Mercoledì, 20 Novembre 2019

VARZI - «PRONTO SOCCORSO NON ADEGUATO PER TUTTE LE EMERGENZE»

«Non c’erano le condizioni per andare avanti con il gruppo di minoranza guidato da Mariarosa Rebollini, certe dinamiche su cui ci si era arenati non erano più conciliabili con le mie prerogative». Il consigliere comunale di Varzi Angelo Varni, che ad agosto ha abbandonato il gruppo con cui era stato eletto, spiega la sua scelta e ribatte alle dichiarazioni della sua ex capogruppo che lo aveva chiamato in causa sullo scorso numero del nostro giornale. Varni, 49 anni, residente a Pietragavina, è un tecnico sanitario di radiologia medica  in forze all’ospedale Ss.Annunziata da circa 20 anni. Continuerà la sua avventura in consiglio comunale da solo, con il gruppo da lui battezzato “Lavoriamo per Varzi”.

Due mesi neanche ed ha abbandonato la squadra con cui era stato eletto. Un tempo piuttosto breve per i ripensamenti, che cosa è accaduto?

«Alle elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale mi sono presentato nelle file di una lista civica dove, anche in sede di campagna elettorale ho sempre sottolineato che avrei lavorato per la collettività al di fuori delle dinamiche partitiche, sia che fossi in maggioranza o in minoranza, perché prima viene il cittadino  le sue esigenze e i suoi diritti. Ma mi sono accorto subito che, alla prova dei fatti, non c’erano le condizioni per proseguire insieme».

Rebollini l’ha accusata di non attenersi alle linee del gruppo e di aver votato a favore provvedimenti della maggioranza…

«Innanzitutto non è vero che ho votato tutte le delibere compatto con la maggioranza, come da lei affermato. Su sette ne ho votate a favore due,  coerentemente ai propositi della campagna elettorale: una riguardava infatti l’approvazione dell’area sgambamento cani, che tra l’altro era anche nel nostro programma e l’altra la vendita di un terreno in zona Santa Cristina dove c’è installato un ripetitore telefonico, preservando il parcheggio adiacente cimitero, quando invece secondo la strategia del gruppo mi sarei dovuto astenere a qualsiasi proposta in votazione. Io però sono una persona libera e agisco prima di tutto secondo coscienza».

è vero che avete discusso per la nomina al C.d.A della Fondazione San Germano? Secondo Rebollini voleva lei quel posto riservato alla minoranza, mentre la sua capogruppo avrebbe preferito tenerlo per sé…

«La signora Rebollini ha affermato di conoscere bene quel posto considerato che ci lavora suo marito e aveva la madre ricoverata. Io però sono quello che ha ricevuto più voti nella mia lista e ho comunque esperienza diretta ventennale in campo tecnico-sanitario-ospedaliero. Ho ritenuto giusto candidarmi pensando che potessi essere la figura ideale per quel posto, essendo comunque una personalità esterna a quel contesto senza conflitti di interesse. Tengo comunque a precisare che il mio distacco dalla minoranza è avvenuto in piena autonomia e senza “frizioni”, come è stato descritto dalla Rebollini, e che i rapporti con  gli altri componenti della minoranza appena lasciata rimangono buoni, così come con la capogruppo».

Come si comporterà politicamente il suo nuovo gruppo?

«Resto all’interno dell’opposizione, ma mi riservo di decidere cosa votare e cosa no volta per volta. Se si presentano delle idee giuste, applicabili e per il bene della comunità, chiaramente condivisibili da tutte le parti, è giusto che si cooperi».

Lei è un “interno” dell’ospedale varzese. La struttura è efficiente o la situazione è critica come denunciato dalla capogruppo di minoranza?

«La situazione in cui versa l’ospedale in cui lavoro è un po’ precaria. Se da un lato riceviamo comunque una buona affluenza  dalla valle Staffora e limitrofe (Curone, Trebbia ecc.) dall’altro siamo costretti a lavorare a ranghi ridotti a causa di difficoltà strutturali, come la carenza di posti letto per i degenti e conseguenti chiusure temporanee di reparti. La questione è sempre quella, sollevata da tempo, delle carenze di organico per quanto concerne medici, infermieri e tecnici sanitari che purtroppo aumentano con trasferimenti e  pensionamenti e spesso non vengono rimpiazzati e la cosa crea malcontento».

Gli accessi e l’utenza rimangono comunque alti?

«Gli ambulatori, radiologia e il pronto soccorso hanno sempre numeri importanti, ma in particolare quest’ultimo, indispensabile in zona, non è adeguato per tutte le emergenze, nonostante si debba spezzare una lancia a favore di tutto il personale medico, infermieristico e tecnico che nonostante le difficoltà in questi anni con spirito di sacrificio e professionalità ha lavorato e sta lavorando per la comunità con risultati eccellenti».

Crede che l’Asst sia ben conscia della situazione?

«Penso che l’azienda sappia dell’importanza dell’ ”Ospedale di montagna”, per l’estensione del territorio che ricopre, il vasto bacino d’utenza e per i servizi che deve erogare alla popolazione ahimè sempre più anziana che troverebbe fatica e disagio a spostarsi in altri nosocomi più distanti».

La politica può fare qualcosa?

«Sono dell’idea che politica ed associazioni debbano collaborare  a stretto contatto con i vertici dell’azienda, facendo sentire la propria voce, evidenziando le problematiche da risolvere per far sì che questa struttura che ha sempre ben funzionato non venga man mano a mancare arrivando a delocalizzare altrove i servizi».

Si è vociferato di un suo impegno diretto nella prossima campagna elettorale a Voghera. Si candiderà?

«Smentisco, resto a lavorare per il mio Comune. A Voghera ho contatti con diversi esponenti politici con cui ancora oggi mi confronto e sarà forse per quello che è scaturita questa voce. Mi limiterò a sostenere il centrodestra da esterno, sperando che ritrovi unità e possa vincere come ha fatto a Stradella».

di Christian Draghi

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