Giovedì, 25 Aprile 2019

ZAVATTARELLO «TIGLIO? LA VERA “SPERANZA” È QUELLA CHE FINALMENTE SE NE VADA…»

«Il sindaco ci avrebbe ridato la speranza? Per alcuni è probabilmente quella che finalmente lui se ne vada». Il capogruppo di minoranza Claudio Dallagiovanna interviene dopo l’intervista al primo cittadino di Zavattarello Simone Tiglio pubblicata sullo scorso numero del nostro giornale. «Se il risultato di cui il sindaco va più fiero dopo 10 anni di mandato è quello di avere ridato speranza al paese, come se prima del suo arrivo fossimo nel baratro, andiamo bene. Sarebbe meglio che si concentrasse su cose più concrete che non richiedono speranza ma puntualità, come il far avere al proprio comune i soldi regionali di risarcimento per il gelicidio. Ci spettavano 18.500 euro, eravamo uno dei Comuni più colpiti, ma non è arrivato un centesimo perché il sindaco non ha mai consegnato la documentazione necessaria, nello specifico le fatture dei lavori. Invece va sui giornali e si atteggia da salvatore della patria vantandosi di successi per cui non ha meriti».

Dellagiovanna, di che cosa parla? Si spieghi meglio…

«Del fatto che la fortuna del sindaco è stata quella di ritrovarsi a governare un piccolo paese che gode però degli stessi servizi di una città: scuole, impianti sportivi efficienti, casa di riposo, un Castello di assoluto valore. Lui ne parla come se queste opere fossero meriti suoi, ma la verità è che la loro realizzazione o il loro recupero, come nel caso del castello dal Verme, sono state fatte da altre amministrazioni».

Parla di quella di cui lei ha fatto parte?

«Per dieci anni sono stato vice sindaco e prima ancora assessore, negli anni 80 abbiamo avviato noi il restauro del castello. La nostra idea era puntare sulla cultura a non sulla commercializzazione come invece ha fatto il sindaco, che ha fatto realizzare un ristorante di proprietà comunale al posto delle ex scuderie che risulta tra l’altro abbia difficoltà economiche. Un’operazione né remunerativa né intelligente, che ha ben poco di culturale. Adesso il sindaco parla come se lo avesse inventato lui».

Ha fatto però riferimento ad un rinnovato fermento e a iniziative che prima in effetti non c’erano…

«Se per le iniziative intende far venire dei costosi cantanti una volta l’anno in estate dico che quella è un’operazione da manager e non da sindaco, che tra l’altro termina spesso in perdita per il Comune. Se proprio vuole fare il manager Tiglio dovrebbe creare lavoro per tutti quei giovani che la speranza di cui lui parla la trovano a Milano facendo i pendolari. Invece l’impressione è che preferisca giocare a fare la Pro Loco. Non è con il turismo di una sera che si risolvono i problemi, anche se indubbiamente i nomi altisonanti portano visibilità, soprattutto a lui. Amministrare è un’altra cosa, vuol dire costruire servizi che durino nel tempo. Lui non so per cosa potrà essere ricordato».

Beh, dopotutto anche il sindaco è uno dei “giovani” e ha aperto un locale in centro…

«Che è diventato anche il posto dove è possibile incontrarlo dato che in Comune si vede molto poco. Davanti al quale tra l’altro ha ricavato pochi parcheggi alienando la pesa pubblica. Parcheggi di cui è facile capire chi è il beneficiario. Ha anche venduto l’ex consorzio agrario che noi avevamo comprato negli anni 90 con fondi pubblici e destinato a biblioteca o palestra. Questi sono gli “atti” amministrativi di cui può attribuirsi la paternità senza far torto a nessuno».

Voi però che tipo di opposizione avete fatto? Alla domanda su di voi Tiglio ha risposto di non sapervi attribuire un ruolo…

«Questa dichiarazione rivela tutta la sua arroganza, che altro non è se non il coraggio dei deboli. Probabilmente avrà dimenticato nei cassetti le oltre 100 interpellanze che abbiamo presentato e a cui non si è mai degnato di dare risposta. Noi non abbiamo fatto opposizione ostruzionistica, abbiamo evitato la lite e non abbiamo fatto ricorso ad atti giudiziari neppure quando sarebbe stato forse possibile.

Credo che meritiamo comunque rispetto, anche se non abbiamo sollevato polveroni sui giornali. Lui invece, che ha grandi responsabilità, dovrebbe occuparsi dei problemi del paese urgenti, come la scuola elementare».

Nell’intervista ha dichiarato che avrebbe riaperto entro Natale, è andata così?

«Macché, gli studenti sono ancora tutti stipati nell’asilo con i conseguenti disagi e non è dato sapere fino a quando».

Tiglio ha attribuito il prolungamento dei lavori a questioni burocratiche…

«La realtà è che si è mosso in ritardo nella presentazione delle domande e nell’istruzione dei procedimenti burocratici, salvo poi aspettarsi che enti come la Comunità montana saltassero dei passaggi negli iter per fargli fare bella figura. E’ bravo ad accampare scuse e fare scarica barile, ma mente spesso e volentieri, come nel caso dell’acqua e della casa di riposo».

A cosa si riferisce?

«Al fatto che abbia ammesso di non poter fornire l’acqua potabile ai suoi cittadini e l’abbia motivato come se fosse un’impresa impossibile. In realtà la maggior parte dei lavori all’acquedotto l’avevamo già fatta noi, lui doveva solo mettere i filtri ma non lo ha mai fatto. Non ha fatto nulla in verità, è arrivato in ritardo anche con l’ingresso del Comune in Pavia Acque. Zavattarello si è unito per ultimo».

E sulla casa di riposo? Su cosa non concorda?

«Non è vero che quando è arrivato lui la casa di riposo stava per chiudere, e non avevo neppure i conti in rosso. C’erano comunque liste d’attesa e le rette erano più basse, quello sì. Saranno anche al di sotto degli standard, ma lui le ha alzate».

Su qualcosa concorderà pure con Tiglio però

«Sulla questione dei migranti, persone su cui qualcuno ha “mangiato” per lungo tempo, e sul fatto che bisogni potenziare l’assistenza domiciliare agli anziani a scapito del ricovero in strutture».

  di Christian Draghi

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