Lunedì, 17 Giugno 2019

MIGRANTI : SALVINI PUÒ CHIUDERE I PORTI ? CHI DECIDE SE UNA NAVE PUÒ SBARCARE IN UN PORTO ITALIANO?

Lo sbarco dei migranti della Sea Watch 3, autorizzato dalla procura di Agrigento, ha fatto infuriare il ministro dell'Interno. Ma il Viminale può negare l'approdo solo per motivi di ordine pubblico

Nella tarda serata di domenica 19 maggio, i 47 migranti a bordo della Sea Watch 3, la nave della ong tedesca Sea Watch, sono stati portati a Lampedusa. Lo sbarco è stato la conseguenza di una decisione della procura di Agrigento che ha disposto il sequestro della nave per presunta violazione dell’articolo 12 del testo unico dell’immigrazione che punisce chiunque “dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio italiano”.

L’operazione, che è stata portata a termine con la collaborazione della Guardia di finanza, è stata criticata duramente dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha appreso la notizia mentre era collegato in diretta con Non è L’Arena, la trasmissione condotta da Massimo Giletti su La7.

 “Qualcuno l’ordine lo avrà dato. Questo qualcuno ne dovrà rispondere”, ha dichiarato il vicepremier, che nei giorni scorsi aveva ribadito la linea dei cosiddetti porti chiusi. “Qualche ministro o collega di governo sapeva e ha autorizzato lo sbarco? Chiedo, perché la Guardia costiera dipende dal ministro Toninelli, la Guardia di finanza dal ministero dell’Economia”.

Il ministro dell’Economia Giovannia Tria non si è espresso. Toninelli ha invece escluso ogni responsabilità: “Porti chiusi agli illegali. Salvini, se ha qualcosa da dirmi, me la dica in faccia. Non parli a sproposito del sottoscritto in tv”, ha tuonato. Sulla questione è intervenuto anche il leader del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio. “Non accetto che il ministro dell’Interno dica che se stanno sbarcando dalla Sea Watch 3 è perché i ministri Cinque stelle hanno aperto i porti. La nave è stata sequestrata dalla magistratura e quando c’è un sequestro si fanno sbarcare obbligatoriamente le persone a bordo. [Salvini] si legga le leggi dello stato che rappresenta”.

Chi decide gli sbarchi

Non è la prima volta che il ministro dell’Interno viene scavalcato. La procura di Agrigento aveva autorizzato anche lo sbarco dei migranti della nave Mare Jonio dieci giorni fa, mentre nel 2018 era stato il premier Giuseppe Conte a dare l’autorizzazione all’approdo della Diciotti, la nave della Guardia costiera tenuta ferma nel porto di Catania per giorni lo scorso agosto.

I casi della Mare Jonio e della Sea Watch da una parte, e quello della Diciotti dall’altra differiscono per le modalità con cui sono stati sbrogliati. I migranti a bordo delle due navi delle ong sono, infatti, approdati in Italia perché la procura, sospettando un illecito, aveva disposto il sequestro dell’imbarcazione. Quelli della Diciotti sono, invece, stati fatti sbarcare a seguito di una decisione politica.

Il governo di ogni paese può infatti decidere se far sbarcare le navi nei propri porti o se negare l’approdo. In entrambi i casi, la scelta deve essere motivata. La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, ratificata dall’Italia nel 1994, stabilisce che è possibile “chiudere i porti” se l’arrivo della nave comporta un “pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello stato costiero”. Come ha spiegato Francesco Del Freo, esperto di diritto marittimo, in Italia l’autorizzazione allo sbarco – così come la chiusura dei porti – sono una prerogativa del ministro delle Infrastrutture e del trasporti (in questo caso Danilo Toninelli) che può intervenire su sollecito del ministro dell’Interno (cioè Salvini).

Il Viminale non può tuttavia negare l’approdo in maniera incondizionata a ogni nave umanitaria. Francesca De Vittor e Pasquale De Sena dell’università Cattolica scrivono infatti che ciò comporterebbe una violazione delle norme internazionali sui diritti umani e sulla protezione dei rifugiati in base alle quali, tra l’altro, tutte le persone che si trovano in difficoltà mentre sono in mare devono essere aiutate e trasportate nel porto più vicino.

Come spiega Elda Turco Bulgherini, docente di Diritto della navigazione all’università Tor Vergata, il Viminale non può neanche decidere sull’approdo delle navi militari come la Diciotti, che apparteneva alla Guardia Costiera: in questo caso ogni decisione deve infatti essere presa dal ministero della Difesa.

In generale, quindi, la decisione di far sbarcare una nave in un porto italiano non dipende da un’unica entità. A seconda dei casi, sono responsabili in materia il ministero della Difesa, quello dei Trasporti e quello dell’Interno. Così come avviene in altri settori, anche l’approdo può essere autorizzato o negato non sulla base di una norma bensì di una scelta o strategia politica. La magistratura, invece, può intervenire solo se sospetta che sia stato commesso un reato e decide di avviare un procedimento penale.

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