Giovedì, 02 Aprile 2020

VOGHERA - RINASCE LA DC. VALMORI: «SAREMO PRESENTI NELLA PROSSIMA COMPETIZIONE ELETTORALE»

Come l’araba fenice, è rinata dalle proprie ceneri la Democrazia Cristiana. La Balena Bianca, la Diccì, il partito della nazione che in molti rimpiangono (e altrettanti denigrano). Si è arrivati a questa decisione dopo un lungo iter giudiziale – che non ripercorreremo in questo spazio perché davvero complesso; materia squisita per gli appassionati della scienza giuridica, meno per noi cittadini. Ciò che è stato, è stato. Guardiamo, piuttosto, al futuro: anche sui nostri territori iniziano a fermentare gruppi che intendono riprendere quella tradizione. E quando si tratta di democristiani, si tratta di gente che sa come muoversi sul palcoscenico politico. È difficile stabilire il peso elettorale di questa formazione nell’Anno del Signore 2020; è facile, invece, pensare che se torneranno in campo alcuni “cavalli di razza” della vecchia politica questi potranno, indipendentemente dalle percentuali risultanti dalle urne, ritagliarsi uno spazio dignitoso, cannibalizzando quanti sono finiti in politica per opportunità o per opportunismo. Con poco talento. E sono tanti. Un “cavallo di razza” è già sceso in campo ufficialmente: è l’avvocato vogherese Giovanni Valmori. Un uomo che vanta un lunghissimo curriculum nella pubblica amministrazione (sfiorò anche la candidatura a sindaco a metà degli anni ’90), ma rimasto per molti anni lontano dai ruoli attivi.

Avvocato, mi permetta di darle il mio “bentornato” nell’agone politico. Dunque, rinasce la Democrazia Cristiana. A molti verrà un brivido nel leggere questa notizia...

«Non lo so, perché ormai i partiti nascono e muoiono nel giro di cinque minuti. Da Renzi a Calenda, ognuno decide di fondare un partito: in tutta onestà penso ce ne siano troppi. La DC, se non altro, può vantare una tradizione lunghissima. Era morta o sembrava fosse morta, e in effetti si discuteva in tribunale sull’appartenenza del simbolo. Finalmente la Cassazione ha stabilito che questo simbolo esiste ancora ed è utilizzabile, e quindi è rinato o sta rinascendo il movimento.»

Quali sono i vostri punti di riferimento sullo scenario nazionale?

«Noi facciamo capo (dico noi perché io sono il responsabile per Voghera e il nord Oltrepò), ad un referente, che è il vicesegretario nazionale: l’onorevole Baruffi. Abbiamo aperto la sezione a Voghera, che è la prima a livello provinciale.»

Nella compagine dei rifondatori figurano esclusivamente coloro che erano iscritti al partito nel ‘93. Significa che, sotto sotto, non vi siete mai persi di vista?

«Non ci siamo mai persi di vista, assolutamente. Chi è nato democristiano, chi ha sempre avuto in mente e nel cuore i valori della DC, non si è mai perso di vista. E neanche adesso ci si perde di vista. A livello nazionale è stato fatto un patto: una confederazione fra movimenti di ispirazione cattolica in area di centro, quindi con l’UDC di Cesa, con i democratici cristiani di Rotondi (che si fregia di questo titolo), e con altri. Non è mai morta l’idea di ricreare il partito. E poi certamente i contatti, i segnali, ci sono sempre stati in questi anni.»

A Voghera chi ha già aderito?

«Stiamo organizzando a livello provinciale un gruppo di lavoro. Abbiamo già avuto adesioni, anche se non posso dirle quante perché non ho ancora formalizzato il tutto. Anche i contatti con gli altri partiti cattolici, parlo del mio amico Affronti e dell’UDC, ci sono. Ho visto tanta curiosità; il risveglio di vecchi sentimenti. E anche adesioni concrete, con richieste di iscrizioni.»

Quando e come verrà allargata la compagine alle “nuove leve”?

