Mercoledì, 17 Luglio 2019

TANGENZIALE VOGHERA-CASTEGGIO: «NON IL SOLITO TAPPETINO D’ASFALTO MA UN INTERVENTO RADICALE E DEFINITIVO»

Fra le cento e più proposte scaturite dai meandri del governo gialloverde è comparsa, poco più di un mese fa, anche quella di un dietrofront a riguardo degli enti provinciali. Una possibilità ancora fumina, ma di cui siamo certi si parlerà ancora nel prossimo periodo. Perché le province, ormai in parte esautorate e poi abbandonate dopo una riforma rimasta incompiuta, vivono anni difficili e meritano una chiarificazione. Lo ricordiamo: in questo momento si tratta di enti di secondo livello, i cui amministratori vengono eletti, biennalmente, dai consiglieri comunali in carica nel territorio di riferimento. Il presidente, invece, dispone di un mandato quadriennale. Proprio al presidente della Provincia di Pavia, Vittorio Poma, abbiamo posto alcune domande, prendendo spunto dagli impegni attuali dell’ente, per delineare il quadro delle attività in essere. Partendo proprio dal tema più sentito dai nostri lettori e, più in generale, dai cittadini dell’Oltrepò Pavese: le buche nelle strade.

Dopo critiche le cui radici si perdono nella notte dei tempi, arrivano finalmente dei fondi per l’asfaltatura di poco più di quattro chilometri della tangenziale Voghera-Casteggio. In cosa consistono i lavori? Quando avranno inizio?

«Confermo che siamo in una fase avanzata con la redazione del progetto, e abbiamo già firmato una convenzione con Regione Lombardia – perché l’intervento è reso possibile grazie a un finanziamento contenuto all’interno del Patto per la Lombardia.»

Vuole spiegarlo meglio ai nostri lettori?

«Il Patto per la Lombardia è in parte risultato di finanziamenti regionali, e in parte del Fondo Sviluppo e Coesione dell’Unione Europea. L’importo complessivo dei lavori è di circa un milione e quattrocentomila euro. Servirà per due terzi alla sistemazione di una buona parte della tangenziale di Voghera, e per circa il restante terzo a una parte della tangenziale di Casteggio. Ci tengo a farle presente che quando parliamo di interventi sulla tangenziale non ci riferiamo solo al semplice tappetino.

Lei sa che nella disperata rincorsa alle buche che si aprono sulle strade, cui dobbiamo continuamente far fronte nella Provincia di Pavia, cerchiamo di porre un rimedio con i tappetini da porre. Ma sappiamo tutti che si tratta di un lavoro che, per quanto fatto bene, sarà sempre provvisorio. Qui, invece, stiamo parlando di un lavoro radicale di fresatura, abbassamento, riposizionamento del manto stradale, sostituzione di tutti i giunti dei cavalcavia e sistemazione delle barriere di sicurezza e della segnaletica. Cioè quello che bisognerebbe fare dappertutto e con continuità, se potessimo permetterci di investire cento milioni di euro, ecco.»

Pensa che i cittadini saranno soddisfatti?

«Stiamo parlando di un intervento radicale e definitivo, che soddisferà il bisogno di sistemare la tangenziale per buona parte; non assicuro tutta, però diciamo che quelle parti più compromesse, quelle che hanno bisogno di una sistemazione immediata, sicuramente le faremo. Un lavoro che tiene conto quindi non solo del fondo stradale, ma anche dei giunti, che sono l’elemento più importante. Una delle lamentele più frequenti nel passato è stata proprio relativa al sollevamento di alcuni di questi giunti, che non creano problemi strutturali ma di sicurezza per la guida sì. Li sostituiamo interamente, proprio per ragioni di sicurezza.»

Ormai, fra viadotti e ponti vari con i relativi problemi affrontati in questi anni, lei potrebbe scrivere un trattato su questi giunti...

«Come amministratore, devo dire la verità, non è indispensabile entrare nel campo tecnico, però direi che una buona conoscenza anche delle modalità di approntamento dei progetti, e di intervento fisico sulle strade, ti permette maggiore consapevolezza nel momento in cui sei chiamato a trattare delle risorse. A volte l’impressione che si ha è che le risorse impiegate siano eccessive rispetto al reale bisogno degli interventi; però bisogna anche intendersi su quello di cui si sta parlando.

Quando io dico che per sistemare un chilometro di strada ci vogliono 70mila euro, è chiaro che non mi riferisco al semplice tappetino; mi riferisco ad una strada che viene anche interessata da lavori come fresatura, abbassamento e tutto il resto, per garantire poi al tappetino finale una vita più lunga. I costi dipendono sempre dal lavoro che si vuole fare.»

Ponte della Becca. Siete intervenuti con la messa in sicurezza e i lavori proseguiranno anche durante l’estate. Non scendo nel tecnico, ma le chiedo per quanto tempo potrà andare avanti con questi ultimi interventi l’attuale infrastruttura...

