Sabato, 18 Gennaio 2020

CASTEGGIO - «SOLO CON IL “PORTA A PORTA” LA DIFFERENZIATA PUÒ DECOLLARE»

Primi mesi di amministrazione Vigo a Casteggio; primi grandi problemi da gestire, ma anche primi progetti concretamente messi in campo, sulla scia di quello che è stato il programma amministrativo presentato in corrispondenza della tornata elettorale. Il sindaco ci racconta i suoi primi passi.

Dopo soli cinque mesi dall’insediamento lei, come altri sindaci neo-eletti in Oltrepò, si è trovato a dover gestire un’emergenza certo non comune, come quella dello scorso 21 ottobre. Un commento, a freddo, su questo momento delicato?

«Dire che un’emergenza è andata bene è una parola grossa, ma non posso certo dire sia stata mal gestita. Anzi, sono estremamente soddisfatto per la macchina che si è messa in moto, sia per quanto riguarda gli uffici comunali, sia per la collaborazione avuta dalla Protezione civile. Colgo l’occasione, come ho fatto anche il 4 novembre, per ringraziare tutti coloro che hanno collaborato per risolvere questo brutto momento. Devo dire che nel giro di 48 ore abbiamo liberato Casteggio dal grosso delle criticità, sia dal punto di vista viabilistico, sia per quanto riguarda gli immobili che andavano messi in sicurezza, sia per il sottopasso. Un lavoro enorme. Ce l’abbiamo fatta anche grazie alla disponibilità di alcune ditte, ce n’erano cinque attive fra quelle che si occupano di movimento terra e di spurghi. Poi la Protezione Civile, con almeno 100 volontari.»

Cento volontari… un piccolo esercito. Considerando anche che i volontari dei paesi vicini saranno stati impegnati a contenere l’emergenza nei loro comuni.

«Sì, sono venute a darci una mano persone anche da lontano. Anche la Protezione Civile del Parco del Ticino, con mezzi tecnici ed esperienza di livello. Il nostro comune, di fatto, è tornato alla normalità in un paio di giorni. Poi diciamo che si tratta di un evento che avremmo proprio voluto evitare.»

Come evitare che si ripeta?

«Secondo me dobbiamo essere molto chiari. Il rischio si mitiga ma non si elimina. C’è una parte del problema che tocca i corsi d’acqua, la pulizia dei fossi. Argomento su cui di fatto noi ci siamo messi immediatamente al lavoro. Il 27 maggio sono stato eletto, il 19 giugno ho preso i primi contatti con Regione Lombardia alla ricerca di finanziamenti per sistemare il reticolo idrico minore. Questo per dire che l’idea di una manutenzione e di una messa in sicurezza del territorio l’avevamo.»

Evidentemente la Regione non ha mai risposto…

«Ad oggi stiamo ancora traccheggiando, è brutto dire che bisogna sempre che succeda qualcosa prima che si agisca. Ma siamo comunque in contatto con gli uffici della Regione, abbiamo compilato le dovute schede (RASDA, ndr) e siamo in attesa di capire cosa succederà. Ci sono però delle criticità urbanistiche che risalgono all’urbanizzazione degli anni ‘70/’80 che, di fatto, sono inaffrontabili.»

Per esempio?

«Parlo della tombinatura dei corsi d’acqua, per esempio. Torrenti interrati in tubi da 80 centimetri, sopra ai quali sono stati costruiti quartieri. È chiaro che quando cade una pioggia come quella di questa occasione, il torrente si riprende la sua strada. Servirebbero opere di regimentazione idraulica, che però non sono alla portata dei comuni. Sicuramente noi proseguiremo gli interventi di messa in sicurezza del territorio e anche tutta la manutenzione. Oggi non c’è in Casteggio, ma in nessun comune dell’Oltrepò, alcun intervento di pulizia delle caditoie, perché non fanno parte delle attività previste da Pavia Acque. In altre parti della nostra regione invece sì. La soluzione verrà trovata, dovremo avere una manutenzione programmata del territorio. Il territorio è fragile; se non si parte dal metterlo in sicurezza, tutti gli altri discorsi, a partire dalla promozione, vengono meno.»

