Mercoledì, 24 Aprile 2019

OLTREPÒ PAVESE - «LE FUSIONI TRA PICCOLI COMUNI SONO L’UNICA SPERANZA PER IL FUTURO»

Il nome di Amedeo Quaroni è legato indissolubilmente a Montù Beccaria. Conosce la realtà da moltissimi anni ed ha raggiunto una consapevolezza profonda: «Le fusioni tra piccoli Comuni sono l’unica speranza per il futuro». Remunerative, snelliscono i compiti in capo ai vari enti e rendono più facile la vita dei sindaci, oggi costretti a fare taglia e cuci tra le maglie di bilanci risicatissimi. A tutto questo, Quaroni aggiunge la consapevolezza di un progressivo disinteressamento dei più giovani verso la politica. «Senza passione si rischia di lasciare la politica in mano a chi la fa per solo interesse personale».

Sindaco, come vede attualmente la situazione in Oltrepò?

«Vedo che c’è un po’ di disinnamoramento della politica in generale. Vedo che ci sono poche persone valide disponibili a sacrificarsi e mettersi in gioco. Nei comuni piccoli e medi ci sono tante responsabilità e noto che le persone valide sono sempre meno disposte a buttarsi in politica».

Cioe’?

«Tanti anni fa il sindaco di un paese poteva anche lavorare lontano e non c’era quasi mai ed era oberato da molti meno impegni: adesso non è più così, non è possibile. Bisogna farlo tempo pieno o quasi, essere sempre presenti, davvero costantemente. Cambiano di continuo tanti regolamenti, tante cose, le responsabilità si sono accumulate ancora di più. Tante questioni sono in capo all’amministrazione sempre. Alcuni sindaci so che pur potendosi presentare non lo fanno: credo per il motivo che ho appena detto e per il fatto che ci sono sempre meno fondi e è anche più difficile accontentare i cittadini e le loro richieste e questo svilisce un po’ la figura del primo cittadino».

Forse per chi non è nella macchina amministrativa è faticoso capire certi meccanismi…

«Certo. Le tasse sono tante da pagare e il cittadino naturalmente, a fronte di una notevole tassazione generale, avrebbe anche ragione a chiedere di avere servizi migliori e puntuali e cose di questo genere. Poi si sa, nei comuni sono stati fatti tantissimi tagli negli ultimi anni e quindi, specialmente i comuni non ricchissimi hanno grosse difficoltà. Per i comuni medio-piccoli al giorno d’oggi l’unica salvezza è la fusione».

Lei è a favore?

«Sì. Con la fusione ci sarebbe un immediato ritorno economico, previsto nell’arco dei 10 anni, con contributi altissimi che vanno a favore dei comuni che si fondono e che permetterebbero sicuramente per diversi anni una boccata d’ossigeno e la risoluzione di tanti problemi. Io la predico già da tempo. Ho avuto anche qualche contatto con qualche sindaco vicino. Se ne è parlato. Diciamo che i vantaggi sono enormi per tutti. Bisogna avere la forza e l’intelligenza di non chiudersi con campanilismi o cose simili. Direi che sarà una cosa che alla lunga sarà obbligatoria. Bisogna rivedere anche la definizione di comune: se è solo un appezzamento di terra o se è una sede di servizi. Oggi sarebbe davvero una occasione, perché lo stato favorisce lungamente le fusioni, che sono gestite con contributi davvero grandi. C’è poi anche il fatto che la fusione da’ anche diritto ad avere punteggi altissimi nelle graduatorie per i bandi regionali e nazionali».

Il fatto di avere il Ministro Gian Marco Centinaio, che conosce bene la zona, è un vantaggio per l’Oltrepò secondo lei?

«Sicuramente avere lui come ministro è un vantaggio e questo vantaggio dovrà essere sfruttato al massimo. Direi che è una cosa che non è mai capitata: per il nostro territorio, che è prettamente agricolo, avere un ministro come lui potrà portare vantaggi, o almeno si spera. Lui è molto attento e dedica molto tempo a visitare le nostre zone nei momenti che ha liberi e conosce in profondità i problemi che ci sono qui, che non sono pochi. Chiede sempre la nostra collaborazione per rilanciare il nostro territorio che negli ultimi anni è stato molto tartassato ed è rimasto nell’angolo».

Per il suo paese di Montù che progetti che ci sono?

«Ne abbiamo due che sono già partiti. Nell’ultimo anno avevamo concluso il parco giochi per i bambini: abbiamo creato questo spazio per i più piccoli che sta avendo successo. Poi stiamo realizzando un campo di calcio a sette. Sarà pronto entro la fine del 2019. E poi sono partiti i lavori per la palestra scolastica: sono lavori finanziati completamente dal comune di Montù, con avanzi che avevamo a disposizione dagli anni in cui non potevamo spendere».

Anche il Teatro funziona bene da voi…

«L’abbiamo inaugurato un po’ di anni fa, dopo che era stato chiuso per tantissimo tempo. L’abbiamo ristrutturato bene e attraverso l’associazione del teatro, che ingloba un po’ tutte le associazioni del paese, facciamo spettacoli bellissimi. Nell’ultimo anno è stato fatto anche il programma con l’opuscolo, con diversi spettacoli, sia comici, che brillanti, che musicali. È un punto di riferimento per tutta la zona».

Che idea si è fatto dei giovani?

«Intanto bisogna dire che i giovani non sono tantissimi. Diciamo che poi dipende da che valori hanno, cosa gli è stato trasmesso dalla famiglia e dalle persone vicine. Alcuni sono interessati alla vita del comune, anche alla vita politica. È un modo di porsi, di portare avanti le proprie idee, di valutare quello che la politica offre. Io penso che quelli meno giovani abbiano chiara la storia del passato recente, mentre le nuove generazioni lo sentono un po’ meno. La politica li accarezza appena appena, ma non li ha ancora coinvolti pienamente. Io credo che dipenda un po’ anche dai meno giovani dare lo stimolo per fare,  per proporsi e interessarsi e darsi da fare. Devo dire comunque che questo “non andare alla ricerca dell’impegno politico” è un po’ generalizzato, ma si rischia di lasciare tutto in mano a personaggi che magari non sono all’altezza o si mettono in politica per interessi personali e basta».

di Elisa Ajelli

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