«I lavori eseguiti fino ad oggi, quindi quelli completati 10 giorni fa, e quelli che faremo a partire dalla fine dell’estate, inizio autunno, con il milione e mezzo di euro stanziato dal Ministero sui ponti del Po, sono serviti e serviranno per la messa in sicurezza del ponte. Senza scendere in tecnicismi, la messa in sicurezza ha interessato tutta la struttura, sia i piloni, sia il fondo stradale, che l’impalcato; per garantire il transito ai mezzi leggeri e ai mezzi commerciali fino a 25 quintali. Il ponte non può reggere carichi maggiori. Questi interventi servono per consentire una piena transitabilità, con i mezzi che le ho detto, in totale sicurezza. Io credo che dopo questi lavori non ci sia motivo di dubitare sulla solidità del ponte.

È chiaro che i lavori attuali servono per prolungarne la vita; il che vuol dire che sicuramente presto o tardi quel ponte, come tutti i ponti ultracentenari, andrà sostituito con uno nuovo. Qui apriamo il capitolo dell’importanza che in questo momento riveste un’azione congiunta delle istituzioni, dei rappresentanti politici del territorio, senza distinzione di colore politico, per riuscire ad ottenere nell’immediato i fondi per la progettazione definitiva ed esecutiva, dopo che Regione Lombardia avrà predisposto lo studio di fattibilità. Ed entro un paio d’anni, non oltre, l’individuazione della somma che sarà necessaria a realizzare il nuovo ponte.»

Come, concretamente?

«Io continuo a dire che la strada migliore è quella di trovare il finanziamento all’interno del nuovo piano quinquennale ANAS. L’anno prossimo, nel 2020, scadrà quello attuale. Quello successivo andrà a regolare il periodo fra il 2020 e il 2025. Lì è indispensabile trovare le risorse per la costruzione del nuovo ponte.»

Ma siamo sempre in attesa che avvenga il passaggio di competenza ad ANAS di questa parte della viabilità provinciale, già dato per certo oltre un anno fa.

«Guardi, le posso dire che già nel mese di novembre dello scorso anno alle province lombarde –  e glielo dico con certezza, perché sono anche presidente dell’Unione Province Lombarde – è stata richiesta la progressiva chilometrica di tutte le strade ex-ANAS, poi passate alle province, che dovrebbero tornare all’ANAS. Quindi in Regione Lombardia le provincie hanno confermato di essere d’accordo sull’individuazione che il Ministero ha fatto delle strade attualmente provinciali che vanno riclassificate e passate in competenza allo stato. Questa conferma è finita in un decreto, quel decreto ha passato il vaglio della Conferenza Stato-Autonomie, e al momento è fermo al Ministero delle Infrastrutture in attesa che venga approvato. Quando verrà approvato noi saremo contenti. La loro parte le province l’hanno fatta.»

Con il ribasso derivante dall’appalto dei prossimi lavori si è ipotizzato di poter realizzare una rotatoria all’ingresso del ponte, lato sud. Una possibilità concreta o solo un’idea, al momento?

«I ribassi dei lavori già effettuati sono stati reimpiegati in ulteriori lavori sempre sul ponte. C’è poi la possibilità concreta di utilizzare l’eventuale ribasso d’asta dell’appalto da un milione e mezzo di euro che faremo durante l’estate – e che dobbiamo appaltare entro il 30 giugno, quindi affideremo i lavori entro l’estate. Noi stimiamo che si possa registrare un’economia del 20%. Tenga presente che quando parlo dell’importo di un milione e mezzo questo si deve intendere comprensivo di IVA; per cui i lavori a base d’asta saranno poco meno di un milione e duecento mila euro, e il 20% sono circa duecento-duecentocinquantamila euro.

Con quelle risorse noi contiamo di poter finanziare la realizzazione di una rotonda che in questo caso costituisce un elemento di integrazione della sicurezza a favore del ponte, perché i mezzi che arriveranno a questa rotonda non rischieranno di incastrarsi nei varchi posti all’inizio del ponte, ma avranno la possibilità di tornare indietro. Siccome si tratta di fondi ministeriali noi, prima di potere utilizzare questi fondi, abbiamo bisogno di chiedere l’autorizzazione al Ministero. Quindi occorre anche che il Ministero, una volta che faremo la richiesta, ci dia il via libera. In questo senso faccio un appello ai rappresentanti politici della nostra provincia per favorire una risposta positiva.»

Di che tempi parliamo?

«I lavori, come ho detto, verranno appaltati assolutamente entro fine mese. Per quanto riguarda l’utilizzo delle economie dovremo aspettare ovviamente uno stato di avanzamento dei lavori. Non è successo per fortuna negli ultimi anni, però non possiamo escludere che si verifichino situazioni non prevedibili e straordinarie che impongano l’utilizzo delle economie; a quel punto dovremmo trovare un’altra fonte di finanziamento per la rotonda. Per il momento, comunque, ragioniamo sull’utilizzazione del ribasso d’asta.»

