Lunedì, 25 Marzo 2019

VARZI - «MESSI IN DISPARTE DA ALBERTI, PER QUESTO CE NE SIAMO ANDATI»

L’assessore al turismo Giulio Zanardi, il vicesindaco Roberto Antoniazzi e il consigliere Marco Nicora hanno abbandonato il loro ruolo in maggioranza convergendo in un gruppo chiamato “Varzi in Comune”. A meno di tre mesi dalle elezioni, il sindaco di Varzi Gianfranco Alberti è tecnicamente in minoranza. Terrà duro e cercherà di portare a termine il suo secondo mandato, ma i “siluri” incassati dal suo ex vice e dall’ex assessore al turismo restano un colpo pesante. Oggetto del contendere: l’avanzata della Lega in giunta. Alberti avrebbe palesemente esplicitato il suo favore per il progetto leghista che vorrebbe Giovanni Palli candidato sindaco. Zanardi & co non ci stanno, in quanto questa scelta è in aperto contrasto con la loro intenzione di mantenere “civico” (e quindi politicamente laico) il loro impegno in amministrazione.  

Zanardi partiamo dalla decisione sua e di Roberto Antoniazzi di lasciare la giunta. Quanto è stata premeditata e quanto “improvvisa”? Crede che il sindaco se l’aspettasse o che sia stato colto di sorpresa?

«La decisione non è stata affatto semplice, ha richiesto una lunga riflessione e posso dirti che è stata gravosa sia a livello politico che umano. Cinque anni fa abbiamo preso un impegno, quello di costruire una realtà civica che sostenesse il sindaco Alberti nel suo secondo mandato. La campagna elettorale fu difficile e aspra, ma riuscimmo a convincere Varzi che quella era la strada da percorrere. In questi anni siamo stati leali e abbiamo fatto trasparire all’esterno l’unità del gruppo amministrativo, perciò credo che fosse lecito aspettarsi un confronto aperto sul futuro e così non è stato. Il sindaco ha gestito male questa situazione; non intervenendo ha creato frizioni, noi tre membri dell’attuale gruppo Varzi in Comune (io stesso, Roberto Antoniazzi e Marco Nicora) ci siamo sentiti messi in disparte. Alberti con tale atteggiamento attendista non ha coinvolto il gruppo in nessun progetto futuro, successivamente ci ha palesemente scoraggiati dall’intraprendere un’iniziativa civica e ci ha esplicitato il suo favore verso il progetto di matrice politica guidato da Giovanni Palli. A questo punto le ragioni della nostra scelta possono apparire chiare».

Dunque la “presenza” della Lega nell’ambiente di governo varzese si era fatta così soffocante che avete dovuto cambiare aria? Nella vostra lettera di dimissioni avete parlato di una presenza politica in maggioranza che limita il dialogo e il confronto. In che modo?

«La presenza della Lega all’interno del gruppo io non l’ho mai vissuta come un peso o una costrizione, al contrario credo che il confronto di diverse opinioni all’interno di un gruppo amministrativo sia sempre una risorsa per un paese. Ciò che non abbiamo approvato è stato quanto successo nella scorsa estate, quando proprio dalle pagine del Periodico, Giovanni Palli ha esplicitato la sua volontà di candidarsi sindaco di Varzi, ambizione più che legittima, ma che non era mai stata esplicitata all’interno del Gruppo amministrativo. A mio avviso questo modo di agire ha creato disappunto e imbarazzo tra di noi e, personalmente, contattato da Giovanni Palli gli ho espresso la mia perplessità sulla sua candidatura. La mia obiezione era e resta che il responsabile provinciale per gli enti locali della Lega non può essere la figura che incarna il candidato sindaco di una lista civica. Da allora lui ha deciso di interrompere il dialogo con me. Questo è il cardine del mio pensiero e degli altri due miei colleghi fuoriusciti dalla maggioranza: una lista civica deve avere un rappresentante della popolazione libero da legami politici, dopodiché, invece, all’interno della stessa lista civica è auspicabile che ci siano liberi cittadini, rappresentanti delle associazioni e anche iscritti ai partiti politici. In questo senso era nato il progetto amministrativo del 2014, oggi quello spirito nella maggioranza è smarrito».

