti nella nostra officina di Santa Maria insieme a mio padre ho iniziato a preparare le macchine da Rally e quando al paese si provava la macchina, avevamo l’appoggio e il consenso di tutta la popolazione. C’era uno spirito diverso, spirito che a Voghera ho riscontrato meno».

Matteo: «Mi sento più di Voghera, però un 30% di me è di Santa Maria perchè la mia passione nasce nell’officina di mio nonno; anche le mie prime amicizie rallistiche nascono lì e a Stradella, perché la mia prima scuderia, l’Alberto Alberti era appunto di Stradella. Passavo gran parte delle mie vacanze estive e i weekend a Santa Maria della Versa… ho imparato a guidare nelle “caregge di Santa”».

Una grande passione: i rally. La sua prima gara?

Filippo: «Il Rally 4 Regioni, avevo vent’anni ed era il 1972. Insieme al compianto Luciano Botto con una Fiat 127: ci siamo ritirati per una rottura del supporto del motore».

Matteo: «Colline dell’Oltrepò nel 1994 con la Peugeot 106 insieme a Giuseppe Fiori. Ero primo di classe fino all’ultima prova, poi un banco di nebbia e purtroppo ho perso 50 secondi a Castellaro».

La prima volta che ha preso in mano il volante… per correre ovviamente?

Filippo: «Appena patentato ho preso “in prestito” la macchina di mia mamma, e sono andato a fare una gincana, gare antesignane dei Rally, organizzata dal Professor Quaroni, mio insegnante di ginnastica. Mi ricordo che aveva partecipato anche un pilota di F1 a quella gara! Ovviamente mia madre ne era all’oscuro… mio padre uscendo dal cinema di Stradella ha visto tutto, ma il giorno dopo non ha detto nulla!».

Matteo: «La prima gara è stata con il kart a dieci anni a Nizza Monferrato, si chiamava Mini Kart nella 60 e ho fatto primo di categoria! Ho corso agonisticamente con i kart fino ai 18 anni, poi ho proseguito con le macchine. Gli ultimi 4 anni ero un pilota ufficiale di telai Tony kart e motori BCR».

Chi le ha trasmesso la passione per questo sport?

Filippo: «Non c’è stata una persona in particolare, sicuramente la passione per i motori e per la meccanica è nata in me per via dell’officina di mio padre, avendo l’officina sotto casa ero sempre lì, studio permettendo, con gli operai... non con me padar parchè am mandeva via (non con mio papà perché mi mandava via). I fratelli Achilli, dell’Achilli Motors, prima di andare a Milano lavoravano da me. Da allora è stata una corsa quotidiana! prendevo “in prestito” le macchine dalla piazzola dell’officina, le chiavi si lasciavano dentro all’epoca, e mi infilavo in una stradina lì vicino… ogni tanto uscivo di strada e gli operai, non mio padre, mi venivano a recuperare».

Matteo: «Non me ne sono reso conto, mi sono trovato in questo mondo. Crescendo in officina con il nonno e con il papa, ma soprattutto con le macchine».

Suo padre, sua madre, erano felici quando avete iniziato a correre oppure vi hanno ostacolato?

Filippo: «Non mi hanno mai detto che erano contenti, ma non mi hanno mai ostacolato. Per il diploma mio papà mi ha comprato una macchina da corsa, l’abbiamo prepara insieme e da quel momento abbiamo iniziato. Era favorevole».

Matteo: «La mamma era contraria, da quello che potevo vedere. Il primo passo l’ha mosso mia zia insieme a mio nonno che di nascosto mi hanno comprato tuta, casco e kart che abbiamo ritirato in gran segreto, poi mio padre se lo è trovato in officina. Le prime volte in pista sono state con papà».

La prima volta che ha visto suo figlio/suo padre correre che cosa ha provato?

