Giovedì, 14 Dicembre 2017

SALICE TERME - "LA PEGGIOR OFFESA NEL MIO CASO È STATO LO SPUTO"

La paranoia dei tifosi di calcio, per quel che concerne la natura dell'arbitraggio, viene alimentata da interminabili dibattiti televisivi in cui vengono scagliate accuse in tutte le direzioni per cui gli arbitri si trovano in una posizione impossibile. All'interno di questo quadro, ciascun tifoso ha la propria croce da portare, una particolare decisione, partita o arbitraggio che avrebbe influenzato un campionato o avrebbe "rubato" una partita decisiva. Innumerevoli decisioni hanno generato dibattiti incessanti e un rancore infinito, dando vita peraltro a facili leggende. In qualunque modo agiscano, il pubblico non crede nella neutralità ed onestà dell'arbitro, ma... senza l'arbitro non si giocherebbe neanche un minuto. A Salice Terme abita Pasquale "Lino" Albertini, marchigiano di Ascoli Piceno, 72 anni e 50 da... arbitro, ci è riuscito, raggiungendo questo invidiabile record come Arbitro Benemerito della sezione Italiana Arbitri di Voghera ed ora punta con decisione il successivo traguardo dei 60 anni di tessera.

Salicese d'adozione, dove all'età di 14 anni frequentò la scuola alberghiera presso il Grand Hotel Terme per poi diventare 5 anni dopo direttore di sala. La sua carriera come arbitro inizia nel 1966 quando Lino abita a Casteggio. Titolare di un bar ristorante, fresco di concedo dal corpo dei Bersaglieri, fu convinto da un amico, già arbitro di calcio, che gli propose di entrare nella famiglia arbitrale.  Albertini pur con qualche titubanza, accettò per pura curiosità. Dopo un breve corso ed un esame finale, divenne arbitro nel Gennaio del 1967, 50 anni fa. Ben presto quella iniziale curiosità per un mondo nuovo lo ha portato a conoscere città, luoghi, persone in ogni angolo d'Italia, da Trieste a Trapani.

Albertini una carriera lunga  50 anni, la sua prima partita come arbitro?

"Ho iniziato arbitrando la gara Silvano Pietra – Rivanazzanese per finire con Roma – Fiorentina come assistente arbitrale, quello che allora si chiamava guardalinee. Ho diretto circa 1000 gare, dalla categoria Esordienti fino alla serie  A".

Qualche aneddoto curioso che le è accaduto?

"Molti devo dire… ricordo quando durante l'incontro tra la Portalberese e la Medese che militavano all’epoca in Promozione, fui colpito da ombrellate da parte dei tifosi locali che contestavano la mia direzione al termine della gara, colpendo anche la vettura che mi portava via dal campo… Finii anche sui giornali locali per quest'’episodio. Nella gara Savona – Prato, Serie C, invece mi tennero assediato negli spogliatoi per circa due ore, fino a quando non riuscii ad uscire su un veicolo della polizia con uno stratagemma del Dirigete di P.S. Sempre in Serie C, in Gioia Tauro – Messina, fu un mio assistente ad essere colpito con dei sassi, ma ricordo che la partita non fu interrotta e riuscii a portare a termine la gara".

Tra le gare da lei dirette quale ricorda con particolare piacere?

"Ricordo con piacere e con orgoglio in Serie D i derby Venezia – Mestre, Legnano – Pro Patria, Savona – Imperia; in Serie C Salernitana – Bari, Foggia – Barletta, Paganese – Turris e Sanremese – Savona".

Dopo una buona carriera come arbitro in Serie C, passa con il ruolo di guardalinee in Serie A…

"Sì ero in terna fissa con l’arbitro internazionale Claudio Pieri di Genova e con lui ho diretto molte gare tra le quali Milan – Inter, Milan – Juventus, Roma – Fiorentina, Napoli – Inter. Gare molto impegnative, ma quella con più alto indice di difficoltà fu il derby Milan – Inter del Marzo 1985 a San Siro, davanti a 80 mila spettatori, gara terminata 2 a 2 in cui si fronteggiarono il forte attacco dell'Inter e l'organizzata difesa del Milan che attuava un’esasperata tattica del fuorigioco".

Perchè ha deciso di appendere "il fischietto al chiodo"?

"Ho appeso fischietto e bandierina al chiodo ma non ho abbandonato la vita arbitrale e sono diventato Presidente della sezione arbitri di Vigevano per 10 anni. Nel 1990 sono stato nominato arbitro benemerito e attualmente sono un associato della sezione arbitri di Voghera presieduta da Diego Nobile. È una sezione che conta circa 90 associati tra i quali Gianni Tagliani, osservatore alla CAN A. Claudio Puglisi, osservatore alla CAN B e Andrea Zaninetti, assistente arbitrale in Serie C, oltre ad un nutrito gruppo di giovani che dirigono gare a livello provinciale e regionale".

