Giovedì, 12 Dicembre 2019

PIETRA DE GIORGI - SCORZOLETTA: UN’ATTESA LUNGA 40 ANNI, GIORGIO VERRI SI RACCONTA

C’é un vecchio luogo comune in cui si dice che le cose buone arrivano per chi sa aspettare. Pensiamo che questo calzi a pennello per Giorgio Verri, apparso tre anni fa sulla scena agonistica del rallysmo storico. Ingegnere 63enne, nativo della frazione Scorzoletta di Pietra de Giorgi, fin da studente Giorgio é animato da una fortissima passione per il mondo dei rally. Un mondo, che seppure in quella fetta di terra natia gli  era alquanto vicino, a dividerlo dal raggiungerlo c’erano però parecchie condizioni meritevoli di priorità: lo studio, il lavoro, la famiglia. Sopperito con ordine e abnegazione agli impegni, ecco che Giorgio  si attiva per realizzare un sogno posto nel cassetto anni prima e mai affrontato in precedenza: correre i rally.

Nonostante siano trascorsi parecchi anni, da dove arriva tutta questa passione e questa voglia di misurarsi con se stesso e con gli altri sui campi di gara?

«La passione per questo sport mi è nata negli anni ’70 attraverso il fascino che il Rally 4 Regioni e il Valli Piacentine sapevano trasmettere, due gare molto vicine a casa, spettacolari e di grande risonanza. Se poi teniamo conto del fatto che Prof. Siropietro Quaroni, da tutti riconosciuto come il papà del 4 Regioni, è stato il mio insegnante all’ITIS di Pavia; come dicono gli inglesi…. “it’s self explanatory”, il tutto non necessita di spiegazioni. A quei tempi avevo un sogno nel cassetto: partecipare al rally delle 4 Regioni con una A112 Abarth. Erano gli anni del trofeo delle “scorpioncine” tanto veloci e tanto ammirate specialmente dai giovani. Era un sogno purtroppo per me irrealizzabile, in quanto non c’erano le possibilità economiche. Pertanto, dapprima, mi sono dovuto accontentare di seguire i rally come semplice spettatore, e poi, per poterlo fare più da vicino, ho svolto il ruolo di Commissario di percorso. Un compito che mi coinvolgeva e anche se in piccola parte, mi rendeva protagonista dell’evento».

Come ben sappiamo, le famiglie rappresentano una notevole risorsa per la diffusione dello sport: se è vero che, attraverso la scuola, la maggior parte dei minori può incontrare l’attività sportiva, sono i genitori che permettono a molti ragazzi di proseguirla con il loro fondamentale contributo. Ancora meglio é quando l’interno nucleo familiare si dedica con passione alla medesima attività sportiva. Accade che, qualche anno fa, nella loro piccola officina privata di Scorzoletta, Giorgio, con la collaborazione del figlio Marco (oggi 27enne esperto meccanico), una briosa “scorpioncina” inizia a prendere sembianze corsaiole. è l’inizio della realizzazione del sogno che Giorgio ha custodito per anni chiuso nel cassetto. è un lavoro certosino che lo stesso Giorgio porta avanti sotto lo sguardo compiaciuto della moglie Luisa (da sempre appassionatissima di rally) con l’aiuto, oltre del figlio Marco, anche di Aldo Verdi per quanto inerente ai lamierati e carrozzeria e del motorista Mario Venturini, famosissimo, tra l’altro, per aver reso invincibili negli anni ottanta le Fiat Ritmo del River Team. Così, alla fine del 2014, la bella “scorpioncina”, ovvero la A112 Abarth 70 HP Gruppo 2, é pronta in bella mostra nella piccola rimessa a Scorzoletta, lì a farsi ammirare e a pavoneggiarsi nella sua lucente livrea nero-rossa come la vogliono le migliori tradizioni sportive.

