Mercoledì, 27 Maggio 2020

OLTREPÒ PAVESE - SCANDALO DEL VINO… SI VENDEMMIA ANCORA CON RESE FANTASCIENTIFICHE E SI FANNO TAVOLI ANZICHÉ SCELTE

Da un anno e mezzo Regione Lombardia ed Ersaf pestano l’acqua nel mortaio delle lobby e delle riforme interrotte per pensarci meglio; si vendemmia ancora con le rese fantascientifiche dei tempi dello scandalo del falso Pinot grigio di Terre d’Oltrepò (2014); si fanno tavoli anziché scelte; ci si costituisce parte civile solo quando conviene; ci si pente tardivamente; persino i pochi nobili dei rubinetti aperti leccano il sedere al sistema. Insomma, tanto tuonò che poi piovve. Cosa?

L’acqua trasformata in vino di cui aveva scritto Il Periodico, unica e sola testata giornalistica, già a febbraio 2019. Non ci voleva un fiuto da segugio ma alcuni altri organi d’informazione allineati, con collaboratori che chattano e cinguettano tutto il giorno con i poteri “forti” (lo fa persino un direttore - addetto stampa), si erano ben guardati dal mettere in guardia il settore, le istituzioni e il mondo consumatore. Neanche a farlo apposta, la nostra riflessione del febbraio 2019 ospitata su queste pagine si apriva così “A Canneto Pavese, il solo comune figo dell’Oltrepò rappresentato nello star system dal neo cittadino onorario Gerry Scotti, c’è una cantina cooperativa storica che si contraddice da sola già a partire dal proprio sito Internet. Si tratta della Cantina di Canneto Pavese”. E poi ancora: “Meglio soffermarsi sul posizionamento dell’azienda: amici del settore commerciale mi hanno spiegato che sul canale della ristorazione la cooperativa praticamente c’è ma non si vede, sebbene invece in grande distribuzione si trovino i vini di Canneto, compreso il Buttafuoco frizzante che passa in fotografia sull’home page del sito della cantina quasi fosse qualcosa da vantare e non un limite, ovvero la versione banale di un vino che deprime l’immagine del nome di una denominazione dinamica che vuol paragonarsi, ovviamente nella sua versione ferma, al Bolgheri o all’Amarone”. Poche righe dopo l’articolo proseguiva: “Ciò che a volte non si legge sui siti di alcune cantine è che negli ultimi anni, tra una lezione data agli altri e l’altra, sono lievitati moltissimo i conti lavorazione per garantirsi la sussistenza e si sono dilatati i tempi di pagamento.

Più che le medie (al quintale) interessano i mediatori (cittadini onorari?) per fare fatturato? Non si capisce”. In quell’articolo, allargando il ragionamento ad altri fenomeni inspiegabili eppure noti a tutti, si parlava anche della rivisitazione delle nozze di Cana.

Ebbene l’acqua che si trasformava in vino c’era davvero e secondo molti quanto accaduto il 22 gennaio non chiude il cerchio ma allunga solamente la brodaglia di acqua, zucchero, aromi, interessi e dichiarazioni da sepolcri imbiancati. Tornando ai giorni nostri, per chi non ne avesse avuto notizia, la Cantina di Canneto è la stessa che ha regalato al territorio buona reputazione il 22 gennaio ultimo scorso quando all’alba, tra colonne di mezzi delle forze dell’ordine ed elicottero a solcare ancora i cieli dell’Oltrepò del vino, sono scattate le misure cautelari e le manette nell’ambito di un’operazione dei carabinieri e della guardia di finanza denominata Dioniso; cinque arresti e due obblighi di firma.