Perché ha deciso di fare l'arbitro?

"Per pura curiosità, ero curioso di provare uno sport diverso dal calcio, una volta si diceva un modo diverso di fare sport".

Oggi cosa spinge un giovane a fare l'arbitro?

"Generalmente sono quei ragazzi che non sono riusciti a sfondare nel calcio e allora provano a fare l’arbitro".

Prima di poter arbitrare la prima partita quale percorso bisogna intraprendere?

"è necessario seguire un corso che dura tre/quattro mesi per due sere alla settimana, corso durante il quale si insegna il regolamento del gioco calcio e anche le tattiche di gioco".

Qual è l'età minima per fare il corso?

"15 anni e possono farlo sia uomini che donne, a Voghera per esempio abbiamo 5 ragazze".

Qual è la categoria da cui inizia un arbitro che ha appena concluso il corso e superato l'esame?

"Ai miei tempi si partiva dagli Esordienti, poi la carenza di figure arbitrali ha posticipato di un gradino la categoria, ora si parte dai Giovanissimi, si prosegue poi con gli Allievi, i Campionati Juniores sia provinciali che regionali e poi la Terza Categoria che è l'impatto più duro".

Un arbitro che arbitra squadre dilettanti pertanto fino alla Serie D percepisce un compenso?

"No, ha un rimborso spese secondo le tabelle kilometriche ufficiali ed una piccola diaria".

A che età e con quali step un arbitro normalmente può passare a una categoria superiore?

"Diciamo che oggi la ‘scalata’ è più  rapida, se l’arbitro si dimostra particolarmente bravo può fare un salto o anche due di categoria nell'arco dell'anno, ai miei tempi non era così, se le valutazioni degli osservatori erano positive si doveva arbitrare un anno intero in una categoria per poi passare l'anno dopo a quella successiva".

Se lei dovesse dire ad un ragazzino di fare l’arbitro come lo motiverebbe?

"è uno sport che ti permette di avere un'ampia conoscenza di persone, luoghi, paesi, io ho avuto la fortuna di girare molto ad esempio, quindi senza dubbio oltre che alla passione per questo sport bisogna avere la voglia e la curiosità di spostarsi".

Sono molti quelli che iniziano ma poi smettono?

"Ce ne sono altrochè e la motivazione principale è il non riuscire a reggere la tensione per l’impatto con il pubblico e che il tifoso esercita, le offese che spesso arrivano agli arbitri sono una motivazione all’abbandono della professione".

Da osservatore esterno è più facile arbitrare oggi o allora?

"Oggi è molto più difficile a causa della velocità del gioco, a livello di serie A inoltre se ai miei tempi alcuni errori arbitrali passavano in secondo piano o non venivano proprio visti, oggi le nuove tecnologie non ti danno margine di errore".

Qual è la peggior offesa che un arbitro può ricevere?

"Nel mio caso lo sputo, ho avuto diversi casi da parte di tifosi che mi hanno sputato addosso… L’offesa a parole passa e spesso in campo non la percepisci nemmeno, ma lo sputo rimane".

Questa passione/lavoro  quanto tempo ha portato via alla sua attività professionale?

"Contando che all'epoca avevo un importante bar in Piazza Ducale a Vigevano, bar che ho tenuto per 30 anni, questo ha voluto dire assumere una persona in più che il Sabato e la Domenica lavorasse al mio posto".

Quanto è cambiato il modo di allenarsi di un arbitro?

"è cambiata la quantità e l’intensità di allenamento, ai miei tempi bastava un allenamento alla settimana di un paio d’ore, oggi se parliamo a livello giovanili ci vogliono almeno un paio di allenamenti settimanali, più si sale di categoria più aumentano, chi arbitra a livello professionistico ha nel suo staff anche la figura del preparatore atletico".

Un arbitro non ha per definizione una squadra del cuore. Lei è simpatizzante di qualche squadra?

"Mia moglie è interista, quindi per battibeccare un po' in casa io simpatizzo per il Milan".

Gli arbitri che lei ha conosciuto sono tifosi oppure no?

"Tifosi lo siamo più o meno tutti, ma una volta in campo si vedono solo i due colori delle due squadre e si riesce ad essere assolutamente imparziali".

Un ragazzo dell’Oltrepò a chi deve rivolgersi per iniziare a fare l'arbitro?

"Alla sezione arbitri di Voghera in Via Garibaldi che è aperta  tutti i lunedì ed i venerdì nelle ore serali”.

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