Martedì, 21 Maggio 2019

OLTREPÒ PAVESE - «SONO ABITUATA A METTERCI LA FACCIA. SEMPRE. NON MI TIRO MAI INDIETRO»

A meno di quattro mesi dalla prossima tornata elettorale, sono molti i comuni nei quali restano parecchi nodi da sciogliere, perfino in quanto ai nomi dei candidati sindaci. Il caso più eclatante, nella nostra provincia, è quello di Pavia. Con la ricandidatura del sindaco attuale, Massimo Depaoli, che appare ormai quantomeno improbabile; con un Movimento 5 Stelle che ancora non ha palesato le proprie intenzioni; e con un centrodestra che, in attesa dei movimenti della Lega (che rivendica il diritto di indicare un candidato unitario), ha per ora posto sul tavolo i nomi di Antonio Bobbio Pallavicini (Forza Italia) e di Paola Chiesa (Fratelli d’Italia).

Già, Paola Chiesa. Una giovane donna dell’Oltrepò (ha quarant’anni ed è di Canevino) il cui profilo è di grande interesse. Insegnante di Lettere proprio a Pavia, da molti anni coniuga l’attività lavorativa a quella di ricercatrice storica. Alcuni anni fa fu definita dallo storico Ernesto R. Milani, in un’intervista, ‘‘l’insegnante che tutti avremmo voluto avere nelle nostre aule scolastiche’’. Ha all’attivo una ventina di pubblicazioni; il suo esordio, nel 2007, con ‘‘I caduti e i dispersi in della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese nella Campagna di Russia (1941-1943)’’, con una nota di Mario Rigoni Stern. In relazione alle ricerche svolte, il suo nome è comparso nel 2016 sul Corriere della Sera, una fra “sedici storie di tenacia, fra sedici volti di un’Italia che non ha smesso di guardare avanti”.

Nel 2017 è stata insignita del titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.

“Per il centrodestra a Pavia occorre una candidatura condivisa, unificante e vincente - ha commentato l’ex ministro Ignazio La Russa e per questo motivo penso che sia un’ottima notizia la disponibilità a candidarsi a sindaco da parte della professoressa Paola Chiesa, molto stimata in città per le sue battaglie popolari a favore dei cittadini e ben conosciuta negli ambienti culturali, imprenditoriali e militari’’.

La Chiesa, del resto, è entrata in Fratelli d’Italia fin dalla sua fondazione, e dallo scorso anno svolge il ruolo di segretario del partito a Pavia. Nonostante gli impegni sempre crescenti, trova il tempo per essere molto presente anche sui social network, dove rilancia con costanza le iniziative che vedono protagonista lei o il suo partito di riferimento. Fra quelle dei politici provinciali, la sua è una delle pagine aggiornate con più solerzia, e con i migliori risultati in termini di coinvolgimento del relativo uditorio. Frutto, questo, anche del forte coinvolgimento che caratterizza i simpatizzanti di Fratelli D’Italia, che può contare su un elettorato sicuramente ristretto rispetto ad altre forze politiche, ma molto mobilitato e stabile nel tempo. Uno zoccolo duro, insomma, su cui poter fare sicuro affidamento.

È ancora presto per dire se questa candidatura proveniente da una fonte ‘‘terza’’ rispetto ai principali partiti cittadini possa superare il vaglio delle segreterie locali e dei dominus nazionali. Ma con questa nomination il profilo di Paola Chiesa, ormai sempre più spesso presente nelle liste elettorali, acquisisce prestigio e, siamo sicuri, lo sentiremo ancora pronunciare molte volte nei prossimi anni. L’abbiamo quindi contattata per conoscerla e per conoscere le sue opinioni sui temi tanto cari a questo giornale.

Le ultime voci fanno di lei la papabile candidata a Sindaco di Pavia. Ci sono aggiornamenti?

«Fratelli d’Italia ha proposto il mio nome al tavolo delle trattative del centrodestra. Un onore. Alla chiamata del partito ho risposto, come sempre, con entusiasmo, presente. Sono a disposizione della città.»

Tornando in terra oltrepadana da donna che fa politica pensa che le quote rosa in politica (oltrepadana) siano sufficienti?

«Sono contraria alle quote rosa. Credo nella meritocrazia. Il merito è il mio metro di giudizio anche in politica.»