Per avere fondi a sufficienza c’è bisogno che venga dichiarato lo “stato di emergenza”.

«Servirebbe che la questione dallo “stato regionale” passasse allo “stato nazionale”, in modo da avere il riconoscimento effettivo. Dalla Prefettura è stata attivata l’Unità di crisi locale. A Casteggio ed in altri comuni, dopo quanto successo, era ben noto che il problema fosse grande: non si sono sporcate un po’ le strade, sono proprio scoppiate delle tombinature che erano lì da più di quarant’anni. Ci sono stati anche tanti danni per i privati. Abbiamo bisogno di un sostegno concreto per sistemare il territorio, vediamo adesso le istituzioni che passi faranno.»

L’emergenza, appunto, ha coinvolto non soltanto Casteggio ma anche comuni vicini. Da cosa nascono queste difficoltà comuni, e come affrontarle insieme?

«Tante criticità sono le stesse per tutti i comuni, che poi sono solo una divisione meramente amministrativa. Ci dovrebbe essere una sorta di sistema di gestione del territorio. Penso, per esempio, alla gestione dei fossi da parte dei privati; penso all’attenzione che dovrebbe esserci per evitare di arare le fasce di rispetto verso i corsi d’acqua e le strade, cercando di lasciare i bordi inerbiti e riducendo la discesa del fango a valle. Ma il problema vero è quello che hanno i comuni più piccoli, quelli che hanno magari 150 abitanti e la stessa estensione territoriale di Casteggio: come possono riuscire a controllare i campi, i fossi, i corsi d’acqua? Per questo, forse, un territorio così frammentato dovrebbe avere una governance comune.»

Un coordinamento?

«Un respiro comune da parte dell’Oltrepò, a partire da temi come questo. Soprattutto per la fascia della zona collinare, dell’Oltrepò del vino, che ha criticità e peculiarità particolari. Un coordinamento. Che si tratti di rischio idrogeologici, che si tratti di promozione turistica, l’obiettivo deve essere quello di fare squadra. Bisogna notare che abbiamo una frammentazione pazzesca: fra Stradella a Casteggio si incontrano una cinquantina di comuni.»

Dato che fa molto riferimento alla necessità di fare rete, parliamo dei rapporti con i suoi colleghi sindaci. Alessandro Cantù, sindaco di Stradella, e Giovanni Palli, sindaco di Varzi, sono entrambi, come lei, stati eletti da cinque mesi. E vanno predicando un po’ le sue stesse cose, ovvero la necessità di fare squadra fra comuni. Casteggio sta proprio in mezzo a Stradella e Varzi…

«L’idea è quella di muoversi come squadra. Ho già avuto modo di parlare con i sindaci di Broni e di Stradella. Riviezzi è un amico di vecchia data, siamo stati assessori entrambi nella nostra precedente vita amministrativa. È inevitabile che questi tre centri principali facciano un po’ da capo-cordata di questa coesione territoriale. Sul piatto i temi sono tanti.»

Facciamo un esempio.

«Stiamo ragionando sulla fusione dei piani di zona. Verosimilmente andremo a fondere i nostri piani di zona entro fine anno, per realizzare, come previsto dalla regione, un ambito più “consistente”. Voghera, di recente, si è messa insieme alla Valle Staffora. Noi andremmo ad avere lo stesso numero di abitanti, ma suddivisi in un numero di comuni che sarebbe circa il doppio. Stiamo anche costruendo un piano di promozione comune, con riferimento ai bandi Gal che sono attualmente aperti. Presenteremo un progetto territoriale che va da Casteggio a Stradella e che comprenderà tutti i comuni presenti nella fascia. Abbiamo riaperto il tavolo del Distretto del Commercio e abbiamo già nuovi comuni che chiedono di entrare a farne parte…»

Ecco, i Distretti del Commercio. Qualche anno fa erano sorti come funghi, in Oltrepò. Ovviamente il fine dei comuni non era pensare ai problemi del commercio, ma incamerare qualche euro di fondi regionali. Dopo il periodo in cui c’era attivo un bando, i distretti finivano in uno stato di quiescenza. Fino all’uscita del bando successivo. Che non c’è più stato. Ma sono in previsione nuovi fondi…

