Stampa questa pagina

VARZI - LA VACCA VARZESE HA NEL SUO DNA UNA DIGNITÀ STORICA

Partiamo dai fatti. Nel giro di un mese in Valle Staffora si sono verificate due manifestazioni di protesta a difesa dei diritti degli animali da parte di associazioni animaliste locali e nazionali. Entrambe le manifestazioni hanno richiesto l'intervento delle forze dell'ordine per sedarne l'animosità. La prima manifestazione si è svolta in una assolata domenica di agosto in quel di San Ponzo durante una fiera dedicata all'allevamento di salvaguardia della vacca di razza Varzese.

Il secondo a distanza di circa un mese, a Varzi davanti al macello: il primo di settembre la comunità islamica tiene la festa del Sacrificio dove è prevista l'uccisione rituale di capre e pecore e il macello in questione è uno dei 200 autorizzati in Italia alla macellazione halal. Questo tipo di macellazione insieme a quella rituale ebraica kosher, prevedono la morte dell'animale per dissanguamento che viene ottenuto tecnicamente sgozzando l'animale con un solo taglio alla gola che recide carotide ed esofago. Ce n'è anche per i cattolici, ma a Pasqua, quando tradizionalmente si cucina l'agnello. Entrambe le manifestazioni animaliste di per se stesse non sono state violente ma è la prima volta che in Valle Staffora si riuniscono appartenenti di questo variegato mondo per urlare le loro opinioni ed è quindi il momento di cercare di leggere il fenomeno di protesta che comprende persone che genericamente amano gli animali fino agli haters che sul web scatenano le loro frustrazioni insultando e minacciando chi non la pensa come loro. Anzitutto bisogna cercare di fare chiarezza fra le mille sigle che compongono l'animalismo militante. Ci sono associazioni benemerite come l'ENPA o la locale "Mi fido di te" che svolgono un prezioso lavoro di sussidiarietà accudendo animali abbandonati da "bestie" umane evitando il fenomeno del randagismo e usano il web per cercare una nuova famiglia agli animali raccolti. Ci sono poi associazioni più di attacco che prevedono la disobbedienza civile alle leggi dello stato come la LAV e altre decine di sigle più o meno recenti e serie in genere strutturate giuridicamente come Onlus, ben presenti sul web, tutte intente a raccogliere donazioni dirette o attraverso il 5x1000. Naturalmente per il messaggio web usano cuccioli dai grandi occhi imploranti, non di rado facendoli "parlare" da umani se non definendoli "bambini". Umanizzare i nostri amici animali è un enorme errore etologico, oltre che una offesa al valore del loro profilo genetico che si è selezionato nei secoli.

Paragonare gli allevamenti ai lager nazisti è invece una bestemmia civile tanto quanto paragonare fior di scienziati al nazista Mengele (non lo chiamiamo medico perchè di fatto non lo fu) e tanto per essere chiari, la vacca Varzese ha nel suo DNA una dignità storica che noi non abbiamo, è l'erede diretta dei bovini portati in Italia dai Longobardi. Chi si prefigge di diffondere cultura animalista queste cose dovrebbe saperle. Ma soprattutto dovrebbero tenere alla larga chi insulta chi la pensa diversamente ben nascosto dietro la tastiera di un pc.

Nel caso della protesta alla sagra di San Ponzo, come ha ben spiegato il veterinario che era fra gli organizzatori, sono stati insultati studiosi ed allevatori che con grandi sforzi, anche economici, contribuiscono a salvare una razza antichissima, fuori dal mercato ormai dagli anni 60, quando la civiltà contadina delle nostre valli è scomparsa e l'Italia è diventata un grande paese industriale. Quindi salvare questa razza significa salvare un pezzo della nostra storia e contribuire alla biodiversità. Un animalista dovrebbe essere quanto meno solidale. Ma c'è di più, per arrivare alla sagra tutti quanti avranno attraversato il ponte sullo Staffora. Un torrente che fino agli anni 80 era ricco di fauna ittica autoctona ed ora è praticamente morto. Non si è mai sentito nessuno di questi protestare eppure abbiamo perso un patrimonio animale che esisteva da quando esiste il torrente.

Lo abbiamo sacrificato per i trenta denari che ha reso a pochi la vendita della ghiaia molto ricercata dal mercato edilizio. E il circolo vizioso per cui un comune permette di costruire sul greto del torrente e poi interviene sul torrente stesso per salvaguardare gli edifici costruiti sull'alveo non si è ancora spezzato e questo dovrebbe far riflettere chiama gli animali.