Le ipotesi di reato per ora formulate sono l’associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e contraffazione d’indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari, oltre alla falsificazione e all’emissione di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti. Negli ultimi giorni è anche emerso da articoli di stampa locali, regionali, nazionali ed internazionali (si sono svegliati tutti a buoi scappati dalla stalla) che si sarebbe trattato di vino contraffatto con acqua, zucchero e uso di aromi; la truffa ha coinvolto ben 5 regioni italiane, che erano quelle che facevano affari con la Cantina di Canneto. Una nota insegna della grande distribuzione, a scopo cautelativo, ha anche sospeso l’offerta volantino di un Bonarda della Cantina di Canneto a 1.90 euro prontamente sostituita con la bottiglia del re degli imbottigliatori (consigliere forte del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese) a 1.85 euro, così, giusto per far capire quanto valga una denominazione e un buon marketing di valorizzazione dopo l’ennesima batosta. In tutto questo, però, a bruciare di più sono i pentimenti tardivi e le prese di posizione da circo di molti sindaci, diverse istituzioni locali, vari esponenti di consorzi e associazioni.

Tutti ad affannarsi a prendere le distanze, a spiegare che non sapevano, a far sfoggio di un’indignazione perfetta per la prima pagina dopo uno tsunami. Nessuno legge, nessuno dice, nessuno sa... fino a quando è troppo tardi. Paradossale che persino la sindaca di Canneto e quel Gal di suo marito, pur amministrando un comune di mille abitanti, non si fossero accorti che l’unica cantina cooperativa di un piccolo comune di collina, che se la tira come neanche Hollywood, non avessero mai avuto il minimo dubbio e il più piccolo sentore.

Meglio tardi che mai... ma la scoperta, l’analisi dei fatti e il pentimento dovrebbero avvenire in privato non sui giornali. Quanto accaduto, pur travolgendo notabili dei quali non si può mai dire una parola in negativo, non è solo colpa degli arrestati. Fra gli arrestati il primo mediatore d’uva dell’Oltrepò Pavese e persino lo storico leader dell’Assoenologi locale e già vice presidente Lombardia-Liguria nonché presidente delle commissioni di degustazione della DOC, messo lì dal crapa pelada delle lettere anonime e dei sermoni che è sparito temporaneamente dalle scene. Sarà stato un caso che Assoenologi non partecipò al lavoro per i nuovi disciplinari di produzione e si disse contraria a tutto, compresa pure la fascetta di Stato adottata a fatica per le DOC locali, superando petizioni e lotte interne? Singolare anche il fatto che di fronte alle cronache e alle riflessioni del primo giornalista-blogger del vino d’Italia, Franco Ziliani, le sole repliche siano state il silenzio e la denigrazione tramite le brigate della curva della cisterna, del mosto e dell’acqua mille sapori.

Tornano anche alla mente le crocifissioni in pubblica piazza cui vennero sottoposti, a varie riprese, alcuni privati che nel recente passato avevano commesso alcuni illeciti amministrativi a casa loro. Sbagliatissimo, certo, ma una goccia nel mare rispetto a quanto accaduto a Terre o, peggio, a Canneto Pavese. Ma c’è chi può... In tutto questo le risposte del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese sono state:

un comunicato di rito scritto in qualche modo, il neo direttore a spiegare al primo TGR regionale andato in onda che certi controlli non spettano al consorzio (non che si deve fare di più), l’annuncio di una costituzione di parte civile (non una richiesta danni a Terre d’Oltrepò che ha patteggiato e anche a Canneto) e la dichiarazione geniale, sempre del neo direttore, che il Consorzio non farà più promozione in grande distribuzione.

Nota bene: in grande distribuzione si vende circa l’80% del vino italiano e nei segmenti premium sempre di più; Ca’ del Bosco o Ferrari Spumanti, per parlare di cose serie, ci fanno una fetta grande grande del loro bilancio.

La sensazione comunque è che in Oltrepò Pavese non sia finita, specie a leggere le classifiche delle aziende della provincia di Pavia con il maggiore fatturato. In una terra di poveri vitivinicoltori, che si fanno usare da tutti, c’è chi senza un ettaro di terra e in un territorio che esprime denominazioni d’origine da 1.85 euro alla bottiglia al pubblico è sempre più ricco. Come fa? La terza serie sta per iniziare, restate sintonizzati. 

di Cyrano de Bergerac

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