«Regione Lombardia ha già nei propri capitoli di spesa le nuove risorse da destinare ai Distretti. Ma la Regione dovrebbe armonizzarli, questi distretti: con i precedenti finanziamenti se ne era creato un numero inverosimile. Forse, averne un numero minore che comprendano territori più vasti, sarebbe utile per farli rimanere vivi. C’è stata questa difficoltà: passato il finanziamento, finivano tutte le attività. Se il distretto non è costituito da tre comuni, ma è territoriale, ci sono più possibilità che si mantenga vivo e che produca risultati anche al di là del finanziamento regionale. Con cifre relativamente basse, se si è in tanti, si può contribuire alla realizzazione di eventi.»

Quando si parla con i sindaci storici, un po’ tutti ripetono come un mantra che sentono la mancanza di un punto di riferimento ai livelli più alti della sfera amministrativa. Il “politico” di riferimento per l’Oltrepò. Per un sindaco come lei, che ha iniziato da poco la sua avventura amministrativa come primo cittadino, è così sentita l’assenza di un personaggio di questo tipo?

«Devo dire che ho avuto contatti con i politici che stanno in Regione a anche a Roma. È chiaro che riferimenti e contatti ci sono. Ma penso anche sia inevitabile un cambio di generazione. È vero che non ci sono più i vecchi riferimenti, ma ce ne saranno degli altri. Dobbiamo lavorare per creare una catena che dall’Oltrepò arrivi in regione e a Roma. Se pensiamo ai nostri attuali rappresentanti territoriali, vediamo che molti sono nuovi. Certo non c’è più la rete storica che c’era prima, molti anni fa. Quello che dobbiamo fare, al di là del colore politico, è lavorare insieme per essere determinanti sui tavoli dove si decidono le cose. Ora si vedrà cosa succederà con la storia dell’alluvione. Ci sono territori molto più forti nell’ottenere attenzioni, finanziamenti e quant’altro. La provincia di Pavia, invece, deve lavorare di più. Però io sono ottimista. Ci sono tanti giovani amministratori, bisognerà crescere; ma se siamo uniti come territorio ci sono le potenzialità per arrivare lontano.»

Restiamo in tema di politici. La minoranza, nel Consiglio Comunale di Casteggio, appare collaborativa. Seggio, in particolare. D’altra parte vi conoscevate bene, dalla passata legislatura. Devo osservare che il clima ora sia più disteso rispetto a un tempo, quando spesso le sedute finivano in insulti se non addirittura alle mani. Come commenta i rapporti che intercorrono con le attuali opposizioni?

«Penso di essermi sempre posto in maniera collaborativa con tutti, anche prima di fare il sindaco. Chiaramente la minoranza è cambiata; c’erano tutta una serie di situazioni, in precedenza, che andavano a fomentare situazioni che non c’entravano o c’entravano poco con il Consiglio Comunale. Spesso ho tollerato con fatica che nel luogo dove si dovrebbe discutere l’attività amministrativa, magari dopo aver passato mesi a lavorare su un progetto, tutto finisse nell’insulto gratuito. Ma si tratta di un capitolo chiuso. Noi dobbiamo lavorare come dovrebbe lavorare ogni amministrazione.»

Come?

«Con uno spirito di massima collaborazione, sempre tenendo presente che la maggioranza deve fare bene il suo lavoro e che la minoranza deve esercitare il suo controllo e le sue proposte. Certo, immaginare cinque anni di totale condivisione su tutti i temi non è possibile, anche perché altrimenti non saremmo stati contrapposti alle elezioni. Poi tutto sta al comportamento dei singoli. Quello che sempre non va dimenticato è il rispetto del luogo e del ruolo che i cittadini ci hanno assegnato.»

In Consiglio Comunale l’opposizione si è fatta tramite, con due interrogazioni, delle richieste di alcuni cittadini. Voi avete risposto nel merito, come amministrazione, ma avete anche rilevato che certe istanze potrebbero essere risolte tranquillamente dagli uffici competenti… che però non vengono contattati per la segnalazione dei problemi. Come commenta questo aspetto?