Nel caso del macello di Varzi invece la questione è più complessa. Anzitutto abbiamo ancora il diritto di procurarci proteine animali, controllate dal punto di vista igienico-sanitario, secondo tradizioni consolidate e secolari?

Obbligare gli islamici ad eseguire la macellazione in una struttura controllata è una conquista della sanità pubblica italiana ed è un bene dal punto di vista del benessere umano ed animale. La legge nazionale parla chiaro, qualsiasi macellazione deve avvenire nel massimo rispetto dell'animale, infliggendogli la minore sofferenza possibile. Ma parlano chiaro anche i precetti religiosi ebraici ed islamici sulla macellazione rituale: l'animale deve soffrire il meno possibile e per questo tutte le operazioni della macellazione sono ben definite.

La lunghezza ed il filo della lama del coltello, il gesto del macellaio e la sua esperienza, la profondità del taglio, l'immediata perdita dei sensi dell'animale. Se uno di questi precetti non viene rispettato la carne non viene consumata e si ha una perdita economica. La scienza non ha registrato significative differenze di dolore fra i capi abbattuti previo stordimento e quelli senza. Chi decide quando un animale soffre, la nostra coscienza? Per rispetto nei loro confronti speriamo di no. Inoltre dal nostro punto di vista l'animalista che protesta per il sospetto di qualche decimo di secondo di sofferenza di un bovino o di un ovino tiene in considerazione il fatto che comunque islam ed ebraismo salvano di milioni di capi di suini, molluschi e di tutte le specie animali le cui carni sono proibite dal Corano e dal Talmud?

Il paradosso è che mentre disturbavano un rituale religioso considerato senza prove troppo feroce, gli animalisti non si sono accorti e non sapevano che a poche centinaia di metri dal macello c'è un piccolo torrente in secca, dalla fonte alla foce. In quel torrente resisteva ai danni climatici e all'inquinamento l'ultima colonia di gamberi di acqua dolce della valle. Erano li da sempre e ora con ogni probabilità sono scomparsi. Siamo tutti un po' più poveri ma questo non conquista le pagine dei quotidiani ne le pagine web. L'amore ed il rispetto per gli animali è stato scritto nei testi sacri delle grandi religioni monoteiste  decine di secoli prima che nascessero gli animalisti. Nell'iconografia cristiana a scaldare il figlio di Dio ci pensano un bue ed un asinello. Siamo sicuri che attaccando questi rituali si ottenga l'effetto di diffondere più umanità e senso di responsabilità nella cura degli animali e non il contrario?

Passiamo ora ad analizzare l'animalismo politico militante. Da quando Silvio Berlusconi si è presentato con dudù e dudina, ha salvato l'agnello a Pasqua e ha messo fra le prime file di FI l'Onorevole Michela Vittoria Brambilla anche i sassi dovrebbero sapere che c'è un forte interesse politico verso il voto animalista. Come capita spesso in politica, c'è una bella dose di cinismo nel carpire il voto di chi dice di amare gli animali. Può essere l'anziano che adora il suo animale da compagnia che lo fa sentire utile e meno solo, oppure il randa di periferia che ammazza di botte un taxista, un uomo che stava lavorando, reo di non avere visto il suo cane scappato in mezzo alla strada.  Può essere anche quello di un incosciente che fa vivere una bestia di 50kg in un piccolo appartamento in città. Ecco  non vorremo votare gli stessi politici degli ultimi due. E ci piacerebbe che Lav si impegnasse a svelare queste atrocità ed ipocrisie. I

Invece sul sito dell'associazione campeggia la vittoria di Green Hill, dove un blitz dei militanti ha permesso la liberazione di migliaia di cani allevati per la sperimentazione scientifica in condizioni igieniche proibite dalla legge. Ma la vittoria di Green Hill con relativa condanna in appello dei responsabili dell'allevamento è una mezza vittoria o una mezza verità: chi doveva controllare che le condizioni igienico sanitarie in quell'allevamento fossero rispettate non è stato portato a processo e con ogni probabilità lavora ancora presso la pubblica amministrazione stipendiato dalle nostre tasse. La mamma dei mariuoli è sempre incinta.

Di Giacomo Braghieri