L’ultima tornate di elezioni amministrative, che ha coinvolto gran parte dei nostri comuni, ha consegnato molti municipi al centrodestra, con numeri forse mai visti prima. Il boom della Lega è stato determinante, ma i sindaci vicini a esponenti di Forza Italia sono ancora in numero più considerevole rispetto alle percentuali emerse dal voto. Nonostante molti si siano riposizionati, saltando sul Carroccio del vincitore. In Consiglio Provinciale c’è già una maggioranza che si riconosce nel centrodestra, in seguito al rinnovo dello scorso anno. Il recente risultato elettorale cambia qualcosa negli equilibri politici fra le varie componenti della sua amministrazione?

«In Consiglio Provinciale c’è una situazione particolare, condivisa da tante altre province, non solo da quella di Pavia. Diciamo che tutti i gruppi, consapevoli delle difficoltà che la provincia come istituzione sta attraversando in questo momento, almeno a questo livello hanno accantonato le schermaglie politiche per stringersi intorno alle indicazioni che io mi permetto di dare, di carattere operativo. Devo registrare che sul piano triennale delle opere, sul bilancio annuale e su quello pluriennale i gruppi hanno votato all’unanimità. Da parte mia lo considero un atto di fiducia, di responsabilità, ma anche un impegno per quanto mi riguarda a interpretare unitariamente questo consiglio provinciale. C’è una doppia fatica: da una parte quella di cercare di interpretare le sensibilità e le aspettative territoriali di tutti; dall’altra la necessità di andare avanti rapidamente perché il territorio ha bisogno di risposte. In questo senso devo dire che sono aiutato e sostenuto da tutti i gruppi consigliari. Per me è una fortuna, una condizione sicuramente di maggiore forza.»

Pensa però che cambi qualcosa, magari nell’atteggiamento di alcuni sindaci o di alcuni esponenti dei partiti rafforzati dalle recenti elezioni, che potrebbero rivendicare maggiori risultati a favore dei propri territori, forti del consenso elettorale?

«Ho da tempo, a maggior ragione da quando i rappresentanti in provincia vengono eletti da tutti gli amministratori comunali, un rapporto costante con tutti i sindaci. Nella mia natura c’è quella di privilegiare le questioni amministrative, i problemi del territorio. E trovo grande sostegno sia in sindaci del PD così come in altri del centrodestra, di Lega o di Forza Italia. Non posso dire che ci sia un atteggiamento diverso dei sindaci di una certa parte, oggi, rispetto alla provincia.

Ovviamente stiamo parlando di poco tempo, di qualcosa che è avvenuto due settimane fa. Io parlo con gli amministratori telefonicamente tutti i giorni, e le posso dire che ciò che prevale è il bisogno di affrontare le questioni che interessano tutti e di cercare di trovare delle risposte insieme.

C’è la consapevolezza in tutti gli amministratori che le polemiche non pagano, e distinguersi per tribù in provincia oggi rischia di essere fuorviante, perché non aiuta ad affrontare problemi che sono comuni ad amministratori di segno diverso. Io posso fare una sola cosa: farmi interprete, caricarmi sulle spalle la fatica di rappresentare i problemi del territorio, lasciando poi che la politica faccia la sua parte.»

Uno dei capisaldi della sua amministrazione e di quella precedente è l’incentivazione della mobilità ciclopedonale, soprattutto a fini turistici. Greenway Voghera-Varzi e collegamento con VenTo (la lunga dorsale Venezia-Torino) sono progetti sui quali c’è stato grande impegno. Ma c’è anche un tasto dolente: la velostazione di Voghera, inaugurata ma mai aperta, e spesso allagata. Nel 2016 la Provincia aveva addirittura fornito un primo lotto di 16 biciclette, di cui 4 a pedalata assistita. Mai entrate in funzione. L’assessore alla mobilità dolce del comune di Voghera, Danilo Mietta, ha dichiarato, proprio in risposta al presidente della provincia, che ‘’la velostazione è chiusa perché non ci sono fruitori’’. Una dichiarazione sconcertante: è ovvio che non ci siano fruitori, dato che non c’è una velostazione...

«La premessa è che io cerco sempre di lavorare per risolvere i problemi e non per alzare polveroni. Quindi non voglio entrare in polemiche. Dico soltanto che la velostazione, nella logica dell’idea di recupero del sedime della vecchia linea ferroviaria Voghera-Varzi, rappresenta uno snodo fondamentale per connettere la mobilità dolce, e quindi l’utilizzo della bicicletta, con il trasporto ferroviario.

Uno dei modelli particolarmente forti su questo piano in paesi come l’Austria e la Germania o la stessa Svizzera, quindi paesi non lontani da noi, consiste proprio nell’utilizzo degli snodi intermodali e della connessione ferrovia-strada attraverso le velostazioni. La velostazione è una di quelle cose che se non c’è non crea utenza, quindi diventa indispensabile proporla in termini adeguati, arricchendola secondo me anche di attività di servizio che possano farne non un semplice deposito, ma un punto di informazione utile per chi utilizza la bicicletta, ma non solo. Penso si debba quindi ragionare in termini di promozione turistica, non solo di struttura a servizio della ciclovia.»

di Pier Luigi Feltri

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