Martedì, 12 Dicembre 2017

GIOVANNI ALBERTI 100 ANNI DI PASSIONE

Oltrepadano Doc, di umili origini, ma ambizioso e testardo, con un carattere orgoglioso e volitivo. Un provinciale partito dal niente che arriva alla ribalta dell’imprenditoria stradale nell’alto Oltrepò Pavese, salutato e invocato come l’uomo nuovo, ma che al culmine della sua parabola di uomo di successo, di sportivo di fama, di padre ammirevole, va a sbattere contro la drammaticità di un fato che segnerà per sempre la sua esistenza e quella dei suoi cari. Il suo nome è Giovanni Alberti, pavese di Vendemiassi, piccola frazione nel Comune di Casanova Staffora, nell’alta valle omonima, terra di castelli e marchesati, terra di matrimoni e di battaglie, di torri inaccessibili, ambito premio ai vincitori, terra di passi e pedaggi, di marrani e briganti, di monaci e santi, dove la vita scorre lenta, in cui si trova ancora il tempo di soffermarsi nel fare quelle cose che piacevano ai nostri nonni e davano soddisfazione, come bere un buon bicchiere di vino nelle cantine in compagnia, abbinandolo al classico "pane e salame".

Giovanni Alberti, lì vi è nato nel mese di novembre del 1917, da una famiglia modesta ma animata da solidi principi etici. Ultimo di tre figli, da ragazzo si scopre grande appassionato della guida sportiva, se la cava bene, ma c’è una cosa che nella sua umile casa ha la massima priorità: il lavoro. Già da bambino aiuta la mamma Teresa nel duro lavoro nei campi, poi, più grandicello, segue il padre Gerolamo nel suo compito di manutentore delle strade comunali, un’attività faticosa, pesante, prevalentemente di braccia e gambe, che non spaventa Giovanni, il quale vede in quel suo impegno un’opportunità professionale per il futuro. Infatti, ancora molto giovane, con il babbo ed il fratello maggiore Carlo, più grande di 5 anni, avvia una piccola impresa di manutenzione stradale.

Il lavoro non manca, la fatica è tanta, ma anche le soddisfazioni. Già a metà degli anni Cinquanta Giovanni Alberti  impersona il classico esempio dell’uomo che si è fatto da sé, del creatore di lavoro. Lo si può accomunare ad altri suoi pari, che col proprio lavoro hanno costruito il tessuto della piccola e media impresa, grazie a una forte volontà d’intraprendere, unita al desiderio di creare, realizzare e al gusto per il rischio. Oggi quegli anni sembrano ormai lontanissimi che pochi ricordano, ma gli anni Cinquanta sono invece per i ventenni e trentenni di allora gli anni della ricostruzione, della speranza, del lavoro, della prospettiva di vita. Di Giovanni Alberti, uomo schivo, diretto, estremamente realista, non vogliamo raccontare qui le sue azioni di imprenditore affermato, ma ci soffermiamo esclusivamente sulle gesta sportive, profuse in una disciplina tanto affascinante quanto pericolosa che è l’automobilismo da competizione, gesta immerse nella realtà quotidiana di oltre un trentennio tutto italiano in cui Alberti, ha sempre trasmesso quella sana voglia di praticare sport divertendosi, insieme al desiderio di confrontarsi con piloti di livello mondiale, di conquistare sempre nuove vittorie, nel rispetto dei valori più profondi. Questo è un po' il segreto del suo successo. Quella di Giovanni Alberti, é una storia di passioni, di tenacia e di valori vissuta gomito a gomito con grandi campioni sulle strade e negli autodromi di un’Italia fragile, ricca di contraddizioni, oltre che nelle piste d’Europa o di una vulcanica America Latina affascinante e passionale con le sue "temporade" o "carretere". Una carriera iniziata non da giovanissimo (a 35 anni), dopo aver raggiunto una certa stabilità economica e professionale e protrattasi fino alla fine degli anni '80 colorata con quattro titoli tricolori.

Dalla 1000 Miglia del 1966-57 alle più importanti gare in salita, dal Gran Premio di Montecarlo di Formula Junior, alla Formula 1 al volante della De Tomaso e al Campionato Mondiale Sport Prototipi con l’Alfa 33 dell’Autodelta e un’infinità di altre competizioni e vetture differenti. Un importante capitolo della storia agonistica di Giovanni Alberrti è rappresentato dalla Targa Florio. Non esiste classica al mondo, che abbia saputo riunire tanto brivido, dramma, bellezza ed entusiasmo quanto la leggendaria maratona siciliana inventata nei primi anni del secolo scorso da Vincenzo Florio.

Dal 1968 al 1977, Giovanni Alberti partecipò a nove edizioni della classica siciliana, portandola a termine tre volte, due delle quali con risultati eclatanti. Furono quelli i migliori anni per la Targa Florio, la corsa visse una fase irripetibile sotto i profili umano, tecnico, popolare ed organizzativo, dovuti anche alla grande importanza rivestita in quel periodo dal campionato mondiale marche, era un'altra epoca in cui i piloti di Formula 1 non esitavano a cimentarsi in gare totalmente diverse tra loro nello spirito e nella difficoltà.

Di questa inimitabile manifestazione con il suo insuperabile percorso si sono disputate 61 edizioni. Nei primi anni '70, Alberti scopre i rally, una disciplina alla quale inizialmente si applica saltuariamente, prima con una Porsche 911, poi con una Alpine A110 con buoni risultati. Poi vengono le Stratos e le 037. Nel 1979, con il figlio Alberto sfiora il successo al Giro d’Italia contro Villeneuve, Patrese, Rhorl e altri piloti di grido. Poi l’11 luglio 1980 ecco che tutto crolla. Alberto Alberti, il giovane figlio, perde la vita nelle ricognizioni del Rally Colline di Romagna. Il dolore per la perdita di un figlio, è il più atroce che possa capitare ad un genitore, fa morire dentro e rende sordi ad ogni parola umana. Tutto si ferma e si oscura, la vita stessa perde di ogni significato.

La lacerazione più profonda, il dolore più ingiusto e insensato t’invade. Il ricordo di Alberto continua ad appartenergli, continua ad essere accanto a lui, più vivo che mai, in una dimensione nuova, diversa da prima. Sarà sempre al suo fianco. Un mese dopo quel tragico giorno, Giovanni, il 15 agosto, è al via della salita a Svolte di Popoli, Alberto avrebbe voluto così. Nel 1987, a 70 anni, al volante della Lancia 037, vince il Rally delle Madonie. Questo é Giovanni Alberti, un uomo libero e discreto, un pilota eccellente, un imprenditore capace e un padre di famiglia premuroso. Non occorrono altre parole per definirlo perché i veri uomini, i veri sportivi, si sa, non ne hanno bisogno. è stato ed è semplicemente forte, sia dal punto di vista sportivo che umano. Ci ha insegnato che dopo momenti estremamente difficili, con tanto impegno e sacrificio, si può ritornare a sorridere. Alberti oggi ha 100 anni e fino a poco tempo fa, prima di una brutta frattura al femore, andava  a caccia e  guidava il suo Suzuki 4x4. Ora, caparbio come sempre, é impegnato nel recupero. Nel frattempo, legge e scrive memorie. Rimane legato al mondo dei motori, grazie al nipote Jacopo, ingegnere  in Maserati, nonché gentleman driver.

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