«Penso sia più che altro un’abitudine molto italiana il pensare che far presente un’istanza al politico di turno possa aumentare le chance di vedere realizzato quello che si ha in mente. Attenzione: questo non significa che bisogna sfilarsi dal problema, noi siamo qui apposta. Però a volte ci sono state delle situazioni tecniche, estremamente banali, di cui venivano interessati i politici, che con una telefonata o una mail direttamente all’ufficio tecnico si sarebbero potute risolvere. La macchina comunale, al di là degli amministratori, è completamente e continuamente attiva per i cittadini. Ci sono uffici comunali di ogni tipo, dove è possibile anche solo informarsi per capire se una cosa sia più o meno fattibile. Ci si può interagire personalmente o anche telefonicamente o via mail. Noi, comunque, siamo sempre a disposizione.»

Alcuni comuni, per migliorare la comunicazione con i cittadini, hanno effettuato alcuni investimenti mirati. L’app Municipium, per esempio, attiva nel comune di Voghera. Può essere questa una soluzione, almeno a parte di questa criticità?

«Diciamo che stiamo lavorando anche su questo. Sui canali di comunicazione sia dall’amministrazione per i cittadini che viceversa. Vanno calibrati i costi, però sicuramente un potenziamento nei rapporti con i cittadini lo faremo, era anche nel nostro programma.»

Parliamo di temi amministrativi: la raccolta differenziata. Lei ha ereditato un sistema che prevede la raccolta tramite cassonetti, potenziato da Callegari anche in tempi recenti. Ormai la tendenza però è quella di implementare diversamente la raccolta, al fine di aumentare le percentuali di differenziazione. La sua ricetta?

«L’idea è assolutamente quella di andare verso una raccolta differenziata più spinta. Noi abbiamo un’occasione estremamente importante: andiamo verso la scadenza dell’appalto per la gestione del servizio rifiuti. L’idea è quella di rimettere mano al sistema e di creare un servizio a misura di Casteggio, che possa implementare le percentuali. Io sono dell’opinione che l’unico modo per arrivare a livelli ottimali sia il “porta a porta”. Poi ho visto in alcuni paesi anche sistemi misti, dove oltre al “porta a porta” sono presenti anche cassonetti che si aprono con un badge, che possono essere d’aiuto. Vedremo la soluzione tecnica più adeguata. Se consideriamo anche il servizio di ritiro domiciliare dei rifiuti ingombranti, il servizio di smaltimento degli oli esausti, il ritiro dei fitofarmaci, la piazzola ecologica rinnovata pochi anni fa, dobbiamo rilevare che ci sono già molti servizi che hanno migliorato la strutturazione del servizio rifiuti. È chiaro che il grosso è rappresentato dai rifiuti solidi urbani, e quindi andare nella direzione di una “differenziata spinta” può veramente farci fare il salto di qualità.»

Cosa segna la sua agenda da qui alla fine dell’anno?

«Diciamo che questi sono stati mesi di semina. Nei vari settori stiamo cercando di posizionare tutta una serie di interventi che pensiamo possano portare il comune a crescere. Siamo in fase di apertura della variante al piano regolatore. L’intenzione nei prossimi mesi è quella di aprire la discussione sullo sviluppo della città; come la immaginiamo nei prossimi anni. Stiamo poi andando verso la fusione dei piani di zona; che sono sempre stati ultrapremiati a livello di efficienza. Il mio sogno è quello di puntare sempre più a contributi alle persone in difficoltà che possano essere legati anche al lavoro. Borse lavoro, o comunque incentivi che possano far lavorare le persone. Poi abbiamo in mente una serie di spostamenti “domino” delle strutture comunali, anche per risparmiare energia. Stiamo valutando anche un ridimensionamento degli uffici comunali, che potrebbero portare anche alla chiusura nei mesi comunali dell’ufficio del sindaco. Un’ottimizzazione nella gestione degli immobili è necessaria. Una volta il comune aveva quaranta dipendenti, ora poco più di venti.»

di Pier Luigi Feltri

  1. Primo piano
  2. Popolari