Il fatto che le vostre dimissioni siano arrivate a pochissimi mesi dalle elezioni suona ai più come una scelta strategica in vista proprio della bagarre elettorale, che di fatto sembra aperta…

«Anzitutto, come spiegato sopra, le dimissioni derivano da un malessere e da una mancanza di chiarezza. Certo, come dicono in molti, poteva succedere prima e la nostra fuoriuscita dalla maggioranza sembra tardiva. Tuttavia siamo convinti della correttezza della nostra impostazione: abbiamo sostenuto lealmente il sindaco e il suo operato sino a quando le condizioni lo hanno permesso. Poi, sicuramente questo gesto vuole essere un atto che segna la strada per la nascita di una lista civica che possa concorrere alle prossime elezioni amministrative».

C’è lo zampino di Giovanni Alpeggiani dietro questa mossa?

«Alpeggiani era al corrente di questa iniziativa, l’ha valutata e l’ha ritenuta opportuna per le nostre stesse ragioni. Credo anche si sia trovato in disaccordo con la visione politica del sindaco che ha intrapreso una propria strada in vista delle prossime elezioni: di fatto tale posizione favorisce l’iniziativa politica della Lega. Posso anche affermare che Alpeggiani non è stato il solo: altre persone, che sono considerate riferimenti politici territoriali, hanno valutato come necessario questo distacco».

In molti la indicano come il candidato sindaco della corrente vicina ad Alpeggiani. Sarà lei l’ “anti-Palli”?

«Vorrei chiarire di nuovo un principio: a mio avviso nessuno dovrebbe autoproclamarsi candidato sindaco. Io preferisco l’espressione “mettersi a disposizione”. Ecco, quando mi è stato chiesto, mi sono messo a disposizione di un progetto di matrice civica; non sono un politico, ma un libero cittadino, imprenditore (esercitante) e avvocato (non esercitante), con le proprie idee e i propri punti di vista. E’ un gruppo che sceglie il proprio candidato, al momento opportuno scioglieremo anche questa riserva. Io, in merito, ho idee già molto chiare sul profilo del candidato ideale. Dialogo con chiunque, non ho timori riverenziali né ho paura di confrontarmi, perciò mi confronto con Giovanni Alpeggiani, come con altre figure politiche della zona e non. Alpeggiani è una persona che partecipa da anni alla politica della Valle Staffora, in molti ancora oggi si rivolgono a lui per consigli e per indirizzi. L’atteggiamento di superiorità o di disprezzo a priori non mi appartengono. La Valle Staffora è una piccola comunità dove ciascuno deve dialogare con gli altri al fine di migliorare la nostra situazione e creare progetti comuni. Per questo voglio ribadire che io non mi sento l’uomo di nessuno, se non di me stesso, ma credo di aver necessità di dialogare con molti».

Ritiene che questo “peso” della Lega abbia bloccato o influenzato l’attività amministrativa negli ultimi mesi?

«Non posso affermare questo, l’attività amministrativa è nelle mani del Sindaco. Certo è che con il nostro distacco, l’intesa con la Lega è evidentemente più marcata. Io mi sento di aver dato spunti interessanti e attenzione nell’analisi di situazioni più difficili che abbiamo incontrato in questi anni, sempre compatibilmente con i miei impegni lavorativi.  La Lega mi pare che si sia sponsorizzata bene in questi anni e, come a livello nazionale, fa della campagna elettorale permanente il suo punto di forza. è la nuova vecchia politica delle illusioni, ma quando ci si risveglia la realtà è molto differente. Preferisco la concretezza, meno attraente forse, ma più sincera e veritiera».

E questa concretezza negli anni del suo mandato dove si sarebbe vista?