Filippo: «Essendo un pilota conosco i rischi e all’inizio ho cercato di persuaderlo, gli ho proposto di dedicarsi al ciclismo, alla corsa coi cavalli... etc etc, non c’è stato nulla da fare.  La prima volta che ha gareggiato c’era preoccupazione, paura non direi. Ho avuto davvero paura a Parma dove con il kart è volato oltre le balle di paglia che fungevano da protezione, erano presenti degli amici vogheresi che non avevano il coraggio di andare a vedere se si era fatto male. Una volta nelle gare con il kart non c’erano tutte le protezioni di adesso e sicuramente ero più spaventato dal kart ad alti livelli».

Matteo: «Non ho mai pensato al pericolo perchè ero troppo piccolo. Ricordo grande emozione perché passava papà e speravo sempre che vincesse».

La gara che ha nel cuore?

Filippo: «Rally 4 Regioni con la Fiat 131 Abart, nell’82 0 83, noni assoluti. Ho pagato 5 minuti nella seconda prova perchè avevo forato una gomma e siamo precipitati in fondo al tabellone, penultimi. Una gara che non dimenticherò mai. Ancora mi domando che cosa sarebbe successo se non avessi pagato quei 5 minuti, probabilmente avrei arrivato davanti a qualche pilota ufficiale».

Matteo: «Ho tanti bei ricordi, le vittorie e le gare di casa. Mi è rimasta impressa la Targa Florio, era il 17 novembre del 2013, come tutti gli sportivi sono un po’ superstizioso, mi son detto “qui esplode la macchina”… invece ho vinto il campionato».

La macchina che sente più sua?

Filippo: «Ho sempre pensato che la macchina migliore che io abbia mai guidato fosse la fiat 131 Abart. Una sera a cena con Toni Fassina, si stava parlando di macchine e io avevo timore di dire quale fosse la mia macchina preferita, non volevo “ciapà dal luc” (essere deriso), invece ho avuto la conferma, anche da lui,  che realmente era la macchina giusta, fatta per correre, la fuori classe!».

Matteo: «Tutte le macchine, mi sono tolto lo sfizio di usare le macchine più belle e ogni macchina aveva il suo perché. I miei momenti più belli sono legati alla Peugeut 206 wrc, per me era un obbiettivo arrivare ad usare macchine da campionato del mondo e appena ci sono salito sopra sono riuscito a portarla al limite, a raggiungere i risultati migliori e a far parte dei piloti che primeggiavano all’ora»

La miglior qualità che riconosce a suo figlio/suo padre in veste di pilota?

Filippo: «Sicuramente riesce a mantenere il controllo, grazie alla calma e alla freddezza, in qualsiasi situazione e  la tecnica di guida e di gestione che lui ha rispetto a me. Io sono un autodidatta, mentre lui si è formato con i kart e sicuramente da un punto di vista velocistico»

Matteo: «La sua voglia di vincere, la sua aggressività agonistica verso gli avversari. La grinta nella guida e nell’ affrontare la corsa».

Il difetto?

Filippo: «Non lo dico io, ma i tifosi: se avesse la cattiveria agonistica che avevo io sarebbe un campione completo»

Matteo: «Se lui avesse avuto un po’ più di calma, come ho io, avrebbe ottenuto più successi».

In un’ipotetica gara Filippo, degli anni d’oro, contro Matteo... chi condurrebbe?

Filippo: «Sarebbe stato davanti lui perchè da un punto di vista velocistico, con la scuola che ha avuto, ha un tipo di guida che noi ai nostri tempi non avevamo. Noi ci siamo formati su gare a distanza, forse su di un rally lungo potevo stare davanti io».

Matteo: «Indubbiamente io, per tanti fattori ad esempio la preparazione mia lui non l’aveva, era maggiormente concentrato sulla meccanica della macchina».

Filippo, a detta del figlio, grande grinta ma poco sangue freddo; Matteo, a detta del padre, il contrario. Ultima prova speciale di un rally uno contro l’altro chi vince?