«Il movimento è già aperto a nuove iscrizioni. Chiunque si riconosca nei valori cattolici, nei valori che furono allora dettati da don Sturzo, nei valori sempre portati avanti dalla DC, le porte sono aperte. Anzi, ci auguriamo di ottenere presto nuove adesioni.»

A livello nazionale è partita una diffida ad utilizzare lo scudo crociato nei propri simboli a tutti i partiti che, in questi anni, lo avevano fatto. A partire dall’UDC. Alcuni potrebbero vederlo come uno schiaffo. Pensa che in Oltrepò non succederà?

«L’UDC a Voghera si basa su un uomo da sempre sulla breccia e con un consistente elettorato. Non credo si possano creare incomprensioni. Anzi, come dicevo, c’è un accordo a livello federativo – non solo quindi a livello locale – proprio per evitare scontri; con l’idea, al contrario, di collaborare insieme.»

Cosa si aspetta da questa avventura?

«Vediamo, intanto, la consistenza e la rispondenza sul territorio. A Pavia abbiamo già al lavoro un responsabile provinciale, che è il dottor Ernesto Chiesa. Quindi siamo presenti in tutta la provincia.»

Avete fatto dei programmi sul territorio?

«Programmi non ne abbiamo ancora definiti, però è chiaro ed evidente che essere presenti su un territorio significa interessarsi dei suoi problemi e delle sue istituzioni, come la Comunità Montana, o come quella che una volta si diceva essere la “capitale dell’Oltrepò”, cioè Voghera. Credo la sia ancora e spero rimanga tale.»

Voghera è quest’anno chiamata alle urne per l’elezione del sindaco ed il rinnovo del consiglio comunale. Sono certo che abbiate già qualche idea in merito… come vi muoverete?

«In questo momento non le so dire se ci sarà una nostra presenza autonoma o una collaborazione con altre forze di centro fondate sui nostri stessi obiettivi. Certamente le posso dire che saremo presenti nella prossima competizione elettorale. In qualche modo, in qualche forma, ma con una partecipazione attiva. Il nostro obiettivo è quello di dare il nostro apporto per risolvere insieme ad altri i problemi della città. Poi se ci sarà una nostra lista, o una partecipazione con nostri candidati in liste di appoggio ad un candidato di centro, in questo momento è prematuro dirlo e mi riservo di farlo prossimamente.»

Nel più squisito stile democristiano le sue parole mi sembrano tese a cercare l’incontro e non lo scontro.

«L’odio che ha caratterizzato la politica in questi ultimi anni non ci è mai appartenuto. Quando io ero capogruppo in consiglio comunale, facevo interventi che mi dicevano essere anche molto pesanti; però non ho mai ravvisato odio nei miei confronti, né io ho mai odiato chi non la pensava come me. Se mai, c’era una rivalità politica o una rivalità di idee. Finito il consiglio comunale si andava tutti quanti a mangiare una pizza al Gallo Rosso. Ho avuto più clienti, allora, iscritti al PCI che alla DC. Abbiamo sempre distinto il rapporto personale dalle diverse ideologie. Il modo in cui oggi si fa politica consiste nell’individuare un nemico, nel puntare sulla persecuzione personale, o su denunce alla magistratura per cose che c’entrano niente... uno stile che non mi è mai appartenuto e non mi apparterrà mai.»

Se c’è un obiettivo che vi prefissate, quindi, è proprio quello di riportare sulla scena un modo sano di fare politica?

«Uno stile che si è perduto, ideali che si sono persi, un modo di fare politica che non c’è più. Uno stile diverso da quello attuale: lo stile del gentleman. Il politico fa la sua parte perché ci crede, perché condivide un pensiero, perché sente di dover fare il suo dovere. Può riuscirci o meno; ma l’attacco personale, il considerare chi non la pensa come te un nemico invece che un avversario politico, non devono comparire. A questo si dovrebbe tendere: ad essere più uomini di fede politica, e meno avversari che si combattano per eliminarsi o per “sputtanarsi” l’un l’altro.»