«La concretezza di cui parlo è stata dimostrata in questi anni da soggetti diversi, i quali hanno contribuito in maniera decisiva all’ottenimento delle risorse per la realizzazione della Greenway, del progetto Aree Interne e della bonifica dell’ILVA. Quest’ultima opera è fondamentale: una volta completata cambierà il profilo di Varzi ed eliminerà uno spettro post-industriale che ormai rappresentava una vera “bomba” ecologica, un risultato immenso. Il nuovo impiego di quell’area in un’ottica eco-sostenibile sarà la scommessa principale per l’amministrazione del futuro».

Appurato che non è ormai più in possesso dei numeri per essere in maggioranza, ritiene che il sindaco avrebbe fatto meglio a dimettersi? Oppure siete d’accordo che porti a termine gli ultimi mesi di mandato?

«Non so quale sia il pensiero del sindaco, c’è un dato di fatto sui numeri che vedono l’amministrazione in minoranza. Le dimissioni sono un atto grave, ma in certi contesti segnano una presa d’atto di grande dignità. Non credo che Gianfranco Alberti rassegnerà le proprie dimissioni, ha davanti a sé pochi mesi di mandato dove cercherà di sopportare questa situazione complicata. C’è poi la questione della minoranza che non fa trasparire grande unità al suo interno, credo vi siano divisioni sia sulle decisioni attuali che sul futuro di Varzi. In questo senso, all’interno del Consiglio Comunale, l’unico Gruppo con idee chiare mi pare il nostro».

Anche se siete usciti dalla maggioranza continuerete ad appoggiarne l’operato? Voterete a favore per il bilancio?

«Il confronto avverrà realmente come Gruppo Consiliare indipendente di matrice civica e perciò vogliamo poter riflettere sulla base dei dati che verranno presentati dall’Amministrazione».

Esprima un giudizio sulla sua esperienza da assessore al turismo. Un tema “caldo” e importante per Varzi, cuore di un territorio che fatica a imparare di marketing. Di cosa è soddisfatto e di cosa no?

«La mia esperienza è stata altamente formativa, consiglio a ogni persona interessata al proprio paese di vivere un’esperienza come la mia. L’amministrazione è una scuola importante e, se ben interpretata, dà l’umiltà di approcciare diversi temi e diverse competenze. Nessuno nasce amministratore, sono la volontà, la dedizione, l’intento di risolvere problemi e la visione programmatica che possono essere qualità personali adatte a questo ruolo. Il territorio della Valle Staffora e dell’Oltrepò in generale è incredibile, bellissimo e strategicamente ben posizionato. Purtroppo a mio avviso per molti anni si è dimenticato il ruolo di questa terra, la sua vocazione agricola e di riflesso, turistica. Un territorio governato dall’incuria non può essere attrattivo, perciò ritengo che anzitutto si debba progettare un sistema dove le persone possano vivere e lavorare nei propri paesi dell’Appennino, diversamente lo spopolamento avanzerà irrimediabilmente e allora non avrà nemmeno più senso parlare di turismo. A Varzi si è cercato di incoraggiare l’attività delle Associazioni e di mantenere un dialogo costruttivo con tutti. In questi cinque anni infatti, forti risorse sono state impiegate per gli eventi e le manifestazioni: sono nate nuove iniziative e sono state potenziate manifestazioni come il 1 Maggio e il Carnevale Varzese, sempre in collaborazione con le associazioni del paese. Mi fa piacere segnalare l’ultimo evento che ho seguito nel mio ex ruolo di assessore al turismo che è il progetto #belturismo, una serie di manifestazioni nei diversi centri della provincia di Pavia organizzate da Ascom in collaborazione con la Camera di commercio al fine di promuoverne prodotti tipici e tradizioni. A Varzi il prossimo 11 maggio si svolgerà un importante giornata-evento, dove sarà protagonista il Salame di Varzi DOP con degustazioni lungo le vie e i portici del borgo. Proprio il centro di Varzi diventerà teatro di osterie medievali e narrazioni guidate che racconteranno le vicende della Varzi medievale e permetteranno ai presenti di immergersi nell’atmosfera storica».

  di Christian Draghi

agierre-marzo quarto-serteca TecnoSerramenti-copia studio-medico-tagliani ASM-INTERA panificio-santa-maria-AGOSTO-copia

  1. Primo piano
  2. Popolari