Il 14 marzo 2015 giunge il giorno della verità, il giorno del grande debutto per tutti: il debutto della macchina in gara, il debutto di Giorgio in veste di pilota, il debutto di Marco come navigatore del padre e quello di Luisa, come prima tifosa, nonché responsabile del sostento fisico e morale dell’equipaggio impegnato nella competizione. L’Occasione é la sesta edizione della Ronde delle Miniere, un rally che si snoda su tratti memorabili dei colli piacentini. Un rally che termina con Giorgio e Marco Verri e la piccola “scorpioncina” sul secondo gradino del podio di classe tra le vetture storiche. Da quel giorno inizia per Giorgio e il figlio Marco una piccola e piacevole attività agonistica in campo rallystico che li ha visti al via in in otto gare di cui sei portate a termine salendo sul podio. Si costituisce così un equipaggio “padre-figlio”, certamente non raro nell’ambito rallystico, ma che genera sempre alcune curiosità, ad esempio:

Com’é dividere l’abitacolo con il proprio figlio? Quali sono le sensazioni e le attenzioni?

«Quando sali in macchina – dice Giorgio –  e alla partenza, il navigatore, riceve la tabella di marcia, allora entri in un’altra dimensione, non esiste più il rapporto padre-figlio, ognuno entra nel proprio ruolo: quello del pilota e quello del navigatore. L’obiettivo è fare bene e se possibile, raggiungere il risultato. Quando poi la gara termina, indipendentemente dal risultato finale ottenuto, allora ci si scambiano le reciproche opinioni evidenziando a vicenda pregi e difetti, ma poi, la conclusione a cui si giunge è sempre la stessa: l’importante è divertirsi!».

Perché ha scelto di correre nelle storiche?

«Perché hanno un fascino particolare. Riportano sui campi di gara il vero spirito con cui è nato il rally». 

Otto gare non sono molte, ma é comunque una piccola ma importante storia agonistica che senza dubbio porta già con sé ricordi belli e brutti. Qual é la gara che fin’ora le ha lasciato il ricordo più bello?

«Il più bello – dice Giorgio – é senza dubbio il Rally 4 Regioni del 2015, per due ragioni, la prima, perché finalmente, dopo 40 anni, sono riuscito a realizzare un sogno. La seconda, per il piazzamento: terzi di classe e l’unico A112  giunto al traguardo su 4 partiti».

E il più brutto?

«Anche in questo caso – racconta Giorgio – é il Rally 4 Regioni, però dell’edizione 2017. Bellissima gara, ci si stava divertendo un mondo. Occupavamo la seconda posizione di classe ed eravamo in piena rimonta, quando all’inizio del secondo giro, sulla Pozolgroppo, siamo stati costretti al ritiro».

Ha già stilato programmi per il 2018?

«Ancora no. Purtroppo i nuovi regolamenti hanno penalizzato parecchio le auto storiche, infatti non possono più partecipare nè alle Ronde nè ai rally Day e questo per noi “privatini” che non possiamo imbastire la nostra stagione esclusivamente su grandi eventi, é alquanto negativo, ci sentiamo trascurati. L’unica regione che offre ancora qualche possibilità è il Piemonte, detto questo, vedremo di pianificare qualcosa più avanti nella stagione».

Hai un sogno in campo rallystico?

«Sì. Più che un sogno é un desiderio; vorrei tanto che i regolamenti e le normative sportive e tecniche che gestiscono questo sport, fossero meno “draconiane” in modo da favorire e non penalizzare la partecipazione delle storiche ai rally».

Siamo in chiusura della nostra chiacchierata, ritiene doveroso ringraziare qualcuno?

«Certamente, vorrei ringraziare anzitutto mia moglie Luisa e mio figlio Marco per i bei momenti di vita e di sport che mi regalano. Poi, ovviamente, tutti coloro che con il loro lavoro, con i loro consigli e con il loro supporto, anche solo morale, hanno reso possibile che si avverasse questo mio sogno. Un grazie particolarmente grande va a quattro personaggi che ritengo speciali: Aldo Verdi, mago delle lamiere; Mario Venturini, genio dei motori, Angelo Lanati, maestro della meccanica e in fine, ma non ultimo, al carissimo amico Giuseppe Fiori, presidente della nostra scuderia Piloti Oltrepò, sempre attento ai suoi  “ragazzi”».

di Piero Ventura

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