Lunedì, 22 Luglio 2019

SILVANO PIETRA - «UN MAXI POLO LOGISTICO ALLA EX VALDATA»

Un grande insediamento produttivo potrebbe arrivare nel comune di Silvano Pietra portando lavoro e una boccata d’ossigeno all’economia di un territorio che ne ha sempre più bisogno. Ad annunciarlo è il sindaco Luciano Antonio Calderini. «Recentemente una grossa multinazionale  che opera nella grande distribuzione (pare si tratti della Lidl ndr) ha manifestato il suo interesse per l’acquisizione dell’area ex Valdata e sarebbe intenzionata a realizzarvi un polo logistico e di stoccaggio».

I terreni di quell’area, un tempo industriale oggi di proprietà della Danesi laterizi, ricoprono 114mila e 500 metri quadrati compresi tra l’autostrada A7 e la strada provinciale 12. Una posizione strategica che ha fatto gola a molti nel corso degli anni.

«Sono venuti a chiedere autorizzazioni per avviare svariate attività diversi personaggi, alcuni dei quali decisamente poco raccomandabili» rivela Calderini, che oggi incrocia le dita. «Finalmente si è presentato qualcuno che a nostro avviso ha le carte in regola per impiantare un’attività a bassissimo impatto ambientale che possa portare lavoro senza peggiorare ulteriormente la situazione del nostro territorio, già martoriato da troppi insediamenti industriali inquinanti». 

Sindaco, come procede l’iter burocratico per assecondare la richiesta di questa multinazionale?

«Lo scorso 31 gennaio c’è stata una conferenza dei servizi in cui abbiamo dato il nostro parere positivo al nuovo insediamento, adesso bisogna attendere l’esito dei controlli che l’Arpa deve fare sui terreni».

Che tipo di controlli?

«Controlli di routine. Bisogna eseguire una verifica della cava, che parecchi anni orsono fu riempita di materiali inerti, sostanzialmente mattoni, dato che le normative dell’epoca lo consentivano. Siamo ottimisti che tutto proceda senza intoppi, anche perché la Danesi che è proprietaria dell’area aveva a suo tempo già effettuato i dovuti controlli. Non c’è ragione di credere che la condizione del terreno sia cambiata da allora».

è possibile dire quando il nuovo polo potrà insediarsi?

«Questo al momento non si può prevedere. C’è la burocrazia, poi l’azienda dovrà prendere le sue decisioni, fare un progetto…insomma, diciamo che è una bella notizia e una speranza per il futuro, dato che porterebbe occupazione. Il paese invecchia e i giovani sono sempre meno, la maggioranza va altrove».

Il suo mandato scadrà tra un anno. A quale opera sta lavorando in questo momento?

«Non si tratta di una vera e propria opera, direi più che altro che stiamo lottando contro la burocrazia per acquisire dalla diocesi l’area del parco giochi comunale. 726 metri quadrati che al momento risultano inutilizzati perché fuori norma, di conseguenza inagibili». 

Qual è la difficoltà, il costo dell’operazione?

«No, il costo sarebbe ultra agevolato dato che esiste un accordo con la curia. Il problema è squisitamente burocratico. I passaggi sono lunghissimi, serviva prima l’autorizzazione delle belle arti, poi, firmato lo scorso dicembre il compromesso dal notaio, bisogna aspettare che gli enti che stanno sopra di noi, Regione e Provincia, non si dichiarino interessati all’affare, visto che godrebbero della priorità… In sostanza, sono tre anni che siamo in ballo».

Anche in questo caso: è possibile prevedere una tempistica per l’attuazione?

«Mi auguro appena dopo l’estate».

Che cosa intendete fare di quell’area?

«Resterà un parco giochi, utilizzeremo i 40mila euro di finanziamento messi a disposizione dallo Stato per dare al paese un’area dove i bambini possano giocare».

Come va la situazione legata al traffico dei mezzi pesanti? Da anni lamentate il problema…

«Il problema è sempre lì. Abbiamo messo il limite dei 30 chilometri orari ma nessuno lo rispetta. Abbiamo chiesto l’intervento della Polizia provinciale, nella speranza che possa fare da deterrente, ma il fatto è che abbiamo le mani piuttosto legate».

Di solito i giornali criticano queste scelte, ma in questo caso: un bell’autovelox all’ingresso del centro abitato?

«Non possiamo installarlo, la legge non lo permette. Le colonnine arancioni non servono più a nulla perché tutti sanno che sono scatole vuote. Inoltre non potremmo neanche permetterci il personale che serve per presidiarlo e controllarne il funzionamento. Se sarà possibile valuteremo la possibilità di uno a noleggio, anche se preferiremmo appellarci al buon senso».

Un’ultima domanda. I tagli ai trasferimenti statali sono per i piccoli comuni uno dei problemi più gravosi. Non crede che le fusioni possano essere un vantaggio? Qual è la sua posizione in merito?

«Personalmente non credo nelle fusioni. Io credo che ogni comune abbia un’identità storica che rischierebbe di perdersi. Siamo già in Unione con i comuni limitrofi e questo ci permette di ottimizzare i servizi. Inoltre mi sento di dire che i piccoli comuni sono quelli più virtuosi: vanno trattati come risorsa e non come un problema».

di Christian Draghi

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