Non vi spaventa il rischio che quel tempo sia lontano dall’immaginario dell’elettorato?

«Sì, è un rischio ed è comunque una concreta possibilità. Ma noi, senza nessuna velleità e senza nessuna pretesa particolare, ripresentiamo questo simbolo nel quale abbiamo sempre creduto e nel quale sempre crediamo e nel quale, per quanto mi riguarda, crederò sempre. Certo, per quanto mi riguarda qualcuno potrebbe pensare ciò che Montanelli aveva scritto ai tempi di Fanfani: “rieccolo”… perché io a Voghera ho fatto l’assessore, il consigliere comunale, il presidente di ASM…»

Poi, però, molti anni di silenzio.

«Le cose erano cambiate: il partito era scomparso, così come molti fra gli ex DC. Qualcuno non c’è più, qualcun altro è nel PD, qualcun altro in Forza Italia, molti nell’UDC... Noi con molta modestia ci presentiamo per dire che il simbolo è ancora qui, che alcuni di quegli uomini sono ancora qui. Poi l’obiettivo è semplicemente quello di lavorare insieme ad altri. I tempi sono cambiati e nessuno ha la pretesa di rifare la “balena bianca”...»

Neanche una sardina...

«Neanche una sardina, ma neanche una… trota.»

Gli spazi al centro si sono sempre più compressi nel corso degli anni, ma Voghera ha sempre rappresentato una sorta di “eccezione”…

«Ci si misura, non facendo l’errore di pensare che se tu nel 1996 hai preso 1500 voti li riprendi immediatamente adesso. Questo è un errore che fanno parecchi. Allora c’era una situazione, oggi ce n’è un’altra.»

È vero che sono passati molti anni dai suoi ultimi incarichi nella pubblica amministrazione. E che sono passati molti anni da quando la DC governava il Paese. Ma l’esperienza conterà ancora qualcosa, forse.

«L’esperienza vuol dire tanto, l’inesperienza anche. Se io penso agli esponenti del Movimento Cinque Stelle che sono finiti al governo senza esperienza, senza una base culturale o politica seria, senza sapere neanche di cosa parlano o di cosa trattano, allora questo mi fa pensare che il “nuovo” può a volte essere un elemento positivo, ma l’inesperienza fa danni.»

Un esempio?

«I danni li ha fatti l’inesperienza di un sindaco eletto a Roma quando sembrava che i Cinque Stelle dovessero essere i salvatori della città: abbiamo visto la situazione che Raggi ha creato nella capitale. Abbiamo visto, e vediamo purtroppo ancora, quello che succede al governo; le cose inconcepibili che riesce a fare una classe politica impreparata, che cambia quotidianamente il programma pensato il giorno prima. E che su un tema importante come la giustizia propone cose assurde, come l’abolizione della prescrizione, che significa trasformare un indagato in un indagato a vita. Questo è assurdo, immorale e inqualificabile. L’esperienza certo che serve. Da parte mia dico: largo ai giovani. Ma una preparazione di base penso ci debba essere. In questi anni si è cercato di “rottamare” tutto, per usare un’espressione di Renzi che poi si è rivolta a suo carico, visto che hanno rottamato lui... Purtroppo sono state rottamate anche esperienze importanti che, insieme all’entusiasmo giovanile, avrebbero potuto portare qualcosa di più concreto.»

Da qualche tempo si registra un desiderio diffuso di rivalutare la stagione politica conclusasi nel 1992. La recente canonizzazione mediatica di Bettino Craxi, pressoché incontrastata, la dice lunga sul punto al quale sia arrivata la riapertura di questi spazi. Ora, si tenta di far rinascere la Democrazia Cristiana: difficile pensare rinasca anche il Partito Comunista, o che tornino alla grande ribalta i Repubblicani, i Liberali, i Socialdemocratici o gli stessi Socialisti. Pensa sia possibile si verifichino episodi di trasformismo? Mi spiego meglio: pensa sia possibile che alcuni esponenti di altri vecchi partiti, accomunati dal desiderio di un modo di fare politica e messe da parte le ideologie del Novecento, entrino a far parte (a titolo personale) della vostra alleanza?