Filippo: «Sicuramente potrei vincere io se la dea bendata ci mette una pezza. Sarei andato oltre i limiti, già all’ assistenza avrei iniziato a demotivarlo con i trucchi del mestiere».

Matteo: «La calma mi dà concentrazione e determinazione e non ho bisogno della dea bendata per vincere contro mio padre».

Avete corso nei rally moderni e nei rally storici, quale vi ha dato più emozione e quale più soddisfazione?

Filippo: «L’emozione era una cosa che non mi apparteneva più, la gara era diventata una routine, dopo aver partecipato alle prime competizioni. Quando sono salito sulle macchine moderne di allora, l’irruenza era diversa, le cinture della Fiat 131 mi tiravano, con la delta sembrava di essere sui binari. Con le moderne dei miei tempi toglievo i guanti di nascosto perchè non sentivo il volante a causa del servosterzo, non si faceva più la stessa fatica a livello fisico di una volta. Mi sono emozionato per il rally storico perché è stato un ritorno dopo 25 anni».

Matteo: «Più soddisfazione nei rally storici con una macchina preparata da me, l’emozione è sempre stata scontata per gli storici. L’ebrezza di guidare macchine con cui una volta correvano i grandi campioni... La differenza che ho provato tra guidare macchine storiche e moderne è che con la 306 scendendo dal Penice ero in 7° e cercavo l’8°, in una prova analoga con il Porsche avevo paura in 5°».

Quando ha avuto più paura per se stesso?

Filippo: «Ho avuto la fortuna di fare solo piccoli incidenti. In Cecoslovacchia avevo una Opel Ascona, in una discesa mi sono mancati i freni, ho temuto di andare addosso alla gente».

Matteo: «Ho avuto paura al 4 Regioni del 2016, dopo la corsa, non mi sono accorto subito di essermi rotto le costole».

Oltrepò terra di rallisti, oggi la manifestazione principe è il Rally 4 Regioni Storico. Può essere la manifestazione giusta per rinverdire la passione e portare nuovi appassionati?

Filippo: «Il Rally 4 Regioni con la formula che porta a partecipare piloti stranieri e macchine di un certo livello può ritornare ad essere una bella manifestazione, ma per attirare un maggior numero di persone dovrebbe avere una serie di eventi collaterali».

Matteo: «Sì perchè ho visto in queste edizioni tantissima gente tornare a vedere i rally, gente che ultimamente aveva perso questa passione, ho visto entusiasmo nel vedere macchine di un certo livello».

In Oltrepò ritiene sia necessario incrementare o potenziare i rally moderni o i rally storici per creare un maggior interesse nella gente?

Filippo: «Penso che si debbano incrementare i rally storici abbinati ai rally moderni, non lo dico io bensì gli organizzatori, c’è più gente a vedere lo storico che il moderno. Quando è nato il  4 Regioni era una gara per vetture moderne, ma le macchine erano completamente diverse, c’era più emozione perchè meno standardizzate di quelle di oggi sia nel rumore che nella forma, oggi quando in un rally vedi una macchina  non si capisce che macchina sia. Le macchine storiche nel tempo non sono lontane dalle macchine moderne, ad esempio Tagliani, con una vettura moderna, che vince la prova di Castellaro e dà 5 secondi a mio figlio con un Porsche storica…».

Matteo: «È scontato che chi faccia storico dica storico, o chi faccia moderno dica moderno. Io sono sempre stato considerato nella mia zona un punto di riferimento sia per ragazzi giovani che per appassionati. Nei momenti bui del rallysmo oltrepadano io sono stato il fautore della nascita di nuove scuderie, per me il territorio ha bisogno di tutte che siano storiche o moderne non ha importanza, più si corre più la gente si appassiona».

Abbiamo intervistato altri padri e figli, c’è chi dice di incrementare i rally storici chi i  moderni, ma con che risorse? L’Oltrepò ha le risorse economiche per aumentare di rally organizzati?

