Lunedì, 20 Gennaio 2020

VOGHERA - «L’ACCORDO CON I 5 STELLE? CHI TIFA PER IL CENTROSINISTRA DEVE SPERARE CHE SI REALIZZI»

Incassato ma non ancora digerito lo “strappo” di Pier Ezio Ghezzi, il PD vogherese cerca di riorganizzarsi. Il colpo è stato duro e l’ennesima spaccatura interna al centrosinistra rischia seriamente di compromettere la corsa a Palazzo Gounela prima ancora che la bagarre vera e propria cominci. Per la sezione locale del partito guidata dal segretario Alessandra Bazardi si prospetta un inverno lungo e pieno di nodi da sciogliere: primarie, alleanze, posizione (che a questo punto diventa determinante) dei 5 Stelle.

Bazardi, partiamo dall’addio di Ghezzi: lei se l’aspettava?

«È stata una mossa alla Renzi, ma da ex renziana dico che anche lui ha sbagliato i modi e i tempi. E ha deluso tanti. Sinceramente conoscendo Ghezzi non pensavo che avrebbe commesso un simile errore politico. Rompere con il partito a sette mesi dalle elezioni con queste motivazioni è come dire che vuoi correre da solo. Non vedo altre spiegazioni al momento… oltre al danno per la città».

Beh, che lui volesse restare protagonista lo aveva fatto capire in ogni modo…Può essere che si sia sentito in qualche modo messo da parte?

«Sgombriamo il campo dai dubbi. Pier Ezio Ghezzi è stato il nostro candidato nel 2015, io stessa ho iniziato il mio percorso politico con lui nella Lista Civica. Di questo lo ringrazio e lo ringrazierò sempre. Il PD lo ha sostenuto, si è schierato al suo fianco facendo un ricorso lungo, difficile e costoso e impegnandosi anche con i suoi rappresentanti provinciali, regionali e parlamentari affinché fosse data a lui e a coloro che erano scesi in campo con lui la possibilità di rigiocarsi la partita. Ricordo ancora la gioia di tutti quando arrivò la sentenza. Era la nostra rivincita, nel gennaio 2017 al riballottaggio abbiamo fatto una campagna elettorale fino all’ultimo voto! Penso che nessuno abbia mai messo in dubbio le capacità di Ghezzi, ma la politica è fatta di momenti. E di fasi. Alcuni dirigenti e compagni gli hanno solo consigliato di mettersi a disposizione di un progetto nuovo, di cui sarebbe stato sicuramente protagonista, ma, ciononostante, vista la determinazione di Ghezzi a ricandidarsi a sindaco e le ricostruzioni sulla stampa di presunte esclusioni, abbiamo redatto un regolamento aperto per le Primarie, che gli consentiva come iscritto PD di partecipare senza problemi. Diciamolo, abbiamo anche forzato un punto del regolamento regionale che cita che in caso di primarie di coalizione il candidato del PD deve essere uno solo, scelto in assemblea. E, siccome Ilaria Balduzzi aveva già dato la disponibilità, la commissione ha cercato di dare la massima agibilità a tutti. Un partito che ha l’ambizione di governare la città non può avere questa miopia politica ed escludere qualcuno burocraticamente».

Cosa cambia nel partito adesso? Le liste pro Ghezzi e i voti del Pd convergeranno oppure si paventa l’ennesima divisione nel centrosinistra che potrebbe togliervi speranza nella già difficile sfida al centrodestra?

«È innegabile che ci sia stata una frattura che va analizzata e valutata con molta obiettività e responsabilità. Il gesto di Ghezzi ha introdotto ancora una volta un elemento di confusione tra i nostri elettori e simpatizzanti. Il percorso ha bisogno di tempo per essere riavviato ma nel partito non cambia nulla, si lavora come prima. Il circolo si è compattato, questo sì, come il gruppo consiliare, le scissioni uniscono sempre chi resta. In questi casi subentra il senso di appartenenza a una comunità che si sente ferita.  Chi esce sbaglia sempre, perché le battaglie e le discussioni si fanno all’interno. 

Da dove ripartirete?

«Penso che si debba ripartire dai programmi e dall’obiettivo da raggiungere. Sarebbe sbagliato chiudersi e cristallizzarsi sulle posizioni personali, perché occorre lavorare a un progetto che abbia possibilità di gareggiare, a una coalizione ampia ma senza pregiudizi e schemi prefissati. Soprattutto servono i contenuti. Voghera ha bisogno di un grande sviluppo e rilancio sul piano economico sociale culturale e produttivo. Il vecchio modello di sviluppo va sostituito con quello di una smart city in grado di costruire un patto verde con il mondo del lavoro. Una green economy, una città innovativa e a misura di uomo. Una città sicura, aperta, inclusiva, che si basi sulla cittadinanza attiva, che pensi agli anziani, alle famiglie, a chi ha bisogno e alle future generazioni. Vogliamo partire proprio da questo, attraverso una grande iniziativa politica e programmatica che faremo a gennaio per mettere allo stesso tavolo le categorie, le associazioni, il mondo sindacale e i semplici cittadini che vorranno aderire. La fretta da alcuni reclamata non aiuta, ma siamo altrettanto consapevoli che si avvicina il tempo delle decisioni politiche e programmatiche conclusive».