«Riprendo il discorso fatto prima. Più che voglia di tornare a quegli anni, penso ci sia fra la gente la voglia di riscoprire quei valori veri. Quando si parla di Prima Repubblica si parla di forze politiche ben definite -  PCI, PSI, DC, PLI… - con dei programmi precisi, con una visione della società delineata chiaramente. Non c’era né l’odio, né l’idea di tracciare una linea politica contro un nemico. Contro Berlusconi, contro Salvini, contro chiunque altro. Ribaltiamo il pensiero: non ci pensiamo “contro”, ma “a favore di”. A favore della città, della popolazione, dei cittadini. Certo, ci sono stati dei problemi nella Prima Repubblica. La corruzione, il finanziamento dei partiti. Ma la corruzione non è stata scoperta durante la Prima Repubblica, non l’ha fermata la Seconda né lo farà la Terza. Esiste dai tempi degli antichi Egizi, figuriamoci… questo ovviamente non significa che si debba far finta di niente. I partiti sono soggetti strani: hanno grosse problematiche di organizzazione, devono trovare fonti di finanziamento. Il dibattito non ha mai trovato soluzioni adeguate.»

Quindi? Come vi rapporterete con gli altri “reduci”?

«Ritornare ai valori della Prima Repubblica significa ritornare ai valori veri, ai valori di una volta. Rimpiangere la Prima Repubblica significa rimpiangere l’esistenza di forze politiche vere, di uomini che ci credevano, con esperienze maturate in scuola di partito... ma vi ricordate la scuola di partito dei comunisti, o la scuola della Camilluccia... non si può mandare allo sbaraglio una persona a fare il consigliere comunale senza che questo sappia le norme che regolano un’amministrazione comunale. O addirittura a fare il senatore chi non conosce i principi fondamentali della Costituzione, il diritto amministrativo. Chi si riconosce in questa concezione può entrare in contatto con noi, al di là delle vecchie divisioni.»

Pensa?

«Certo che lo penso, lo penso e lo vivo personalmente. Ho avuto tante telefonate in questo senso di persone di cui non posso fare nomi che hanno visto e vedono con piacere un ritorno della “balena bianca”, come loro la chiamano ancora, e come la chiamo ancora io, anche se non sarà più una grande balena. Quindi penso proprio ci sarà questo aggregamento anche persone che allora gravitavano in altri partiti o che ora gravitano sotto bandiere diverse. E mi auguro accada, a patto che condividano questa nostra impostazione.»

Nella politica vogherese c’è un nome forte che sta vivendo un momento di transizione. Un nome che ricorda molto della vecchia DC, per questione dinastica: Azzaretti.

«Io a Marina Azzaretti esprimo, come ho sempre fatto, il più grande apprezzamento per quello che ha fatto durante il suo assessorato, perché era stata veramente l’asse portante di una amministrazione. Non ho capito e non voglio neanche capire i problemi interni a Forza Italia che hanno portato alla sua defenestrazione. Marina Azzaretti mi è cara per due motivi. Primo, perché la conosco da un’infinità di anni. Secondo, per il ricordo di suo papà, che per me non è solo stato un maestro ma anche un grande amico, come del resto ha sempre dimostrato anche lui nei miei confronti. Un duplice motivo di legame e di affetto. Credo che il suo ruolo non sia finito; mi auguro possa trovare la sua collocazione e possa ritornare ad essere un valore aggiunto per qualsiasi amministrazione futura di Voghera.»

Vuole mandare un messaggio a Marina?

«Un messaggio... Marina, sei stata brava e sei stata forse offesa: ma l’offesa in politica è un schiaffo che prima o poi tutti quelli che fanno ricevono. Ne ho ricevuto tanti anche io in passato. Però non mollare. Siamo qua, parliamone.»

di Pier Luigi Feltri

 

  1. Primo piano
  2. Popolari