Martedì, 25 Giugno 2019

OLTREPÒ PAVESE - ELENA LUCCHINI : “SENZA REGIONE LOMBARDIA NON SAREMMO QUI ORA A PARLARE DEL NUOVO PONTE DELLA BECCA PERCHÉ NULLA SAREBBE MAI INIZIATO”

Elena Lucchini, Onorevole oltrepadana alla Camera dei Deputati, interviene in merito allo studio di fattibilità per il nuovo ponte della Becca.  

"Senza Regione Lombardia non saremmo qui ora a parlare del Nuovo Ponte della Becca perché nulla sarebbe mai iniziato. Ritengo - scrive Elena Lucchini - sia sempre opportuno e corretto ricordare il grande regalo che Regione Lombardia ha fatto alla provincia di Pavia stanziando i circa 900.000€ per lo studio di fattibilità del nuovo ponte, pur non essendo proprietaria del tratto stradale sul quale erge il ponte della Becca, in quanto competenza della provincia di Pavia.
Le procedure per la realizzazione di quest’opera sono lunghe e complesse, basti pensare che la gara per lo studio di fattibilità, che è una gara europea, per legge ha una durata di 5 mesi, è proprio per questa ragione che almeno a livello governativo stiamo cercando di semplificare e snellire la burocrazia, per far ripartire diversi cantieri ad oggi fermi eliminando vincoli che in questi anni hanno congestionato il Paese. 
Urge ricordare che nella mia commissione parlamentare, che è quella competente per il settore delle infrastrutture, siamo ancora in attesa del DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) per il passaggio delle strade provinciali ad Anas, che ho sollecitato diverse volte e che attendiamo da tempo. Auspico che la provincia di Pavia e il Ministro Toninelli velocizzino questa pratica anche per poter individuare i soggetti attuatori che gestiranno i 250 milioni di euro per usufruire di queste risorse.
Mi pare altrettanto corretto evidenziare che, per la prima volta, a differenza di chi ci ha preceduto, con questa nuova legislatura siamo passati dalle parole ai fatti concreti, stanziando 250 milioni, divisi in 5 tranche da 50 milioni per ciascun anno dal 2019 al 2023, per realizzare nuovi ponti sul bacino del Po, oltre alla messa in sicurezza dei ponti già esistenti, grazie all’approvazione dell’emendamento della Lega che ho presentato in legge di bilancio.
Il Governo inoltre si è impegnato a dare priorità al ponte della Becca in riferimento ad un ordine del giorno che ho presentato in Aula alla Camera dei Deputati sempre in relazione alla legge di bilancio 2018. 
Dai dati tecnici in nostro possesso, verso fine anno/inizio 2020, si dovrebbe concludere l’iter relativo al documento di fattibilità - conclude la Lucchini - pertanto sarà necessario per quella data avere già i fondi stanziati per la seconda parte, ovvero per il progetto del nuovo ponte della Becca.”

Il ponte della Becca è stato costruito tra il 1910 e il 1912 sulla confluenza tra i fiumi Ticino e Po. Parzialmente distrutto dai bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale nel 1944, fu ripristinato nelle parti danneggiate e riaperto al traffico nel 1950.

Il ponte ha struttura tubolare con pareti reticolari a doppie diagonali. La strada che lo attraversa è la Strada statale 617 Bronese, che percorre la tratta Broni-Pavia. È lungo in totale 1,081 km.

La necessità di trasportare a Pavia e nel resto della Lombardia l'uva proveniente dall'Oltrepò Pavese aveva fatto istituire nella località dove attualmente sorge il ponte dapprima un sistema di traghetti e successivamente un ponte di barche; i ponti di barche risultavano però inadeguati a garantire il passaggio durante le piene dei due grandi fiumi, che ogni due o tre anni avvenivano proprio durante il periodo di commercio dell'uva.