Filippo: «Credo che questa sia una domanda al contrario: Per me i rally sono una risorsa per questo territorio che purtroppo non ha più niente a livello di manifestazioni sportive. La gente dovrebbe chiedersi quanti soldi porta un rally, bisognerebbe valorizzare manifestazioni che portano tanta gente, anche straniera. Le risorse ci sarebbero è il territorio che non ha capito che i rally non sono un costo, ma un opportunità. Non è semplice divertimento per pochi eletti, tanta gente vive di rally, prima di contestare alcuni piccoli difetti... bisogna riflettere su questo non contestare per il puro divertimento di rompere...».

Matteo: «Questa volta la penso come lui, bisogna valorizzare di più questi eventi, siamo conosciuti in tutto il mondo per le nostre strade piloti stranieri mi parlavano di Rocca Susella, siamo famosi. Sui libri di storia si parla di Montecarlo, Sanremo e del 4 Regioni, sarebbe un peccato buttare questa opportunità e questo patrimonio storico».

Ogni sport vive di derby, il momento più campanilistico di ogni sport, anche i rally non sfuggono a queste regole. Chi è o chi è stato il tuo antagonista principale?

Filippo: «Non ho avuto un derby, ma tanti derby. Il tuo principale nemico è il tuo compagno di squadra, premesso questo certamente: Ghezzi, Scattolon, Codognelli. Rivalità e amicizia, l’esempio più eclatante è che io e un mio avversario storico Alessandro Ghezzi oggi stiamo preparando una macchina da gara insieme».

Matteo: «Brega e Tagliani, quando c’era il rally di casa eravamo noi tre. Li ho sempre considerati per diverse caratteristiche degli avversari forti e alla pari».

Si avvicinano le elezioni del nuovo presidente ACI. Chiunque esso sia, che cosa chiederebbe?

Filippo: «Ho lottato per cacciare presidenti che non pensavano alla parte agonistica perchè non ne avevano capito l’importanza. Al presidente nuovo chiederei di continuare come il presidente attuale per far crescere e riportare in alto i rally in Oltrepò. Premesso questo mi auguro che continui il lavoro il presidente attuale».

Matteo: «Dopo anni bui e dopo Quaroni abbiamo visto una gran ripresa di ACI nel settore sportivo e non solo. Bisognerebbe continuare su questa strada crescendo e migliorando».

Molti piloti chiedono che vengano organizzato dal prossimo presidente ACI un campionato sociale con premi in danaro per premiare piloti vincenti, voi siete  favorevoli o contrari? È una strada percorribile?

Filippo: «Potrebbe essere percorribile se la mentalità della gente, dell’imprenditoria locale capisse una volta per tutte che i rally sono una grande risorse per il territorio e quindi mettessero risorse economiche a disposizione».

Matteo: «Sicuramente potrebbe essere un modo di aiutare i ragazzi meritevoli per continuare a crescere. ACI già lo fa non con premi in denaro, ma organizzando gare per i piloti del territorio in questo modo da la possibilità di gareggiare, sicuramente un aiuto anche se in modo indiretto».

Organizzare i rally non è facile perchè la macchina organizzativa è imponente e costosa che coinvolge tantissima gente. Quali sono i problemi che si riscontrano in Oltrepò a livello organizzativo?

Filippo: «Alcuni sindaci che sono sempre sui giornali a lamentarsi per l’abbandono del territorio dovrebbero incentivare i rally affinchè si disputino nel loro territorio comunale perchè sono volano economico. I Sindaci dovrebbero collaborare con l’organizzazione invece di lamentarsi per il rumore, non è il sindaco che fa un favore all’organizzazione, ma il contrario».

Matteo: «Trovare le strade giuste dopo gli ultimi anni a causa del dissesto idrologico molte strade non sono più usufruibili».

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