Anche a Voghera si vocifera di una candidatura femminile alle prossime elezioni. Sono voci che le sono giunte? Cosa pensa al riguardo?

«Sono stata commissario di partito a Voghera. Ho conosciuto donne capaci e donne ‘‘da quote rosa” . Apprezzo solo le prime, ovviamente. Una donna come primo cittadino? Mi piacerebbe molto.»

Lei fa politica da molto tempo, nonostante la sua giovane età. Il suo percorso è un po’ anomalo, nel senso che non è partita dalla politica locale per fare la classica gavetta. Come mai?

«Ho aderito a Fratelli d’Italia dalla fondazione. Sono sempre stata a disposizione del partito. Alle primarie in provincia di Pavia nel 2014 sono stata la più votata. Il partito sempre nel 2014 mi ha proposto le europee? Ho accettato. Sono risultata la donna più votata dopo Giorgia Meloni nella circoscrizione nord ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta). Nel 2016 sono stata nominata commissario a Voghera. Dal 2017 sono segretario a Pavia dopo un periodo da commissario. Il partito nel 2018 mi ha proposto di correre per le Regionali e per le politiche come capolista alla Camera dei Deputati nelle province di Pavia e Lodi? Ho accettato. Alle regionali sono stata la più votata del partito, che ha ottenuto il 3,54%, con 1.367 preferenze. Alla Camera dei Deputati non ce l’ho fatta per un soffio. Nel 2018 sono stata eletta nell’Assemblea Nazionale del partito. Ora l’impegno alle comunali a Pavia... insomma, sono abituata a metterci la faccia. Sempre. Non mi tiro mai indietro.»

Le elezioni in Oltrepò sono alle porte e non si tratta di rinnovare solo le amministrazioni locali di ogni singolo Comune, ma sono in gioco ben più ampi scenari, ad esempio per quanto riguarda la Comunità Montana Alto Oltrepò. Quale sarà a suo giudizio il futuro della Comunità Montana?

«Con le elezioni nei vari Enti potrebbero cambiare gli assetti politici ma sono sicura che prevarrà il buon senso degli amministratori ed il loro attaccamento al territorio.»

Lei arriva da Canevino, quindi da un territorio a vocazione vitivinicola. Il mondo del vino oltrepadano ha subito diversi scossoni negli ultimi anni. Cosa si dovrebbe e potrebbe fare?

«Bisogna cambiare il modo di produrre. La strada vincente nel futuro sarà solamente la qualità. L’Oltrepò ha grandi uve. Eccellenze invidiate da tutto il mondo. Purtroppo negli ultimi anni si è puntato sulla quantità. E la nostra zona non può essere competitiva sotto questo aspetto. Le nostre eccellenze sono la nostra forza; la loro valorizzazione la strada vincente. Se dovessi riassumere con un motto direi: meno quantità, più qualità.»

Consorzio tutela vini e Terre d’Oltrepò, gioie e dolori di tanti viticoltori… la sua idea?

«In Oltrepò servirebbe un marchio unico che vada dal vino al turismo. Il marchio unico contraddistingue tante zone d’Italia ed ha contribuito alla loro fortuna. Il consorzio di oggi traballa. Non è più rappresentativo. Credo sia impossibile una ristrutturazione. Bisogna ripartire. Ripartire guardando con occhio attento a qualità e specificità territoriali, puntando ad una riduzione delle DOC. Si potrebbe ripartire da più “Consorzi”: uno per lo Spumante in Valle Versa. Uno per il Moscato nella zona dell’alta valle Versa. Uno per la Bonarda. Uno per il Buttafuoco ed uno per il Casteggiano. L’obiettivo? Costruire il vero consorzio a marchio unico Oltrepò che rappresenti non solo il settore vitivinicolo ma anche il settore turistico passando per l’Agro alimentare. Sono, da sempre, per le eccellenze.»

Lei ha fatto gli onori di casa nella recente visita dell’assessore regionale al Turismo, Lara Magoni in Oltrepò. C’è stato qualche caso in cui si è sentita, mi passi il termine, mortificata da certe situazioni ‘‘scandalose’’ del nostro territorio? Ad esempio penso allo stato delle Terme di Salice…

«In Oltrepò non ci si può sentire mortificati. L’Oltrepò nasconde tesori che sorprendono i visitatori quando vengono mostrati. Manca solo un po’ di consapevolezza sul nostro potenziale.»