La fretta non aiuterà, ma per Ghezzi si sta “perdendo tempo” e quello delle primarie si è rivelato un nodo cruciale nel determinare il suo abbandono. Alla fine si faranno o no? Nel 2014 si tennero già il 30 novembre e le elezioni non andarono bene…

«Lo dice lui e quindi è giusto? Per me in politica paragonare eventi di 5 anni prima è anacronistico. E comunque appunto nel 2014 le primarie furono fatte con largo anticipo e purtroppo non arrivammo nemmeno al ballottaggio. Se il motivo dell’abbandono fosse davvero il tempo o le primarie, significa che Ghezzi ha già deciso di correre da solo. Il PD non le ha mai annullate, come d’altra parte non era stata ancora ufficialmente fissata una data. Semplicemente, come accade spesso in politica e, a livello nazionale ne abbiamo avuto una eclatante prova quest’estate, quando si verificano condizioni nuove le situazioni cambiano in 24 ore. Quello che fino a ieri non era possibile lo diventa. Un avversario diventa alleato. Un ostacolo diventa un ponte».

è per questo che non sono ancora state fatte? Siete alla finestra?

«Davanti all’ipotesi di apertura della coalizione a LEU e 5 Stelle, il Pd cosa doveva fare, dire “no” perché non dobbiamo perdere tempo e dobbiamo fare subito le primarie? Senza verificare la possibilità di una convergenza di altre forze che avrebbero dato linfa e numeri al progetto? Io questa responsabilità con una città in mano da 20 anni alla destra non me la prendo. Se se la vuole prendere Ghezzi… lo dica alla gente. Ma è anche vero che io non voglio fare il candidato sindaco quindi per me è diverso. Vedo tutto in modo più oggettivo».

Quindi secondo lei quella di Ghezzi è stata una scelta dettata da egocentrismo?

«Ghezzi è una persona intelligente, un gran lavoratore, ma è stato sempre abituato a muoversi da solo, lo dimostra il fatto che ha dichiarato di aver già pronte due liste civiche mai condivise con il partito pur non sapendo ancora di essere lui il candidato sindaco. E troppo spesso ha preteso di dettare lui la linea. Quando si è in una comunità ci sono delle regole e ci si deve adeguare al gruppo».

Pochi giorni fa il deputato Cristian Romaniello ha detto che i 5 Stelle a Voghera non stanno valutando alleanze se non con liste civiche. Un “due di picche” che brucia?

«Quale due di picche? Con i 5 Stelle c’è stata da subito grande intesa sulla visione della città, sulla strategia e i programmi. E sul fatto che occorra proporre un progetto innovativo per Voghera che coinvolga una nuova classe dirigente con cui lavorare per i prossimi 10 anni al rinnovamento e rinascita del territorio. Il PD nazionale è al governo con i 5 Stelle e quindi il confronto anche in prospettiva più ampia oltre che per le amministrative è opportuno e doveroso. Il fatto che il Movimento abbia al momento un regolamento e un’organizzazione (che peraltro sta discutendo) con proprie regole non significa che il dialogo non prosegua. E credo che chi tifa per una vittoria del centrosinistra debba augurarsi che continui e si concretizzi».

Che ruolo avranno le liste come +Europa, Radicali o i Renziani di Italia Viva?

«Sono al momento piccole e nuove realtà che però vanno assolutamente integrate e coinvolte nella coalizione. Gruppi che stanno lavorando bene, con entusiasmo e che sono preziosissimi nell’ambito di una coalizione e campagna elettorale, ma devono anche avere la voglia di interfacciarsi con il partito che al momento detiene la maggioranza dei numeri e che per primo si mette in discussione per ampliare il campo. Ora occorre coinvolgere anche l’altra parte della sinistra, i 5 Stelle e tutto quel mondo di moderati, cattolici, mondo civico e di associazionismo che si riconosce nei nostri valori e non in quelli della destra sovranista».

Sperate di arrivare al ballottaggio e poi lavorare sulle alleanze?

«Sulle alleanze si è detto e scritto tanto. Se riusciremo a proporre un progetto che piace per i contenuti e che ci può portare numericamente a concorrere per il ballottaggio penseremo poi ad aggregare anche altri schieramenti. Sempre nel rispetto degli elettori che ci votano e dei programmi». 

Non teme che la presenza di troppe liste, seppure interne all’area di centrosinistra, possa finire per favorire una vittoria della destra già al primo turno?

«Certo, per questo dobbiamo unire e il Pd sta tentando di farlo disperatamente. La coalizione tra PD, Lista Civica Ghezzi, Italia Viva e Civica Voghera Più Libera rappresenta un inizio, ma occorre andare oltre il recinto. Se ci illudiamo di arrivare così al ballottaggio… Benché la situazione delle amministrative sia diversa da quella nazionale è innegabile che un centrodestra a traino Lega sia un avversario forte e scomodo. Proprio per questo la discussione va fatta prendendo in considerazione ogni aspetto e negoziando con le forze all’interno della coalizione la soluzione migliore senza porre paletti che potrebbero escludere a priori ogni dialogo con altre forze che non vogliono o possono stare alle nostre regole. Ora sta a noi decidere la strada da intraprendere e ognuno si assumerà le proprie responsabilità».

Chiudiamo su Asm. Condivide l’analisi fatta dal suo ex compagno di partito Ghezzi riguardo agli accordi tra Forza Italia e Lega in vista delle prossime elezioni? 

«La scorsa estate abbiamo proposto i nomi di due esperti per il nuovo C.d.A a 5 di Asm. Manager competenti che avrebbero potuto esercitare un ruolo di controllo e mettere a disposizione le competenze. Addirittura alcuni sostenevano che il PD avrebbe “portato a casa” un posto perché aveva fatto un accordo elettorale con Forza Italia. Questa era l’accusa di molti e, diciamolo, anche di qualcuno al nostro interno. Sappiamo tutti come è andata. Evidentemente gli accordi li hanno fatti altri».

di Christian Draghi

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