Nel 1881, fu istituito un primo comitato che tentò inutilmente di promuovere la costruzione di un ponte stabile alla Becca, dopo lo scioglimento del quale nel 1885 fu istituito un secondo comitato che nel corso del tempo promosse la redazione di una serie di progetti, uno dei quali fu richiesto a una delle principali imprese attiva nel settore delle costruzioni metalliche, la Società Nazionale Officine di Savigliano (1892). Solo nel 1902, però, il Consiglio provinciale redasse un piano finanziario per l'opera e nel 1904 si costituì un consorzio tra i comuni interessati, che in seguito affidò la costruzione alla Società Larini Nathan di Milano (che nel 1911 cambiò nome in Società Nathan e Uboldi). Il progetto definitivo risale al 1909 e nel 1910 iniziarono i lavori che furono completati nel 1912; l'inaugurazione dell'opera avvenne il 7 luglio 1912 alla presenza di Vittorio Emanuele di Savoia, Conte di Torino e cugino del re.

Parzialmente distrutto dai bombardamenti degli Alleati durante la seconda guerra mondiale nel 1944, la ricostruzione delle parti distrutte o danneggiate fu completata nel 1950 ad opera della Società Nazionale Officine di Savigliano, che riprese e seguì il progetto originario della Società Larini Nathan.

Alla fine del lato pavese del ponte è sorto, a partire dagli anni 1990, un complesso turistico estivo la cui finalità è lo sviluppo della navigazione fluviale. A causa delle frequenti esondazioni da parte dei due fiumi, che spesso sommergono completamente la zona durante la stagione fredda, l'unica attività consentita alla base del fiume è proprio quella basata sulla navigazione. Peraltro i due fiumi non sono balneabili, a causa dei gorghi che tendono a formarsi proprio in prossimità dei plinti del ponte e dell'inquinamento delle acque.

Il 28 novembre 2010 viene rilevato un cedimento di 4 centimetri di un giunto della struttura: a seguito di questo il ponte viene dichiarato non carrabile[3] e quindi chiuso al traffico. Tale è rimasto fino al 30 dicembre dello stesso anno, quando il transito è stato riaperto ai soli mezzi più leggeri di 35 quintali (trasporti pubblici esclusi), a seguito di una parziale ristrutturazione.

Il 17 marzo 2011 si ha un nuovo incidente: durante un periodo di piena del Po, crolla improvvisamente il pilone 9 del ponte, che viene perciò dichiarato nuovamente inagibile e quindi chiuso ancora al traffico veicolare[5]. Dopo aver riparato il pilone e anche provveduto all'installazione di barriere limitatrici di larghezza in cemento con sbarre per impedire fisicamente il transito al traffico pesante, dato che i precedenti divieti erano stati continuamente infranti, il ponte viene nuovamente riaperto al solo traffico leggero a senso unico alternato.

Tra il 6 e 7 giugno 2011 vengono eseguiti dei rilievi sul letto del fiume, per determinare quanto fosse profonda la probabile buca che ha causato il cedimento e il conseguente crollo del pilone 9. I dati ottenuti affermano che la buca che ha provocato il crollo del pilone 9 si sta allargando ed è arrivata a minacciare anche la base del pilone 8. Infatti il pilone 8 è sporgente in modo anomalo: penetra nel fondo per soli 2 metri, mentre gli altri piloni sono a 11 metri. Altri lavori sono stati effettuati nel corso del 2011. 

Negli anni immediatamente successivi è stato ripristinato il doppio senso di circolazione e sono state installate nuove barriere in calcestruzzo atte a limitare la larghezza della carreggiata; la transitabilità è stata inoltre inibita ai veicoli di massa superiore ai 35 quintali.

A gennaio 2018 vari enti, tra cui Regione Lombardia e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, stabiliscono l'importanza della realizzazione di un nuovo ponte. Si prevede l'avvio di uno studio preliminare di fattibilità e la realizzazione del nuovo ponte per il 2021.

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