Di recente è avvenuta la fusione tra i comuni di Canevino, Ruino e Valverde. Qual è la sua opinione in merito? Auspicava un tale risultato?

«Le fusioni non mi appassionano ma ho votato sì. Ho votato sì per i vantaggi che, da questa fusione, poteva trarre il mio comune: Canevino. Ben venga quindi la fusione, ma nel rispetto delle identità.»

Da oltrepadana spesso in giro per l’Italia, quale percezione le pare si abbia, altrove, dell’Oltrepò?

«La percezione è che non lo si conosca abbastanza. Dobbiamo tutti impegnarci di più. Ognuno nel proprio settore.»

Parliamo della Paola Chiesa storica e non politica. Quanto l’arrivare dall’Oltrepò ha acceso la sua passione per la storia?

«La passione per la storia nasce dai racconti del mio amato nonno paterno di Canevino, Nani Chiesa, che ha combattuto in Grecia nella seconda guerra mondiale, e di mio zio Dino Chiesa di Pometo, reduce dalla campagna di Russia. Impossibile restare indifferenti. Naturale quindi la richiesta all’Esercito Italiano di accedere agli archivi per portare alla luce storie e volti soprattutto di chi, dal fronte e dalla prigionia, non ha avuto la possibilità di ritornare e raccontare. Le mie ricerche sono soprattutto rivolte alle nuove generazioni affinché non dimentichino chi ha sacrificato la vita e la giovinezza per la Patria.»

Alcuni anni fa è stata anche in Afghanistan. Ci racconti la sua esperienza.

«Ho avuto l’onore di andare in Afghanistan con l’Esercito Italiano nel 2013. Ho visto con i miei occhi l’impegno dei nostri militari in quei luoghi martoriati da troppi anni di guerra. Uomini e donne eccezionali, orgogliosi di indossare la divisa e fieri di essere italiani: lo specchio migliore dell’Italia all’estero.»

Come insegnante si trova a contatto quotidianamente con il mondo dei giovani. Come vedono la politica?

«Ai miei ragazzi alle superiori cerco di insegnare, indipendentemente dalla nazionalità, l’amor di Patria, la legalità ed il rispetto delle regole. Valori fondamentali anche in politica. Chi fa politica in questo particolare momento storico rappresenta la parte migliore della società. Ho sempre dato tanto alla politica, in termini di impegno e anche in termini economici. Rifarei tutto. A distanza di anni sono sempre dalla stessa parte. Non ho mai cambiato partito. La coerenza è fondamentale: questo il messaggio che mi sento di lanciare ai giovani.»

Lei è cittadina onoraria di Pietra de’ Giorgi, ma residente a Canevino. Come mai?

«Sono diventata cittadina onoraria a Pietra de’ Giorgi nel 2014. Tante le iniziative che ho organizzato insieme al Sindaco Gianmaria Testori per il comune. Le più importanti? Sicuramente l’intitolazione di una piazza al Caporal Maggiore Capo Luca Sanna, Caduto in Afghanistan il 18 gennaio 2011, e la realizzazione di un nuovo monumento ai Caduti in occasione del Centenario della Grande Guerra.»

Dare la cittadinanza onoraria è diventata in Oltrepò una pratica piuttosto diffusa: dopo Albano a Golferenzo, di recente anche Gerry Scotti a Canneto. Cosa ne pensa?

«Se ci sono i requisiti, sono sicuramente a favore. È un modo per far conoscere il nostro Oltrepò.»

Lei è certamente una persona dinamica e poliedrica, attivissima anche sui social. Domanda indiscreta: fa tutto da sola o ha un social media manager che la segue?

«Non amo particolarmente i social ma la comunicazione, oggi, passa soprattutto attraverso questi canali. Faccio tutto da sola. Facebook, per esempio, è uno strumento utile per far conoscere le tante iniziative legate alla ricerca storica militare e alla politica. Per scelta non pubblico immagini o post legati alla sfera privata.»

Qual è la soddisfazione più grande che ha avuto in questi anni?

«Essere stata scelta nel 2014 dal Corriere della Sera tra le 16 storie di tenacia dell’Italia che non ha mai smesso di andare avanti.»

di Pier Luigi Feltri

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