Domenica, 05 Luglio 2020
 

OLTREPÒ PAVESE: LE FONDAZIONI E I MILLE RIVOLI STORIA DI UNA TERRA D’IMPRENDITORI DIMENTICATI

Il mondo del vino d’Oltrepò al Vinitaly ha pensato alle tante opportunità perdute, comprese quelle delle molte fondazioni sfondate che per il territorio potrebbero fare molto eppure finanziano sempre, sul solito binario morto, iniziative che lasciano il tempo che trovano. Finiti i soldi finito l’amore. Se altri territori sono bravi a progettare dal basso e a introitare fondi strategici per l’economia, creando qualcosa che resta, in Oltrepò arrivato il denaro i problemi anziché risolversi s’ingigantiscono.

Fabrizio Guerrini, storico cronista del territorio, nei giorni scorsi sulla sua bacheca Facebook, chissà perché non sulla sua Provincia Pavese vista la profondità della riflessione, ha rivolto una lettera aperta a Cinzia Montagna, giornalista e scrittrice, attenta conoscitrice della storia e delle virtù d’Oltrepò. Rileggiamola insieme: «Cara Cinzia Montagna, si torna a ragionare in questi mesi su come raccontare l’Oltrepò Pavese oltre il vino o incluso il vino. Ti scrivo questa lettera fresco di uscita del mio romanzetto storico (ho paura a usare certe categorie per il mio 1848). Cosa che arriva da lontano (ero giovane e carico di speranze letterarie quando buttai nella memoria del pc la prima bozza) e che ora ho rispolverato per aiutare (nel mio piccolissimo...) un progetto che mi sta a cuore: quello di aiutare le famiglie con adulti autistici. Con mia sorpresa, i miei figli che lo hanno letto (non mancando di aiutarmi a correggere caterve di sviste) mi hanno detto che si capisce quanto mi stia a cuore la terra dove sono nato. Un po’ mi sono commosso anche perchè è una prospettiva che i miei pargoli adulti capiscono solo in parte (mia figlia Federica ogni tanto si concede vezzi dialettali). Poi ho pensato a te. Ai tuoi promessi sposi che dal lecchese si spostarono sulle nostre colline. Alla strega di Broni che adesso, grazie a te, fa un po’ meno paura e tanta nostalgia di riscoprire il nostro passato. Al frate con tanto di pennuto da cortile al fianco (leggeremo...). Insomma ho pensato a chi come e te, ogni tanto (o più spesso di ogni tanto) racconta le terre dove è nato. Con questa lunga premessa condivido con te (che so molto sensibile sul tema) questa considerazione: in una terra, l’Oltrepò, fatta di campanili (con desinenza - ismi) troppo spesso anche i narratori locali si sono cimentati alla stregua di quei vignaioli che, quando fanno un buon vino, credono di aver fatto il vino più buono di tutti gli altri. Non sapendo che, dall’esterno, si capirà solo che l’Oltrepò è un posto dove uno che fa un vino buono pensa di aver inventato il vino buono. è ora di andare oltre. Vignaioli, scrittori, operatori. è ora di decidere che tutto quanto di buono nasce qui deve essere comunicato all’esterno. Facendo squadra, trovando insieme i canali giusti. A quel punto si capirà come il vero problema non sia farsi insegnare dall’esterno come si racconta un territorio, ma come un territorio possa comunicare all’esterno le energie buone o ottime che in esso fioriscono. Ciao, Fabrizio (inguaribile butunon)».

Ecco, in questa lettera c’è tutto. I vignaioli, però, non sono colpevoli di come la pessima politica locale spende i fondi locali, regionali ed europei. Tutto cambierà quando anziché prendere finanziamenti per spenderli nell’autoreferenzialità a norma di legge, si otterranno fondi per finanziare un programma territoriale che coinvolga, oltre al pubblico, anche i privati. Chi ha un’attività in Oltrepò si sente solo, inascoltato e abbandonato al proprio destino.

di Cyrano de Bergerac

 
 
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